La questione dell'incontro tra la fede cristiana e l'antica civiltà cinese è un tema di profondo interesse storico, teologico e culturale. Questa interazione non si limita ai secoli recenti, ma affonda le radici in ipotesi che suggeriscono una connessione tra le più antiche tradizioni cinesi e le narrazioni bibliche, in particolare quelle della Genesi. Parallelamente, la storia del cristianesimo in Cina è un percorso millenario, costellato di tentativi di inculturazione, sfide e rinascite, che testimoniano la costante ricerca di dialogo tra diverse identità.

La Teoria dell'Origine Biblica negli Antichi Caratteri Cinesi
Le Ricerche di Chan Kei Thong
Secondo il dott. Chan Kei Thong, cristiano e ricercatore di storia antica cinese, il Dio descritto nella Bibbia è lo stesso che gli antichi cinesi adoravano all’inizio della loro civiltà. Nato a Singapore e cresciuto in una famiglia tradizionale cinese, Thong è diventato cristiano all'età di 19 anni, una fede spesso percepita come occidentale. Attraverso le sue ricerche, Thong ha scoperto che, in realtà, gli antichi cinesi adoravano l’unico vero Dio. La storia della Cina, con le sue migliaia di anni, è come una cipolla a molti strati. Se si sfoglia solo a metà si arriva a Confucio, e molti pensano che Confucio rappresenti la cultura cinese, guardando a 2.500 anni fa. Tuttavia, se si va a prima, si arriva ai 4.000 e 5.000 anni di storia cinese. Il nucleo storico si trova a 2.000 anni prima di Confucio, ed è di questa epoca che Thong scrive, sostenendo che l'antico popolo cinese adorava il Dio unico e vero, che non aveva idoli nei suoi templi originari.
Corrispondenze tra i Caratteri Cinesi e la Genesi
Un aspetto centrale della teoria riguarda la corrispondenza tra i caratteri cinesi e le storie della Genesi. Molti caratteri sono scomponibili in elementi più semplici, detti radicali, la cui combinazione può rivelare significati profondi e sorprendenti, richiamando eventi biblici:
Creazione e Soffio Vitale
Il carattere 造 (zao), che significa "creare", al centro presenta tre bocche che possono indicare la Trinità. Sotto, un carattere composto dalla parola 工 (gong), "lavoro", con due persone ai lati e un'asta centrale, può essere inteso come una ribadita indicazione dell'uomo o della Trinità. Il radicale pie (丿), presente in 造 (zao), indica il soffio vitale sulla terra, con la parola "bocca" e sotto le gambe che stanno per "uomo", evocando il soffio di vita di Dio sull'uomo.
L'Eden, l'Uomo Solitario e il Giardino
Il carattere che oggi significa "primo" o "prima" è composto a sinistra dal radicale di "uomo" e a destra dal radicale 丁 (ding), che indica il membro maschile. Questo suggerisce che l'uomo (la donna non era ancora stata creata) era solo, un significato che il carattere 丁 (ding) conserva ancora oggi. Il carattere 要 (yao), che oggi vuol dire "volere" o "necessità", è formato da uno 一 (yi) e da 儿 (er), "uomo", racchiuso in una recinzione 囗 (wei). Questo carattere, che da solo significa anche "occidente", può essere scomposto in modo tale da indicare "l’uomo è solo nel giardino", e per i cinesi, dopo la loro migrazione, l'Eden si trovava a Occidente.
Il giardino è rappresentato da due caratteri principali: 田 (tian), che indica il campo o il prato, e 園/园 (yuan), che indica più precisamente il giardino. Quest'ultimo, dentro la recinzione del giardino, contiene la terra 土 (tu) in alto e la bocca 口 (kou) che, soffiando, ordina la vita. Il raddoppio di questo carattere è interessante nell'uso colloquiale.
