Il Sinodo, in quanto assemblea ecclesiale, rappresenta un cammino intrapreso insieme dal Popolo di Dio, profondamente radicato nella tradizione della Chiesa. Il termine "sinodo" deriva dalle parole greche "σύν" (con) e "ὁδός" (via), indicando un percorso comune. Nel greco ecclesiastico, fin dai primi secoli, designava le assemblee ecclesiali convocate a vari livelli (diocesano, provinciale o regionale, patriarcale, universale) per discernere questioni dottrinali, liturgiche, canoniche e pastorali alla luce della Parola di Dio e in ascolto dello Spirito Santo.
Il termine greco "σύνoδος" viene tradotto in latino con "sýnodus" o "concilium". Sebbene le radici siano diverse, il significato è convergente. Il termine "concilio" arricchisce il contenuto semantico di "sinodo", richiamando il termine ebraico "קָהָל" (qahal), che significa "raduno, assemblea". La traduzione di questo vocabolo ebraico risuona in greco nella parola "ἐκκλησία" (ecclesia), etimologicamente legata al verbo "kalein", che significa "chiamare". L'esperienza del Sinodo è, quindi, quella di "camminare insieme", con i credenti che sono "σύνoδοι", compagni di cammino, chiamati a testimoniare e annunciare la Parola di Dio.
La Sinodalità nella Storia della Chiesa
La sinodalità è una dimensione costitutiva della Chiesa, che attraverso di essa si manifesta e si configura come Popolo di Dio. Fin dalle origini, la Chiesa si riunisce per discutere e approfondire questioni importanti. La sinodalità si è dispiegata fin dall'inizio come garanzia e incarnazione della fedeltà creativa della Chiesa alla sua origine apostolica e alla sua vocazione cattolica. In particolare, i Sinodi della Chiesa sono stati introdotti come luogo per risolvere quei casi che il vescovo locale non era in grado di trattare da solo. I "Canoni apostolici", un testo risalente al periodo tra il IV e V secolo, affermano che il vescovo locale non dovrebbe fare nulla di "importante" senza l'approvazione del vescovo "superiore".
I Concili Ecumenici e lo Sviluppo del Sinodo
Quando i problemi riguardavano l'intera Chiesa, venivano indetti i Concili ecumenici. Nel 325, a Nicea, fu celebrato il primo "Concilio ecumenico". Per la prima volta, attraverso l'esercizio sinodale del ministero dei Vescovi, si espresse istituzionalmente sul livello universale l'autorità del Signore risorto che guida e orienta nello Spirito Santo il cammino del Popolo di Dio. Nel corso del primo millennio, si svolsero numerosi Concili ecumenici, e i Sinodi permanenti hanno avuto e continuano ad avere un ruolo importante nella vita delle Chiese orientali. Fin dal V secolo, a Roma fu attivo un Sinodo che si evolse poi nei Concili tenutisi nella Chiesa occidentale durante il Medioevo. Il Concilio di Costanza, ad esempio, risolse lo scisma d'Occidente, mentre il Concilio di Trento fu convocato in risposta alla Riforma Protestante.

Tra il 1869 e il 1870, si tenne in Vaticano un Concilio ecumenico per definire i dogmi del Primato e dell'Infallibilità del Papa. All'esperienza della Chiesa riunita nel Concilio Ecumenico Vaticano II si lega poi la nascita del Sinodo dei Vescovi. Nello svolgimento dei lavori del Vaticano II, maturò il desiderio dei Padri conciliari di mantenere vivo l'autentico spirito di collegialità. A questo scopo, Papa Paolo VI, con il motu proprio Apostolica sollicitudo del 15 settembre 1965, istituì il Sinodo dei Vescovi per tutta la Chiesa. In questo documento, il Pontefice sottolineava che il Sinodo dei Vescovi, costituito da vescovi scelti nelle varie parti del mondo, avrebbe apportato un aiuto più efficace al supremo pastore della Chiesa, come istituzione ecclesiastica centrale, rappresentante tutto l'Episcopato cattolico, perpetua per sua natura, e svolgente i suoi compiti in modo temporaneo e occasionale.
La Periodicità e le Difficoltà dei Sinodi Italiani
Il Concilio di Trento (sess. XXIV, c. 2, de reform., dell'11 novembre 1563) specificava un obbligo annuale per i vescovi di convocare un sinodo diocesano e triennale per il concilio provinciale. I concili provinciali erano consacrati alla regolazione dei costumi, alla correzione degli abusi, alla composizione delle differenze e alla definizione dei comportamenti permessi. Erano presieduti dal metropolitano o dal vescovo più anziano della provincia, e la loro composizione era aperta ai vescovi residenti. Per i sinodi diocesani, la composizione era estesa a tutti i chierici in cura d'anime e ai chierici secolari.
