Il comune di San Lorenzo in Campo si erge tra le colorate colline marchigiane, in uno splendido paesaggio rurale, nella ridente vallata del Cesano. Questo territorio, bagnato dal fiume Cesano, si trova ai margini della ricca zona archeologica di "Suasa Senonum". Posto a 209 m s.l.m., San Lorenzo in Campo segna il cuore della vallata, trovandosi equidistante dal mare Adriatico (Marotta a 25 km) e dall’Appennino Umbro-Marchigiano (Monte Catria 1701 m s.l.m. a 25 km). Il comune, popolato da circa 3500 abitanti, si estende su un territorio di 28,69 kmq e include due affascinanti frazioni immerse nel verde con stupende viste della vallata: Montalfoglio e San Vito sul Cesano.

Le Origini e la Storia del Borgo
La nascita del centro abitato di San Lorenzo in Campo è strettamente legata alla vicina città romana di Suasa, situata sulla piana della media valle del Cesano. L'abbandono definitivo di Suasa attorno al VI-VII secolo d.C. portò alla perdita di controllo sul territorio circostante. Tra l’VIII e il IX secolo, furono le istituzioni monastiche a ricreare le condizioni per una ripresa civile e sociale. Almeno attorno al IX secolo, il monastero benedettino di San Lorenzo in Campo esercitò una funzione di riorganizzazione della vallata.
Il complesso, collocato in posizione elevata lungo l’antico tracciato romano che percorreva la vallata, avviò l’opera di bonifica e di sfruttamento agricolo del territorio circostante. Alcuni documenti scritti attestano la presenza precedente di un eremo, e il primo nome dell’abbazia, San Lorenzo in Silvis (nei boschi), testimonia il passaggio da una situazione di incolto a un paesaggio agrario sotto controllo antropico. Ben presto attorno al monastero si coagularono gli interessi della popolazione locale, che si organizzò, sul promontorio vicino, in un abitato stabile. In seguito, l’insediamento divenne un vero e proprio borgo fortificato (castello), dotandosi di mura di cinta con torrioni e di una possente rocca con cortina scarpata, costruita su un terrapieno nella parte più elevata.
Signorie e Dominazioni
In un primo periodo (XIII sec.) il castello fu dominato alternativamente dalla Santa Sede e da Fano, dipese poi dal Rettorato della Marca e nella metà del ‘300 fu assoggettato da Galeotto Malatesta. Alla fine del 1300, vi si stabilì la signoria dei Conti di Montevecchio, ai quali rimase in feudo, con brevi intervalli di occupazioni di Francesco Sforza e di Sigismondo Malatesta, sino all’inizio del ‘500. A quel punto, il castello di San Lorenzo in Campo entrò nell’orbita della famiglia dei Della Rovere. La morte di Lorenzo de’ Medici decretò definitivamente il possesso del castello al Duca Francesco Maria della Rovere (1522). Alla sua morte (1538), passò al primogenito Guidobaldo II, che lo lasciò, assieme a Castelleone e altri paesi vicini, al fratello minore Giulio, ordinato cardinale nel 1547. Giulio della Rovere, eletto commendatario dell’Abbazia nel 1570, fece di San Lorenzo la sua residenza e vi fece costruire il palazzo ora sede del Museo.
All'estinguersi della famiglia Della Rovere, verso la fine del ’600, San Lorenzo tornò sotto il dominio della Santa Sede. Tra il Settecento e l'Ottocento, San Lorenzo in Campo si espanse ai piedi dell’altura occupata dal borgo, lungo la direttrice viaria del fondovalle, sino ad ampliarsi in età contemporanea al di là dell’asse stradale verso il fiume Cesano.
L'Abbazia Benedettina di San Lorenzo in Campo: Un Gioiello Romanico-Gotico
Perfettamente calata nell’abitato e allo stesso tempo svettante in tutta la sua maestosità, l'Abbazia Benedettina di San Lorenzo in Campo è uno degli esempi di chiesa romanico-gotica più belli delle Marche. Il sito di architettura religiosa più significativo del borgo è questa maestosa costruzione, edificata dai monaci benedettini nell'Alto Medioevo, utilizzando il materiale di spoglio proveniente dalla distrutta città romana di Suasa.
