Il Papa Emerito Joseph Ratzinger, morto il 31 dicembre 2022, ha lasciato un testamento spirituale, scritto nell'estate del 2006, rimasto inalterato da allora. Questo testo, agile e di poco più di quattromila battute, è un documento di grande densità, pubblicato postumo dalla Santa Sede.
Struttura del Testamento Spirituale
Il breve testo si divide in quattro parti fondamentali: ringraziamenti, richiesta di perdono, esortazioni e richiesta di preghiera. Oltre a queste, Benedetto XVI ha lasciato anche un testamento materiale, la cui gestione è stata affidata al suo segretario particolare, l'Arcivescovo Georg Gänswein.
I Ringraziamenti
In quest’ora tarda della mia vita guardo indietro ai decenni che ho percorso, per prima cosa vedo quante ragioni abbia per ringraziare. Ringrazio prima di ogni altro Dio stesso, il dispensatore di ogni buon dono, che mi ha donato la vita e mi ha guidato attraverso vari momenti di confusione; rialzandomi sempre ogni volta che incominciavo a scivolare e donandomi sempre di nuovo la luce del suo volto. Retrospettivamente vedo e capisco che anche i tratti bui e faticosi di questo cammino sono stati per la mia salvezza e che proprio in essi Egli mi ha guidato bene.
Ringrazio i miei genitori, che mi hanno donato la vita in un tempo difficile e che, a costo di grandi sacrifici, con il loro amore mi hanno preparato una magnifica dimora che, come chiara luce, illumina tutti i miei giorni fino a oggi. La lucida fede di mio padre ha insegnato a noi figli a credere, e come segnavia è stata sempre salda in mezzo a tutte le mie acquisizioni scientifiche; la profonda devozione e la grande bontà di mia madre rappresentano un’eredità per la quale non potrò mai ringraziare abbastanza. Mia sorella mi ha assistito per decenni disinteressatamente e con affettuosa premura; mio fratello, con la lucidità dei suoi giudizi, la sua vigorosa risolutezza e la serenità del cuore, mi ha sempre spianato il cammino; senza questo suo continuo precedermi e accompagnarmi non avrei potuto trovare la via giusta.
Di cuore ringrazio Dio per i tanti amici, uomini e donne, che Egli mi ha sempre posto a fianco; per i collaboratori in tutte le tappe del mio cammino; per i maestri e gli allievi che Egli mi ha dato. Tutti li affido grato alla Sua bontà. E voglio ringraziare il Signore per la mia bella patria nelle Prealpi bavaresi, nella quale sempre ho visto trasparire lo splendore del Creatore stesso. Ringrazio la gente della mia patria perché in loro ho potuto sempre di nuovo sperimentare la bellezza della fede. Prego affinché la nostra terra resti una terra di fede e vi prego, cari compatrioti: non lasciatevi distogliere dalla fede. E finalmente ringrazio Dio per tutto il bello che ho potuto sperimentare in tutte le tappe del mio cammino, specialmente però a Roma e in Italia che è diventata la mia seconda patria.
La Richiesta di Perdono
A tutti quelli a cui abbia in qualche modo fatto torto, chiedo di cuore perdono.
Le Esortazioni: Un Grido d'Allarme per la Fede
Senza sminuire i ringraziamenti e le richieste, la parte decisamente più interessante è la terza, quella delle esortazioni a tutti i cattolici. Scrivendo, egli sapeva che questo testo sarebbe stato letto con la massima attenzione da parte di tutti, il che significa che, se aveva un asso da giocare, era proprio quello il luogo per farlo.
Dapprima rivolto ai soli bavaresi, poi a tutti e rafforzando con due punti esclamativi l’invito: "Rimanete saldi nella fede! Non lasciatevi confondere!". Questa è la sua più grande esortazione, l'obiettivo per cui spese la vita: la conservazione della fede. Una prova di ciò si ritrova in una conversazione del 2016 con il giornalista tedesco Peter Seewald, nella sua ultima pubblicazione intitolata "Ultime conversazioni", dove affermerà: "Oggi l’importante è preservare la fede. Io considero questo il compito centrale".
