L'iconografia dell'Arcangelo Michele e il simbolismo del cavallo

Tra le opere più affascinanti dell'arte sacra ortodossa si distingue un'icona attribuita all'Atelier di Novgorod (secondo quarto del XVI secolo), che presenta un non ben identificato Miracolo dell'arcangelo Michele su Floro e Lauro. In quest'opera, l'Arcangelo Michele è raffigurato in alto, intento a tenere le redini di due cavalli, uno nero e uno bianco, come se volesse affidarli ai due martiri Floro e Lauro, posti rispettivamente a destra e a sinistra in atteggiamento deferente.

Schema iconografico dell'Arcangelo Michele con i due cavalli e i martiri Floro e Lauro

Interpretazioni iconografiche: tra i Dioscuri e la tradizione iranica

Di primo acchito, tale iconografia può far pensare a un riciclo cristiano del culto dei Dioscuri, Castore e Polluce, i «figli di Zeus» e del Cielo, divinità guerriere e agonistiche spesso raffigurate a cavallo. Tuttavia, tale ipotesi appare parziale. Risulta più probabile un legame con materiali tratti dalla cultura iranica, la cui influenza fu significativa per l'area bizantina.

Nella mitologia dell'Iran antico, il cavallo viene utilizzato come ipostasi nella lotta tra i due principi cosmici: la Luce e le Tenebre. I due destrieri - il bianco Tištrya-Sirio e il nero, il demone Apaoša (agente di Ahriman) - personificano un duello che trascende la semplice contesa simbolica, estendendosi alla totalità della vita religiosa iranica.

Rappresentazione simbolica del dualismo tra luce (cavallo bianco) e tenebre (cavallo nero)

Il cavallo come simbolo sacro e cosmico

Il cavallo, strumento di guerra e di sopravvivenza, è un animale fondante nell'antica cultura persiana. Le fonti classiche menzionano la pianura della Media, chiamata Nisea, nota per l'allevamento di destrieri fortissimi. Il cavallo bianco, in particolare, è circonfuso di una grande sacertà: nel testo avestico Bahrām Yašt, il possente dio guerriero Vǝrǝthraghna appare a Zarathuštra proprio sotto le sembianze di un cavallo bianco.

Questo legame con il mondo equino si riflette anche in pratiche rituali complesse. Erodoto narra che l'esercito di Serse, per propiziarsi il guado del fiume Strimone, immolò una grande quantità di cavalli bianchi. I Magi, in qualità di pharmakeusantes (avvelenatori), utilizzarono tale sacrificio come «rimedio» magico per lenire l'impeto delle acque, collegandosi a una visione del mondo in cui il sacrificio animale serviva a riequilibrare forze cosmiche profonde.

Varianti iconografiche dell'Arcangelo Michele

Oltre alle rappresentazioni legate ai martiri, la figura di Michele è centrale nell'arte russa. Esistono antiche icone a tempera su tavola dove l'Arcangelo, condottiero degli eserciti celesti, è raffigurato in armatura, spesso su un cavallo rosso - colore del fuoco - con il capo cinto da una corona. In queste versioni:

  • Sulla mano destra regge la lancia con la quale colpisce il demonio.
  • Sulla sinistra tiene il Vangelo e la tromba.
  • Spesso compare la figura di Dio Padre, circoscritto da nubi, nell'angolo superiore.

Il nome Michele, che significa «Chi è come Dio», deriva dai passi dell'Apocalisse. Michele è l'arcistratega, l'angelo di luce che custodisce il mondo, si oppone a Lucifero e comanda le schiere celesti. Che sia raffigurato alato in armatura con la spada, o nell'atto di gestire il dualismo equino, la sua iconografia rimane uno dei pilastri della protezione spirituale nel mondo cristiano.

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