Nel Vangelo si legge che «nulla è impossibile a Dio» (Luca, 1,37). Questa prerogativa è fondamentale per comprendere il mistero del parto di Maria di Nazareth. La Chiesa ha costantemente ritenuto la verginità di Maria una verità di fede, cogliendo e approfondendo la testimonianza dei Vangeli di Luca, di Matteo e probabilmente anche di Giovanni.

Il Concepimento Verginale: Un Atto Divino
Il Nuovo Testamento esclude in modo categorico che Maria di Nazareth abbia mai avuto rapporti sessuali con il marito prima della nascita di Gesù. Nell’episodio dell’Annunciazione, l’evangelista Luca chiama Maria “vergine”, riferendo sia della sua intenzione di perseverare nella verginità sia del disegno divino che concilia tale proposito con la sua prodigiosa maternità. Le parole di Maria all’Angelo: «Com’è possibile? Non conosco uomo» (Lc 1,34) mettono in evidenza sia la sua attuale verginità sia il suo proposito di rimanere vergine. Il verbo greco ghinosko (γινώσκω), corrispondente all’ebraico yada‘ (יָדָע), è al tempo presente e suggerirebbe in questo caso una condizione permanente di Maria.
Il brano continua dicendo che è lo Spirito di Dio a operare la maternità verginale di Maria (cfr. Matteo, 1,20; Luca 1,35). Possiamo immaginare che sia stato lo Spirito stesso di Dio ad avvolgerla completamente, facendole misteriosamente concepire una nuova vita. Lo spirito di Dio è ciò che comunica la sua natura presso gli uomini. Potremmo allora immaginare che lo Spirito avvolse completamente Maria, così che Dio poté generare spiritualmente Gesù, ossia senza alcun intervento umano. Nella Bibbia, Dio è descritto non solo come padre, ma anche come «madre» (cfr. Isaia 49,15), poiché racchiude in sé sia l’elemento femminile che quello maschile.
È possibile, per esempio, concordare l’intervento di Dio con quella che si chiama partenogenesi, ossia un concepimento non prodotto da seme umano? Pur ammettendo tale ipotesi, il nascituro dovrebbe essere dello stesso sesso della madre. Ecco perché molti biblisti e teologi lo ritengono il frutto di una rilettura del brano di Luca, che in origine avrebbe invece narrato di un normale concepimento.
Nei Vangeli, si narrano alcune interessanti informazioni concernenti la nuova forma spirituale che Cristo acquisirà dopo la resurrezione. Non è dunque inverosimile l’ipotesi che qualcosa di simile sia accaduto anche nel concepimento di Gesù. Ciò implicherebbe che, prima di nascere, Cristo avesse la stessa fisionomia spirituale che tornò ad assumere dopo la sua resurrezione. Questo è ciò che afferma esplicitamente Giovanni, all’inizio del suo vangelo. Questi due preziosissimi indizi ci permettono di iniziare a individuare la novità cosmica della sua venuta nel mondo dell’uomo: un ponte che viene dalla luce e che ritorna alla luce. Non si tratta di due luci diverse, bensì entrambe appartenenti allo stesso mondo. In questo contesto è un po’ più comprensibile - anche se ovviamente non corrispondente ai nostri criteri di verifica empirica - il mistero del concepimento verginale di Gesù.
L’evangelista Luca afferma, riferendosi alla concezione verginale di Gesù in Maria: «Il figlio, come si credeva, di Giuseppe» (Lc 3, 23). Quando l’evangelista Matteo scrive: «prima che venissero a stare insieme» (Mt 1, 18) e «egli non la conobbe finché non ebbe partorito un figlio» (Mt 1, 25), non sta affermando che Giuseppe abbia avuto rapporti coniugali con Maria in seguito, ma solo che non vi furono prima del parto. La traduzione di Mt 1, 25 sarebbe quindi più precisa così: «senza che egli la conoscesse, ella partorì un figlio». L’evangelista Matteo, riferendo l’annuncio dell’angelo a Giuseppe, afferma al pari di Luca il concepimento operato dallo Spirito Santo (Mt 1,20) con esclusione di relazioni coniugali. Matteo presenta l’origine verginale di Gesù come compimento della profezia di Isaia: “Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi” (Mt 1,23; cfr Is 7,14).