La Proibizione e la Caduta
La parola per "proibizione" (禁, jin) è visualizzata con due alberi e Dio, simboleggiando la proibizione di mangiare da uno degli alberi nell'Eden. Il carattere per "vestito" o "abito" (衣, yī), nella sua forma semplificata, mostra una copertura 亠 (tóu) che copre due persone, alludendo ai vestiti dati da Dio ad Adamo ed Eva dopo il peccato. La parola 躲 (duǒ), "nascondersi", mostra a sinistra il radicale "corpo" 身 (shēn) e a destra, in alto, "qualche" o "un po'" 几 (jī), e sotto "albero" 木 (mù), indicando il corpo nudo che si nasconde tra gli alberi. Il segno della copertura in alto indica cosa copre.
L'Espulsione e l'Inizio di una Nuova Vita
Il carattere tradizionale per "tomba" (墓, mù) mostra due persone luminose, nella gloria, dove il fuoco 火 (huǒ) è formato dal carattere di uomo più due fiamme ai lati. La conseguenza immediata della caduta è l’espulsione: a destra, in alto, il sole o giorno 日 (rì) che sta sopra l’offensore 干 (gān), e a sinistra il carattere 走 (zǒu), "andare". L’inizio della nuova vita dopo il peccato è descritta anche con il carattere 初 (chū), che significa "inizio".

Il Dibattito Accademico e le Riserve
È importante notare che la corrispondenza fra caratteri cinesi e le storie della Genesi è messa in discussione da molti sinologi, con buone ragioni. Questa teoria, sebbene affascinante, si colloca in un contesto di interpretazioni che richiedono un'analisi filologica e storica rigorosa, e non è universalmente accettata nella comunità accademica.
L'Antica Spiritualità Cinese e i Paralleli con il Pensiero Biblico
Il problema del rapporto tra il pensiero cristiano e la cultura cinese è complesso e merita di essere chiarito. La religione tradizionale di quel paese è l'"Universismo cinese", un sistema che non impone un'unica fede religiosa ma permette di seguire contemporaneamente varie concezioni religiose più o meno concordanti, nella misura in cui queste dottrine o parti di esse siano conciliabili, senza pretendere di avere un valore assoluto, a differenza della dottrina e della pratica cristiana.
L'Universismo Cinese e il Concetto di Dio
Nel pensiero cinese antico, si ritrovano affinità, a volte molto forti, con il pensiero cristiano. Un esempio è il concetto di Tian (Cielo), il cui ideogramma rappresenta la volta celeste con una grande persona, o meglio "il Grande". Questo "Cielo" non è una pura forza impersonale o un'entità vaga; in senso metafisico, è una "rivelazione" che si incarna in tradizioni, usi e costumi, e agisce come un Dio personale, un Dio che governa il mondo ma non è identificato con il mondo. Confucio (551-479 a.C.) riteneva che le leggi del Cielo potessero reggere la società, ma non le riteneva una sua creazione. Il Mohismo, fondato da Mo-tzu (479-391 a.C.), è invece orientato in senso metafisico e religioso, e in alcuni aspetti, come l'amore universale e il concetto di giustizia sociale, ha battuto strade simili al pensiero cristiano. Mo-tzu sosteneva che bisogna amare tutti gli esseri umani senza distinzione, e la sua critica al fatalismo riecheggiava l'evangelico "guai a voi o ricchi!". Anche il Taoismo di Lao-tzu presenta sorprendenti affinità con l'ascetismo cristiano e la tradizione della clausura.
Affinità nel Pensiero Morale e Metafisico
Non solo nel concetto di Dio, ma anche nel pensiero etico e filosofico si possono trovare notevoli paralleli. Mencio (372-289 a.C.), un importante filosofo confuciano, sosteneva la bontà innata dell'uomo, un'idea che può trovare eco in alcune correnti teologiche cristiane. Il Neo-Confucianesimo, che dominò la cultura cinese dal X al XVII secolo, ha anch'esso mostrato affinità con la corrente aristotelica (con massimo esponente in San Tommaso) e platonica (con costante riferimento a Sant'Agostino), ponendo l'accento sulla contemplazione delle creature di Dio come fonte di conoscenza e scienza.
Il Cristianesimo in Cina: Un Percorso Millenario
La storia della diffusione del cristianesimo in Cina è un percorso lungo e complesso, che ha visto diverse fasi di presenza, accoglienza e persecuzione, dimostrando la natura universale della fede che ha informato molte civiltà diverse.
