Martin Luther King Jr. è stato uno dei più influenti attivisti politici del Novecento e un nemico di ogni forma di discriminazione, divenendo un simbolo della lotta contro la segregazione razziale. Pastore, attivista e politico, ha guidato il movimento per i diritti civili degli afroamericani, facendo della sua vita una missione per la pace e la libertà.

L'Uomo e il Suo Contesto
Martin Luther King Jr. nacque il 15 gennaio 1929 ad Atlanta, in Georgia, nel sud degli Stati Uniti. Fin dall’infanzia, King sentì il problema della discriminazione razziale e della separazione tra bianchi e neri nella società americana. Dopo un periodo di studi in giurisprudenza, King passò agli studi di teologia. All’età di 19 anni si trasferì a Chester, in Pennsylvania, dove studiò teologia e, in seguito, frequentò un dottorato in filosofia a Boston.
Nel 1953 King sposò Coretta Scott, conosciuta a Boston. Da quell’anno, divenne pastore della chiesa battista a Montgomery, in Alabama. Suo padre era reverendo della Chiesa battista locale mentre la madre suonava nel coro.
Dopo la seconda guerra mondiale e soprattutto nei primi anni Sessanta, 20 milioni di americani neri iniziarono una serie di azioni dirette per ottenere i diritti civili, stanchi di subire ingiustizie, abusi e violenze. Sebbene la Costituzione americana sancisse l’uguaglianza di tutti i suoi cittadini di fronte alla legge, le cose nella realtà andavano molto diversamente, soprattutto negli Stati del Sud. I neri non votavano, subivano maltrattamenti da parte della polizia e condanne ingiuste da parte di giurie popolari razziste. Sui posti di lavoro, nell’assegnazione degli alloggi, persino sugli autobus i bianchi avevano più diritti dei neri. A Montgomery, la segregazione razziale era fortissima; scuole, teatri, trasporto pubblico ed ogni altro spazio di socialità faceva della segregazione razziale il suo tratto distintivo.
Gli Inizi dell'Attivismo: Montgomery e la Non-Violenza
Proprio a Montgomery, il 1° dicembre 1955, avvenne l’episodio che diede inizio al movimento per i diritti civili: l’afro-americana Rosa Parks, seduta su un autobus e tornando a casa, si rifiutò di alzarsi per fare posto a un passeggero bianco, quando il conducente chiese ai neri di alzarsi per fare posto ai bianchi rimasti in piedi. Per questo fu trascinata via dalla polizia e arrestata per violazione delle norme che regolavano la disposizione razziale dei posti a sedere sugli autobus.
La notizia si diffuse rapidamente e la comunità nera decise di boicottare i mezzi di trasporto pubblico. Martin Luther King fu scelto unanimemente come capo del movimento. Il boicottaggio totale durò 382 giorni, finché il movimento ottenne l’abolizione della segregazione sui mezzi pubblici. Durante il boicottaggio, King fu minacciato, arrestato pretestuosamente e la sua casa fu fatta saltare in aria.
Già mentre era studente presso un seminario di Philadelphia, King era rimasto entusiasta per gli scritti di Mahatma Gandhi. La sua idea di resistenza alla segregazione razziale metteva insieme estratti del Vangelo, le tesi di Henry David Thoreau e la non violenza di Gandhi. Nel 1957, fondò la “Southern Christian Leadership Conference” (SCLC), un movimento non violento d’ispirazione gandhiana in difesa delle minoranze e degli emarginati. King voleva far valere i diritti dei neri, ma con mezzi pacifici. L’esperimento ebbe successo e i tanti gruppi di protesta sparsi per le contee trovarono un unico portavoce.

Culmine della Lotta per i Diritti Civili
Tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta, King divenne il leader indiscusso del movimento per i diritti civili. Più volte arrestato, organizzò manifestazioni pacifiche e il boicottaggio di quegli esercizi commerciali dove i neri venivano trattati ingiustamente. I successi ottenuti dal movimento dei diritti civili, come la fine della segregazione sui mezzi pubblici, diedero maggior forza agli afroamericani e Martin Luther King iniziò a pensare che si potesse e si dovesse fare di più.
