Don Tonino Bello e la Chiesa del Grembiule

Attraverso una delle ultime novità editoriali per la collana "I Santi del Messalino", siamo invitati a riscoprire la figura di don Tonino Bello, venerabile, monsignore, ma soprattutto, semplicemente, sacerdote. La sua grandezza risiede nella sconcertante semplicità, una qualità forgiata nella sua terra natale, «piccola e povera», come lui stesso l’ha definita. Egli stesso ricordava che proprio questa povertà gli aveva donato «la ricchezza incomparabile di capire i poveri e di potermi oggi disporre a servirli».

Ritratto di Don Tonino Bello con il suo sorriso caratteristico

Le Origini e la Formazione di Antonio Bello

Un’Infanzia tra Semplicità e Dolore

Antonio Bello nacque ad Alessano (Lecce) il 18 marzo 1935, da Maria Imperato e Tommaso Bello. L'abitazione della famiglia Bello era situata in via Scipione Sangiovanni, al numero civico 17. Il padre, maresciallo dei carabinieri in congedo, era già stato sposato e da quel matrimonio erano nati due figli maschi: Giacinto Antonio Carmine e Vittorio Nunzio Emilio. Rimasto vedovo, sposò in seconde nozze Maria Imperato dalla quale ebbe altri tre bambini, tra cui Tonino, Trifone e Marcello. Il 29 gennaio 1942, Tommaso morì improvvisamente. La madre, rimasta vedova, conobbe presto la tristezza di altri due lutti: il secondo conflitto mondiale coinvolse tragicamente la famiglia. Il 9 settembre 1943, Vittorio perse la vita nell’affondamento della corazzata "Roma", e il 3 ottobre 1944, Carmine Giacinto, radiotelegrafista sui MAS, morì improvvisamente. In poco più di due anni, il destino e la follia della guerra si abbatterono su questa famiglia, portando freddo, solitudine e incertezza del domani. Il piccolo Tonino non aveva ancora dieci anni ed era già il fratello maggiore.

Don Tonino avrebbe poi ricordato: «Mio padre non lo ricordo. So che piangevo in segreto quando vedevo i miei compagni delle elementari accompagnati a scuola dai loro papà». Ma già da bambino, a causa della scomparsa dei due fratelli maggiori, il tarlo della follia della guerra entrò nelle sue ossa e lo accompagnò sino alla fine dei suoi giorni. Da adulto, in particolare, avrebbe incontrato Ciccillo, un pescatore molfettese anch'egli a bordo della corazzata "Roma" al momento del naufragio, e con lui avrebbe più volte rivissuto il dolore di quei tragici momenti, quasi a voler donare al fratello una sua vicinanza e ad offrire a lui una promessa: la promessa di essere per sempre un uomo di pace.

La sua infanzia è un affresco di valori umili e puliti: i «tepori di focolari nelle sere d’inverno», il «sapore di pane (solo pane)», e i «profumi di campo e di bucato». La sua gente era «povera di denaro, ma ricca di sapienza», «linda nella casa e nel cuore». Questa descrizione del suo popolo era per lui un tributo che sentiva di dover vivere: «Una gente - quella degli anni della sua infanzia - povera di denaro, ma ricca di sapienza. Dimessa nel comportamento, ma aristocratica nell’anima. Rude nel volto contadino, ma ospitale e generosa. Con le mani sudate di fatica e di terra, ma linda nella casa e nel cuore. Forse anche analfabeta, ma conoscitrice dei linguaggi arcani dello spirito».

La Vocazione e i Primi Passi nel Sacerdozio

I primi sacramenti, Battesimo e Cresima, gli furono amministrati nella chiesa di Alessano. Già da bambino, la sua intelligenza e la sua bontà non erano sfuggite al parroco, don Carlo Palese, che presto propose al ragazzo e alla famiglia la vita del seminario. Nel mese di ottobre del 1945, con una valigia piena di sogni, varcò la soglia del seminario di Ugento, dove frequentò i tre anni delle medie e i due del ginnasio. Dopo cinque anni, il giovane Tonino si trasferì al seminario regionale di Molfetta per compiere i tre anni di liceo, conseguendo la maturità a pieni voti.

Nel 1953, monsignor Ruotolo, vescovo di Ugento, constatò l’intelligenza e la cultura di Tonino e pensò di trasferirlo a Bologna, presso il seminario dell’Opera Nazionale Assistenza Religiosa e Morale degli Operai (ONARMO), per studiare Teologia e preparare i futuri sacerdoti al contatto con il mondo operaio. A Bologna, sotto la guida del cardinale Giacomo Lercaro, Tonino Bello ricevette gli ordini minori e il suddiaconato. Terminò il quadriennio di Teologia nel 1957. Per la sua giovanissima età, appena ventidue anni, fu necessaria una dispensa per l’ordinazione sacerdotale. Monsignor Ruotolo concesse l’autorizzazione e l’8 dicembre 1957, festa dell’Immacolata, nella chiesa di Alessano, presiedette il rito di consacrazione sacerdotale. La sua vocazione era chiara fin dall'ordinazione sacerdotale, segnata dalla frase evangelica: «Per questo Egli mi ha consacrato per annunziare la buona novella ai poveri» (Lc 4,18).

