La preghiera più importante del cristianesimo, il Padre Nostro, è al centro di una significativa evoluzione liturgica. La Conferenza Episcopale Italiana (CEI) ha approvato una nuova traduzione della sesta petizione, sostituendo il tradizionale «non ci indurre in tentazione» con la formula «non abbandonarci alla tentazione». Questo cambiamento, già presente nell'edizione 2008 della Bibbia CEI, mira a chiarire il rapporto tra Dio, l'uomo e la prova, allontanando il rischio di interpretazioni teologicamente problematiche.

Le ragioni filologiche e teologiche della modifica
L'espressione originale greca del Vangelo di Matteo (6,13), «kai mē eisénkēs hemâs eis peirasmón», ha sempre sollevato dibattiti esegetici. La traduzione latina della Vulgata, «et ne nos inducas in tentationem», ha offerto per secoli una resa letterale che, tuttavia, poteva suggerire l'idea che Dio stesso fosse l'agente che spinge l'uomo verso il peccato.
Papa Francesco ha più volte sottolineato come questa traduzione non rifletta la natura misericordiosa del Padre: «Non è Lui che mi butta in tentazione per poi vedere come sono caduto. Un padre ti aiuta a rialzarti subito». Il nuovo testo, «non abbandonarci alla tentazione», riflette meglio il senso di una richiesta in cui il fedele prega Dio di non lasciarlo solo di fronte all'insidia, donandogli la forza necessaria per non soccombere.
Interpretazione dei termini
- Tentazione-prova: Il termine greco peirasmós può indicare una "prova" che serve a vagliare la fedeltà e la purezza della fede, come avvenne per Abramo o Giobbe.
- Tentazione-insidia: Indica il rischio del peccato e della ribellione, dove la radice è da ricercarsi nell'azione di Satana o nella fragilità umana.
- Il ruolo del verbo: Il termine eisphérô indica un "condurre verso". La nuova traduzione enfatizza il valore permissivo: si chiede a Dio di non permettere che l'uomo entri in una situazione in cui la sua fede possa vacillare senza sostegno.

Un cammino verso la nuova liturgia
Il cambiamento non è frutto di una decisione estemporanea, ma di un lungo iter durato anni, che ha coinvolto anche altre conferenze episcopali, come quella francese, che ha già adottato una formula simile. La transizione verso l'uso liturgico della nuova versione prevede l'adozione ufficiale nel nuovo Messale Romano. L'obiettivo è armonizzare la preghiera quotidiana con una comprensione teologica che escluda qualsiasi ambiguità sulla bontà di Dio.
| Versione | Traduzione | Sfumatura teologica |
|---|---|---|
| Tradizionale | «Non ci indurre in tentazione» | Letterale, focalizzata sull'invocazione di protezione divina dall'agente tentatore. |
| Nuova | «Non abbandonarci alla tentazione» | Enfatizza l'accompagnamento di Dio e la richiesta di forza nelle prove. |
Oltre la traduzione: il significato della preghiera
Come osservava Simone Weil, il percorso del Padre Nostro è un movimento che va dal basso verso l'alto, dall'uomo nella sua miseria verso la luce di Dio. La richiesta di non essere abbandonati richiama la preghiera di Gesù nel Getsemani: «Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione». In questo senso, la preghiera diventa un atto di fiducia filiale. Come ricordato da teologi e pastori, la fede non esime l'uomo dalla prova, ma gli permette di affrontarla rimanendo nell'amore di Dio, evitando di cadere nella «trappola diabolica» che allontana dalla comunione con il Padre.