Origini e Sviluppo Architettonico
I monaci benedettini ravennati di Sant'Apollinare in Classe si stabilirono nella media valle del Cesano tra il 600 e l'800, in un luogo ricco di selve. Lavorando e pregando, edificarono il monastero con materiali recuperati dai resti delle costruzioni della vicina città romana di Suasa, abbandonata tra il V e il VI secolo. L'eremo fu denominato San Lorenzo in Silvis, per la devozione che la popolazione residente aveva per san Lorenzo e per la presenza delle selve che lo circondavano. L'Abbazia fu citata per la prima volta nel diploma di Ottone III il 7 marzo del 1001. La copertura dell'abbazia è a capriate scoperte; la parte centrale, costituita da tre absidi, è quella più antica: risale infatti al periodo che va dal VII al IX secolo. La parte centrale della chiesa è la più antica, costruita in stile romanico con una struttura portante costituita da quattro colonne di granito grigio egizio, provenienti forse dalla vicina città romana di Suasa.
Nel corso dell'XI secolo, a seguito dell'aumento del prestigio, del potere, della ricchezza del monastero e del numero dei fedeli, l'abbazia fu allargata. Fu spostata in avanti la facciata allungando le navate, che furono portate da tre a cinque. Non avendo altre colonne di granito grigio dall'Egitto, le nuove furono costruite in muratura. Verso il 1300, la chiesa ebbe bisogno di rinforzi e consolidamenti. Con questi lavori si volle trasformarla nel nuovo stile gotico, in un procedimento insolito: il vecchio edificio non fu subito abbattuto, ma utilizzato come cantiere coperto. Una volta realizzati i pilastri a fascio e condotti fino all'altezza degli archi e delle volte, i lavori si interruppero, lasciando i pilastri privi di funzione strutturale.
L'aspetto attuale dell'edificio è assai complesso e mostra che nel tempo ha subito diverse trasformazioni e aggiunte edilizie, con costruzioni e sovra-costruzioni che coprono un arco temporale di più di dieci secoli. L'abbazia, sia per il suo aspetto tipologico che planimetrico, si può definire di stile romanico. Lo schema dell'interno è basilicale a tre navate. Il soffitto, sorretto da capriate di legno scoperte, è a cassettoni. Con il presbiterio molto sopraelevato e la cripta sottostante, i monaci ottennero l'effetto che da qualsiasi punto di osservazione lo sguardo si sarebbe diretto sempre in linea retta verso l'altare. La facciata è rivolta a nord, verso Ravenna, a guardare il monastero di provenienza e di appartenenza di Sant'Apollinare in Classe.

Interventi e Restauri
- Nel 1471 il cardinale Pietro Riario fece costruire il portale laterale, sul cui fregio superiore si legge: PET. CARD. RIAR. COM. Questo portale, definito come gotico italiano, presenta un interessante fregio superiore ricco di simboli scolpiti.
- Altri restauri furono eseguiti nel 1520 nel presbiterio dall'abate commendatario Marco Vigerio della Rovere, e nel 1570 dal cardinale Giulio della Rovere.
- Nel 1727 un forte terremoto danneggiò notevolmente la chiesa e il cardinale abate commendatario Alessandro Albani la fece riparare e restaurare, iniziando un'opera costosa e di vaste proporzioni, secondo le regole dello stile barocco. Le pareti in mattoni a vista furono ricoperte con intonaco; fu abbattuta la parte superiore della cripta e interrata la parte sottostante; fu distrutta l'abside centrale. Il piano del presbiterio fu abbassato, quello delle navate alzato, e la pavimentazione fu portata allo stesso livello, riducendo di molto l'altezza interna della chiesa. Lo stesso cardinale fece costruire l'attuale campanile, dotato di grosse campane (una lapide del 1776 ricorda l'anno della sua costruzione e dei lavori).
- Dal 1937 al 1943, grazie all'impegno di mons. Francesco Medici, l'abbazia fu riportata al suo antico splendore. Fu tolto l'intonaco che ricopriva le antiche mura, colonne e capitelli; il presbiterio fu nuovamente sopraelevato e la cripta a sette navate ricostruita. L'Abbazia Benedettina fu elevata a basilica minore AD PERPETUAM MEMORIAM il 28 agosto 1943 da S.S. Pio XII.
- Il 13 agosto 1944, durante un bombardamento aereo, due proiettili penetrarono le volte del presbiterio ed esplosero sul pavimento, danneggiando soffitti, muri, l'altare maggiore e altri elementi. La basilica fu rapidamente riparata.
- L'abbazia, resa inagibile dagli eventi sismici del settembre 1997, fu riaperta il 31 ottobre 2004.
Descrizione degli Interni e delle Opere d'Arte
L'Abbazia è una costruzione romanico-gotica a tre navate. Quella centrale è la più antica, con arcate in muratura a tutto sesto sorrette da colonne con capitelli di epoche diverse, ornati con motivi vegetali, figure di animali e creature mitologiche. Le campate furono portate da tre a cinque, e, non avendo altre colonne di granito grigio dall'Egitto, furono costruite le nuove in muratura.