Il miracolo della gravidanza (documentario)
La Verginità Perpetua di Maria: Prima, Durante e Dopo il Parto
Nella sua formulazione più classica, si dice che la Madonna era vergine ante partum (prima del parto), in partu (durante) e post partum (dopo). La Madonna, come la Chiesa ha sempre creduto e professato, fu vergine prima della nascita di Gesù, rimase vergine nel momento in cui lo partorì e conservò la sua verginità per tutto il resto della sua vita.
San Giovanni Paolo II ribadisce la convinzione che la Madonna, per ispirazione dello Spirito Santo, abbia fatto un proposito di verginità. Le parole di Maria all’Angelo: “Come è possibile questo poiché non conosco uomo” (Lc 1,34) mettono in evidenza sia la sua attuale verginità sia il suo proposito di rimanere vergine. Si deve dunque ritenere che a guidare Maria verso l’ideale della verginità sia stata un’ispirazione eccezionale di quello stesso Spirito Santo.
Il termine “primogenito”, dato a Gesù nel Vangelo di Luca: «Ed ella diede alla luce il suo figlio primogenito» (Lc 2,7), non indica che Maria abbia generato altri figli dopo Gesù, poiché nel giudaismo anche il figlio unico è designato con il nome di primogenito. Il titolo di primogenito portava con sé particolari diritti e doveri. Quando la Sacra Scrittura parla di fratelli e sorelle di Gesù (cf. Mt 12, 46; 13,55; Mc 6,3; Lc 8,20; Gv 2,12; At 1,14), si riferisce ai cugini e ai congiunti a vario grado di parentela, poiché il termine «fratello e sorella» nel linguaggio ebraico contemporaneo di Gesù aveva un significato molto ampio. Da notare poi che Gesù è indicato come il Figlio di Maria, con l’articolo (Mc 6,3), sottolineando la sua unicità.
La Verginità perpetua di Maria è stata definita dalla Chiesa in due Concili dogmatici: il Costantinopolitano II (553), che la chiamò «gloriosa Theotόkos e semprevergine Maria», e il Lateranense, convocato da Papa Martino I (648), che proclamò che Maria «ha concepito dallo Spirito Santo senza seme e partorito senza corruzione, permanendo anche dopo il parto la sua indissolubile verginità». Questa è una verità di fede definita, che si comprende con la luce della fede e la Grazia divina. Anche nelle Litanie Lauretane, dopo l’invocazione «Santa Dei Genetrix», segue immediatamente «Santa Virgo Virginum» (Santa Vergine delle vergini).
Il Parto di Maria: Un Evento Miracoloso e Indolore
Secondo certi esegeti, quando Luca dice «colui che nascerà sarà dunque santo» (Luca, 1,35), in realtà in greco è ghenòmenon àghion (γεννώμενον ἅγιον), che può essere tradotto anche “colui che nascerà (in modo) santo, divino”. Forse è da questa base che alcuni mistici e dottori della Chiesa avrebbero poi dedotto che Maria avrebbe partorito senza veder alterata la sua anatomia genitale.
Nel Protovangelo di Giacomo il parto a Betlemme coniuga due componenti contraddittorie: una nascita straordinaria appartenente alla sfera del divino, come appare dalla sospensione del moto della natura, e una storia reale accaduta nel tempo, che tuttavia lascia intatta la madre e le consente di continuare a fregiarsi del titolo di vergine. Una levatrice e la sua amica Salome testimoniano che Maria è vergine-madre. La presenza del divino si manifesta con la nube luminosa che avvolge la grotta. Se un approfondimento è possibile sulla cornice teofànica, esso è realizzabile riflettendo sull'episodio della trasfigurazione (cf. Mt 17,1-9), dove dalla nube esce una voce che proclama Gesù, in quel momento fonte di luce, Figlio di Dio.
L'Ascensione di Isaia così descrive la nascita: «Due mesi dopo, stando Giuseppe a casa sua con Maria, sua moglie, soli, accadde che, trovandosi così, Maria improvvisamente guardò con i suoi occhi e vide un bambinello. Ne rimase turbata. Cessato il turbamento, il suo seno compariva come prima della gravidanza. Quando il marito, Giuseppe, le chiese: 'Che cosa ti sconvolge?', i suoi occhi si aprivano, egli vedeva il bambino e lodava Dio che il Signore era giunto nella sua eredità. Una voce li raggiunse: 'Non raccontate a nessuno la visione'». Questa narrazione evidenzia una sensibilità biblica e teologica molto acuta.

