Le parole di Gesù Cristo, "Non avevano agio nemmeno di mangiare un pasto", riassumono il ritmo e lo zelo con cui egli svolgeva l’opera missionaria affidatagli dal suo Padre celeste (Marco 6:31). Gesù serviva con tutta l’anima, tanto che poté dire: "Il mio cibo è che io faccia la volontà di colui che mi ha mandato e finisca la sua opera" (Giovanni 4:34). Percorse il paese in lungo e in largo predicando la "buona notizia".
L'Esempio di Gesù e dei Primi Cristiani
Per accelerare quest’opera, nel 31 E.V. Gesù, dopo aver pregato, scelse dodici discepoli e li mandò, dando loro queste istruzioni: "Non andate per la strada delle nazioni, . . . ma andate piuttosto di continuo alle pecore smarrite della casa d’Israele. Mentre andate, predicate, dicendo: ‘Il regno dei cieli si è avvicinato’" (Matteo 10:5-7). Così non solo vennero date loro istruzioni complete su come compiere l’opera, ma vennero anche chiaramente indicati quali fossero i limiti del territorio in cui dovevano predicare.
Ricordando questi limiti di territorio, alcuni discepoli di Gesù rimasero forse perplessi per quello che egli disse poco prima di morire. Gesù parlò loro di un "segno" che avrebbe caratterizzato la fine del "sistema di cose" e predisse che la "buona notizia" sarebbe stata predicata in tutta la terra abitata, "in testimonianza a tutte le nazioni", prima che venisse la fine. In seguito il risuscitato Gesù ribadì ai suoi discepoli che avrebbero dovuto "fare discepoli di persone di tutte le nazioni". Infine, poco prima di ascendere al cielo, egli disse loro: "Riceverete potenza quando lo spirito santo sarà arrivato su di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme e in tutta la Giudea e la Samaria e fino alla più distante parte della terra" (Matteo 24:14; 28:19; Atti 1:8).
Alla Pentecoste del 33 E.V. vi fu il promesso versamento dello spirito santo, e Pietro fu autorizzato a usare la prima "chiave del regno". Come risultato circa 3.000 giudei e proseliti divennero cristiani (Matteo 16:18, 19; Atti 2:1-4, 14-41). Nei successivi tre anni e mezzo, Pietro usò altre due "chiavi", così che l’opera missionaria cominciò veramente a raggiungere persone di tutte le nazioni (Atti 8:14-17; 10:23-48). Effettivamente lo spirito santo aveva impartito "potenza", così che lo stesso spirito missionario manifestato da Gesù era di nuovo evidente!
Il racconto dell’opera missionaria di quei primi cristiani, riportata nel libro biblico di Atti, dà chiaramente l’idea di uno zelo eccezionale. Che gioia per l’apostolo Paolo poter dire, verso il 61 E.V., che la "buona notizia" era stata "predicata in tutta la creazione che è sotto il cielo"! (Colossesi 1:23).
Tuttavia, con il subentrare della predetta apostasia e la conseguente perdita dello spirito di Dio, quello zelo missionario scomparve quasi del tutto per oltre 1.700 anni. In luogo d’esso la cristianità fece ricorso alla spada, alla guerra, al colonialismo e ad altri metodi antiscritturali per "convertire" la gente. Lo zelo missionario di Cristo e dei suoi veri discepoli era scomparso per sempre?
La Rinascita dello Zelo Missionario Moderno
Negli anni successivi al 1870 divenne evidente che lo spirito santo di Dio era con Charles T. Russell e con i sinceri studenti biblici a lui associati. Di conseguenza ancora una volta divenne evidente il vero zelo missionario. Presto in tutto il Nordamerica si formarono ecclesie (congregazioni) di Studenti Biblici. Nel 1900 fu aperta a Londra, in Inghilterra, la prima filiale della Watch Tower Society fuori degli Stati Uniti.
Russell intraprese viaggi di predicazione in Europa e durante il suo secondo viaggio, nel 1903, fu stabilito un ufficio filiale della Società in Germania. L’anno seguente fu aperta un’altra filiale, questa volta in Australia, dove l’opera missionaria era iniziata l’anno prima. Nel 1911 e nel 1912 Russell e altri fecero un giro del mondo, predicando in luoghi come Singapore, Filippine, Cina e Giappone. Veramente lo zelo missionario mostrato da Gesù era di nuovo manifesto. Comunque, come nel caso di Gesù, tale zelo per l’opera di testimonianza suscitò l’aperta opposizione di Satana.