I verbi usati - non lasciarsi distogliere, rimanere, non lasciarsi confondere, preservare - rivelano un profondo timore di fronte a una grave minaccia. Il messaggio conclusivo e sintetico di Joseph Ratzinger, quindi, è nella sua essenza profonda un grido d’allarme. Di cosa aveva paura? Lo si comprende dalle "Ultime conversazioni" quando afferma che oggi prevale "una cultura positivista e agnostica che si mostra sempre più intollerante verso il cristianesimo", con la conseguenza che "la società occidentale, in ogni caso in Europa, non sarà una società cristiana".
Scienza e Fede
Nel testamento spirituale, Ratzinger entra ancor più nello specifico e mette in guardia i cattolici dal pericolo a suo avviso più minaccioso: "Spesso sembra che la scienza - le scienze naturali da un lato e la ricerca storica (in particolare l’esegesi della Sacra Scrittura) dall’altro - siano in grado di offrire risultati inconfutabili in contrasto con la fede cattolica".
Il testo parla di due forme di scienza: le scienze naturali e le scienze storico-bibliche. Per le prime, la scienza per Ratzinger non è un pericolo, lo sono semmai alcune "interpretazioni filosofiche solo apparentemente spettanti alla scienza". Anzi, la pura scienza può risultare persino utile alla fede, perché "nel dialogo con le scienze naturali la fede ha imparato a comprendere meglio il limite della portata delle sue affermazioni, e dunque la sua specificità". Ratzinger pensava al caso Galileo, sottolineando come oggi un episodio del genere non sia neppure lontanamente concepibile.
Le cose stanno in modo diverso per le scienze bibliche. Ratzinger afferma: "Sono ormai sessant’anni che accompagno il cammino della Teologia, in particolare delle Scienze bibliche, e con il susseguirsi delle diverse generazioni ho visto crollare tesi che sembravano incrollabili, dimostrandosi essere semplici ipotesi: la generazione liberale (Harnack, Jülicher ecc.), la generazione esistenzialista (Bultmann ecc.), la generazione marxista".
È significativo che in un testamento spirituale, accanto ai ringraziamenti a Dio e ai familiari, e alle richieste di perdono e preghiera, si ritrovino menzioni di scuole esegetiche con tanto di nomi. Ed è ancora più notevole l'assenza di apprezzamento per le scienze bibliche, a differenza di quanto avvenuto per le scienze naturali. Di esse Ratzinger dice solo di aver visto crollare tesi, quasi che nulla sia rimasto in piedi del lavoro svolto, per cui non rimarrebbe altro che affidarsi alla lettura tradizionale della Bibbia promossa dalla Chiesa per riscoprire sempre "la ragionevolezza della fede" e che "Gesù Cristo è veramente la via, la verità e la vita".

Il Dialogo tra Fede e Ragione
Per capire il testamento spirituale di Benedetto XVI bisogna partire dall'inizio del celebre prologo del Vangelo di Giovanni: "In principio era il Verbo. O, meglio, nell’«arché» era il «Lógos»". Per il teologo Joseph Ratzinger, questo non era un accidente della storia, ma un evento provvidenziale: Dio è davvero Lógos. Nel testamento risuonano i discorsi fondamentali di un pontificato che ha voluto mostrare la "ragionevolezza" essenziale della fede, e quindi la sua possibilità di entrare in dialogo, senza confusione di ruoli, con la scienza.
Benedetto XVI scrive: "Ho vissuto le trasformazioni delle scienze naturali sin da tempi lontani e ho potuto constatare come, al contrario, siano svanite apparenti certezze contro la fede, dimostrandosi essere non scienza, ma interpretazioni filosofiche solo apparentemente spettanti alla scienza. Così come, d’altronde, è nel dialogo con le scienze naturali che anche la fede ha imparato a comprendere meglio il limite della portata delle sue affermazioni, e dunque la sua specificità". Fede e scienza, semplicemente, procedono su piani differenti: nessuna teoria scientifica potrà "dimostrare" che Dio non esiste, come del resto il pensiero teologico ha rinunciato da secoli a dimostrarne l'esistenza o, peggio ancora, a contestare le teorie scientifiche come se potessero mettere in pericolo la fede.
Come ha scritto padre Federico Lombardi, Ratzinger "insiste sul tema della ricerca della verità anche con le forze della ragione umana, e per questo polemizza ripetutamente contro il relativismo e la sua 'dittatura' nel tempo presente".
