L'accompagnamento dei giovani nella fede e verso una possibile vocazione è un compito vasto e fondamentale per la Chiesa. Richiede un approccio attento, empatico e profondamente radicato nello stile di Gesù, capace di superare le rigidità e le paure del passato per abbracciare un presente in continua evoluzione.

Sfide e Cambiamenti nel Sacerdozio Contemporaneo
Spesso si riscontra una certa rigidità tra i giovani presbiteri, una difficoltà a relazionarsi con adolescenti e giovani, e una passione smodata per i paramenti liturgici, talvolta accompagnata da un velato fastidio nei confronti del pontificato di Papa Francesco. I parroci si interrogano sugli errori formativi che portano a un profilo di prete inadeguato per il presente.
La Tendenza al "Rinchiudersi e Difendersi"
Per molti giovani preti vi è la convinzione che la Chiesa sia assediata, e che sia necessario rinchiudersi e difendersi, sottolineando la dimensione sacrale del sacerdote. I cambiamenti attuali sono profondi e irreversibili, e la tentazione di tornare indietro, verso lidi sicuri di un tempo, è forte, sebbene tali lidi e quel tempo non esistano più. Il cambiamento rappresenta un vero e proprio lutto da rielaborare, senza rimpianti, risentimenti o fughe identitarie.
Il Modello del "Prete di una Volta" e la Paura di Cambiare
Esiste una nostalgia che rischia di imprigionare il sacerdote in un modello del passato, ormai superato. Come affermava John Henri Newman, "vivere è cambiare". È necessario accettare il cambiamento non solo nella propria vita, ma anche nella società, nella storia, nella cultura e nella Chiesa stessa. Non si tratta di adeguarsi passivamente, né di rifiutare il presente, ma di accogliere la trasformazione e lo sviluppo della dottrina.
La paura di cambiare, di lasciare un modello "sicuro" a cui si è stati formati e abituati, è una delle sfide maggiori. L'identità del prete è in cammino, aperta e in continua evoluzione, non è "valida una volta per tutte". Le sfide attuali, come i cambiamenti socio-culturali, la crescente disaffezione verso la fede e il calo delle vocazioni, sono fermenti positivi che invitano alla creatività e al coraggio di osare nuovi percorsi umani, spirituali e pastorali.
Superare l'Idea di un "Super-Eroe" o "Salvatore del Mondo"
Il cambiamento richiede maggiore flessibilità e una nuova riorganizzazione pastorale ed ecclesiale. Papa Francesco ha sottolineato che le sfide ci fanno crescere e sono segno di una fede viva. I sacerdoti non devono più vedersi come gli unici conducenti della "macchina" della parrocchia, ma devono sperimentare strade nuove, formando un laicato adulto e maturo. È fondamentale smettere di pensare di dover fare tutto da soli, riconoscendo di essere uomini, a volte stanchi o arrabbiati, non supereroi.
Liberarsi dalla costante pressione del giudizio altrui e raggiungere un grado di "santa indifferenza" può liberare il sacerdote dalle aspettative degli altri, pur mantenendo intatta la passione per il proprio ministero. Non si deve cadere nel tranello di associare la spiritualità cristiana a un sacrificio che impone la trascuratezza dei propri bisogni elementari. Avere cura di sé - del proprio riposo, delle proprie amicizie, della propria umanità - è essenziale per una missione serena e brillante. La rigidità non paga e, quando adottata con gli altri, impedisce di annunciare Gesù con efficacia.
Cei, la nuova ratio sulla formazione dei sacerdoti
L'Importanza dell'Incontro con i Giovani
Il Card. Pellegrino ha evidenziato l'importanza e l'urgenza di un incontro attuale della Chiesa con i giovani. Non si tratta di considerarli solo come "la speranza del domani", ma di valorizzarli oggi per quello che sono: uomini-giovani, con un influsso di somma importanza nella società. Purtroppo, i sacerdoti spesso non sono abbastanza vicini ai giovani e non parlano un linguaggio che li interessi.
1. Avvicinarsi e Stabilire un Contatto Quotidiano
La prima esigenza è incontrare i giovani, avvicinarli e stabilire con essi un contatto quotidiano, per condurli a Dio. Per molti giovani, la via a Dio passa attraverso il sacerdote, che hanno bisogno di sentire vicino, in modo frequente e disponibile. Questa vicinanza non può limitarsi a incontri sporadici, come quello prematrimoniale.
