Carissimo don Riccardo, a nome delle nostre comunità cristiane ti do il benvenuto. Nelle settimane passate abbiamo cominciato a conoscerti e tu hai iniziato a capire dove il Vescovo ti ha mandato.
Siamo quattro comunità parrocchiali, con particolarità e tradizioni che ci contraddistinguono, perché ci arrivano dalla storia delle persone, dei sacerdoti e dei religiosi che negli anni, qualche volta nei secoli passati, hanno fatto camminare il popolo di Dio loro affidato nelle direzioni che lo Spirito ha suggerito come buone. Ti accorgerai come la diversità è una ricchezza, come la varietà dei fiori in un campo ti ricorda che la fantasia di Dio ci precede e ci accompagna con la Sua Provvidenza.
Gli auguri per il ministero sacerdotale
Il primo augurio trae ispirazione dal libro di Geremia: "Mi fu rivolta la parola del Signore: «Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni». Risposi: «Ahimé, Signore Dio, ecco io non so parlare, perché sono giovane». Ma il Signore mi disse: «Non dire: Sono giovane, ma va’ da coloro a cui ti manderò e annunzia ciò che io ti ordinerò. Non temerli, perché io sono con te per proteggerti»."
Ti capiterà qualche volta di sentirti chiamare Padre da persone che hanno il triplo dei tuoi anni o quasi, e questo a volte ti potrà mettere in soggezione o in imbarazzo. Oppure dovrai prendere decisioni e dire cose che potrebbero non essere gradite a chi ti sta davanti.
Il secondo augurio proviene dalle parole che tu stesso hai pronunciato domenica alla tua Prima Messa a Merate: "vivi ogni messa che celebri, come fosse sempre la Prima, l’ultima e l’unica che tu possa celebrare". Anche quando ti capiterà di doverne celebrare tre di fila. Perché ogni volta che un sacerdote celebra entra nel mondo di Dio e fa quasi da collegamento, da ponte tra Dio e l’uomo ed ha il privilegio che nessun altro ha al mondo: mescolare il Sangue di Gesù al proprio in una comunione che trascende la fisica e la spiritualità.
Leggendo la predicazione di un vecchio Padre Spirituale che aveva tenuto ad una prima messa, ero rimasto colpito da un passaggio che diceva più o meno così: "Oggi qui tra noi c’è ben più di un Angelo… ben più della Madonna! Perché essi non possono rendere presente qui e ora il Signore Gesù."
Il terzo augurio ti viene fatto con un piccolo regalo: le casule feriali, quelle di tutti i giorni. Perché la festa per la tua ordinazione sacerdotale è bella e devi goderla tutta, ma poi, dopo la domenica arriva il lunedì. E si comincia a lavorare. Te le regaliamo con lo scapolare, perché ogni volta che le indosserai ricorderai le parole di Gesù: "il mio giogo è dolce ed il mio carico leggero".
Il ministero sacerdotale: un cuore grande per le anime
Essere sacerdote incaricato di una cura d’anime come sei tu significa avere il cuore sacerdotale grande, capace di fare spazio a tutti e, a volte anche capace di prendersi a cuore le situazioni, le storie, gli accadimenti di ciascuno e a volte ti capiterà di essere come il Buon pastore… ci potranno essere pecore ferite o deboli che avranno bisogno di essere portate in spalla.

Un difficile ricordo: la tragedia di Gessate
Per don Riccardo Sanvito, giovane sacerdote originario di Osnago e da due anni responsabile delle comunità di Pagnano e Sartirana, quella di domenica scorsa è stata una delle messe più difficili da celebrare. Troppo doloroso il ricordo di Elena e Diego, i due fratelli gemelli di soli 12 anni, residenti a Gessate e soffocati il giorno prima dal padre, nella casa di villeggiatura a Margno. L'emozione e il dolore a tratti hanno avuto il sopravvento, soprattutto mentre parlava del "male", durante la liturgia della parola.
