Viste da lontano, potrebbero sembrare un gregge di giganteschi mostri preistorici che si muovono sul mare. In realtà, sono trentasette navi che attraversano il gelido oceano dirette verso l'Inghilterra. Lente e disordinate, queste navi - un'accozzaglia di mercantili e petroliere racimolate per le esigenze di guerra - rappresentano per l'isola un vitale cordone ombelicale con gli USA, «l'arsenale delle democrazie» in lotta contro la perfetta macchina da guerra di Hitler.
Ma questi lenti giganti, che lottano contro le onde e arrancano cercando di mantenere la rotta alla massima velocità possibile, hanno altro da temere oltre ai normali pericoli della navigazione, che vanno dagli iceberg alle tempeste. Attorno a loro si muovono gli U-boot tedeschi, come un branco di lupi che gira attorno al convoglio per trascinarlo in una trappola mortale. Tra la scia bianca di un siluro ad alta velocità e le inermi navi civili, si ergono solo quattro cacciatorpediniere comandate da George Krause, un capitano yankee disciplinato e tenace - nel combattimento e nella fede religiosa - ma alla sua prima esperienza di guerra vera.
Questa è, asciugata all'osso, la trama di Greyhound (il cui titolo originale è The Good Shepherd, "Il buon pastore"), romanzo di Cecil Scott Forester pubblicato originariamente nel 1955. La narrazione è più vicina e molto più concentrata nel tempo rispetto ai libri dedicati all'immaginario capitano Horatio Hornblower, altro celebre eroe delle guerre napoleoniche creato da Forester, considerato un vero maestro del romanzo storico ambientato tra le onde.

La Trama: Una Missione Disperata
Ambientato nel 1942, il romanzo vede il Comandante Krause ricevere l’incarico di portare a termine una missione ad altissimo rischio: guidare il convoglio Greyhound, formato da trentasette navi, lungo la rotta che passa tra i mari ghiacciati del Nord Atlantico, infestato dai micidiali U-boot, i sottomarini della flotta nazista. L’obiettivo è quello di portare agli alleati inglesi preziosi rifornimenti, indispensabili per resistere agli attacchi tedeschi. Tuttavia, il Comandante sa che raggiungere l’obiettivo è quasi impossibile: i sommergibili tedeschi sono superiori in potenza e in numero. Krause ha solo quarantotto ore di tempo per completare quella che sembra una missione destinata a fallire.
Il Comandante George Krause: Un "Buon Pastore" al Comando
Il protagonista del romanzo è Ernest Krauser (o George Krause), comandante del cacciatorpediniere americano Keeling, che si è ritrovato per questioni di anzianità ed emergenza - siamo pochi mesi dopo l’ingresso degli USA in guerra e il nostro protagonista non ha praticamente esperienza di servizio - a comandare un convoglio di trentasette navi mercantili lungo la rotta del Nord Atlantico.
Il titolo originale, The Good Shepherd (Il buon pastore), è decisamente più efficace ed evocativo di Greyhound, poiché costituisce un’azzeccata metafora nonché un’utile chiave di lettura per interpretare la storia, coglierne il significato e capire il protagonista. Krause è il prototipo dell'uomo in lotta che piaceva a Ernest Hemingway. Ogni decisione che deve prendere, nello spazio di pochi minuti, può essere foriera di disastro per lui e per altre migliaia di persone. Ogni secondo sul ponte di comando porta nuovi dubbi e paure a cui rispondere con la saggezza della Bibbia e i manuali tecnici del radar. Il suo è quasi un "Vecchio e il mare" in cui la partita mortale con gli abissi è amplificata dalla guerra e dalla tecnica.
Krauser, infatti, è guidato da un fortissimo senso del dovere che affonda le sue radici nell’educazione religiosa e militare ricevuta. Nelle quarantotto ore della narrazione, il comandante si concede in totale due ore di sonno, un paio di sonnellini di dieci minuti, un solo pasto completo, una decina di caffè e nient’altro. Le restanti ore sono trascorse in continua tensione per i possibili attacchi nemici, nonché nella gestione della nave e della flotta, composta sia da navi civili che militari.
Analisi Narrativa e Stilistica
Il romanzo si sviluppa su due livelli di lettura. Il primo è il racconto degli attacchi tedeschi e della paziente e instancabile opera di difesa del comandante. Forester descrive almeno tre grandi azioni, cioè attacchi di uno o più sommergibili al convoglio, e diversi incidenti minori. L’autore dimostra una grande “autorità” nel discutere questioni tattiche e strategiche, come ad esempio: «Il segnale sonar che stiamo ricevendo è falso, vero o è distorto dalla temperatura dell’acqua? Qual è lo schema migliore per sganciare le bombe di profondità? Bisogna inviare una nave per indagare quel contatto sonar? Doveva tenere la rotta ancora un momento, affinché la Viktor [altra nave del convoglio] potesse ottenere un rilevamento incrociato. Poi avrebbe virato, per evitare la collisione. Da che parte? Da che parte sarebbe andato il sommergibile per sfuggire all’attacco della Viktor? Da che parte doveva spostarsi lui per intercettarlo se fosse rimasto illeso? La Viktor stava virando leggermente a tribordo. Quando la Keeling aveva lanciato il suo attacco, l’U-Boot - da quel che sapeva lui - aveva girato a destra proprio sotto la sua nave, invertendo la rotta. Era la cosa migliore da fare; e sarebbe stata anche adesso la manovra giusta.»

Il secondo livello di lettura, invece, è tutto interno al comandante. La narrazione è solidamente ancorata al punto di vista di Krauser, ma l’autore muove abilmente la telecamera dall’esterno all’interno del personaggio, di cui ci riferisce numerosi pensieri. Non solo. L'ossessiva monotonia della guerra dei convogli, fatta di lunghi inseguimenti e ricerca dell’invisibile nemico subacqueo, è resa attraverso frasi brevi e secche. Ad esempio, quando il comandante dà un ordine, esso viene ripetuto dall’ufficiale che lo recepisce e dagli uomini che lo eseguono: «Timone venti gradi a destra. «Venti gradi a destra. «Capitano a controllo artiglieria. «Rilevamento 208°.
Un aspetto che potrebbe risultare un difetto, forse ineliminabile, è la presenza di alcuni tecnicismi (rotta navale, sonar, bombe di profondità e qualche termine tedesco). Se queste cose sono totalmente ignote, allora sarà difficile poter seguire le vicende narrate e quindi godere del romanzo. Se a malapena si sa cosa sia un U-boot o un cacciatorpediniere, né si ha alcuna idea delle loro caratteristiche (autonomia, manovrabilità, armamento ecc.) la lettura rischia di arenarsi dopo poche pagine. Il che sarebbe un peccato, perché alla fine non bisogna sapere chissà quante cose. Per tutti gli altri, il romanzo è assolutamente consigliato.
Il Contesto Storico e Il Messaggio del Romanzo
La Battaglia dell’Atlantico fu il tentativo alleato di rifornire di mezzi, armi e combustibile la Gran Bretagna e l’URSS, che resistevano a fatica all’offensiva tedesca. Il libro, scritto negli anni Cinquanta, è ovviamente un omaggio all’abnegazione dei marinai e degli ufficiali che, impegnati nella logorante e pericolosa scorta dei convogli alleati - essenziali per garantire la resistenza di Gran Bretagna e anche URSS contro la Germania - resero possibile il trionfo della libertà sull’orrenda dittatura di Hitler.