Nel 1915 il fratello Russell espresse l’opinione che c’era ancora molto da fare nel campo missionario. Ma nel 1916 egli terminò la sua vita terrena. Avrebbe quel piccolo gruppo di cristiani perseguitati continuato a manifestare zelo missionario? Fu ciò che fecero. J. F. Rutherford, secondo presidente della Società, incoraggiò vigorosamente tutti quei cristiani (oggi noti come Testimoni di Geova) a partecipare zelantemente all’opera missionaria. Quelli che erano in grado di trasferirsi in paesi stranieri furono invitati a farlo, e così piccoli gruppi andarono in Africa, India, Birmania, Thailandia, Cina e in molte isole. Allo scoppio della seconda guerra mondiale, almeno in limitata misura l’opera missionaria veniva compiuta in più di 60 paesi.
La seconda guerra mondiale impose severe limitazioni all’opera missionaria in molti paesi. Quella guerra sarebbe sfociata direttamente in Armaghedon? (Rivelazione 16:14, 16) L’opera missionaria iniziata da Gesù stava per avere termine? La risposta a queste domande fu data da un più chiaro intendimento di Rivelazione 17:8, spiegato in un discorso intitolato “Pace: può essa durare?” a un’assemblea dei Testimoni di Geova tenuta nel 1942. Da quel discorso i Testimoni appresero che dopo la guerra ci sarebbe stato un periodo di pace. Tenendo presente questo, N. H. Knorr (allora presidente della Watch Tower Society) incoraggiò l’opera missionaria.

La Scuola Missionaria di Galaad
Oltre a incrementare l’addestramento di congregazione per l’opera missionaria locale, si pensò di istituire una scuola appositamente strutturata per addestrare cristiani da inviare come missionari all’estero. Il 1º febbraio del 1943 la prima classe della scuola missionaria di Galaad (Watchtower Bible School of Gilead) cominciò il corso di studi. Che fede ci volle! Praticamente non c’era ancora nessun paese in cui si potessero inviare quei missionari. Infine la maggioranza dei missionari delle prime classi della Scuola di Galaad riuscì a entrare in paesi dell’America centromeridionale e in alcune isole dei Caraibi, dove poté mettere a buon frutto l’addestramento ricevuto per aiutare altri.
In quei giorni c’erano molti problemi da superare. La ricerca di un alloggio, la lingua, le usanze, il cibo, l’opposizione del clero e credenze superstiziose non facevano che accrescere le difficoltà che i nuovi missionari dovevano superare. Nella maggioranza di questi paesi quando arrivarono i missionari c’erano solo una o due persone interessate o attive nell’opera cristiana di testimonianza. Ma nonostante tutti gli ostacoli, molti di quei primi missionari prestano ancora servizio in quei paesi.
In che modo la Scuola di Galaad aveva preparato questi missionari? Uno di loro, che ha prestato servizio per 24 anni in Oriente, commenta: “Poiché il nostro strumento principale nel campo missionario sarebbe stata la Bibbia, lo studio di essa libro per libro e spesso versetto per versetto, insieme ai relativi corsi di storia, geografia e vita nei tempi biblici, fu per me la parte più importante del mio addestramento. Inoltre c’erano delle lezioni pratiche per affinare la nostra capacità di conversare con le persone e di insegnare. Fummo aiutati a capire quali adattamenti sarebbe forse stato necessario fare per imparare a vivere in un ambiente nuovo. Un’altra cosa che mi aiutò moltissimo fu la possibilità di trascorrere cinque mesi a Galaad in una grande ‘famiglia’ composta da persone di ogni ambiente. Questo mi aiutò ad abituarmi a vivere con una ‘famiglia’ missionaria composta di persone provenienti da ambienti diversi”.