Tuttavia, la periodicità fu complessivamente disattesa dai vescovi degli antichi Stati italiani. Le ragioni spaziavano dalle difficoltà di organizzazione all'assorbimento dei vescovi negli impegni ordinari di governo, fino alle opposizioni dei poteri politici che impedivano la pubblicazione delle costituzioni, esercitavano controlli e condizionamenti, e osteggiavano l'attività sinodale per timore che rafforzasse le pretese giurisdizionali dei vescovi. Dalla conclusione di Trento alla promulgazione del codice di diritto canonico del 1917, si contano circa 250 concili provinciali per le 90 province ecclesiastiche esistenti all'epoca di Trento, un dato che rappresenta circa il 2% dei concili che sarebbero dovuti essere convocati. Non si può parlare di una stagione sinodale unica e omogenea nemmeno per le Chiese degli antichi Stati italiani, ma piuttosto di fasi alterne e contrastanti.
I PRIMI SETTE CONCILI PARTE 1 - STORIA DEL CRISTIANESIMO - MARIO IANNACCONE
I concili godevano di un vero potere ordinario in materia legislativa, oltre che di un potere amministrativo, giudiziario e coercitivo all'interno della provincia. Dal punto di vista dei contenuti, le decisioni dei concili provinciali negli antichi Stati italiani manifestarono l'influenza crescente esercitata dal diritto pontificale, recependo nelle Chiese locali la legislazione romana. Alcuni padri conciliari chiesero, nel Vaticano I, di portare la periodicità degli incontri provinciali a dieci anni, ma la richiesta di modificare la normativa ricorreva anche in interventi che riconoscevano alla dimensione collegiale del governo della Chiesa un radicamento nella tradizione più antica. Nella seconda metà dell'Ottocento, i concili conobbero un ritorno d'interesse in Francia e nei paesi di nuova cristianità dipendenti da Propaganda Fide (Asia, Stati Uniti, America Latina, Canada). In Italia, invece, la nascita delle conferenze episcopali regionali ebbe l'effetto di deprimere l'attività conciliare dei vescovi.
Il Ruolo dei Pontefici e le Nuove Forme di Collegialità
Nel 1848, prese corpo il progetto di appoggiare le riunioni degli episcopati delle diverse parti d'Europa per chiedere informazioni e proposte e affrontare la situazione creatasi nei rapporti con i governi liberali. Protagonisti di questa stagione furono i nunzi, chiamati a controllare e promuovere l'attività episcopale. Pio IX, riprendendo l'esperienza maturata durante il pontificato di Gregorio XVI e nata Oltralpe con Pio VIII, di riunioni di vescovi con un ordine del giorno orientato direttamente da Roma. Gregorio XVI puntava a ristabilire l'alleanza trono-altare, e i vescovi italiani furono incaricati di favorire la politica di restaurazione della società cristiana d'antico regime o, laddove irraggiungibile, di organizzare l'opposizione al governo per aumentare il potere di contrattazione della Santa Sede. Pio IX, con la Nostis et nobiscum dell'8 dicembre 1849, precisò il compito degli incontri episcopali, finalizzati all'opposizione alle teorie politiche e sociali elaborate dalla cultura moderna, ma negò loro ogni ruolo di mediazione con i governi liberali.
L'elezione di Leone XIII nel 1878 fu decisiva per gli incontri dei vescovi. Il nuovo pontefice, tra il 1881 e il 1887, oltre a dividere l'Italia in quattro zone, organizzò le conferenze. Il progetto politico leonino favorì lo sviluppo dell'Opera dei Congressi e il coordinamento dell'episcopato. Durante l'Ottocento, si registrarono otto concili provinciali (sette sotto Pio IX e uno sotto Leone XIII). Furono anche convocati numerosi conventus di vescovi, come quelli di Bologna (1830), Chambéry, Genova-Savona, Vercelli e Spoleto (1849), Loreto, Oristano e Pisa (1850), e Benevento (1895). Pio IX istituì un nuovo dicastero nel 1850, la Congregazione speciale per l'esame dei concili e le adunanze provinciali per la recognitio sugli atti dei concili e sulle deliberazioni delle adunanze non conciliari. Nel periodo esaminato, si registrarono 34 conventus episcoporum, con la maggioranza di queste riunioni tenutesi nell'Italia centrale e settentrionale, come già accaduto per i concili provinciali post-tridentini.