LA BIOGRAFIA DI DON TONINO BELLO

Il Ministero Sacerdotale e Vescovile

Il Sacerdote e il Concilio Vaticano II

Nel 1958, dopo il conseguimento della Licenza alla Facoltà Teologica di Milano, don Tonino si trasferì a Ugento, dove fu nominato insegnante e poi rettore del seminario, incarico che ricoprì dal 1974 al 1976. Durante la sua permanenza di diciotto anni a Ugento, fu prima prefetto e poi vice rettore. Nel 1962, con l'inizio del Concilio Vaticano II, monsignor Ruotolo decise di portare con sé don Tonino a Roma, considerandolo il suo teologo personale. Le tracce degli interventi che il vescovo di Ugento fece durante le sessioni conciliari furono preparate da don Tonino, il quale trovò anche il tempo di scrivere un diario su quell'esperienza romana. L’aria di rinnovamento lanciata dal Concilio Ecumenico avrebbe condizionato molto la sua già ricca cultura pastorale, che successivamente avrebbe evidenziato durante il suo ministero episcopale. Anche nella diocesi ugentina, don Tonino si impegnò per applicare gli insegnamenti lasciati dal Concilio. In questo periodo, don Tonino si iscrisse all’Università Lateranense, laureandosi in Teologia nel 1965. A ventotto anni, il vescovo Ruotolo lo fece nominare "monsignore", titolo che accettò ma senza mai rinunciare a farsi chiamare "don" Tonino, anche dopo la nomina episcopale.

Gli anni di permanenza a Ugento misero in risalto un'altra passione di don Tonino: lo sport. Ogni attività sportiva e agonistica lo trovava pronto a impegnarsi con i suoi ragazzi fino all’estremo delle sue forze fisiche. Riuscì persino a ottenere il patentino di arbitro di calcio e diede origine a una squadra di pallavolo del seminario, raggiungendo incredibili risultati nel campionato nazionale.

Parroco a Ugento e Tricase

Nel 1978, lasciò il seminario quando il vescovo monsignor Mincuzzi lo nominò amministratore parrocchiale del "Sacro Cuore di Ugento". Don Tonino si immerse a tempo pieno nel suo nuovo lavoro, ricostituendo il Consiglio parrocchiale e dedicando particolare attenzione al canto sacro e alla preparazione del commento delle letture della domenica. La gente ricorda quando don Tonino girava in continuazione per le strade della parrocchia, conoscendo tutti e chiamando ciascuno per nome, con un sorriso e una parola di incoraggiamento.

Nel 1979, fu eletto parroco della "Natività di Maria" a Tricase, a soli sette chilometri da Alessano. La gente lo accolse con grande affetto ed entusiasmo. I tre anni a Tricase furono una "prova generale": da gennaio 1979 all’estate 1982, don Tonino rivoluzionò il paese con il suo impegno dinamico e le sue scelte innovatrici, applicando gli insegnamenti del Concilio Vaticano II. La sua popolarità crebbe, e le sue omelie, talvolta "sferzate" ai politici e agli amministratori locali, riempivano la chiesa. Don Tonino insegnava e si incontrava tutti i giorni a scuola con i giovani, vivendo l'impegno scolastico non come un lavoro ma come una missione.

La Nomina a Vescovo di Molfetta

Nel 1980, don Tonino fu convocato a Roma dalla Congregazione dei Vescovi, dove il cardinale Sebastiano Baggio gli propose la nomina a vescovo con destinazione Palmi, in Calabria. Turbato dall'evento, declinò la proposta. Poco tempo dopo, una seconda convocazione a Roma gli procurò la proposta di nomina a vescovo nella diocesi di Tursi, in Basilicata, ma ancora una volta rifiutò, tormentato all’idea di lasciare Tricase, la sua parrocchia, la sua gente che amava e, soprattutto, la sua anziana mamma, che sarebbe morta nel novembre del 1981. A metà giugno dell’anno successivo, don Tonino ricevette la terza proposta. Indeciso, ma propenso ad accettare, il 10 agosto 1982 fu nominato vescovo di Molfetta, Giovinazzo e Terlizzi, e successivamente anche di Ruvo di Puglia, unita alle precedenti città "in persona episcopi" e entrata a far parte della nuova diocesi il 30 settembre 1986.