Per sei anni, dal settembre del 2012 a settembre 2019, don Riccardo si è occupato dei giovani della parrocchia di Gessate, prima di essere trasferito a Pagnano e Merate. È stato lui ad accompagnare Elena e Diego nel loro percorso di fede, dal catechismo fino alla Prima confessione, poi la Prima Comunione e infine la Cresima.
Don Riccardo ha conosciuto anche papà Mario Bressi e mamma Daniela Fumagalli. "Elena e Diego erano due bambini solari, difficili da dimenticare... due bambini che ti rimangono in mente. Anche i genitori, due bravissime persone, a modo, molto presenti, attenti al cammino educativo di questi due bambini... Un fatto del genere non era immaginabile. Per il ricordo che ho io di questo papà non era prevedibile un gesto simile. Era coinvolto con altri papà nel gruppo di genitori dell'oratorio, di cui avevo in qualche modo favorito la nascita".
Don Riccardo ha appreso la tragica notizia solo nella tarda mattinata di sabato da una parrocchiana di Gessate. "Sono stato avvisato sabato verso mezzogiorno da un'amica di Gessate che aveva saputo della tragedia. Poco dopo mi ha chiamato un papà che faceva parte del gruppo dell'oratorio e che era coinvolto in un rapporto di amicizia con Mario, amicizia in parte nata dal fatto, che i due avevano i figli della stessa età. Elena e Diego avevano fatto il cammino del catechismo con suo figlio infatti... Mi ha chiamato perché se aveva conosciuto Mario e la sua famiglia era stato grazie al coinvolgimento in questo gruppo dell'oratorio, dove erano nate amicizie andate oltre all'ambiente parrocchiale. Lo scopo dell'iniziativa era appunto quella di coinvolgere e unire quelle famiglie i cui figli frequentavano il percorso della catechesi, creando occasioni che favorissero l'incontro e la condivisione".

La riflessione sul Male e la speranza nella fede
Domenica durante la celebrazione della messa don Riccardo non ha potuto non far riferimento alla tragedia. "Le scritture della liturgia della parola parlavano del Male che abita il mondo e allora... non ho potuto non parlare di questo fatto che ha scosso anche la nostra comunità. Ho spiegato che da quando avevo appreso la notizia mi chiedevo: chi può sconfiggere un Male così grande? La risposta non può essere che quella di mettersi di fronte al Crocifisso, di fronte a Colui che il Male lo ha sconfitto. Solo Gesù Cristo ha vinto il Male, quindi dobbiamo fare entrare lui nella nostra vita. Noi dobbiamo avere un'unica certezza: che il Male non può vincere... il Cristo ha già vinto tutto il Male del mondo, tutto il Male che c'è nel cuore degli uomini è già stato vinto. Chi vuole salvare la propria vita la deve donare, Gesù ha salvato il mondo donando la propria vita e noi dobbiamo fare lo stesso, donare la vita per i nostri fratelli, i nostri figli...".
Don Riccardo conosce bene anche don Bruno Maggioni, parroco di Margno e originario di Montevecchia. "Sono d'accordo con quanto ha dichiarato, i due bambini sono già in Paradiso. Domenica gli ho scritto un messaggio perché portasse loro una carezza da parte mia. Ora preghiamo per papà Mario perché possa incontrare la misericordia di Dio. Ho scritto ai sacerdoti di Gessate che sto pregando per Elena, per Diego, per Mario e per tutta la comunità. Ho voluto far sapere che sono loro vicino nella preghiera in questo difficile momento."
In questi giorni sono stati espressi giudizi, illazioni e congetture tremende, soprattutto nei confronti di papà Mario, che dopo aver ucciso i due figli si è tolto la vita lanciandosi dal ponte della Vittoria a Cremeno. "L'unico che può giudicare è Dio, nessun uomo può giudicare un altro uomo. Mi è capitato in questi giorni di leggere giudizi che nessuno in realtà ha il diritto di esprimere. Figuriamoci persone che non hanno mai neppure conosciuto o incontrato Mario. Io che lo conoscevo ma mai avrei immaginato una cosa del genere. Come neppure Daniela, sua moglie, altrimenti non gli avrebbe certamente affidato i figli. Se lo ha fatto è perché la mamma era certa di potersi fidare di quest'uomo".