Come fu miracoloso il concepimento, così fu anche il parto di Maria Santissima: ella, per intervento soprannaturale partorì il Figlio di Dio, rimanendo vergine. Per rappresentare il parto verginale di Maria è molto bello l’esempio dell’immagine del raggio di luce che passa attraverso il vetro senza lederlo in alcun modo. Ora, Gesù è la luce del mondo (cf Gv 9,5).
Il mistero della verginità nel parto ci ricorda delle verità essenziali al mistero cristiano: il corpo è parte integrante dell’uomo, è salvato da Cristo. Maria si accorse che anche il suo parto fu verginale, senza alcun spargimento di sangue e senza alcun dolore. Se vi fosse stato spargimento di sangue, sarebbe rimasta contaminata, secondo la legge mosaica. Ora, come poteva succedere che Colui che veniva nel mondo per purificare e santificare, come suo primo atto rendesse impura e contaminata, sia pure solo sotto il profilo rituale, la sua santissima Madre?
Molti Padri della Chiesa, tra cui sant’Efrem il Siro, san Zeno di Verona, sant’Agostino e san Giovanni Damasceno, hanno insegnato esplicitamente il “parto indolore” della Vergine. Essi affermano che, non avendo sperimentato il piacere sensuale nella concezione di Gesù, la Madonna non avrebbe subito nemmeno le pene del travaglio nel partorirlo. Sant’Efrem, negli Inni sulla Beata Vergine, dice che Maria partorì, rimanendo vergine e senza sofferenze. Sull’assenza di dolore è eloquente l’evangelista san Luca quando dice che la Madonna ha fatto tutto da sola, ha partorito il bambino, l’ha avvolto in fasce e lo depose in una mangiatoia (cf. Lc 2,7). Maria al momento del parto sembra nel pieno vigore di se stessa, contrariamente allo spossamento che provano tutte le donne dopo un simile evento.
Il parto indolore non è dogma di fede, ma una conseguenza logica del dogma della verginità durante il parto. L’integrità fisica di Maria “nel parto” è un aspetto che per molti appare secondario, anche per chi crede nella assoluta verginità di Maria. I fenomeni fisiologici che accompagnano il parto ordinario (lesioni, doglie, dolori) non sono essenziali al concetto di vera maternità. Madre, infatti, è colei che concepisce e dà alla luce un figlio: questo, scientificamente, è il concetto di madre. Il modo poi di concepirlo e di darlo alla luce non appartiene all’essenza della maternità. Il dolore del parto non può dirsi parte essenziale della maternità, dal momento che nello stato di giustizia originale (prima del peccato originale, dal quale Maria è immune) le madri avrebbero dato alla luce i propri figli senza dolore. L’integrità corporale (la verginità materiale) è indubbiamente una perfezione, e Cristo volle rispettarla nascendo nella Madre sua, dimostrando la squisita delicatezza del suo amore.
San Tommaso d'Aquino, nella sua Somma teologica, spiega: «Il dolore della partoriente è prodotto dal dilatarsi delle vie attraverso le quali deve uscire la prole. Ma abbiamo spiegato che Cristo uscì dal grembo della madre senza che questo si aprisse, e quindi senza dilatazione delle vie». Sant’Agostino afferma: «Non era giusto che violasse l’integrità con la sua nascita colui che veniva a sanare la corruzione». Cristo volle dimostrare la realtà del suo corpo e la sua divinità: perciò mescolò insieme meraviglie e umiliazioni. Per mostrare la verità del suo corpo nacque da una donna, e per mostrare la sua divinità nacque da una vergine. Questi fatti sono stati compiuti dalla potenza divina miracolosamente, come afferma Sant'Agostino: «Dove interveniva la divinità, il corpo non si arrestava di fronte a porte sprangate. Poteva ben entrare, senza aprirle, colui che nacque lasciando inviolata la verginità di sua madre». La liturgia della Chiesa, in una sua antifona, prega: «Virgo Maria sine dolore peperit Salvatorem saeculorum» (La Vergine Maria ha partorito senza dolore il Salvatore dei secoli), richiamando la lex orandi est lex credendi (la regola della preghiera è regola della fede).