Il 4 settembre, la notizia fu data al clero interdiocesano da monsignor Aldo Garzia. Il 6 settembre, don Tonino incontrò di persona il clero delle tre città della diocesi, dicendo, con tono scherzoso, di aver voluto subito incontrare la «fidanzata che la Santa Sede gli aveva trovato per corrispondenza», ovvero la Chiesa di Molfetta. Il 19 settembre, in tutte le chiese della diocesi fu letto il primo messaggio del nuovo vescovo Antonio Bello. La celebrazione di consacrazione episcopale avvenne a Tricase il 30 ottobre, nei pressi della chiesa di San Domenico, con una immensa folla convenuta in piazza Pisanelli.

Dopo alcuni giorni dalla consacrazione, don Tonino si recò a Roma per prestare giuramento davanti al presidente della Repubblica, Sandro Pertini. Pertini, colpito dalla semplicità con cui il novello vescovo vestiva e sbalordito dalla croce pettorale fatta in legno, chiese spiegazioni. Don Tonino, spiegando i motivi di quella sua scelta, sollevò la croce dal petto e la pose nelle mani del Presidente, facendone a lui dono. Don Tonino rimase qualche settimana ancora a Tricase per sistemare alcune faccende utili al suo trasferimento a Molfetta. L'ingresso nella sua nuova Chiesa avvenne il 21 novembre 1982, festa della presentazione di Maria al Tempio, con una massiccia partecipazione e curiosità dei fedeli. La convinzione che quel nuovo vescovo avrebbe "dirottato" la Chiesa molfettese verso altre strade si ebbe durante l’omelia che don Tonino preparò per quella solenne cerimonia: «Eccomi, cari fratelli. Nel giorno della presentazione di Maria al Tempio...»

La "Chiesa del Grembiule" e l'Impegno per la Pace

Un Vescovo Fatto Popolo

Don Tonino non si limita a predicare la missione di annunciare la buona novella ai poveri, ma la vive con una concretezza disarmante. All'ingresso nella diocesi di Molfetta, chiese di essere accolto come «fratello e amico, oltre che come padre e pastore», portando con sé solo «la Parola di Dio e la tenerezza, la sofferenza e la speranza indistruttibile della mia piccola, stupenda Chiesa d’origine». Egli voleva essere «un Vescovo fatto popolo», e per questo coniò l'espressione potente di «Chiesa del grembiule». Il grembiule, per lui, era l’unico paramento sacerdotale registrato dal Vangelo. Don Tonino insisteva su questo: «La stola senza il grembiule resterebbe semplicemente calligrafica. Il grembiule senza la stola sarebbe fatalmente sterile». Questa adesione alle origini e questa sua semplicità di fondo lo portò a una scelta significativa: pur nominato vescovo, continuò a farsi chiamare "don Tonino", perché per lui, il titolo episcopale non aveva «molto da spartire né con la povertà di Betlemme né con l’ignominia del Calvario».

Illustrazione del grembiule come simbolo di servizio

Presidente di Pax Christi e la Lotta per la Pace

Se la semplicità è il suo tratto distintivo, la pace è la sua bandiera. La guerra aveva segnato profondamente la sua infanzia con la perdita del padre e di due fratelli. Nel 1985, venne nominato Presidente nazionale del Movimento Pax Christi, in cui si impegnò attivamente nella sensibilizzazione a favore dell’obiezione fiscale contro le spese militari e contro il piano di militarizzazione della Puglia, nonché per la pace a livello nazionale durante la prima Guerra del Golfo e il conflitto nella ex-Jugoslavia. Don Tonino si impegnò con tutte le sue forze per far comprendere che la pace «non è un semplice vocabolo, ma un vocabolario», e che «non c’è una pace rossa e una pace bianca... C’è una sola pace: quella del Padre».

Egli combatté apertamente contro la Guerra del Golfo, scrivendo ai parlamentari e condannando la logica bellica come «pazzia bell’e buona». Venne etichettato e deriso, ma non si fermò. Il suo impegno raggiunse l'apice con la marcia a Sarajevo nel dicembre 1992. Nonostante fosse già gravemente malato di cancro allo stomaco, si fece ispiratore e guida di persone credenti e non, di differenti nazionalità, unite dall’obiettivo di sperimentare “un’altra ONU”, mostrando la possibilità di vivere nella concordia. Si unì a circa cinquecento pellegrini in un'impresa che definì «assurda»: entrare nella città al buio, sotto i pericoli della guerra, per dare un messaggio: «La pace va osata».

Mappa del percorso della marcia per la pace a Sarajevo nel 1992

LA BIOGRAFIA DI DON TONINO BELLO

L'Eredità di Don Tonino Bello

Don Tonino Bello, morto a Molfetta il 20 aprile 1993, ha lasciato un'eredità che risuona potente oggi. Ci ha insegnato che «gli uomini sono angeli con un’ala soltanto: possono volare solo rimanendo abbracciati». Papa Francesco in data 25 novembre 2021 lo ha dichiarato Venerabile, riconoscendo la sua vita esemplare dedicata al servizio, alla povertà e alla pace.

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