L'ordinazione sacerdotale di Riccardo Di Ciano a Pescara
Ieri sera, nella Cattedrale di San Cetteo a Pescara, il giovane diacono 26enne pescarese Riccardo Di Ciano è stato ordinato sacerdote dall’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti, che ha presieduto una santa messa solenne concelebrata dai sacerdoti dell’Arcidiocesi.
Per il presule, quest’ultima, non è stata un’ordinazione sacerdotale come le altre: "Entrando nella Cattedrale - esordisce l’arcivescovo Valentinetti - ho avuto un brivido di emozione, perché in 25 anni di episcopato e 20 anni a servizio di questa Chiesa locale questo è il 25° sacerdote che ordino a servizio della Chiesa di Pescara Penne. Ma il brivido è anche perché forse, non devo mettere limiti alla Provvidenza, è l’ultimo che ordinerò, in quanto per ora non avremo altre ordinazioni e quindi io, se tutto va come dovrebbe andare, tra due anni sarò in pensione. Ma ringrazio il Signore di questi doni. Sono tutti bravi ragazzi. Li chiamo ragazzi perché sono, in gran parte, molto giovani. E il Signore ricompensi le famiglie e le parrocchie di questi sacerdoti. Ma è uno stimolo per pregare il Padrone della messe, perché mandi operai nella sua messe. Perché ci sia chi ama Dio sopra ogni cosa".
L'omelia di Mons. Valentinetti
Dopo la presentazione del candidato al sacerdozio, l’arcivescovo di Pescara-Penne ha pronunciato l’omelia in gran parte dedicata al neo presbitero, ispirandosi alla Parola di Dio della ventitreesima domenica del tempo ordinario: "Carissimi fratelli, carissime sorelle, carissimo Riccardo - afferma monsignor Valentinetti -, quando ho scelto questo giorno per la tua ordinazione presbiterale, non sono andato a guardare la pagina del Vangelo, che come hai ascoltato e come avete ascoltato, è molto esigente almeno su tre livelli. Il livello di un amore profondo per il Signore Gesù, il livello di saper portare la propria croce dietro Gesù e il livello di una ricerca della sapienza, la quale è stata sottolineata anche dalla prima lettura del Libro della Sapienza che abbiamo proclamato. Mamma e papà staranno pensando… “Ho perso un figlio”. No, non è così. La Parola del Vangelo di questa domenica va compresa molto bene. Gesù vuole essere amato e vuole essere amato di un amore viscerale, di un amore che non conosce confini, né di spazio né di tempo, un amore che dà la vita. Così come tu, questa sera, sarai ordinato per dare la vita per il Signore Gesù e per la Chiesa. Ma in questo dare la vita e in questo amore, Gesù vuole essere il primo. Ma questo è vero per te, per me, per i confratelli presbiteri e diaconi presenti, ma è vero anche per tutti i battezzati. Gesù vuole essere il primo da amare però, è qui che dobbiamo comprendere bene la parola del Vangelo, non vuole essere l’esclusivo. Vuole essere il primo, sì, con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutte le forze, ma non vuole essere solo Lui".