Numerose le opere pittoriche di pregio:
- L'Altare Maggiore in marmo, voluto nel 1779 dal cardinale Albani, ospita la grande pala del pesarese Terenzio Terenzi, detto il Rondolino (1575/1580-1621), raffigurante la Madonna in gloria con Bambino e i Santi Benedetto e Lorenzo. Sullo sfondo è ritratto il borgo di San Lorenzo come appariva nel XVI secolo. A commissionare il dipinto fu il cardinale Giulio della Rovere, abate commendatario di San Lorenzo in Campo dal 1585 al 1621.
- Dello stesso Rondolino, posta nel coro della chiesa, è la tela con San Francesco e San Demetrio in abiti militari, probabilmente realizzata nel 1604.
- Un altro dipinto del Venanzi raffigura La traslazione della Santa Casa di Loreto con la Madonna in trono e in basso i Santi Pietro e Paolo.
- Nella cappella dell'Immacolata, si trova una tela datata e firmata "Hercules Ramazzanus/Rocchens. Ercole Ramazzani Pingeb. Anno D.mi MDLXXXVI" (1586) raffigurante la Madonna del Rosario e Santi, contornata da quindici medaglioni in stile rinascimentale raffiguranti i Misteri Rosariani.
- Di particolare valore è la tela di 250x165 cm di un Cristo tra la Vergine e san Giovanni, dipinto da Ercole Ramazzani probabilmente nel 1595. Insolito è l’inserimento del sole e della luna ai lati del Crocefisso, mentre un angelo appoggiato a una nube indica Gesù.
- Nella cappella del Santissimo, con altare in marmo, si trova una tela di autore ignoto di scuola marchigiana raffigurante la Madonna della cintura con S. Monica, S. Rita, S. Agostino e S. Carlo.
- È ben conservata una tela di Pietro Paolo Agabiti che raffigura la Madonna con il Bambino, san Lorenzo e san Demetrio, firmata e datata 1530.
- Su una parete sono esposte le 14 tele della Via Crucis recentemente restaurate.

Dettagli Unici e Curiosità
L’osservatore attento potrà scorgere l’antico fregio Romano incastonato sopra una colonna, raffigurante un’aquila e una conchiglia. Le quattro colonne di granito grigio, diverse dalle altre per colore e materiale, hanno un’origine che risale addirittura al regno egizio. Sotto l'Altare Maggiore è presente una bellissima cripta riportata alla luce nel 1940, che conserva un’urna del ‘700 con dentro otto ossa di San Demetrio (militare romano martirizzato a Tessalonica nel 305). Nel 1980 i laurentini restituirono parte del corpo del santo agli abitanti di Salonicco, ricevendo in cambio una grande icona di San Demetrio. All'interno della cripta si trovano due crocifissi del 1600 in legno, eseguiti da Fra Innocenzo da Petralia.
Antichi graffiti sono incisi sulla pietra, come un libro aperto sulla storia dell'Abbazia. Nel terzo pilastro di destra, realizzato in muratura, è inserita una pietra con un graffito di età post-longobarda (VIII-IX secolo), raffigurante un giovane uomo e simboli misteriosi. Nel terzo pilastro di sinistra, altri graffiti includono un cerchio con un quadrifoglio e un'iscrizione economica risalente ai secoli XII-XIII.
Un affresco di autore ignoto del XV secolo, contenuto in una cornice con decorazioni a cosmatesca, raffigura San Cristoforo che trattiene il piccolo Gesù sulla spalla e San Francesco con le stimmate, il libro e il Crocifisso. Rimane poco di un altro affresco di scuola umbro-marchigiana del XIII e XIV secolo, che un tempo ricopriva la volta dell'abside, raffigurante Santa Lucia.
In fondo alla chiesa si trova un'antica campana fusa nel 1284 con l'Ave Maria incisa in caratteri gotici. Del periodo monastico restano il leggio abbaziale, due leggii raffinatamente lavorati e un leggio grande da coro; nella sacrestia sono inoltre conservati una tela del 1600 e un ciborio intarsiato del 1500.
Il Centro Storico e Altre Attrazioni
Arrivare a San Lorenzo in Campo significa trovarsi immersi in una scenografia urbana di rara armonia. Il cammino è accompagnato da un caratteristico porticato che costeggia la strada principale, conducendo fino alla Fontana della Pieve. Dalla Chiesa della Pieve (Chiesa di San Biagio), probabilmente costruita intorno al 1500, si apre una prospettiva che cattura lo sguardo. La strada guida l’osservatore verso il Palazzo Della Rovere, monumentale punto focale del borgo.