Qualifiche per i Futuri Missionari
Chi può essere qualificato per ricevere questo speciale addestramento? Generalmente parlando, quelli che ne fanno domanda devono avere un’età compresa fra i 21 e i 40 anni, non avere persone a carico o altri obblighi che impedirebbero loro di prestare servizio in qualsiasi parte del mondo. Possono essere celibi o nubili, o sposati da almeno due anni, e devono godere buona salute. Devono essere battezzati da almeno tre anni e avere svolto ultimamente il ministero continuo per almeno due anni, senza interruzione, quali proclamatori del Regno. Devono anche avere il vero spirito missionario, non essendo spinti da uno spirito di avventura, ma piuttosto dal desiderio di compiere l’opera assegnata. Ciò richiede che nutrano profondo amore per Geova Dio e per i loro simili che incontreranno nel luogo in cui saranno mandati. Se sono spinti da questo tipo di amore, potranno essere veramente contenti della loro assegnazione, anche se lì la vita potrebbe non essere così comoda o conveniente come quella alla quale erano abituati.
Una Vita Dedicata al Servizio Missionario: Testimonianza Personale
“DA BAMBINA ero timida e avevo timore delle persone. Ma nel tempo Geova mi ha aiutato a diventare una missionaria orientata verso gli altri. Come? Inizialmente tramite la guida di mio padre, poi tramite l’eccellente esempio di una sorella adolescente e infine tramite le parole gentili e pazienti di mio marito.
Sono nata nel 1951 a Vienna, in Austria, in una famiglia cattolica. Ero timida; comunque credevo in Dio e con lui riuscivo a esprimermi liberamente in preghiera. Ben presto entrammo a far parte della congregazione Döbling, a Vienna. In famiglia facevamo molte cose insieme: leggevamo e studiavamo la Bibbia, assistevamo alle adunanze e prestavamo servizio come volontari alle assemblee. Quando ero ancora piccola, mio padre instillò in me un profondo amore per Geova. Lui pregava che io e mia sorella diventassimo pioniere. Mi battezzai nel 1965, quando avevo 14 anni. Tuttavia facevo fatica a predicare a degli sconosciuti. Combattevo anche contro sentimenti di inferiorità e volevo disperatamente essere accettata dai miei coetanei. Così, poco dopo essermi battezzata, iniziai a trascorrere del tempo con persone che non servivano Geova. Anche se la loro compagnia mi piaceva, non mi sentivo a posto con la coscienza, perché passavo troppo tempo con dei non Testimoni. Ma non avevo la forza di cambiare.
Più o meno in quel periodo, alla nostra congregazione si unì una ragazza di 16 anni di nome Dorothée. Il suo zelo per l’opera di casa in casa mi colpì molto. Io ero un po’ più grande di lei, ma non ero molto attiva nel ministero. Pensai: ‘I miei genitori sono Testimoni. Dorothée invece non ha nessun familiare nella verità. Vive con la madre malata, eppure è sempre in servizio’. Il suo esempio mi motivò a fare di più per Geova. Presto io e Dorothée cominciammo a fare le pioniere insieme. Iniziammo come pioniere ausiliarie, a quel tempo chiamate pioniere temporanee, e in seguito diventammo pioniere regolari. L’entusiasmo di Dorothée era contagioso, e lei mi aiutò a iniziare il mio primo studio biblico.
Nel mio primo anno da pioniera regolare, nella nostra congregazione arrivò un fratello di nome Heinz. Aveva conosciuto la verità in Canada, dove era andato a trovare suo fratello, che era Testimone. Heinz fu assegnato come pioniere speciale nella nostra congregazione a Vienna. Mi piacque fin da subito. Ma lui voleva diventare missionario, mentre io non avevo nessuna intenzione di servire come missionaria. Quindi all’inizio cercai di nascondergli i sentimenti che provavo per lui. In seguito, però, io e Heinz cominciammo a frequentarci. Heinz mi parlava spesso del suo desiderio di diventare missionario. Anche se non faceva mai pressioni su di me, mi faceva domande del tipo: ‘Dato che non abbiamo figli, potremmo fare di più nel sacro servizio?’ A causa della mia timidezza, il pensiero di diventare missionaria mi spaventava. È vero, facevo la pioniera, ma l’idea di svolgere il servizio missionario mi sembrava una cosa troppo grande. Con pazienza, però, Heinz fece in modo che non accantonassi quell’obiettivo. Mi incoraggiò anche a concentrarmi di più sulle persone, invece di preoccuparmi di me stessa. Piano piano crebbe in me il desiderio di iniziare l’opera missionaria, così facemmo domanda per la Scuola di Galaad.