Da qui il monito espresso dall’alto prelato: "Guai a una fede, a una religione che ama Dio e esclude i fratelli - avverte l’arcivescovo -. I due grandi comandamenti, “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente, con tutto te stesso” e “Amerai il prossimo tuo come te stesso”. E chi è il prossimo tuo? Tua mamma, tuo papà, tuo fratello. Per noi tutti, dunque, questo amore dev’essere prima di tutto viscerale, ma non esclusivo. Del resto, come potremmo rescindere i legami di sangue? Come potremmo rescindere i legami di generazione? Come potremmo rescindere i legami di affettività che sono costruiti dal grembo materno, fino ad arrivare alla maturità e alla pienezza della vita? Ma amare il Signore per primo e non esclusivo, significa avere il coraggio di portare la croce, perché l’amore chiede la vita interpretata dal mistero della croce. Ma non una croce “doloristica”, che fa paura, sanguinolenta, ma una croce amorevole. Quella croce che sul Calvario riesce a dire parole come “Donna, ecco tuo Figlio. Figlio, ecco tua madre”. Una croce che interpreta la vita, l’amore per la verità, l’amore per la giustizia, l’amore per i poveri, l’amore per i malati, l’amore per gli ultimi, l’amore per gli immigrati, l’amore che va a scoprire tutte le fasce della vita a cui un presbitero è mandato, l’amore per quelle persone che ti saranno affidate nel tuo ministero pastorale. Quella è la vera croce."
A tal proposito, monsignor Tommaso Valentinetti ha dato una testimonianza personale, per poi rivolgersi direttamente a Riccardo Di Ciano: "Non vorrei annoiarvi - racconta il presule -, ma se dovessi raccontarvi venticinque anni di croce, se dovessi raccontarvi quarantotto anni di croce - sono al quarantottesimo anno di vita sacerdotale - se dovessi raccontare gli eventi della vita all’interno delle Diocesi di Pescara-Penne e di Termoli-Larino, l’amore è più forte di ogni menzogna, è più forte di ogni calunnia, è più forte di una verità che viene contrabandata, ma non è vera. Una verità che fa solo paura e tristezza. E allora, da questo amore la ricerca della sapienza. Dove cerchi la sapienza? Quale sapienza cerchi? Non manchi mai nelle tue giornate la lectio divina. La Parola, sì, la Parola di Dio incarnata nella tua storia. Non una Parola per la predicazione, ma incarnata per la tua storia, per la tua vita. Una Parola che fa diventare la tua testimonianza di fede a Cristo crocifisso e risorto, la più bella evangelizzazione che puoi fare nella tua esistenza. Il Signore, carissimo Riccardo, ti accompagni, ti benedica, ti sostenga e sostenga la tua famiglia, la comunità parrocchiale presso cui ti sei formato, la casa dei poveri della Caritas - dove hai svolto il tuo servizio - e tutte le altre dimensioni di vita che ti hanno preparato ad assumere gli impegni sacerdotali. Non avete perso un figlio - conclude l’arcivescovo Valentinetti, con un filo di commozione - l’avete guadagnato. Amen".
Il rito di ordinazione e i ringraziamenti del neo-sacerdote
Quindi ha avuto luogo il rito di ordinazione vero e proprio del giovane pescarese, con la presa degli impegni dell’eletto presbitero, la preghiera sulle litanie dei santi, l’imposizione delle mani da parte dell’arcivescovo Valentinetti e di tutti i sacerdoti concelebranti, la preghiera di ordinazione.