L'urgenza pastorale legata alla scomparsa dello Stato Pontificio, la sua restaurazione parziale, e il fronteggiamento del governo liberale indussero alla ripresa dell'attività conciliare e sinodale, fino alla convocazione del Concilio Vaticano nel 1870. Nel 1879, la riflessione tra i cardinali della Congregazione per gli affari ecclesiastici straordinari stabilì, pur con diverse sfumature, la non partecipazione dei cattolici italiani alle elezioni politiche, decidendo a favore del coinvolgimento delle masse per recuperare il potere temporale, i privilegi della Chiesa e la guida sulla società. L'istruzione Alcuni Arcivescovi, inviata dalla Congregazione dei vescovi e regolari il 24 agosto 1889, prescrisse un incontro annuale dei vescovi delle diverse regioni, presieduto dal metropolitano più anziano. L'istruzione affidava loro la preparazione di concili provinciali e sinodi diocesani, la promozione dell'uniformità della disciplina ecclesiastica e la redazione di atti collettivi, favorendo la convergenza verso linee comuni per superare le difficoltà di governo delle diocesi.
Eletto nel 1903, Papa Pio X rinnovò il progetto di ricristianizzazione della società di Papa Pecci, prendendo le distanze dall'impostazione leonina. Operò una forma di centralizzazione del corpo episcopale per ottenere uniformità in ambito liturgico, catechetico, nella predicazione e negli studi seminariali. Nel 1904, i presidenti delle conferenze furono richiesti di raccogliere indicazioni per la modifica del diritto canonico e per avviare il processo di costruzione del codice di diritto canonico. Nel 1905, le conferenze furono coinvolte nella revisione della formazione dei seminari, fungendo da canale per la raccolta di dati e informazioni utili all'orientamento delle scelte generali di riforma e da strumento di formazione del consenso. Papa Sarto coinvolse, nel 1909, le Congregazioni concistoriale e del concilio nella supervisione delle deliberazioni collettive dei vescovi. Il codice di diritto canonico del 1917 (canoni 283-291) impose ai vescovi l'obbligo di incontri consultivi di carattere regionale, dedicando ai concili provinciali un'attenzione che non modificò lo stallo complessivo, pur restando gli unici strumenti di una pratica sinodale nella Chiesa cattolica, in continuità con l'età antica e in analogia con la Chiesa ortodossa orientale.
Il Sinodo nella Prospettiva di Papa Francesco
Il Sinodo dei Vescovi che si è aperto il 10 ottobre 2021, preceduto da un momento di riflessione il 9 ottobre, è l'ultimo approdo di un lungo cammino evolutosi nella Chiesa. Il Papa ha partecipato alla prima parte dei lavori e ha pronunciato un discorso. Con questa convocazione, Francesco invita a interrogarsi sulla sinodalità. Il Sinodo che si è aperto nel 2021 ha trattato il tema della sinodalità e si presenta con modalità e fasi inedite. Non si è tenuto solo in Vaticano, ma in ciascuna Chiesa particolare dei cinque continenti, per la prima volta nella storia di questa istituzione, in modalità decentrata. L'apertura del Sinodo nelle Chiese locali è avvenuta il 17 ottobre 2021. Il processo sinodale ha seguito un itinerario triennale articolato in tre fasi: ascolto, discernimento e consultazione.

La prima tappa (ottobre 2021 - aprile 2022) ha riguardato le singole Chiese diocesane. La finalità della fase successiva, quella continentale (settembre 2022 - marzo 2023), è stata di dialogare sul testo del primo Instrumentum laboris. L'ultima fase del cammino sinodale è quella della Chiesa universale (ottobre 2023). Una tappa fondamentale di questo percorso è stata la celebrazione della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, nell'ottobre del 2023, a cui seguirà la fase attuativa, che coinvolgerà nuovamente le Chiese particolari.
Il Significato della Sinodalità secondo Papa Francesco
Papa Francesco, nel discorso rivolto il 18 settembre 2021 ai fedeli della diocesi di Roma, si è soffermato sul processo sinodale intorno al tema: "Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione, missione". Ha sottolineato che il tema della sinodalità non è il capitolo di un trattato di ecclesiologia, né una moda, uno slogan o un nuovo termine da usare o strumentalizzare negli incontri. La sinodalità esprime "la natura della Chiesa, la sua forma, il suo stile, la sua missione". Francesco ha anche posto la domanda: "I poveri, i mendicanti, i giovani tossicodipendenti, tutti questi che la società scarta, sono parte del Sinodo?". Il Pontefice ha risposto affermativamente, spiegando che se non li si coinvolge o non si va da loro per ascoltare, non si sta facendo bene il Sinodo. Il Sinodo comprende tutti e fa spazio al dialogo sulle miserie umane.
