L'origine iconografica della stella cometa nell'arte sacra

Lucente, a cinque punte e con una lunga coda curva: è il profilo inconfondibile della cometa, incontrastata protagonista dei cieli di ogni presepe e natività che si rispetti. Eppure, questa immagine non è sempre stata presente nella tradizione cristiana. Prima del XIV secolo, in nessun affresco o dipinto dedicato alla Natività o alla venuta dei Magi compariva la nostra tanto amata stella cometa.

Affresco dell'Adorazione dei Magi di Giotto nella Cappella degli Scrovegni a Padova

La rottura della tradizione con Giotto

L'inserimento della stella cometa nel presepe si deve a un genio della pittura: Giotto di Bondone. Fu lui, all'inizio del Trecento, a decorare il cielo della sua Natività con una inedita palla di fuoco rosso-dorato, arricchita da una lunga chioma che verso la fine si stempera in una tinta nerastra. La prima apparizione iconografica di questo elemento risale al ciclo di affreschi realizzato tra il 1303 e il 1305 nella Cappella degli Scrovegni a Padova.

Prima di questo momento, l'esegesi antica riconosceva nella stella il simbolo di un angelo, manifestazione visibile dell'annuncio divino. Le rappresentazioni precedenti al 1300 mostrano stelle a più punte, ma mai dotate di coda: basti pensare alle stelle a otto punte del mosaico della chiesa di S. Maria Maggiore a Roma (433 d.C.), a quella della Basilica di Sant’Apollinare Nuovo a Ravenna (VI secolo) o alla stella a sette raggi presente sul sarcofago in marmo di Adelfia (IV secolo).

Il Vangelo di Matteo e il dibattito astronomico

In ordine cronologico, la notizia più antica che descrive l'astro è contenuta nel Vangelo di Matteo. Tuttavia, l'evangelista non descrive propriamente una cometa con chioma e coda, quanto un generico “aster” con un movimento diverso da quello delle altre stelle. Il termine greco originale non fa alcun riferimento a una cometa.

Poiché le comete sono fenomeni di breve durata, è scientificamente improbabile che i Magi abbiano potuto seguirne una per molte settimane. Più verosimilmente, si è trattato di un fenomeno astronomico di lunga durata. Nel 1603, l'astronomo Keplero ipotizzò che la "stella" fosse in realtà una Grande Congiunzione di Giove e Saturno, fenomeno che, secondo i calcoli, si verificò effettivamente negli anni della nascita di Cristo, tra l'aprile del 7 a.C. e il gennaio del 6 a.C.

Schema astronomico della congiunzione planetaria tra Giove e Saturno

L'ipotesi della Cometa di Halley

Come è nata l'idea di Giotto di dipingere la stella in modo così realistico? Una delle teorie più affascinanti, avanzata verso la fine degli anni Settanta dalla storica dell'arte Roberta Olson, suggerisce che Giotto avesse visto dal vivo il passaggio della Cometa di Halley il 25 ottobre 1301. Restandone profondamente colpito, l'artista avrebbe deciso di immortalarla, abbandonando gli stereotipi stilizzati del simbolismo medievale.

Questa ipotesi ha generato un acceso dibattito tra gli scienziati:

  • A favore: L'Agenzia Spaziale Europea ha intitolato a Giotto la sonda del 1986, passata a soli 596 chilometri dalla Cometa di Halley per fotografarne il nucleo.
  • Contro: Alcuni detrattori sostengono che la cometa ritratta da Giotto sia troppo grande e che i colori utilizzati non siano realistici. Inoltre, in altri lavori di scuola giottesca successivi, la cometa assume forme decisamente più stilizzate.

Indipendentemente dalla veridicità scientifica dell'avvistamento, resta il fatto che, in circa settant'anni, l'intuizione di Giotto ha preso piede nell'iconografia religiosa, diventando un elemento imprescindibile della tradizione natalizia. La stella con la coda, dipinta con una capacità di raffigurazione quasi "naturalistica", rimane la firma indelebile di uno dei più grandi innovatori della storia dell'arte italiana.

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