In seguito, al termine della liturgia eucaristica, è stato il neo sacerdote della Chiesa di Pescara-Penne a pronunciare alcune parole di ringraziamento: "“Le stelle hanno brillato nei loro posti di guardia - afferma don Riccardo, citando i versi del profeta Baruc (3,34-35) - e hanno gioito. Egli le ha chiamate ed hanno risposto ‘eccoci’ e hanno brillato di gioia per colui che le ha create”. Tutto quello che di bello, di buono, di santo e di vero c’è stato e c’è nella mia vita, altro non è che un riflesso della luce che è la grazia di Dio, di Colui che è luce e dà luce. Gesù Cristo che viene nel mondo per illuminare il buio dell’esistenza umana con la luce della verità e del suo amore. In questo giorno, in cui ho la grazia di ricevere il dono dell’ordine sacro nel grado del presbiterato, il mio rendimento di grazie si eleva al Dio unitrino che ha acceso la mia esistenza e l’ha illuminata con il suo amore, chiamandomi a servirlo nella Chiesa. Rendo grazie al Signore per il dono di quelle persone e di quelle realtà che hanno fatto risplendere la grazia di Dio nella mia vita. Grazie, Eccellenza Reverendissima, per il suo accompagnamento, la sua guida e la sua vicinanza. Grazie perché Vostra Eccellenza è stata la stella che ha brillato e ha continuato a brillare soprattutto quando era notte, infondendo nel mio cuore coraggio e speranza e indicando il cammino da seguire. Ricordo che un giorno, Vostra Eccellenza, trovandosi in seminario per il conferimento dei ministeri, ebbe a dire che “quando a un vescovo toccano un seminarista è come se gli mettessero le dita negli occhi”. Questa espressione riscosse grande successo tra i seminaristi. Grazie per l’attenzione e la cura che ha avuto per me e che ha per ognuno di noi. Perché un vescovo lo hanno tutti i seminaristi, ma avere un padre come vescovo è un dono che il Signore ha riservato a noi. Grazie a te, carissimo don Michele (Cocomazzi), per il tuo accompagnamento, la tua guida e il tuo esempio. Grazie, perché stare con te è stare a una catechesi di vivente di donazione totale e incondizionata alla cura delle anime. Grazie per la bella e preziosa testimonianza di vita sacerdotale che hai donato alla mia vita e che custodirò per sempre nel cuore. Come qualche volta hai detto, fin dal tuo arrivo a Castiglione eri solito far pregare il rosario nel mese di luglio, con l’intenzione speciale di suscitare una vocazione. Il Signore ha esaudito a suo modo questa preghiera, disponendo che venissi affidato alle tue cure e a quelle della comunità castiglionese. Un grazie grande va alla comunità castiglionese e montesicchese per l’accoglienza e la vicinanza di questi anni. Tanti sono stati i momenti vissuti insieme e tante le persone, i volti, le persone che porto nel cuore e hanno segnato la mia vita. Dovunque il Signore mi condurrà, vi porterò sempre con me nella certezza che dal Santuario di San Donato la luce di santità che rifulge dal nostro martire, accompagna e illumina sempre il cammino dei suoi figli, soprattutto quando ricorrono a lui nel momento del bisogno. Un saluto e una benedizione speciale alle comunità di Villa Bozza e Castilenti con cui abbiamo camminato insieme in questi ultimi mesi. Camminiamo saldi nella speranza che è Cristo risorto che illumina, con la sua luce, le pieghe della storia e il cammino di ogni credente. Grazie alla comunità sansilvestrese (di San Silvestro a Pescara), mia comunità d’origine. Per me e per i sansilvestresi, che mi hanno visto nascere e crescere, oggi è un giorno di festa, perché io mi ricordo di quando ero bambino e andavo in giro per le strade del mio paese a dire che da grande avrei voluto fare il prete. Un grazie in particolare a coloro che non hanno mai mancato di pregare per me, affinché il Signore potesse dare compimento alle sue promesse; alle monache del Carmelo di Pescara e alle monache agostiniane dei Santi Quattro Coronati e a tutti quelli che mi hanno accompagnato in questi anni, anche a distanza, con la loro vicinanza spirituale. Grazie a mamma, papà e Alessio per tutto quello che avete fatto per me. Siete la mia famiglia, il luogo primordiale in cui ho conosciuto l’amore di Dio nella mia vita. Ai miei nonni e in particolare alle mie nonne, che oggi non ci sono più ma che sono state le stelle più belle del firmamento della mia esistenza, stelle che ancora oggi continuano a brillare nell’eternità. Grazie a tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di questa celebrazione. Al Coro diocesano per la collaborazione di questi anni nel canto, ai seminaristi, compagni di viaggio di ieri e di oggi, ai docenti, ai sacerdoti, in particolare a padre Paul Finnerty - rettore del Pontificio Collegio Irlandese - che questa sera ci onora con la sua presenza. Ai diaconi, alle autorità, ai civili presenti e a tutti i fedeli. Su ciascuno scenda copiosa la benedizione del Signore e a ciascuno in questo anno santo, Giubileo della speranza, giunga la luce dell’amore di Dio. Quella luce in grado di accendere e far brillare ogni esistenza."