Tuttavia, il servitore di filiale mi suggerì di migliorare prima il mio inglese. Dopo che per tre anni mi ero dedicata intensamente allo studio dell’inglese, con nostra sorpresa fummo assegnati a una congregazione di lingua serbo-croata a Salisburgo, in Austria. Servimmo in quel campo per i successivi sette anni, incluso un anno nell’opera della circoscrizione. Poi, nel 1979, ci fu chiesto di andare in “vacanza” in Bulgaria. Lì l’opera di predicazione era vietata. Quindi durante quella “vacanza” non predicammo, ma introducemmo di nascosto nel paese delle pubblicazioni in miniatura per le cinque sorelle che vivevano a Sofia, la capitale. Io ero terrorizzata, ma Geova mi aiutò a svolgere quell’incarico entusiasmante.
Nel frattempo facemmo di nuovo domanda per Galaad, e questa volta fummo chiamati. Pensavamo che avremmo frequentato il corso in inglese, negli Stati Uniti. Ma nel novembre del 1981 era stata aperta una succursale della Scuola di Galaad presso la filiale di Wiesbaden, in Germania. Quindi potemmo frequentare il corso in tedesco, che per me era più facile da capire. Fummo assegnati in Kenya. La filiale del Kenya però ci chiese se eravamo disposti a servire nella vicina Uganda. Più di 10 anni prima il governo dell’Uganda era stato rovesciato da un colpo di stato militare guidato dal generale Idi Amin. Negli anni successivi la sua dittatura aveva portato alla morte di migliaia di persone e causato sofferenze a milioni di altre. Inutile dire che non mi sentivo molto tranquilla all’idea di trasferirmi in un paese dilaniato dalla guerra. Ma la Scuola di Galaad ci aveva insegnato a confidare in Geova. In Uganda regnava il caos.
Heinz descrisse così la situazione nell’Annuario del 2010: “Molti servizi, come l’erogazione dell’acqua e le comunicazioni, erano interrotti. [...] Sparatorie e furti erano comuni, specie di notte. [...] Tutti rimanevano in casa sperando, e spesso pregando, che la notte passasse senza visite indesiderate”. Nel 1982 io e Heinz arrivammo a Kampala, la capitale dell’Uganda. Nei primi cinque mesi alloggiammo a casa di Sam e Christina Waiswa, dove vivevano anche i loro cinque figli e altri quattro parenti. Il fratello e la sorella Waiswa e i loro familiari spesso mangiavano solo una volta al giorno, il che rendeva la loro ospitalità davvero speciale. Nel periodo che passammo con loro, io e Heinz imparammo molte cose che si rivelarono utili nella nostra vita da missionari. Ad esempio imparammo come risparmiare acqua usandone soltanto pochi litri per farci il bagno e riutilizzando quella stessa acqua per lo scarico del gabinetto. Il ministero era bellissimo. Ricordo che un mese distribuimmo più di 4.000 riviste! Ma quello che ci dava più gioia erano le persone: avevano rispetto per Dio e volevano parlare della Bibbia. In genere io e Heinz avevamo dai 10 ai 15 studi ciascuno. Imparavamo molto dai nostri studenti. Ad esempio, ci colpiva l’atteggiamento positivo che avevano mentre ogni settimana facevano a piedi il tragitto per venire alle adunanze e poi tornare a casa. Nel 1985 e nel 1986 ci furono altri due conflitti in Uganda. Spesso vedevamo bambini soldato armati di fucili d’assalto che presidiavano i posti di blocco. In quel periodo pregavamo per avere discernimento e per mantenere la calma mentre nel ministero cercavamo persone interessate. E Geova rispondeva alle nostre preghiere. Ci piaceva molto anche predicare agli stranieri. Ad esempio, iniziammo a studiare con Murat e Dilbar Ibatullin, una coppia originaria della Repubblica dei Tatari, situata nella Russia centrale. Murat era un medico. Entrambi accettarono la verità, e da allora non hanno mai smesso di servire Geova. In seguito ebbi il privilegio di conoscere Tatjana Vilejs’ka, una donna dell’Ucraina che aveva pensato di togliersi la vita.