La Maternità di Maria: Umanità e Fede
Maria vive la sua maternità come ogni altra donna, con la stessa umanissima trepidazione. La fede illumina ma non rischiara ogni cosa. La maternità di Maria è tutta un crescendo, dal giorno in cui ha ricevuto l’annuncio dell’angelo fino all’ora della croce. L’evento dell’incarnazione non ha nulla di straordinario, almeno apparentemente. Maria concepisce Gesù e lo accoglie come ogni altra donna. Gesù viene nel mondo come ogni altra creatura: zigote, embrione, feto. Maria lo sente crescere in sé, come tutte le mamme assapora la gioia di abbracciare quel bambino e nello stesso tempo porta nel cuore tutte le ansie e l’umana trepidazione.
Quel figlio non portava alcun segno straordinario, era come tutti gli altri! La fede sa leggere oltre e riconoscere la presenza di Dio anche nelle cose più umili. Maria sa che quel bambino non solo viene da Dio ma è Dio stesso. Ella contempla questo mistero senza poterlo capire fino in fondo, rimanendo in silenzio dinanzi a quel figlio così uguale a tutti gli altri e nello stesso tempo così radicalmente diverso da loro. L’atteggiamento di Maria traccia una strada per tutte le mamme: prevale lo stupore di chi contempla il mistero di Dio nel bambino che porta in grembo. Ogni mamma custodisce la vita con immenso amore e tanta apprensione. Maria, invece, sa che quel bambino appartiene a Dio, lei può accoglierlo nel grembo e portarlo nel cuore ma non può tenerlo legato a sé. Per questo subito dopo l’annunciazione si mette in viaggio (Luca 1,39) per l'episodio della Visitazione, testimonianza eloquente della sua fede.
Nei lunghi mesi dell’attesa ha sentito quel figlio crescere in lei, tante volte avrebbe voluto accarezzarlo e stringerlo a sé. Quel figlio, giunto all’improvviso, occupava tutto il suo cuore. Man mano che si avvicinava il tempo del parto, la sua attenzione è rivolta sempre più a quel bambino. E giunge finalmente il tempo del parto. La Vergine ritorna tra le montagne della Giudea, questa volta a Betlemme, assieme a Giuseppe. Il viaggio aggiunge al naturale peso della gravidanza una ulteriore fatica, fisica e psicologica. Maria si trova lontana dalla sua casa, in una regione estranea, senza poter contare su alcun appoggio, sperimentando ancora una volta la solitudine.
L’estrema sobrietà con cui Luca descrive la nascita di Gesù (Luca 2, 6-7) non ci permette di rispondere a tutte le domande sui suoi sentimenti, ma possiamo immaginare le ansie, gli affanni e l’istintiva paura, unitamente alla gioia. Una gioia grande e inesprimibile perché l’amore che ogni madre nutre per il suo bambino è strettamente unito alla fede della credente. Maria sa che la nascita di quel Bambino rappresenta un nuovo inizio della storia. E quando lo stringe tra le braccia ripensa alle parole che ha ricevuto dall’angelo: “Rallégrati, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù”. Tutto si è compiuto e tutto sta per iniziare.
Il Matrimonio Verginale di Maria e Giuseppe
Nella storia di Israele la verginità era molto stimata prima del matrimonio come segno di preparazione ad esso. Al momento del matrimonio la sposa doveva essere vergine. Tuttavia, Israele apprezzava solo la maternità, in quanto generare figli era la massima aspirazione e realizzazione. Per tale motivo la sterilità e la mancanza di figli era stimata una vergogna, e tutte le grandi donne di Israele poste a modello (Sara, Debora, Giuditta, Ester) erano sposate o vedove. Dunque, la Madonna non aveva davanti a sé nessun modello di verginità permanente. Solo lo Spirito Santo può quindi averle suggerito una scelta così originale e averle dato la Grazia per seguirla.