Interessantissimi i ragionamenti di Benedetto XVI su come la matematica possa essere considerata la scienza più vicina alla religione, pensiero condiviso dallo stesso Pitagora, mentre la biologia sarebbe la più lontana. La matematica è un'invenzione dell'uomo ma corrisponde al creato in una perfetta armonia tra le cose oggettive e le cose soggettive. Come scriveva anche nell’enciclica "Caritas in Veritate" nel 2009: "La ragione e la fede possono aiutarsi a vicenda. Credenti e non credenti la maggior parte delle volte non sono d’accordo ma questo non deve rappresentare un problema. Nonostante ciò, parlano e si confrontano, discutendo delle proprie opinioni. Questo vuol dire avere vaste vedute".
La "Protestantizzazione" della Chiesa Cattolica Romana
Un altro pericolo percepito dal defunto Benedetto XVI è la "protestantizzazione" della Chiesa cattolica romana. Ratzinger vede l'influenza della Riforma in tre aree accennate nel libro "Che cos'è il cristianesimo. Quasi un testamento spirituale": la teologia del sacerdozio, la giustificazione per sola fede e il significato della Comunione. Non a caso i due capitoli più lunghi del libro sono dedicati al sacerdozio e al significato dell'Eucaristia.
Ratzinger è preoccupato che l'interpretazione di Lutero del ministero cristiano, principalmente caratterizzato dalla predicazione, dalla preghiera e dalla cura pastorale, si stia diffondendo anche negli ambienti cattolici. In questa concezione protestante, il ministro non è un sacerdote che offre un sacrificio, ma un leader che guida la chiesa attraverso la Parola. Ciò che manca, secondo Ratzinger, è la natura sacrificale dell'Eucaristia e il ruolo mediatore del sacerdote che rappresenta la chiesa gerarchica che si pone tra Dio e l'umanità.
Secondo lui, il problema ultimo di questa visione è il sola fide di Lutero. Benedetto condivide il rifiuto del principio "Sola Scriptura", ma il suo obiettivo principale è il sola fide. Il sola fide è il principio biblico riscoperto da Lutero e dalla Riforma protestante per cui Gesù Cristo con il suo sacrificio sulla croce ha compiuto il significato del sistema sacrificale e ha adempiuto al ruolo sacerdotale di mediatore. La salvezza non è quindi attraverso le opere della legge né attraverso l'agenzia del tempio/chiesa con la sua gerarchia, ma per sola fede in Cristo solo.
Papa Benedetto XVI. Film documentario in Italiano.
Lutero e Marcione
Benedetto XVI sostiene che "il sola fide, nel senso di Lutero, non è mai stato insegnato nella Chiesa antica" ma è stato promosso da Marcione, l'eretico del II secolo che contrappose il Dio dell'Antico Testamento e il Dio del Nuovo Testamento. Ratzinger vede Lutero come un figlio di Marcione perché il riformatore tedesco non ha reiterato il sistema sacrificale dell'Antico Testamento, ma lo ha ritenuto realizzato e superato dal sacrificio di Cristo i cui benefici si possono ricevere per fede soltanto.
Dal punto di vista cattolico romano, pur dicendo di credere nel sacrificio di Cristo sulla croce "una volta per sempre", la Messa è ancora vista come un "sacrificio" offerto e mediato dal sacerdote che fa parte di un sistema gerarchico. Ratzinger vuole fondare il punto di vista cattolico sulla Lettera agli Ebrei, sul Salmo 16,5 e su Deuteronomio 10,8, ma la sua interpretazione di questi passaggi è sbilenca e prova solo ciò che è già assunto in partenza.
L'origine marcionista del sola fide è vista anche da Benedetto nella concezione protestante della salvezza. Secondo Ratzinger Lutero non ha visto che la redenzione è "un sempre più profondo divenire una cosa sola con l'amore di Gesù Cristo"; inoltre, la dottrina di Lutero del simul iustus et peccator (contemporaneamente giustificato e peccatore) non cambia l'uomo ma aggiunge solo uno strato esterno.