È necessario superare la possibile paura dei giovani, essere disposti ad affrontare la loro irrequietezza, il loro ardore incontrollato e persino la loro contestazione.
2. Collaborare alla Formazione di Personalità Forti
L'incontro con i giovani deve mirare a collaborare con essi per formare delle personalità forti, come richiesto dal nostro tempo. La formazione di una personalità forte e matura è l'unico modo per costruire una fede capace di conservarsi e di irradiarsi, nonostante il clima circostante.
I sacerdoti dovrebbero fare un mea culpa e interrogarsi se i loro sforzi non siano stati troppo spesso diretti a ottenere che i giovani facessero semplicemente quello che veniva detto loro. Il Concilio Vaticano II parla di condurre i cristiani a una "fede matura", non di indurre le persone a fare ciò che il prete ordina. La vita cristiana non consiste nell'eseguire passivamente le direttive del prete, sebbene si riconosca il suo ruolo di esprimere la Chiesa e Gesù Cristo.
È fondamentale proporre una catechesi personalistica, che non si limiti a esporre le "verità", ma che sia un dialogo da persona a persona, una sfida che ponga il giovane nella necessità di prendere posizione davanti a Cristo. Per formare personalità, i sacerdoti devono per primi avere una forte personalità e sapere con sicurezza cosa vogliono.
3. Presentare una Concezione Integrale del Cristianesimo
È cruciale presentare ai giovani una concezione integrale del cristianesimo che riconosca e assuma i valori umani. Come sottolineato da Danielou, è importante associare le realtà religiose alle grandezze umane a cui gli adolescenti sono sensibili. Ingenerare l'idea che la religione sia estranea a questi valori sarebbe pericoloso, ponendo il giovane in una lotta di scelta tra ciò che apprezza e una religione di cui non sa riconoscere il valore autentico.
Nel presentare la dottrina cristiana, si deve insistere sui grandi temi della fede, puntando all'essenziale, ciò che i giovani realmente cercano.
4. Educare al Senso Critico
Non è più possibile sottrarre i giovani agli influssi del mondo odierno, con le sue componenti positive e negative. L'unica soluzione è educarli ad affrontare questa realtà con senso critico. Il compito del sacerdote non è renderli estranei a tali influssi, ma fornire gli strumenti per discernere.

Lo Stile di Accompagnamento: Dialogo e Partecipazione
La Apostolicam Actuositatem invita gli adulti a instaurare con i giovani un dialogo amichevole che permetta a entrambe le parti di conoscersi e comunicarsi le proprie ricchezze interiori.
1. Saper Ascoltare e Dialogare con Rispetto
Per dialogare bisogna saper ascoltare e prendere sul serio il partner del dialogo. I sacerdoti non possono credere di sapere già tutto o adottare un atteggiamento di mera correzione. Molto si può imparare dai giovani, che desiderano essere presi sul serio. Il dialogo deve essere condotto con rispetto, accettando i giovani per come sono, senza pretendere che siano come si vorrebbe. Il rispetto pieno si manifesta nel riconoscere la loro personalità e i loro carismi, comprendendo quanto possano dare per la vita del popolo di Dio.
Come afferma P. Rahner, la vita del cristiano non può e non deve essere totalmente diretta dalla gerarchia della Chiesa, il cui compito è insostituibile, ma non chiamato a intromettersi in ogni aspetto della vita del cristiano, né a dettare momento per momento ciò che deve fare, come se lo Spirito non operasse nel singolo. Il dialogo esige una vera partecipazione, sia nell'ascolto che nella parola, e il compito è invitare i giovani all'autocritica e all'approfondimento della propria autenticità.
2. Offrire Modelli di Comportamento
I giovani hanno bisogno di modelli di comportamento. Se non vengono offerti, se li costruiscono da soli, e il modello diventa un mito. È responsabilità del sacerdote e della comunità cristiana proporre esempi concreti di vita di fede.
3. Riscoprire il Valore dell'Interiorità e la Direzione Spirituale
Per formare la personalità cristiana, è necessario riscoprire e aiutare a riscoprire il valore dell'interiorità. Non ci si deve illudere di ottenere qualcosa di durevole con iniziative sporadiche. Come dice Roger Schutz, "ogni cambiamento dell'uomo si opera dall'interno".
Un mezzo molto importante per aiutare i giovani a riscoprire il valore dell'interiorità e a formarsi seriamente è la direzione spirituale, o comunque la si voglia chiamare. La pastorale non è solo collettiva, ma tende a personalizzarsi al massimo, e la direzione spirituale aiuta il giovane a diventare trasparente a se stesso e sempre più autentico, senza che il direttore si sostituisca a lui.
