L'amore per un sacerdote: tra affettività, vocazione e discernimento

L'amore per un sacerdote è un fenomeno complesso e spesso carico di interrogativi, che tocca le corde più profonde dell'affettività umana, la spiritualità e le regole ecclesiastiche. Questa tematica si manifesta in varie forme, dall'innamoramento platonico all'attrazione fisica, fino alla messa in discussione di un'intera vocazione. Esploriamo le diverse prospettive su questa delicata questione.

Quando l'attrazione si trasforma in ossessione: esperienze e avvertimenti

Le situazioni in cui una donna si innamora di un sacerdote possono assumere contorni inaspettati e preoccupanti. A volte, l'infatuazione può sfociare in un comportamento che, più che amore, appare come una vera e propria ossessione.

Storie di innamoramento e preoccupazione

Una testimonianza riporta il caso di un'amica che si è "innamorata perdutamente di un prete". Il suo comportamento è diventato motivo di forte preoccupazione: un giorno, durante una processione sacra, "ha finto uno svenimento per poter ricevere le attenzioni del sacerdote, con tanto di sosta nella casa parrocchiale per bere dell’acqua coi sali minerali". La sua presenza in parrocchia è quasi quotidiana, dedicandosi a catechismo, coro, Caritas e altre attività, ma "lo fa solo (così mi ha detto) per ronzare intorno al prete". La paura è che questo "invaghimento non la porterà dove vorrebbe: una relazione vera e propria con il prete, con tanto di abbandono dell’abito talare da parte del parroco".

La prospettiva psicologica sull'infatuazione

Secondo la dottoressa Braghieri, un'infatuazione così ostinata per un uomo di Chiesa non è normale. "Dedicare le proprie giornate alla Chiesa e alle sue attività collaterali non per fede ma per stare appiccicata a un sacerdote, più che un innamoramento mi sembra decisamente un sintomo". Vi sono "tanti modi per farsi del male in amore: uno di questi è innamorarsi (o credere di essere innamorate) di un prete". Sebbene non sia più così frequente come un tempo, a causa della crisi delle vocazioni e dell'età media elevata dei sacerdoti, "nelle parrocchie circolano ancora religiosi abbastanza giovani, magari stranieri".

I sacerdoti sono spesso "figure carismatiche, capaci di trasmettere un senso di pace, equilibrio e rigore morale che può essere molto coinvolgente e convincente, soprattutto per chi è alla ricerca di punti di riferimento". Tuttavia, un prete che sorride, coinvolge nelle attività parrocchiali o parla con simpatia, "sta semplicemente facendo il suo lavoro". Interpretare questi gesti come espressioni di interesse romantico è un "equivoco, senza se e senza ma", poiché "la relazione con una ragazza, in altre forme che non siano collaborazione, preghiera, impegno per gli altri, è esclusa".

Donne in preghiera in chiesa con un sacerdote, in una scena di vita parrocchiale

L'amore che nasce dalla fragilità e dal bisogno di rifugio

Un'altra testimonianza racconta di un innamoramento scaturito dopo un periodo molto difficile e una delusione sentimentale. La persona ha iniziato a frequentare una parrocchia, trovando "due preti molto carini, umani, due brave persone insomma". In particolare, uno di questi, suo coetaneo, ha instaurato un rapporto di amicizia che ha generato un sentimento inaspettato: "Quando c'è questo prete a dire la messa io ho il cuore a tremila, la voce che trema, sono tesa come una corda di violino. Sono gelosa.... Ho completamente dimenticato il fatto che è un prete".

La dottoressa osserva che in questi casi emerge una "grande confusione, che riguarda temi importanti: religione, relazioni, amore, regole sociali". Una delusione sentimentale può influire profondamente sulla percezione di un prete, che diventa un "sostituto ottimale per le varie caratteristiche che ha riferito". Trovare un uomo in un contesto rassicurante come la chiesa può fungere da "antidoto giusto". In questo senso, l'attrazione può essere "parte di una sua ripresa", spingendo a "razionalizzare la cosa" pur non perdendo interesse.

La persona in questione descrive il prete come "super sportivo, ha un bel fisico, è simpaticissimo, ha sempre la battuta pronta, in più c'è questo rapporto di complicità e di affetto, di punzecchiarci a vicenda". Dopo una delusione sentimentale che l'ha lasciata "spiazzata e piena di insicurezze", questo prete è stato "il solo che è riuscito a farmi capire con chi avevo a che fare!". La confusione è data anche da un senso di "riconoscenza che si incocia con l'affetto", poiché i due preti "hanno saputo darmi tantissimo in un momento in cui mi sentivo in balia degli eventi".