L'Arrivo del Cristianesimo Nestoriano e la Stele di Xi'an
Le prime tracce documentate del cristianesimo in Cina risalgono al VII secolo con l'arrivo dei missionari nestoriani. La prova più antica e sicura è la celebre stele di Xi’an, eretta nel 781 d.C. e dissotterrata nel 1625 vicino all'antica capitale Ch'ang-an (oggi Xi'an). Questa stele, celebrata anche in un recente convegno internazionale che ha segnato il 400° anniversario dalla sua scoperta, è considerata la prima grande opera di trascrizione del cristianesimo in lingua cinese, integrando immagini e categorie taoiste e buddhiste.
L'iscrizione sulla stele narra dell'arrivo, lungo la Via della Seta, di religiosi persiani della Chiesa Siro-Orientale (spesso chiamata "Nestoriana") nel 635 d.C. Alopen, un monaco nestoriano dalla Siria, fu il primo missionario cristiano ricevuto con onore dall'imperatore T'ai Tsung della dinastia T'ang. Nella biblioteca imperiale furono fatte traduzioni dei "libri sacri" della nuova fede, e l'imperatore stesso ne studiò la religione, disponendo per la sua propagazione. La stele indica che la fede cristiana, denominata "religione della luce" (Jingjiao), godette del favore anche dell'imperatore Kao Tsung (650-681), e che monasteri furono edificati in tutta la regione. Questo rappresenta il primissimo sforzo di indigenizzazione del cristianesimo in Cina, assumendo il linguaggio del buddhismo per esprimere la propria fede.
Tuttavia, il cristianesimo fu anche perseguitato, insieme al buddhismo, nel decennio attorno all'840 d.C. dall'imperatore Wu Tsung e da importanti studiosi confuciani. Un decreto imperiale portò alla riduzione dei monasteri e al ritorno alla vita secolare di migliaia di monaci e sacerdoti buddhisti, cristiani e zoroastriani. Il primo ingresso del cristianesimo in Cina è quindi considerato un fallimento, e secondo un cronista arabo del 987, non si riusciva più a trovare nemmeno un cristiano in Cina.

L'Epoca dei Gesuiti e la Controversia sui Riti
Il più famoso e importante sviluppo degli studi cristiani in Cina ebbe luogo tra il XVI e il XVII secolo, con l'arrivo dei Gesuiti. Il gesuita italiano Matteo Ricci, giunto in Cina nel 1582 e stabilitosi a Pechino nel 1601, fu una figura chiave. Egli e i suoi successori si dedicarono a un approccio di inculturazione profonda, adottando l'abbigliamento e il linguaggio dei letterati cinesi, e cercando di convertire la classe dirigente del paese. Ricci scrisse numerose opere in cinese per presentare la religione cristiana, l'Europa e la sua cultura scientifica e umanistica, pubblicando anche il primo mappamondo di tipo occidentale in cinese.
I Gesuiti entrarono in dialogo con gli studiosi confuciani, pubblicando libri sul rapporto tra cristianesimo e cultura cinese e presentando lo sviluppo scientifico e tecnologico occidentale. Essi furono molto rispettati come studiosi e servirono alla corte reale, diffondendo in Cina la matematica, l'astronomia e l'arte europea, e in Europa la cultura cinese. Sembrava aprirsi un'età d'oro per il cristianesimo in Cina. Tuttavia, questa fase fu interrotta dalla nota "Controversia sui Riti Cinesi" (1615-1742). La questione centrale era se ai cristiani cinesi convertiti fosse permesso continuare la pratica del culto ancestrale e la venerazione di Confucio, pratiche considerate da Ricci e dai suoi seguaci come atti civici e culturali, non religiosi e incompatibili con il cristianesimo.
