Il film Il missionario (titolo originale Le missionnaire), uscito nelle sale nel 2010, segna l’esordio alla regia di Roger Delattre. Forte dell'esperienza maturata come assistente di lunga data di Luc Besson, Delattre firma una pellicola che si inserisce nel solco della commedia surreale, costruendo un racconto che gioca sul ribaltamento dei ruoli e sull'equivoco.

Trama e struttura narrativa
La storia segue le vicende di Mario Diccara (interpretato da Jean-Marie Bigard), un ex galeotto che, dopo aver scontato sette anni di prigione per una rapina, si trova a dover sfuggire alla malavita che reclama il bottino nascosto. Su suggerimento del fratello Patrick (David Strajmayster), un prete di campagna, Mario cerca rifugio in un piccolo villaggio sulle Alpi. Tuttavia, al suo arrivo, trova il parroco del paese deceduto; per una serie di circostanze fortuite, gli abitanti lo scambiano per il nuovo sacerdote.
La narrazione procede attraverso uno schema speculare: mentre Mario deve imparare a gestire le funzioni religiose e il calore dei fedeli, il fratello Patrick si vede costretto a immergersi nel mondo criminale per proteggerlo. Questo intreccio porta a un inevitabile ribaltamento:
- Mario: da malvivente a padre spirituale, in un percorso catartico che lo porterà a celebrare persino un rito nuziale interreligioso.
- Patrick: da uomo di chiesa a figura coinvolta in affari sporchi, rischiando la corruzione della propria integrità.
IL MISSIONARIO trailer ufficiale
Stile, regia e interpretazioni
Il film si caratterizza per un tono demenziale e surreale, con una messa in scena che trae forza dal contrasto fisico e interpretativo tra i due protagonisti. Jean-Marie Bigard offre un'interpretazione misurata, capace di conferire al suo Mario una "faccia dura" che ricorda, a tratti, quella di De Niro, stemperata da un lato umano che conquista lo spettatore. David Strajmayster, al contrario, adotta un registro più eccessivo, quasi caricaturale.
Dal punto di vista tecnico, il direttore della fotografia Thierry Arbogast svolge un lavoro notevole nel distinguere visivamente i due mondi: le riprese metropolitane, accelerate e plastiche, si contrappongono alla staticità dei paesaggi di provincia, che rimandano a un'estetica cinematografica d'altri tempi, vicina a certo cinema italiano degli anni Sessanta.
Considerazioni critiche
Nonostante la firma produttiva di Luc Besson garantisca un ritmo incalzante, la critica ha sottolineato come la regia di Delattre mantenga un impianto di stampo televisivo. I dialoghi e i tempi comici appaiono talvolta prevedibili, e l'originalità del soggetto - il tema del galeotto travestito da prete - è un topos ampiamente esplorato nella storia del cinema (si pensi a Non siamo angeli). Tuttavia, il film riesce a risultare godibile, affrontando con leggerezza temi delicati come l'intolleranza religiosa e il contrasto multirazziale, rendendolo un prodotto di intrattenimento adatto a un pubblico internazionale.
| Parametro | Dettaglio |
|---|---|
| Regia | Roger Delattre |
| Cast principale | Jean-Marie Bigard, David Strajmayster |
| Genere | Commedia, Noir, Surreale |
| Produzione | EuropaCorp |
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