Nel 1963, a Birmingham, in Alabama, Martin Luther King Jr. guidò dimostrazioni di massa pacifiche che furono contrastate dalla polizia dei bianchi con cani ed idranti, creando una polemica che finì sui titoli in prima pagina dei giornali in tutto il mondo. Birmingham fu il teatro di sperimentazione di una nuova tattica da parte del movimento dei diritti civili, il cosiddetto Project C (Project Confrontation), ossia il tentativo di provocare la reazione violenta dei suprematisti bianchi così da giungere sulle cronache nazionali e sensibilizzare l’intero paese alla causa dei neri. Alle violenze seguì l’arresto di molti attivisti, tra cui quello di Martin Luther King. Portato in carcere, King scrisse quella che divenne nota come Lettera dalla prigione di Birmingham. Le scene generarono indignazione in tutto il Paese spingendo il presidente Kennedy a presentare al Congresso un provvedimento per sancire pari diritti per bianchi e neri d'America.
Martin Luther King: la lotta per i diritti civili
Il culmine della sua battaglia si ebbe il 28 agosto 1963, in occasione della “Marcia per il lavoro e la libertà” a Washington, DC. Un corteo di oltre 200.000 persone, delle quali circa 60.000 erano bianche, invase il centro di Washington invocando la legge sui diritti civili. Di fronte ad una folla di bianchi e neri che cantavano e pregavano intorno al monumento a Lincoln, King pronunciò il suo celebre discorso profetico: “I Have a Dream”. In questo discorso, concepiva un mondo in cui i popoli non fossero più divisi in base alla razza, affermando che “rendere realtà la giustizia per tutti i figli di Dio” perché, altrimenti “non ci sarà né pace né tranquillità in America fino a che ai neri non saranno garantiti i diritti di cittadinanza”. La marcia non si limitò solamente a richiedere il diritto di voto ai neri e la fine delle discriminazioni, ma toccò anche i temi del lavoro e della giustizia economica, giungendo a proporre “un massiccio piano di occupazione federale - per neri e non - che garantisse lavori e salari dignitosi”.
Il movimento da lui ispirato fu tanto potente che il Congresso promulgò la Legge sui Diritti Civili nel 1964. Questa legge vietava le discriminazioni per l’iscrizione ai registri elettorali ed era sancito l’obbligo di ammettere tutti i cittadini, senza distinzioni di razza, a qualsiasi scuola o esercizio pubblico (ristoranti, alberghi, campi sportivi, musei). Dopo l’approvazione di questa legge, King propose al presidente Lyndon Johnson una nuova legge che garantisse il pieno esercizio del diritto di voto per gli afroamericani. La battaglia, però, doveva durare a lungo e negli Stati del Sud i neri venivano ancora picchiati e uccisi dai razzisti bianchi del Ku-Klux Klan.
Le Marce da Selma a Montgomery e il Voting Rights Act
Nel marzo 1965, migliaia di americani, guidati da King, scesero per le strade in una serie di marce da Selma a Montgomery contro le pesanti discriminazioni di cui erano vittime gli afroamericani nell’esercizio del diritto di voto. Il primo tentativo terminò con violenze da parte della polizia, e la giornata venne ricordata come il “Bloody Sunday” di Selma. King chiamò a raccolta tutti gli americani di coscienza ad unirsi a lui per riprendere la marcia.
Il 15 marzo, la settimana successiva al Bloody Sunday, il presidente Lyndon Johnson, in una seduta comune del Congresso, introdusse il Voting Rights Act, affermando: “What happened in Selma is part of a far larger movement which reaches into every section and State of America. Their cause must be our cause too.” Questa seconda legge sui diritti civili estese il diritto di voto ai neri e garantì il diritto di voto agli afroamericani.