Nel 2015, in occasione della commemorazione del 50° anniversario dell'istituzione del Sinodo dei vescovi, Papa Francesco ha ricordato che "il cammino della sinodalità è il cammino che Dio si aspetta dalla Chiesa del terzo millennio". Una Chiesa sinodale è una Chiesa dell'ascolto, nella consapevolezza che ascoltare "è più che sentire". Il cammino sinodale inizia ascoltando il Popolo e poi i Pastori. Attraverso i Padri sinodali, i Vescovi agiscono come autentici custodi, interpreti e testimoni della fede di tutta la Chiesa. Il cammino sinodale culmina nell'ascolto del Vescovo di Roma. Il fatto che il Sinodo agisca sempre cum Petro et sub Petro non è una limitazione della libertà, ma una garanzia dell'unità. Il cammino sinodale intende rispondere a varie domande sulla vita e sulla missione della Chiesa.
I Frutti del Processo Sinodale e le Prospettive Future
Il cammino sinodale intrapreso nel 2021 ha già manifestato i primi frutti, anche se i più semplici e preziosi, fermentano nella vita delle famiglie, delle parrocchie, delle associazioni e movimenti, delle piccole comunità cristiane, delle scuole e delle comunità religiose. Qui sta crescendo la pratica della conversazione nello Spirito, del discernimento comunitario, della condivisione dei doni vocazionali e della corresponsabilità nella missione. L'incontro dei Parroci per il Sinodo (Sacrofano, Roma, 28 aprile - 2 maggio 2024) ha permesso di apprezzare queste ricche esperienze e di rilanciarne il cammino.
La Prima Sessione dell'Assemblea ha portato altri frutti. Nella Relazione di Sintesi è stata richiamata l'attenzione su alcune tematiche di grande rilevanza per la vita della Chiesa, che il Santo Padre, al termine di una consultazione internazionale, ha affidato a Gruppi di Studio costituiti da Pastori ed esperti di tutti i continenti, chiamati a lavorare con metodo sinodale. A questi Gruppi si aggiungono la Commissione Canonistica, attivata d'intesa con il Dicastero per i Testi Legislativi, e il discernimento affidato al Simposio delle Conferenze Episcopali dell'Africa e del Madagascar riguardo l'accompagnamento pastorale di persone in situazione di matrimonio poligamico.

Il processo sinodale non si conclude con il termine dell'attuale Assemblea del Sinodo dei Vescovi, ma comprende la fase attuativa. I membri dell'Assemblea sentono come proprio compito impegnarsi nella sua animazione come missionari della sinodalità all'interno delle comunità di provenienza. A tutte le Chiese locali si chiede di proseguire il loro quotidiano cammino con una metodologia sinodale di consultazione e discernimento, individuando modalità concrete e percorsi formativi per realizzare una tangibile conversione sinodale nelle varie realtà ecclesiali. Si prevede anche una valutazione dei progressi compiuti in termini di sinodalità e di partecipazione di tutti i Battezzati alla vita della Chiesa. Alle Conferenze Episcopali e ai Sinodi delle Chiese sui iuris si suggerisce di dedicare persone e risorse per accompagnare il percorso di crescita come Chiesa sinodale in missione e per mantenere i contatti con la Segreteria Generale del Sinodo.
Il Documento finale offerto al Santo Padre e alle Chiese come frutto della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, fa tesoro di tutti i passi compiuti. Esso esprime la consapevolezza che la chiamata alla missione è contemporaneamente la chiamata alla conversione di ogni Chiesa locale e della Chiesa tutta, nella prospettiva indicata nell'Esortazione Apostolica Evangelii gaudium. Le parti del testo sono cinque: "Il cuore della sinodalità", "Sulla barca, insieme", "Gettate la rete", "Una pesca abbondante", e il quinto non è specificato in questo estratto. Lo sviluppo del Documento finale è guidato dai racconti evangelici della Risurrezione, come la corsa al sepolcro, l'apparizione del Risorto nel Cenacolo e sulla riva del lago. L'Assemblea riconosce e testimonia che la sinodalità, dimensione costitutiva della Chiesa, è già parte dell'esperienza di molte comunità e suggerisce strade da percorrere, pratiche da attuare e orizzonti da esplorare.
tags: #il #sinodo #del #capricorno