In cammino, 9 novembre 2021 - Qual è il ruolo dei sacerdoti nella Chiesa di oggi?

Il celibato sacerdotale: tra storia, teologia e umanità

Il celibato dei sacerdoti è un tema centrale quando si parla di amore per un ministro del culto. È una scelta di vita profonda, ma anche una disciplina ecclesiastica con una sua storia e interpretazioni diverse.

Le origini del celibato e le sue sfumature

Una persona, interrogandosi sull'appropriatezza dei suoi sentimenti per un prete, ha confessato la sua situazione a un altro sacerdote, che le ha risposto "che anche il primo papa Pietro era sposato.. che il matrimonio è stato proibito ai preti dalla chiesa -non da Dio- nell'anno mille, che in seno alla chiesa cattolica ci son almeno 15 ordini tipo quello con rito 'cristiano orientale' dove i preti possono anche sposarsi!!!". Questa informazione ha messo in luce la natura disciplinare del celibato nel rito latino.

Confrontandosi in seguito con il prete per cui provava attrazione, la donna ha parlato "di questa scoperta relativa il celibato dei preti imposto dalla chiesa e non da Dio con il concilio lateranense". Il prete, seppur con un certo imbarazzo ("da rosso è diventato bordeaux"), ha "confermato tutto quello che mi ha detto il prete dove sono andata a confessarmi, spiegandomi il tutto in maniera più approfondita". Ha ribadito "che è una cosa richiesta dalla chiesa e non da Dio", menzionando "le date, il concilio, confermato che Pietro era sposato". Ha poi aggiunto che "secondo lui il rito latino ha questo valore aggiunto del celibato".

L'umanità del prete e la sua affettività

La questione della capacità di amare di un prete è fondamentale. Don Christian Cerasa sottolinea che uno degli errori storici è stato "quello di aver divinizzato a tal punto la figura del prete, da aver completamente snaturato la sua umanità o averla quasi completamente annullata". Al contrario, il prete "ama con cuore d'uomo!", e la sua scelta di celibato è una "maniera 'totale d'amore'". Non è un amore escludente, ma "dilata il mio cuore di prete così da renderlo capace di un amore che non conosce confine". Il prete è "prima di tutto una persona umana; non posso pensare di essere confuso semplicemente con un ruolo".

La sessualità, intesa come "forza sempre dinamica soggiacente tutto l'Io, in virtù della quale la persona umana è capace di relazioni interpersonali", non ha bisogno necessariamente di esprimersi nell'esercizio della sessualità genitale. La vocazione fondamentale dell'uomo è l'amore, e anche chi sceglie il celibato "è comunque chiamato all'amore", ma con una "grande maturità affettiva e sessuale". Il sacerdote "può responsabilmente rinunciare a generare figli, ma non ad essere 'padre' e tantomeno ad amare con un cuore umano".

Don Cerasa afferma con decisione: "al prete è lecito amare/innamorarsi in quanto uomo? Sì, lo è, e se lo vive in piena maturità questo lo porta a crescere in umanità, ad entrare nel tessuto della vita quotidiana della gente, a parlare dei problemi ed a elargire consigli non per sentito dire, ma per convinzione, esperienza fatta".

Schema: Le diverse forme di amore e relazione per un sacerdote, tra agape, eros e celibato

Il celibato come vocazione all'amore: agape ed eros

Il teologo Aristide Fumagalli, nel suo libro "L'amore celibe. La relazione del prete con le donne", affronta la questione di come un prete possa gestire il desiderio e l'affettività. Suggerisce di considerare "l'opportunità di «una gestione del desiderio sessuale e della sua espressione corporea corrispondente alla peculiarità dell’amore celibe»", evitando gli estremi della "trasgressione o dell'inibizione".

