La cura e il sostegno dell'individuo, in particolare di chi è malato e vulnerabile, costituiscono un pilastro fondamentale dell'etica cristiana. La parabola del Buon Samaritano (Lc 10, 30-37) offre un'immagine vivida di Gesù Cristo che si prende cura delle ferite e del dolore umano con l'“olio della consolazione e il vino della speranza”, presentandosi come medico delle anime e dei corpi.
Lo sviluppo progressivo delle tecnologie biomediche ha esponenzialmente accresciuto le capacità cliniche della medicina, offrendo opportunità preziose nella diagnostica, nella terapia e nella cura dei pazienti. Le comunità cristiane guardano con speranza alla ricerca scientifica e tecnologica, riconoscendo in esse una favorevole opportunità di servizio al bene integrale della vita e della dignità di ogni essere umano. Tuttavia, questi progressi, pur essendo preziosi, non sono di per sé determinanti per qualificare il senso proprio e il valore della vita umana.
La complessità dei sistemi sanitari contemporanei può talvolta ridurre la relazione di fiducia tra medico e paziente a un rapporto meramente tecnico e contrattuale. Questo rischio è particolarmente evidente nei Paesi dove si stanno approvando leggi che legittimano forme di suicidio assistito ed eutanasia volontaria, soprattutto per i malati più vulnerabili. Tali normative, secondo la prospettiva cristiana, negano i confini etici e giuridici dell'autodeterminazione del soggetto malato, oscurando il valore della vita umana nella malattia, il senso della sofferenza e il significato del tempo che precede la morte.
Di fronte a queste sfide, capaci di mettere in discussione il modo di pensare la medicina e la cura della persona malata, le Chiese Evangeliche offrono orientamenti ai pastori e ai fedeli riguardo all'assistenza medica, spirituale e pastorale dovuta ai malati nelle fasi critiche e terminali della vita.
La Dignità della Vita e la Libertà di Scelta nella Prospettiva Evangelica
L'uomo, in qualunque condizione fisica o psichica si trovi, mantiene la sua dignità originaria di essere creato a immagine di Dio, chiamato a vivere e crescere nello splendore divino. La vita umana è considerata un bene altissimo, un dono sacro e inviolabile, e ogni persona ha una vocazione trascendente e un rapporto unico con Dio. Questo implica che la vita è sempre un bene, il cui valore è inalienabile.
Il Contributo della Chiesa Evangelica Luterana in Italia
Il Pastore Heiner Bludau, Decano della Chiesa Evangelica Luterana in Italia, è intervenuto sull'appello per una legge che regoli l'eutanasia e il testamento biologico, auspicando un dibattito parlamentare urgente e l'approvazione di una normativa-quadro chiara che disciplini la materia, "lasciando libero il singolo di scegliere".
- La Chiesa Luterana sostiene sempre la vita, in quanto dono affidato da Dio.
- Al contempo, attribuisce un ruolo primario e indiscusso alla libera scelta dell’individuo, riconoscendo che ogni uomo, pur peccatore, è destinatario dell'amore e del perdono incondizionato di Dio.
- La libertà individuale deve basarsi su una consapevolezza piena. È fondamentale che l'individuo non sia lasciato solo dallo Stato, ma sia sempre sostenuto e informato.
- Gli Ospedali Evangelici Italiani hanno dato il loro consenso e adesione convinta all'approvazione della legge sulle "Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento" (DAT), pronti a favorire l'informazione e applicare le procedure previste per il biotestamento.
- I credenti evangelici, aperti alla condivisione dei propri convincimenti ma contrari all'imposizione delle proprie convinzioni, ritengono che la vita, anche nelle sue fasi segnate dalla malattia, debba essere vissuta come un dono, al quale ci si deve rapportare responsabilmente, esercitando discernimento e libertà di scelta.

Sofferenza, Colpa e Guarigione: Una Visione Evangelica
La sofferenza, lungi dall'essere rimossa dall'orizzonte esistenziale della persona, continua a generare un'inesauribile domanda sul senso del vivere. La risposta a questo interrogativo non può essere offerta solo dal pensiero umano, poiché nella sofferenza è contenuta la grandezza di uno specifico mistero che soltanto la Rivelazione di Dio può svelare.
Il Rapporto tra Malattia e Fede
Cristina Arcidiacono, teologa e pastora della Chiesa evangelica battista di Milano, ha indagato il rapporto tra malattia, sofferenza e colpa nella Bibbia e nella società attuale. Le domande su chi sia la colpa in caso di malattia aprono un ampio discorso etico, medico, psicologico, che tocca temi come la prevenzione, la cura, il dolore, la spiritualità e le relazioni.
- Il testo biblico rivela una visione che inizialmente associava malattia fisica a malattia spirituale o colpa, ma offre anche "un altro soffio, un vento diverso".
- Il profeta Geremia e Ezechiele annunciano un nuovo patto e una nuova logica dove non si dirà più "i padri hanno mangiato uva acerba e i denti dei figli si sono allegati", evidenziando una rottura con l'idea di colpa generazionale.
- Paul Ricoeur, filosofo protestante, suggerisce che il male ci fa pensare altrimenti, decentrando l'uomo e invitandolo a riconoscere la propria piccolezza di fronte alla grandezza del mondo.