4. Rispondere al Desiderio di Comunità e Impegno Sociale
I giovani desiderano la comunità, l'impegno sociale, la solidarietà verso i fratelli, un "Vangelo orizzontale". La Chiesa, nella sua nuova coscienza missionaria come segno e sacramento dell'unità, deve aiutare i giovani a formare uno spirito autenticamente missionario. Questo appello viene accolto con alacrità e magnanimità quando proposto. Il cristianesimo ha sempre presentato l'ideale di trasformare il mondo, e la verità cristiana deve espandersi in volontà d'azione, altrimenti tende a illanguidirsi e morire.
È importante indirizzare i giovani non solo a servizi filantropici e di solidarietà cristiana, ma anche a fini apostolici. Non bisogna aver paura di fare proposte esigenti, poiché i giovani amano il Cristo e sono disposti a impegnarsi per grandi ideali, se guidati con amore e dedizione. La via della santità e dei grandi ideali si sperimenta maggiormente nelle comunità cristiane vive, ferventi e missionarie.

La Formazione Vocazionale nel Contesto Familiare e Comunitario
La pastorale giovanile vocazionale non può essere chiusa in sé stessa, ma richiede un'attenzione particolare al legame tra pastorale familiare e vocazionale.
1. La Famiglia come "Primo e Miglior Seminario"
Molto si può fare per aiutare le famiglie a divenire "il primo e il miglior seminario della vocazione alla vita di consacrazione al Regno di Dio". I genitori sono i primi testimoni, guardiani, incoraggiatori e confermatori della vocazione dei figli. Anche in presenza di atteggiamenti diversi da parte dei genitori, è fondamentale curare il legame con loro e con le famiglie, con prudenza e secondo i consigli dello Spirito Santo.
La vicinanza ai genitori, ai fratelli e alle sorelle, rende presente Gesù attraverso la Chiesa, e fa sentire l'amore di Dio per loro. Questa prossimità aiuta a conoscere l'humus umano e cristiano del giovane e i genitori ad aprirsi alla libera scelta del figlio o della figlia. Tale vicinanza si prolungherà nel tempo del Seminario o del Postulato.
Andare nelle periferie significa raggiungere le famiglie allontanatesi dalla Chiesa o con pregiudizi. L'esempio di Anna ed Elkana, genitori di Samuele, mostra l'importanza di una coppia che si ama, con una grande pietà filiale verso Dio, unita nella fede e nel desiderio di compiere la sua volontà, anche di fronte alle difficoltà.
La famiglia cristiana è una "chiesa domestica", un piccolo "santuario" di comunione, umanità vera e sana, preghiera e misericordia. È la prima e fondamentale scuola di socialità, dove si impara il senso della vita e a donarsi nel servizio di Dio e degli uomini. La coppia che pratica la Confessione regolarmente e sa perdonarsi offre ai figli una fede forte nella potenza dell'Amore misericordioso.
2. La Pastorale Giovanile Esplicitamente Vocazionale
La pastorale giovanile e vocazionale mira a fare dei giovani discepoli-missionari, seguendo Cristo fino in fondo, verso la santità. È fondamentale favorire l'incontro personale con Gesù nei sacramenti, nell'adorazione eucaristica, nella lectio divina e nei tempi di missione insieme. Gesù chiama personalmente, spesso sulle strade di Galilea piuttosto che dentro le mura di Gerusalemme.
La vocazione cristiana nasce all'interno di un'esperienza di missione. Non bisogna aver paura di proporre ai giovani la via della santità e cose esigenti. La vera gioia dei chiamati consiste nel credere e sperimentare la fedeltà del Signore, camminando con Lui, essere discepoli e testimoni dell'amore di Dio, aprendo il cuore a grandi ideali.
La pastorale giovanile deve essere esplicitamente vocazionale, mirando a risvegliare nei giovani la coscienza della chiamata divina, affinché sperimentino la bellezza della donazione in un progetto stabile di vita. La giovinezza è un tempo di riflessione vocazionale, in cui i giovani si chiedono: "Che cosa devo fare perché la mia vita abbia senso? Qual è il piano di Dio riguardo alla mia vita?".