Africa e libertà Storia di due missionari in lotta contro la povertà
Nel 1991, mentre io e Heinz eravamo in vacanza in Austria, fummo contattati dalla filiale di quel paese, che ci comunicò una nuova assegnazione: fummo incaricati di servire in Bulgaria. Dopo la caduta del comunismo nell’Europa orientale, in Bulgaria l’opera dei Testimoni di Geova fu riconosciuta legalmente. Come dicevo prima, quando l’opera era vietata io e Heinz avevamo introdotto di nascosto delle pubblicazioni nel paese. Ci fu detto di non tornare in Uganda. Quindi, senza tornare nella nostra casa missionaria per fare i pacchi e salutare gli amici, andammo alla Betel della Germania, prendemmo un’auto e ci mettemmo in viaggio verso la Bulgaria.
In Bulgaria affrontammo diverse nuove sfide. Innanzitutto non conoscevamo la lingua. Inoltre, le uniche pubblicazioni disponibili in bulgaro erano i libri La Verità che conduce alla Vita Eterna e Il mio libro di racconti biblici. Ed era difficile iniziare studi. Nonostante queste sfide, il nostro piccolo ma zelante gruppo di Testimoni faceva progressi. Nel 1994 ai Testimoni fu revocato il riconoscimento ufficiale, e iniziammo a essere trattati come una setta vietata. Alcuni fratelli furono arrestati. I media diffondevano orribili bugie sul nostro conto, affermando che i Testimoni di Geova uccidevano i bambini e istigavano altri Testimoni al suicidio. Per me e Heinz non era facile predicare. Spesso incontravamo persone aggressive che ci urlavano dietro, chiamavano la polizia e ci lanciavano perfino degli oggetti. Non era possibile far entrare pubblicazioni nel paese, e affittare locali per tenere le adunanze diventò molto complicato. La polizia fece perfino irruzione durante un nostro congresso. Io e Heinz non eravamo abituati a tutto quell’odio. Era tutto così diverso dal territorio a cui eravamo abituati in Uganda, dove molte persone erano amichevoli e facevano progressi! Provavamo molta gioia stando in compagnia dei fratelli e delle sorelle del posto. Erano felici di aver trovato la verità e apprezzavano l’aiuto che ricevevano da noi. Rimanevano uniti e si sostenevano l’un l’altro.
Col tempo, però, le cose migliorarono. Nel 1998 alla nostra organizzazione fu nuovamente concesso il riconoscimento, e nel giro di poco tempo furono rese disponibili in bulgaro molte pubblicazioni. Poi, nel 2004, fu dedicato un nuovo edificio della filiale. Oggi in Bulgaria ci sono 57 congregazioni, con un totale di 2.953 proclamatori. Lo scorso anno di servizio i presenti alla Commemorazione sono stati 6.475. Un tempo a Sofia c’erano soltanto cinque sorelle, ora ci sono nove congregazioni! Abbiamo davvero visto “il piccolo [divenire] mille” (Isaia 60:22).
Nel corso degli anni ho affrontato vari problemi di salute e ho avuto diversi tumori. Per curare un tumore alla testa dovetti fare la radioterapia e sottopormi a un intervento chirurgico di 12 ore in India. Il tumore venne per gran parte asportato. Nello stesso periodo, Heinz iniziò a soffrire di una rara patologia ereditaria chiamata malattia di Huntington. Faceva fatica a camminare, a parlare e a controllare i movimenti. Man mano che la malattia progrediva, aveva sempre più bisogno del mio aiuto. A volte, al pensiero di come sarebbero andate a finire le cose, mi sentivo schiacciata dalla preoccupazione. Un giovane fratello di nome Bobi, però, invitava regolarmente Heinz a predicare con lui. Bobi non si sentiva in imbarazzo davanti ai movimenti incontrollati di Heinz e alle sue difficoltà nel parlare. Potevo sempre contare su Bobi quando non ero in grado di assistere Heinz. Anche se io e Heinz abbiamo rinunciato ad avere figli in questo sistema, era come se Geova ci avesse dato Bobi come figlio! (Marco 10:29, 30). Heinz dovette anche lottare contro il cancro. Purtroppo nel 2015 il mio caro marito venne a mancare.