Dopo la lettura della benedizione apostolica impartita a don Riccardo da Papa Leone XIV, è stato l’arcivescovo Valentinetti ad annunciare il primo incarico per il nuovo presbitero: "Siccome i discorsi gli riescono bene, ho visto che si è difeso molto bene - sottolinea il presule -, allora può assumere già da adesso alcuni impegni. Pertanto da domani (oggi per chi legge) sarà amministratore parrocchiale delle parrocchie di Castilenti e Villa Bozza. Questo è il motivo perché la Cattedrale rifulge di abitanti di Castilenti, di Villa Bozza, Castiglione e Montefino. Vi ringrazio per essere venuti e la benedizione che sto per dare, a lui in modo particolare, scenda anche su di voi e sulle vostre famiglie".
Don Riccardo Sanvito: quindici anni di sacerdozio e gratitudine
"Se io sono qui con voi a ringraziare Dio del dono del sacerdozio, più certo e convinto di quel giorno di quindici anni fa, è perché la bellezza del suo volto continua a vincere attraverso le mie debolezze, la mia fragilità e la mia inadeguatezza". Con queste parole don Riccardo Sanvito, in occasione della S. Messa delle 11.15 di domenica 1 ottobre a Sartirana, ha ricordato i suoi quindici anni di ordinazione al servizio pastorale passati al fianco di numerose persone con cui ha condiviso attimi importanti di vita.
Tra questi fa sicuramente parte la comunità di Sartirana, che ha voluto celebrare l'anniversario del religioso, ringraziandolo per il suo modo di essere. "E' bello venire a Messa sapendo che sarai tu a celebrarla con noi. E' bello perché, oltre che il nostro parroco, sei diventato anche il nostro amico. La chiesa non è infatti qualcosa di astratto, ma un luogo vivo in cui stringere amicizie e in questi cinque anni, da quando sei arrivato a Sartirana, nella nostra comunità lei ha stretto numerose amicizie. Sei l'esempio che la fede non toglie nulla alla vita, ma anzi la rende ancor più ricca. Caro don Riccardo siamo contenti che tu sia il nostro parroco, il piccolo principe della nostra parrocchia". A queste parole cariche di riconoscenza, don Riccardo ha risposto con un "grazie per questa carezza", un gesto di affetto che simboleggia il forte legame tra il sacerdote ed i fedeli.
Al termine della celebrazione eucaristica, don Riccardo ha voluto regalare un po' di sé ai presenti, distribuendo delle fotografie scattate durante la sua prima Santa Messa e proiettando nel salone un estratto del suo cammino.
Saluto alla Comunità Pastorale "Madonna della Neve" e nuovo incarico
La comunità pastorale “Madonna della Neve” ha salutato ufficialmente don Riccardo Sanvito, dal prossimo 1 settembre vicario parrocchiale della Chiesa Metropolitana di Gessate e responsabile di PG per la parrocchia SS. La chiesa era strapiena in questa doppia ricorrenza: contemporaneamente infatti si sono celebrati anche i 40 anni della consacrazione della Chiesa sussidiaria di Prato S. Dopo la Messa, presieduta dal festeggiato e concelebrata dai confratelli don Mauro, don Graziano, don Alfredo, don Antonio Brunello (che quest’anno festeggia i 40 anni a Casargo come parroco) e il seminarista Marco, la processione con la reliquia per le vie del paese (via Roncaiolo e via Fregera) accompagnata da canti religiosi e dalla banda di Cortabbio. Don Riccardo lascerà la Valsassina nelle ultime settimane di agosto per prendere definitivamente posto nella nuova residenza designata dal Card.