Palazzo Della Rovere e i Suoi Musei
Il severo Palazzo Della Rovere (XVI secolo), situato all'ingresso dell'antico castello, funge da porta d’ingresso al cuore pulsante del centro storico. Fu costruito da Giulio della Rovere come sua residenza. Successivamente il Palazzo passò agli Albani e fu poi sede Comunale, ospitando scuole e il carcere. Oggi ospita:
- Il Museo Archeologico del Territorio di Suasa: allestito nel piano interrato del Palazzo, racconta l’evoluzione geografica, storica e culturale della valle del Cesano attraverso cinque sale espositive. Il viaggio museale inizia dalla preistoria, con ammoniti e molluschi antichi, e prosegue con l'arrivo dei Romani, attestato all'inizio del III secolo a.C.
- Il Museo Etnografico Africano.
- Il Teatro Comunale Mario Tiberini: questo magnifico gioiello è stato costruito nel piano nobile del Palazzo Della Rovere, là dove i membri della potente famiglia erano soliti organizzare le serate di ballo. Fu nel 1811, dopo il crollo del soffitto della grande sala, che si colse l’occasione di costruirvi un teatro stabile. Il nuovo teatro, chiamato Teatro Trionfo, fu terminato attorno al 1820. Nel 1880 il teatro, in legno, fu in parte distrutto da un incendio e ricostruito in muratura, inaugurato ufficialmente nel 1882 con il nome di Teatro Condominiale Mario Tiberini. Restaurato nel 1981 e inaugurato nuovamente nel 1983, è in funzione ancora oggi.

Altri Edifici Storici e Luoghi di Culto
Il centro storico conserva la pianta urbanistica originale con viuzze interne, archi di accesso e mura di cinta castellane con torrioni, attualmente privi soltanto delle merlature. Nella parte più elevata si ergeva la rocca, di cui rimangono resti leggibili, sotto la quale si apre la caratteristica piazzetta “Padella”. Nel centro storico si trovano prestigiosi palazzi edificati tra il XV e il XVIII secolo, tra cui Palazzo Amatori, Palazzo Brini, Palazzo Ruspoli e Palazzo Ripanti.
Oltre all'Abbazia, altre chiese di particolare interesse sono:
- La Chiesa della Pieve (Chiesa di San Biagio), probabilmente costruita intorno al 1500.
- La Chiesa del Crocifisso, dove si venera un miracoloso crocifisso in legno scolpito da Fra' Innocenzo da Petralia (XVII secolo).
Il Museo delle Terre Marchigiane
A San Lorenzo in Campo, la cultura del popolo marchigiano si concentra ed esalta nel Museo delle Terre Marchigiane, sede della Collezione Straccini. Il museo raccoglie più di duemila oggetti appartenenti alla tradizione rurale delle Marche, individuata a cavallo tra Ottocento e Novecento. Si tratta di un’impareggiabile esposizione, animata da immagini e suoni, che restituisce uno spaccato completo della civiltà contadina. Il museo si articola attraverso quattro percorsi:
- I "luoghi della vita", dove si possono sentire il calore degli ambienti domestici della casa di un mezzadro.
- I "luoghi d’incontro", che testimoniano momenti di aggregazione e vita sociale con stanze e strumenti del barbiere, del calzolaio, dell’arrotino e altri ancora.
- Infine, "le collezioni", un museo nel museo, con una straordinaria esposizione di oggetti tra il XVI e il XX secolo in ceramica, ferro e rame.
Enogastronomia Locale
San Lorenzo in Campo, disegnata dal susseguirsi dei campi coltivati, è una terra fertile e ricca, dispensatrice di doni succulenti da servire in tavola. Tradizione e innovazione si incontrano nella produzione delle sue eccellenze enogastronomiche.
- Il farro è tra i più rinomati frutti di San Lorenzo in Campo. Il castagnolo al farro è stato inserito tra i prodotti tipici della Regione Marche con apposito decreto ed è stato il primo prodotto a dotarsi della denominazione De.C.O. - Denominazione Comunale di Origine.
- Nel territorio comunale è tipica anche la produzione di miele.
- Rinomati sono i vini DOC Pergola e Bianchello del Metauro.

Alla Scoperta del Territorio Circostante
Oltre alle sue meraviglie interne, San Lorenzo in Campo è un ottimo punto di partenza per esplorare la ricchezza delle Marche. Il territorio offre itinerari che si snodano tra borghi medievali, città d'arte e paesaggi naturali mozzafiato, dalle spiagge dell'Adriatico ai monti dell'Appennino Umbro-Marchigiano. È possibile visitare luoghi come Corinaldo, uno dei borghi più belli d'Italia, le spiagge di Senigallia, Urbino patrimonio dell'UNESCO, le Grotte di Frasassi e l'Eremo di Fonte Avellana.