Vari mariologi e teologi motivano verginità e matrimonio in Maria e Giuseppe con questa spiegazione: se una ragazza avesse conosciuto un ragazzo con lo stesso proposito di verginità, il matrimonio avrebbe rappresentato una buona soluzione. Si evitavano ulteriori richieste e si rispettava la prescrizione ebraica di sposare un uomo della stessa tribù (cfr. Num 36, 6). Ed è esattamente quello che fecero Maria e Giuseppe. Il matrimonio tra la Madonna e san Giuseppe aveva come fondamento la comune volontà di rimanere vergini, e per questo era un vero matrimonio. Il matrimonio è ordinato anche al mutuo aiuto e al perfezionamento dei coniugi che può essere realizzato di comune accordo anche con il proposito di verginità o di astensioni dai rapporti coniugali.
Tanti santi hanno creduto fermamente che la beata Vergine, con il solo farsi vedere, infondeva a tutti pensieri e desideri di purezza. San Tommaso conferma dicendo: «La bellezza della beata Vergine spingeva alla castità quanti la guardavano». E san Girolamo afferma: «Tu dici che Maria non sia rimasta vergine; io invece sostengo che anche Giuseppe rimase vergine grazie a Maria». La bellezza della Madonna è quindi non solo una bellezza che suscita il fascino e il desiderio della purezza del corpo e dell’anima, ma che la favorisce. P. Roberto Coggi ha scritto: «Questo matrimonio verginale, che è quello che costituisce la Sacra Famiglia, non può non essere il modello di tutti i matrimoni e di tutte le famiglie». In tutti e tre i membri della Sacra Famiglia, Gesù, Maria e Giuseppe, risplende la castità verginale.
Riflessioni Teologiche e Difesa della Fede
Quanto al parto indolore, che la Tradizione afferma senza contestazione dal IV secolo, è abbastanza paradossale che si sia cominciato a contestarlo nel momento stesso in cui il progresso scientifico instaurava il “parto indolore” per tutte le donne. È strabiliante che certi teologi e predicatori abbiano cominciato a celebrare le sofferenze “crocifiggenti” di Maria alla nascita del Salvatore, nel momento in cui le cliniche ostetriche si applicano a denunciare i dolori del parto come un mito alienante e disumanizzante.
Certamente Maria e Giuseppe sono andati oltre gli schemi culturali dell’epoca, ma non come alcuni teologi e teologhe cercano di insinuare, mettendo in dubbio quello che la Chiesa in 2000 anni di storia, illuminata dalla luce e dalla Grazia dello Spirito Santo, ha sempre creduto, fissandolo anche in un dogma e cioè la Verginità di Maria, prima, durante e dopo il parto. Chi non rende giustizia a Maria e Giuseppe sono proprio alcuni teologi che, sotto l’influsso di una società così erotizzata qual è quella attuale, non è capace di concepire, né di credere che a Dio tutto è possibile e che Maria e Giuseppe sono vissuti insieme in perfetta castità, anche fisica. Costoro, privi di umiltà e probabilmente di solida vita di preghiera, si uniscono ad altri eretici del passato. Affermare che i Vangeli non sono interessati alla vita sessuale di Maria e di Giuseppe e quindi non ci dicono nulla a riguardo è blasfemo perché insinua nel lettore il dubbio che forse essi non abbiano vissuto verginalmente.
Nell’enciclica sullo Spirito Santo, Dominum et vivificantem, San Giovanni Paolo II scrisse: «il diavolo è il genio del sospetto». Chi insinua il dubbio sulla verginità di Maria e Giuseppe imita il diavolo. Il fatto che il sesso vissuto rettamente, secondo la volontà di Dio, renda gloria a Dio, non giustifica la diabolica insinuazione che forse Maria e Giuseppe abbiano avuto rapporti sessuali. Assimilare poi la Madonna alle odierne femministe pure è blasfemo. La Madonna non ha pensato all’autodeterminazione personale o all’emancipazione affermata dal femminismo: la Madonna ha pensato solo ed esclusivamente ad accogliere perfettamente, pienamente, con amore e abbandono totale la volontà di Dio nella sua vita perché egli fosse glorificato.
È necessario esaltare la verginità in questo mondo in cui sembra così bistrattata, con la conseguenza che non solo soffriamo di un pauroso calo di vocazioni, ma che l’unità della famiglia è troppo spesso distrutta. Sembra di vivere in un mondo così sporco, così immerso nel sesso e nella violenza, che il vizio gira a testa alta per le nostre strade, spesso difeso da leggi permissive, mentre sembra che la virtù debba nascondersi vergognosa.