Introduzione all'Opera di Plutarco
Nella storia occidentale, Plutarco ha rappresentato l'enciclopedia fondamentale dell'antichità e dei suoi valori. Le sue opere, in particolare le Vite parallele, offrirono per secoli modelli di comportamento, mentre un profluvio di informazioni e conoscenze veniva attinto da un altro complesso di sue opere, raggruppato sotto il titolo di Moralia. Questi circa ottanta scritti sui temi più disparati sono oggi riconosciuti come l'arte di un grandissimo saggista, precursore di una forma che avrebbe avuto la sua piena fioritura nell'età moderna. Tra le opere più significative figurano Il demone di Socrate e I ritardi della punizione divina, entrambi culminanti in una visione dell'aldilà che assume natura di messaggi iniziatici, attorno ai quali si tessono divagazioni, racconti e commenti. In ogni pagina di Plutarco si riconosce l'impronta del vero scrittore, in quanto egli è, come un suo personaggio affermava di «chi ama la gloria e la bellezza», un essere che «prova piacere soprattutto nei particolari».
Vita e Carriera di Plutarco
Origini e Formazione
Plutarco nacque a Cheronea, in Beozia, a metà strada fra Atene e Delfi, intorno al 47 d.C., da una famiglia agiata e colta. I suoi studi si svolsero ad Atene, e incarichi politici lo condussero poi a Roma, dove fu introdotto negli ambienti della corte imperiale.
Il Sacerdozio a Delfi
Un aspetto centrale della vita di Plutarco fu la sua nomina a sacerdote a Delfi, un ruolo che ricoprì con dedizione fino alla sua morte, avvenuta intorno al 127 d.C. Questa posizione non fu un mero incarico, ma una parte integrante della sua identità e del suo pensiero, come verrà approfondito nella trattazione della sua visione filosofica.

L'Eredità e l'Influenza di Plutarco nella Storia
Dal Rinascimento al Settecento
La fortuna moderna di Plutarco affonda le radici nel 1295, quando Massimo Planude espresse il suo profondo amore per l'autore e iniziò il lavoro di edizione che avrebbe fissato il corpus plutarcheo giunto fino a noi. Da Bisanzio, Plutarco fu trasmesso all'Europa in un'epoca in cui il Rinascimento scopriva nel mondo greco e romano il fermento di una nuova idea della vita e dell'uomo. Divenne subito un'illuminazione, specchio del destino sublime e tragico dell'eroe, e modello ideale per i campioni della guerra e della politica. Fu anche l'enciclopedia fondamentale dell'antichità e dei suoi valori. Figure come Erasmo, Montaigne e Shakespeare sarebbero stati diversi senza di lui. Le traduzioni francesi di Amyot e quelle inglesi di North ne propagarono l'influsso anche tra chi non leggeva il greco, mentre le traduzioni tedesche trovarono in Hans Sachs una popolare cassa di risonanza. Successivamente, Corneille e Racine attinsero alla sua opera, tanto che si è detto che per il teatro del grand siècle Plutarco rappresentò ciò che Omero era stato per la tragedia greca.
Plutarco e la Rivoluzione Francese
L'età aurea della sua fortuna doveva ancora giungere con la Rivoluzione francese, della quale fu eroe tutelare sin dai prodromi. Plutarco ispirò una più generale aspirazione a restaurare un'immagine ideale della Grecia, che servisse da modello a una rinnovata società. La sua figura divenne l'insegna dei tempi, in una singolare mescolanza di esaltazione per l'eroismo, amore di libertà, rivolta contro ogni tirannide, e suggestione della fratellanza universale, utopia del pacifismo e del ritorno all'uomo naturale. Da lui i protagonisti di quel sogno nobile ed efferato appresero il gesto immane e definitivo che suggella una vita e che afferra e trascina il popolo. Insegnò la tempesta e l'impeto della gloria a Schiller, ispirando opere come il Wallenstein, e fu «il libro dei libri» per i furori di grandezza di Vittorio Alfieri.
Il Novecento e la Riscoperta
Nel XIX secolo, il secolo della ragione positivistica e della storia intesa come scienza, Plutarco non trovò grande favore. L'amore che gli professava Ralph Waldo Emerson fu un'eccezione. Le sue Vite furono pretese come fonte storica e inevitabilmente scoperte fallaci, mentre i Moralia, letti come filosofia, apparvero una miscellanea di dottrine altrui. L'errore definitivo fu commesso quando, in ossequio alla verità assoluta dello storicismo, Plutarco venne bandito dalle scuole, sottraendo ai giovani uno degli ispiratori decisivi dell'Europa uscita dal Medioevo. Un'amara riflessione di F. L. Lucas, riportata da Emilio Cecchi, suggerisce che «il ventesimo secolo non avrebbe avuto la sorte cui assistiamo, se si fosse la sua gioventù largamente nutrita di Plutarco».