Eucaristia Cattolica vs Cena Protestante
Il sola fide è anche responsabile di un altro errore della Riforma protestante, cioè la sua teologia della Cena del Signore in contrasto con la visione cattolica romana della Messa. Ratzinger spiega la differenza: "Nelle interpretazioni dei riformati l'Eucaristia è unicamente pasto... mentre per la fede cattolica nell'Eucaristia sempre è presente l'intero processo del dono di Gesù nella morte e risurrezione". Tra le due narrazioni c'è una "profonda differenza", un "fondamentale contrasto".
Secondo Ratzinger, l'assenza di trasformazione del pane e del vino nel corpo e nel sangue di Gesù riflette la "differenza più profonda tra l'interpretazione protestante dell’essere cristiano e la tradizione della fede cattolica". Nella visione di Benedetto per il protestantesimo "divenire cristiano non cambia l'uomo, ma gli aggiunge solo qualcos'altro". Per il cattolicesimo romano, al contrario, essere salvati significa diventare giusti e l'Eucaristia è la trasformazione della sostanza del pane e del vino in qualcos'altro. Ancora Ratzinger: "È del tutto evidente che Cena e Messa sono due forme di culto completamente diverse, che per loro natura si escludono a vicenda".
Questa visione abrasiva della fede protestante, pur sorprendente per alcuni, è sempre stata un segno della teologia di Ratzinger. La sua robusta ortodossia cattolica romana ha sempre trovato irricevibili i principi Sola Scriptura e Sola Fide della Riforma.
La Richiesta di Preghiera
Infine, chiedo umilmente: pregate per me, così che il Signore, nonostante tutti i miei peccati e insufficienze, mi accolga nelle dimore eterne.
"Che cos'è il Cristianesimo. Quasi un testamento spirituale": il Saggio Postumo
Oltre al testamento spirituale vero e proprio, Benedetto XVI ha acconsentito alla pubblicazione postuma di un saggio intitolato "Che cos'è il Cristianesimo. Quasi un testamento spirituale", disponibile nelle librerie dal 20 gennaio, pubblicato da Mondadori. Questa raccolta di quindici brevi saggi e lettere, scritti dopo le sue dimissioni dal papato nel 2013, contiene le sue ultime riflessioni sui temi fondamentali della religione. Quattro di essi sono inediti, mentre gli altri erano già stati pubblicati altrove. Il defunto papa tedesco ha affidato il progetto a Elio Guerriero, autore di una sua biografia.
Il titolo del libro ricorda quello dato al libro più famoso della sua prestigiosa carriera: "Introduzione al cristianesimo" (1968). È curioso che il primo libro e l'ultimo libro della sua vita sembrino essere collegati dai loro titoli. Con l'"Introduzione" Ratzinger ha voluto dare una presentazione robusta della teologia cattolica romana uscita dal Concilio Vaticano II, dissipando possibili malintesi e riaffermando la sua continuità all'interno della teologia cattolica romana tradizionale. Alla fine della sua vita, in "Che cos'è il cristianesimo", il defunto Ratzinger vuole assicurarsi che il cristianesimo cattolico romano sia messo in guardia dal diventare "protestante" né "secolarizzato", ma che mantenga la sua identità cattolica romana, soprattutto per quanto riguarda i rapporti con le altre religioni, la sua teologia del sacerdozio e la natura sacramentale dell'Eucaristia.
I due libri sono di natura "apologetica": entrambi vogliono associare fortemente il cristianesimo al cattolicesimo romano, sostenendo che i due sono davvero la stessa cosa. Secondo Ratzinger il cristianesimo è il cattolicesimo romano e viceversa. Questa è stata la sua convinzione dall'inizio alla fine della sua vita. Oltre alla loro somiglianza, ci sono evidenti differenze tra i due libri. Il primo è un’opera organica ed accademica; il secondo è una raccolta occasionale di scritti diversi, descrivibili principalmente come meditazioni spirituali. Il peso teologico di quest'ultimo è più leggero del primo, anche se la preoccupazione di preservare l'integrità del cristianesimo cattolico romano è la stessa.
La Preoccupazione per la Secolarizzazione e gli Abusi Sessuali
Il pericolo della secolarizzazione è particolarmente evidente nel capitolo sulla Chiesa e lo scandalo degli abusi sessuali. Lì Ratzinger racconta come la rivoluzione sessuale degli anni Sessanta sia entrata nei seminari e come la progressiva erosione della teologia morale cattolica romana abbia concorso all'abbassamento degli standard etici dei preti cattolici soprattutto in Occidente.
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