Nell’ultima tappa della marcia partita da Selma, i manifestanti si diressero verso lo State Capitol a Montgomery, dove Martin Luther King pronunciò un famoso discorso passato alla storia con il titolo di “How long? Not long”, riferendosi a quanto ancora gli afroamericani avrebbero dovuto attendere per vivere in una società in cui il pregiudizio razziale e la segregazione non fossero più parte della vita pubblica e politica americana, dove il sogno americano potesse essere sognato e raggiunto anche da quelli che fino ad allora erano stati lasciati indietro.

Gli Ultimi Anni e l'Eredità
Nel dicembre 1964, la guida e la lotta per la causa del movimento dei diritti civili valsero a King il Premio Nobel per la Pace. Negli ultimi anni di vita, Martin Luther King dedicò le sue forze anche contro l’impegno americano nella guerra del Vietnam e al sostegno e alla mobilitazione dei lavoratori. A Memphis, la sera del 3 aprile 1968, King tenne un discorso, che sarebbe stato il suo ultimo in pubblico, a sostegno della protesta dei netturbini. Il discorso culminò con le parole profetiche: “I’ve been to the mountaintop. And I’ve looked over. And I’ve seen the promised land. I may not get there with you. But I want you to know tonight, that we, as a people, will get to the promised land!”
Il giorno dopo, il 4 aprile 1968, Martin Luther King fu assassinato a Memphis, nel Tennessee, mentre era affacciato al balcone della sua stanza, al secondo piano di un motel. King venne colpito da un singolo proiettile calibro 30-06. La notizia della sua uccisione sconvolse gli Stati Uniti e in oltre cento città si assistette a scontri e devastazioni. L’inchiesta e gli atti processuali pubblici non hanno mai risolto del tutto la vicenda: ancora oggi non è chiaro se si è trattato del gesto di un difensore della razza bianca o di un complotto.

L'Impatto Duraturo del Movimento
Dopo la morte di King, una delle più famose organizzazioni afroamericane che si venne a creare fu il Black Panther Party. A differenza dei movimenti che si rifacevano al nazionalismo nero, le Pantere Nere credevano fosse possibile cercare alleanze, oltre che con altri movimenti radicali neri, anche con quei bianchi progressisti e anti-razzisti. Negli anni ’70 e all’inizio degli anni ’80, però, il Black Panther Party iniziò un declino che lo portò all’insignificanza. Nei decenni successivi alla morte di King e alla fine del Black Panther Party, le violenze della polizia contro gli afroamericani non si sono arrestate.
È in questo contesto che, circa un decennio fa, è nato il movimento Black Lives Matter. A differenza delle proteste negli anni Sessanta, che rimanevano spesso confinate alle città dove le violenze avevano luogo, il movimento Black Lives Matter si estende in tutto il paese tramite reti e proteste in solidarietà con eventi accaduti in singoli luoghi. Black Lives Matter non ha come unico obiettivo la fine delle violenze perpetrate dalla polizia nei confronti della comunità afroamericana.
Uno degli atti che ha ottenuto un riconoscimento quasi universale contro il razzismo è quello di inginocchiarsi, conosciuto come Take a Knee. Il gesto fu inizialmente eseguito da Martin Luther King e Ralph Abernathy, fondatore insieme a King della Southern Christian Leadership Conference, inginocchiandosi in preghiera. Il gesto venne in qualche modo ripreso nel 2016 da Colin Kaepernick, ex quarterback dei San Francisco 49ers, durante l’inno americano all’inizio della stagione di NFL, ed è divenuto ben presto un gesto di solidarietà in tutto il mondo con le lotte contro il razzismo. Inginocchiarsi è pertanto un gesto simbolico di solidarietà, di vicinanza a chi ogni giorno lotta per vedersi riconosciuto il diritto a non essere discriminato per il colore della sua pelle.
Al pastore protestante di Atlanta sono oggi dedicate vie, piazze, poesie, canzoni e pellicole cinematografiche. Martin Luther King è un’icona del movimento per i diritti civili, riconosciuto anche dopo la sua morte con la Medaglia Presidenziale per la Libertà.