LA RIVOLUZIONE FRANCESE - La tentata fuga del sovrano e le diverse anime politiche della rivoluzione
La Visione Filosofica di Plutarco
Oltre l'Epigonismo Greco
La Grecia, al tempo di Plutarco, viveva la difficile sorte dell'epigono. Il senso di vecchio, sterile e scoraggiato opprimeva gran parte della letteratura greca delle età più tarde. Plutarco, insieme a pochi altri, riuscì a salvarsi da questa condizione, scegliendo di rievocare il passato glorioso e volendone essere il continuatore, non l'epigono. A Plutarco riuscì di vivere i valori della Grecia, non di imitarli. La sua visione della vita non è una filosofia dogmatica, ma una dimensione della cultura in cui la tradizione serve a imprimere un significato ai nuovi tempi. Mentre altri cercavano originalità nelle civiltà e nei culti degli altri popoli assimilati da Alessandro e Roma, l'originalità di Plutarco fu la capacità di decantare e sublimare, fuori dal contingente, il significato dell'autentica esperienza greca. Questa scelta si riflette nel suo rifiuto del cosmopolitismo e nella fedeltà al cuore della Grecia, simboleggiata dalla scelta di vivere a Cheronea.
La Filantropia Plutarchea
Nei tempi di Plutarco, la pace romana aveva momentaneamente fatto cessare i disastri che avevano devastato la Grecia. Questa condizione favorì un passo in avanti: l'uomo merita attenzione non solo in quanto oppresso dalla sventura, ma in quanto uomo. A Plutarco la «filantropia» appare il destino dell'uomo greco, il segno profondo della sua tradizione e del suo presente. Questa filantropia è diversa dall'intellettualistico umanitarismo stoico e anche dall'«amore del prossimo» cristiano. Si realizza nell'atteggiamento totale dell'individuo, nella normalità di ogni suo atto: è urbanità di modi e disponibilità a collaborare con gli altri, rispetto delle esigenze e delle opinioni altrui, partecipazione fattiva alle pene fisiche e spirituali di chiunque soffra, decoro di forme esteriori e di pensieri e sentimenti, solidarietà civica, senso dei doveri intellettuali e pratici. È, infine, intima gioia e completa soddisfazione nell'adempiere a questo stile di vita. Per Plutarco, a regolare l'esistenza non è un dogma, ma l'esperienza quotidiana nella sua infinita varietà. La salute dell'uomo procede dalla sua aderenza alla realtà, e ogni evento è significativo per chi abbia appreso a leggere il suo rapporto con l'universale, a sentire la felicità di viverlo. Egli rifiutava i misticismi di moda orientali come semplici curiosità intellettuali, non come viatici per la vita beata. L'intellettuale, secondo Plutarco, non deve chiudersi nella specializzazione, ma impegnarsi dove vivono gli uomini, tra di loro, come aveva insegnato Socrate.
Scetticismo e Religiosità: Un Equilibrio Greco
Cheronea, la sua città natale, posta a metà strada fra Atene e Delfi, rappresenta una metafora spaziale delle tendenze opposte che si incontrarono nella personalità di Plutarco. Ad Atene, dove Plutarco studiò e tornava spesso, vi era l'Accademia platonica, a cui professò sempre venerazione e fedeltà. L'Accademia aveva però adattato i suoi orientamenti allo spirito dei tempi, propugnando un indirizzo scettico con figure come Arcesilao e Carneade, che si affidava alla sospensione del giudizio e al criterio della probabilità. All'altro polo stava Delfi, sede di Apollo e del suo oracolo, epicentro della religiosità tradizionale greca. Del suo culto, Plutarco fu dotto esegeta e pio apologeta, e durante la sua avanzata maturità rivestì nel santuario il più alto rango del sacerdozio. Questa apparente antinomia tra scetticismo e devozione non turbava Plutarco. L'opposizione era più formale che realmente fondata, facente parte dell'aspetto propriamente greco della sua indole e della sua formazione. La mentalità greca aveva sempre fatto convivere scetticismo e religiosità senza traumi. Lo stesso dio delfico era piuttosto uno sprone a un'inesausta ricerca del vero che il banditore di dogmi immobili e intoccabili.

La sua Religione: Tolleranza e Complessità
La visione poliedrica e spregiudicata di Plutarco gli consentì di conciliare l'attitudine scientifica di fronte ai fatti naturali con la credenza nel soprannaturale, intesa non come superstizione, ma come fede nell'intervento divino sempre propizio all'umanità. La religione fu al sommo dei suoi pensieri, seriamente intesa e praticata in questioni di fondo: l'impegno etico e la fiducia in una provvidenza che è ragione e bontà. Questa religione, al tempo stesso, seppe essere tollerante e possibilista nei suoi aspetti dottrinali. In essa, l'idea di un dio unico conviveva con il politeismo e l'antropomorfismo delle credenze tradizionali; il principio della responsabilità individuale s'intrecciava con quello dell'ereditarietà della colpa; nell'ambiente delfico, assertore di una giustizia divina realizzata nella vita terrena, si descrivevano i castighi dell'oltretomba; e i sacrifici cruenti imposti dalla divinità in un passato mitico e storico venivano criticati in nome di ciò che è giusto secondo la misura umana.
Corpo e Mondo: Contrasti Armonici
Seguendo il suo grande maestro Platone, Plutarco affermava che la nascita è una dannazione e il corpo una prigione per l'anima, che aspira a liberarsi per tornare alle regioni eteree. D'altra parte, egli esaltava la bellezza del mondo, non nell'astrazione di un simbolo, bensì come concreta dimensione in cui all'uomo è dato di provare la gioia di vivere e di confrontarsi con la realtà, di cui fa parte. Questa non era incoerenza, ma piuttosto la capacità di trovare una completa armonia della psiche e dell'esistenza, regolata non da un dogma, ma dall'esperienza quotidiana.