Per Fumagalli, "il celibato per il Regno dei cieli non è vissuto come una gabbia in cui rinchiudersi o da cui evadere alla prima occasione, ma come un sentiero su cui incedere". Propone il concetto di "amore celibe sessuato - che esclude quindi la dimensione genitale - con una sua generatività, una sua espressione, una sua promozione reciproca di gioia e di pace". Questo amore deve essere vissuto "alla luce del sole, con trasparenza e immediatezza, che non ha nulla di clandestino". La "virtù della castità celibe" implica "rispetto e promozione dell'altrui differenza, prendendo le distanze dall'amore erotico ma aprendo le porte all'emozione sentimentale per entrare in un dialogo libero e ricco". Esempi storici, come San Francesco con donna Jacopa dei Sette Soli o Karol Wojtyla con Wanda Poltawska, mostrano come "il celibato per il regno dei cieli non è propriamente uno stato di vita da preservare, quanto una vocazione all'amore da vivere".

Gestire i sentimenti: consigli e percorsi di discernimento

Sia per la persona che si innamora di un prete, sia per il sacerdote stesso, è fondamentale un percorso di discernimento e una gestione consapevole dei sentimenti.

Come affrontare un innamoramento per un sacerdote

Per coloro che si trovano innamorati di un prete, la dottoressa suggerisce diverse azioni. Se è "troppo difficile rinunciare al pensiero di poter amare quest'uomo", può essere utile "parlarne con qualcuno di cui ci fidiamo, come una vera amica o un familiare". Se si ha la forza, si può "parlare di quello che stiamo vivendo proprio con lo stesso sacerdote, che per il suo ruolo e i suoi principi deve sapere come comportarsi correttamente in questi casi".

È consigliabile "abbandonare per un po' quelle attività che ci portano a lavorare a stretto contatto con il sacerdote" e "evitiamo di rimanere sole con lui e non cerchiamolo sui social". Un "periodo di riflessione in cui il cuore deve dare la precedenza alla ragione" può aiutare a uscire da "un'impasse sentimentale senza futuro". Con il tempo, si può ritrovare "quei punti di contatto con il sacerdote su cui costruire una bella amicizia, basata sul rispetto reciproco come pure sulla condivisione di valori spirituali e di impegno nel sociale".

Un aspetto da considerare è che "è nella consuetudine della Chiesa trasferire i suoi preti da una zona all'altra dopo alcuni anni di servizio in una parrocchia". È importante anche riconoscere i segnali di allarme: "se ci rendiamo conto che il sacerdote ricambia realmente le nostre attenzioni, non sentiamoci gratificate, ma allarmate: forse le cose si stanno seriamente complicando, e non è colpa nostra. Allontaniamoci da questa situazione: rischiamo di farci davvero male".

Il discernimento del sacerdote di fronte all'attrazione

Anche per il prete, la gestione dei sentimenti è cruciale. "Dal canto suo un prete, se sente in sé qualche forma di attrazione romantica, deve saper affrontare la situazione con il rispetto, l'onestà e la trasparenza che il suo ruolo richiede, senza mettere a rischio la sua vocazione o compromettere la fiducia dei fedeli".

Un esempio recente è quello di Don Riccardo Ceccobelli, un parroco di Orvieto che ha lasciato il sacerdozio dichiarando: "Il mio cuore è innamorato seppure non abbia mai avuto modo di trasgredire le promesse che ho fatto voglio provare a vivere quest’amore senza sublimarlo, senza allontanarlo". Questo evento solleva interrogativi su cosa accada nella Chiesa quando un presbitero mette in discussione la sua vocazione. La Chiesa incoraggia un maturo discernimento, spesso con il supporto del Vescovo o del Superiore Generale, per comprendere "cosa dell'esperienza di presbitero lo renda infelice e se è possibile risolvere". Se la scelta è quella di lasciare, "uscire dalla Chiesa non è facile, ma sicuramente più meritorio che vivere una doppia vita che prima o poi crea assai più scandalo e sofferenza di una scelta aperta e alla luce del sole". Il sacerdote, una volta dimesso dallo stato clericale, "lo sarà per sempre" a livello sacramentale, ma non sarà più sottoposto alla legge ecclesiastica.

Immagine concettuale di una persona che riflette su scelte difficili, simbolo di discernimento

La complessità del discernimento vocazionale: una storia

La storia di Carmen e Giovanni illustra la difficoltà di conciliare un forte sentimento amoroso con una vocazione sacerdotale. Giovanni, innamorato di Carmen, stava affrontando un "serio discernimento con la propria guida spirituale perché pensava che il Signore lo stesse chiamando al sacerdozio". Nonostante l'amore reciproco, Giovanni si sentiva sempre più sicuro della sua vocazione, interpretando anche i sentimenti per Carmen come un impulso in quella direzione. Carmen, dopo una "litigata furiosa", decise di troncare ogni rapporto, pur soffrendo. Si chiede "che senso abbia avere per me l'averlo incontrato".