Dopo oltre un secolo di dibattiti e decisioni incerte e contrastanti da parte di otto papi, i riti furono alla fine rigettati. I missionari cattolici che seguivano le istruzioni papali furono espulsi, e venne emesso un editto imperiale che bandì il cristianesimo. Questa fu una grande opportunità persa per gli studi cristiani in Cina, che non si presentò più. Il cuore della questione era la tensione tra le identità cinese e cristiana: poteva un cinese essere contemporaneamente un buon cristiano senza rinunciare alla propria identità culturale? La Chiesa cattolica, dopo il Concilio Vaticano II, sta imparando a diventare sempre più mondiale e meno eurocentrica, riconoscendo che essere un buon cristiano non è incompatibile con l'essere un buon cittadino.

Le Sfide del XX Secolo e la Rinascita degli Studi
Nel XIX e XX secolo, con l'apertura forzata della Cina all'Occidente (a seguito delle Guerre dell'Oppio del 1840 e della Rivolta dei Boxer del 1900), giunsero nuove missioni, cattoliche e protestanti. Questa apertura portò a un esame di coscienza tra gli intellettuali cinesi sulla propria cultura e sull'opportunità di aprirsi all'Occidente e al cristianesimo. Molti studiarono il cristianesimo e i giovani furono inviati a studiare all'estero, formando importanti studiosi cristiani.
Tuttavia, l'influenza cristiana crescente generò anche un movimento anti-cristiano (1922-1927), che sollevò dibattiti sull'identità del "cristiano cinese" e sul contributo del cristianesimo alla modernizzazione della Cina, anche considerando il legame tra missionari e invasioni imperialistiche occidentali. Questi argomenti continuano ad essere punti salienti degli studi cristiani ancora oggi.
Un periodo di particolare oscurità per gli studi cristiani fu la Rivoluzione Culturale (1966-1976), che vide la chiusura forzata di tutte le chiese, seminari e istituti religiosi, e la persecuzione di ministri ordinati e intellettuali. Le attività cristiane furono bloccate. Solo nel 1980, con le politiche più liberali di Deng Xiaoping, le chiese furono riaperte e i seminari ripresero le attività. Nonostante le difficoltà, a partire dal 1990, gli intellettuali cinesi, molti dei quali non cristiani, hanno sviluppato un forte interesse per lo studio del cristianesimo, visto come una forza guida della cultura occidentale moderna. Tra i giovani, questo interesse è popolarmente chiamato "febbre delle religioni", un movimento alla ricerca del significato della vita dopo la Rivoluzione Culturale.
Il progetto di traduzione della Sigao Shengjing (Studium Biblicum Version) della Bibbia cattolica in cinese mandarino, avviato dal missionario francescano italiano Gabriele M. Allegra nel 1935 e completato nel 1968 con la collaborazione di frati cinesi, rappresenta un esempio fondamentale di questo sforzo di integrare la parola biblica nella lingua e cultura cinese.
La "Sinicizzazione" e il Dialogo Contemporaneo
Dopo il 1949, il Cattolicesimo, come tutte le religioni, ha potuto operare solo sotto il controllo dell'Amministrazione degli Affari Religiosi e all'interno dell'Associazione dei Cattolici Patriottici, che mira alla "sinicizzazione" della Chiesa Cattolica. Questo processo intende adattare la dottrina e la pratica cristiana alla cultura cinese, un percorso che il vescovo di Shanghai, Giuseppe Shen Bin, ha assicurato essere fedele al Vangelo di Cristo e in linea con la società e la cultura cinese di oggi. Papa Francesco ha affermato che "essere un buon cristiano non solo non è incompatibile con l’essere un buon cittadino, ma ne è parte integrante".
L'Accordo Provvisorio tra la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese, firmato nel 2018 e poi prolungato, riguardante la nomina dei Vescovi, costituisce una ripresa delle antiche relazioni e un punto di partenza per più ampie intese. Lo scopo principale è sostenere e promuovere l'annuncio del Vangelo in quelle terre, ricostituendo la piena e visibile unità della Chiesa, garantendo la vita ordinaria della Chiesa in Cina. Sebbene l'Accordo non abbia risolto tutte le questioni aperte, esso ha favorito un dialogo istituzionale bilaterale per il bene del popolo cinese e la promozione della convivenza civile e della pace nel mondo, nonostante le sofferenze e le preoccupazioni che ancora permangono per la Chiesa e la libertà religiosa.