Dopo la morte di Heinz mi sentivo persa. Non mi sembrava vero che se ne fosse andato. Ma nei miei ricordi lui è vivo, eccome! (Luca 20:38). Durante la giornata spesso mi tornano alla mente le sue parole gentili e i suoi saggi consigli. Geova mi ha sostenuto in tutte le mie prove. Non ho alcun dubbio al riguardo. Mi ha anche aiutato a superare la timidezza e a diventare una missionaria orientata verso gli altri (2 Timoteo 1:7). Grazie a Geova sia io che la mia sorella più giovane siamo impegnate nel servizio a tempo pieno. Oggi lei e il marito servono in una circoscrizione serba in Europa. Studiare la Bibbia mi fa provare pace. Nei momenti difficili ho imparato a pregare “ancor più intensamente”, come fece Gesù (Luca 22:44). Un modo in cui Geova risponde alle mie preghiere è con l’amore e la gentilezza dei fratelli della mia congregazione a Nadežda, nella città di Sofia. Penso spesso alla risurrezione. Immagino di vedere i miei genitori davanti a casa nostra, belli come lo erano il giorno del matrimonio. Vedo mia sorella che prepara da mangiare. Vedo Heinz in piedi vicino al suo cavallo. Ripensando alla mia vita e guardando al futuro, posso dire di essere pienamente d’accordo con le parole di Davide riportate in Salmo 27:13, 14: “Che ne sarebbe stato di me, se non avessi avuto la certezza di vedere la bontà di Geova nella terra dei viventi? Spera in Geova, sii coraggioso e sia forte il tuo cuore.
Coltivare lo Spirito Missionario Oggi
Ovviamente solo un limitato numero di Testimoni di Geova possono prestare servizio come missionari all’estero. Comunque tutti i dedicati servitori di Geova Dio dovrebbero avere il medesimo zelo missionario. A volte giovani Testimoni che frequentano le scuole superiori esprimono il desiderio di raggiungere la meta dell’opera missionaria a tempo pieno, nel paese in cui abitano o all’estero. Ma quando arriva il momento in cui potrebbero intraprendere questo speciale servizio, lo zelo iniziale è scomparso. Cos’è accaduto? Hanno lasciato che lo spirito del mondo li distraesse? Lo spirito del mondo è uno spirito di mollezze e ricerca dei piaceri, uno spirito di avversione per il duro lavoro e le responsabilità. Questo spirito ha influito su alcuni fino al punto che non si accontentano semplicemente di un lavoro svolto con impegno. Per molti nel mondo il lavoro dev’essere “divertente”, “eccitante” o “brillante”. Altrimenti non li attira affatto. Perciò particolarmente i giovani cristiani, maschi e femmine, dovrebbero chiedersi: Questo amore per la vita comoda mi ha in qualche modo contagiato?

Indipendentemente dalla tua età, e anche se forse non hai la possibilità di intraprendere l’opera missionaria a tempo pieno né dove risiedi né all’estero, sarebbe utile fare un autoesame per determinare se hai vero zelo missionario o no. Forse un esame del quarto capitolo di Atti ti aiuterà a identificare gli aspetti che hanno bisogno di maggiore attenzione onde tu possa imitare più pienamente lo zelo missionario dei primi cristiani. Noterai al versetto 13 che gli oppositori riconobbero che gli apostoli “erano stati con Gesù”. Il versetto 23 indica che, anche dopo essere stati processati, gli apostoli si radunarono al più presto possibile con i loro conservi per ricevere incoraggiamento spirituale e rafforzare lo zelo gli uni degli altri. Quando invece una persona permette che il riposo e altre attività non sbagliate in se stesse gli impediscano di radunarsi regolarmente con i conservi cristiani, perderà gradualmente il vero zelo missionario.
La bella preghiera riportata ai versetti da 24 a 30 contiene altre indicazioni per chi vuole accrescere il proprio zelo. Nota come i discepoli di Gesù pregarono per avere baldanza nel parlare. Chiedi con lo stesso fervore mostrato da quei credenti in tale preghiera che lo spirito di Dio ti dia potenza, facendo aumentare il tuo zelo? In tal caso puoi aspettarti risultati simili a quelli menzionati al versetto 31. Gesù disse che la "buona notizia" sarebbe stata predicata in tutta la terra abitata, in testimonianza. Compiendo quest’opera privilegiata, alcuni cristiani manifestano zelo missionario nel territorio del paese in cui abitano, e altri in campi esteri. Per immeritata benignità di Geova il messaggio del Regno viene ora predicato in più di 200 paesi, mentre lo era solo in 54 quando fu istituita la Scuola di Galaad.
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