Il punto di vista di un sacerdote su questa vicenda è che "Dio non taglia niente, esalta tutto!". Citando don Luigi Giussani, "«Che Grazia, finalmente diventerai un uomo»" di fronte a un innamoramento. Se Dio suscita l'amore, "perché tagliarlo?". Non si tratta di "tagliare" i sentimenti, ma di comprendere cosa il cuore cerca attraverso l'innamoramento, che per Giussani era Gesù stesso. La sofferenza dell'amore rivela la sua verità. Per Carmen, Giovanni "resterà sempre un dono per te e tu un dono per lui", e la distanza fisica richiesta è per rimanere "sempre uniti, una carne sola secondo il significato profondo di quello che Dio, nella Genesi, disse all'uomo e alla donna".

L'amore cristiano e la libertà dei sentimenti

La riflessione finale si concentra sulla natura dell'amore e sulla sua compatibilità con la fede, distinguendo tra amore "ordinato" e "disordinato" e mettendo in luce il valore dell'autenticità umana.

È peccato amare un prete?

Molte donne si chiedono "se sia peccato amare un prete o amare un frate". La Sacra Scrittura insegna "Amerai il prossimo tuo come te stesso". L'amore può essere "ordinato (se è secondo la Legge di Dio) oppure disordinato (se è contrario alla legge del Signore)". Poiché i sacerdoti e i frati sono tenuti alla castità, le donne dovrebbero "cercare di reprimere eventuali innamoramenti 'disordinati' nei loro confronti" e "se vengono in mente dei desideri sessuali nei confronti di un prete, bisogna discacciarli prontamente".

Tuttavia, "se una donna si è solo innamorata di un prete, ma non ha mai accettato pensieri impuri nei suoi confronti? Se non ha accettato questo innamoramento non ha commesso nessun peccato". Se decide di accettare volontariamente l'amore (senza pensieri impuri), esiste comunque "il rischio di mettersi in un'occasione prossima di peccato con il pericolo di peccare gravemente", ed è quindi bene "cercare di distogliere questo innamoramento, ad esempio cercando un fidanzato tra i fedeli laici".

L'importanza di essere "uomini di umanità"

Le riflessioni sull'amore e il celibato riconducono tutte all'"umanità" della persona. Come afferma Don Christian Cerasa, "diventare santi, dovrebbe significare innanzitutto diventare veri uomini, uomini in pienezza di vita, come Gesù che è stato vero uomo, pienamente uomo". Teofilo vescovo di Antiochia tradusse "siate santi" con "siate umanamente santi", ovvero "siate santi nella dimensione umana, non dimenticando che è nell'umanità che si deve testimoniare la santità: straordinari nell'ordinario".

Il sacerdote deve essere "libero, soggetto di e in relazione, esperta in umanità", evitando dualismi tra materia e spirito che possono portare a una "personalità dicotomizzata". Una buona base umana, fisica e psichica, è "imprescindibile per la crescita dei valori cristiani". L'affettività e la capacità di amare aiutano il sacerdote a "coinvolgersi nella vita della gente, a partecipare delle loro gioie e speranze, in coerenza con la propria vocazione".

Don Cerasa confida di essersi innamorato, affermando: "SI, e non me ne sono mai pentito e non me ne pento, perché sono uomo, amato prima di tutto da Dio e chiamato ad amare Dio negli uomini". La sua capacità di discernimento è cresciuta, portandolo a "pregare per chi sono chiamato ad amare, per chi amo".

Lo slogan di Sant'Agostino, "Ama et fac quod vis!", non significa darsi alla "pazza gioia", ma "scopri in te l'Amore autentico e agisci in coerenza con esso, nella verità e nella carità". Questo implica abbattere "le barriere del giudizio e del pregiudizio" per comprendere "la libertà dell'amare e dell'essere amato", dove "nulla è stato tolto al ministero, anzi, tutto è diventato più bello, più dono, più grazia". La sfida dell'amare è intrinseca all'essere umano, e risiede nel lasciarsi accogliere e nell'accogliere, costruendo "nella verità quell'Amore in cui siamo amati e completandoci in esso non trattenendo più nulla per noi".

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