- Gesù stesso "spezza il legame tra peccato e infermità", rovesciando la prospettiva: le opere di Dio si manifestano non nella distruzione ma nella guarigione, che significa salvezza.
- I racconti di guarigione nei Vangeli, chiamati "segni", non terminano con la sola guarigione fisica, ma accompagnano un percorso di fede, rendendo le persone soggetti attivi della propria vita.
La Preghiera per la Guarigione e la Cura Spirituale
La preghiera per la guarigione è una pratica centrale in molte comunità evangeliche. Tuttavia, è importante riconoscere che la guarigione attraverso la preghiera non è sempre istantanea o "tutto o niente". L'esperienza suggerisce che spesso la guarigione è un processo che richiede tempo, con miglioramenti graduali, come nell'esempio biblico di Gesù che prega due volte per il cieco (Mc. 8:22-26).
Non è crudele dire che la guarigione può essere parziale o progressiva. È fondamentale rassicurare i malati che, pur avendo avvertito un cambiamento tramite la preghiera, non devono disperare se i sintomi persistono, né sentirsi mancare di fede. La preghiera può essere continuata, chiedendo che la vita e la potenza guaritrice di Gesù agiscano in ogni cellula del corpo del malato, o attraverso la preghiera in lingue che permette allo Spirito di intercedere. Le guarigioni, siano esse istantanee o progressive, sono sempre viste come un segno dell'opera di Dio.
La responsabilità morale di chi si prende cura del malato (medico, infermiere, familiare, volontario, pastore) è quella di riconoscere la persona umana come un bene fondamentale e inalienabile. Anche quando la guarigione non è più possibile, l'accompagnamento medico-infermieristico, psicologico e spirituale è un dovere ineludibile. L'intenzione di "guarire se possibile, aver cura sempre" (to cure if possible, always to care) sottolinea che "inguaribile" non è mai sinonimo di "incurabile". L'obiettivo dell'assistenza deve mirare all'integrità della persona, garantendo supporto fisico, psicologico, sociale, familiare e religioso.

Le Decisioni di Fine Vita e le Disposizioni del Malato (DAT)
La medicina moderna consente di differire il momento della morte, ma queste possibilità presentano a un certo punto un limite. Le persone che si avvicinano alla morte hanno diritto all'informazione e alla decisione personale. La prospettiva evangelica sottolinea che la vita è un dono di Dio anche nella sua ultima fase e che non è la persona a stabilire il momento del morire, bensì Dio.
Disposizioni del Malato e Testamento Biologico
Le Chiese Evangeliche, come evidenziato dal documento del Landeskirchenamt del 1998, riconoscono il valore delle Disposizioni del Malato (o living will), che permettono di esprimere i propri desideri riguardo ai trattamenti medici in situazioni future di incapacità. Queste disposizioni devono essere intese come espressione della dignità e del valore di ogni vita umana fino alla fine.
- È fondamentale che le decisioni siano prese con piena consapevolezza e lucidità.
- Il concetto di "testamento del malato" è considerato fuorviante, poiché il testamento regola il tempo dopo la morte, mentre queste disposizioni riguardano l'ultima fase della vita.
- Le disposizioni possono riguardare il rifiuto di un determinato trattamento medico, ma non devono configurarsi come "aiuto attivo a morire", che è inteso come la somministrazione di un preparato che procura la morte (es. pillola, iniezione) ed è considerato eticamente inaccettabile e spesso illegale.
- L'"aiuto passivo a morire" o l'"aiuto indiretto a morire" (es. rinuncia a trattamenti che prolungherebbero la vita, come la cessazione di respirazione artificiale o alimentazione forzata quando non vi è più speranza di recupero) è distinto dall'eutanasia e, in certi contesti, può essere considerato accettabile, rispettando la volontà del paziente e la dignità della vita.
- Il paziente ha il diritto all'autodeterminazione riguardo ai trattamenti diagnostici e terapeutici. Il medico deve tener conto delle disposizioni del malato, salvo eccezioni specifiche.
Il Ruolo del Medico e dei Familiari
Gli operatori sanitari hanno l'alto valore di servizio alla vita. La loro missione non è solo tecnica, ma implica dedizione e amore per il prossimo. Di fronte all'aggravarsi della malattia, è essenziale mantenere un atteggiamento consono alla serietà del momento, comunicando la verità al malato con grande umanità e apertura alla prospettiva soprannaturale, consapevoli dell'angoscia che la morte genera. Tale comunicazione esige discernimento e tatto umano, coinvolgendo il paziente nella verità del suo stato e nell'amore del prossimo.
Nel caso in cui il paziente non sia più in grado di esprimersi, le decisioni ricadono sui parenti o sulle persone che lo assistono. È vivamente consigliato designare una persona di fiducia che conosca bene i desideri del malato e possa agire per suo conto, anche tramite una delega scritta o notarile. Questo permette di assicurare che le convinzioni e i desideri del paziente siano rispettati.
Donazione di Organi
Anche la donazione di organi rientra nelle questioni mediche e bioetiche affrontate. Dal punto di vista evangelico, la donazione di organi è spesso vista come un atto di amore e carità, una forma di "aiuto al prossimo" che glorifica Dio, in quanto può salvare o migliorare la vita di altri, in linea con l'insegnamento cristiano dell'amore fraterno.
Per cosa vivi? cinque motivi per avere gioia nella vita e nella morte (Filippesi 1:19-26) - Whitman
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