I sacerdoti devono essere "padri e madri" per i giovani, dedicando tempo a loro, condividendo esperienze e pregando insieme. Se in casa sono mancati punti di riferimento paterni o materni, il sacerdote può offrirne uno nel processo di crescita del giovane.
3. L'Arte dell'Accompagnamento verso il Presbiterato o la Vita Consacrata
Accompagnare i giovani verso il presbiterato o la vita consacrata è una missione ecclesiale di fondamentale importanza, un'arte da imparare quotidianamente.
- La chiamata di Dio precede: i semi di una vocazione sacerdotale vengono piantati molto prima, nel cuore della famiglia. Spetta ai formatori in seminario alimentare la crescita di tali vocazioni, aiutando la persona a sviluppare questo seme nella direzione del Buon Pastore e del servizio alla Chiesa.
- La chiamata di Dio esige attento discernimento: è fondamentale considerare con serietà la responsabilità che corrisponde all'amministrazione di questo dono. Non si possono tollerare superficialità o leggerezza nella selezione dei candidati, che potrebbero rivelarsi dannose per loro e per la Chiesa. Il discernimento deve essere quotidiano, attento e profondo, aiutando la persona a "leggere" sé stessa, la propria umanità e a comprendere la volontà di Dio sulla sua vita.
- Formare il prete di oggi: l'accompagnamento aiuta la persona ad abbracciare la chiamata in una forma rispondente alle attese del mondo e della Chiesa. È necessario un "esodo" dal proprio io, dalle proprie certezze, dai propri schemi, per integrare il proprio modo di essere con le necessità della Chiesa e le urgenze del popolo di Dio. L'accompagnamento non demonizza il mondo, ma aiuta a essere liberi e adulti nello "stare" in questa realtà.
Cei, la nuova ratio sulla formazione dei sacerdoti
La Solitudine Sacerdotale e la Vita Fraterna
La solitudine sacerdotale è una sfida significativa, aggravata dall'individualismo odierno. Spesso i sacerdoti faticano a raccontarsi e condividere preoccupazioni con i laici, e talvolta anche con i confratelli o il vescovo. Questa "malattia" dell'individualismo colpisce tutti, rendendo difficile la capacità di fare rete, dialogare, ascoltare e collaborare.

La formazione nei seminari e oltre deve prevedere l'aspetto interpersonale, attraverso momenti concreti di condivisione e progetti comuni. I sacerdoti hanno bisogno di rapporti fraterni che vadano oltre il tempo del seminario, dedicando tempo a curare le relazioni all'interno del presbiterio e imparando a chiedere aiuto per sé. Le esperienze di vita fraterna tra sacerdoti diocesani che decidono di vivere insieme sono vitali, umanamente e spiritualmente.
"Uscire, Vedere, Chiamare": Lo Stile Pastorale di Gesù
Papa Francesco ha invitato i partecipanti al Convegno internazionale di Pastorale vocazionale a "essere pastori in mezzo al popolo", capaci di ascolto e misericordia, imitando lo stile di Gesù. Questo dinamismo si incarna in tre verbi: "uscire, vedere, chiamare".
Uscire
Significa una Chiesa in movimento, che non si chiude nel comodo criterio del "si è fatto sempre così". È necessario essere audaci e creativi, uscendo dalle rigidità e dalle formule standardizzate. I vescovi e i sacerdoti, come principali responsabili delle vocazioni, devono uscire, ascoltare i giovani e aiutarli a discernere, senza chiudersi nella "fortezza sicura della canonica".
Vedere
Implica trovare il tempo per incontrare le persone, senza fretta o attivismo organizzato. Lo sguardo di Gesù su Matteo, il pubblicano, era uno sguardo di misericordia, capace di sfidare i pregiudizi e creare uno spazio aperto. Un pastore deve essere attento, non frettoloso, capace di fermarsi e leggere in profondità, senza giudicare, suscitando stupore per il Vangelo e accompagnando le persone con discernimento, senza impossessarsi della loro coscienza.
Chiamare
È il verbo tipico della vocazione cristiana. Gesù non fa lunghi discorsi o proselitismi, ma si limita a dire: "Seguimi!". In questo modo, suscita un fascino, aprendo la vita verso una nuova meta. La fede non deve essere ridotta a un libro di ricette o a un insieme di norme, ma i giovani devono essere aiutati a mettersi in cammino e a scoprire la gioia del Vangelo. Sebbene il compito non sia facile e i risultati possano essere scarsi, il Signore dona il coraggio di "gettare le reti anche quando siamo stanchi e delusi".