I 50 Anni di Sacerdozio: Riflessioni su Vita e Ministero

Questo articolo raccoglie riflessioni profonde e testimonianze personali di sacerdoti che hanno raggiunto il traguardo dei cinquant'anni di sacerdozio, offrendo spunti sul significato del ministero, le sfide incontrate e la gioia del servizio.

Il Sacerdozio come Servizio e Dono

Il sacerdozio non è una dignità solo personale, né fine a se stesso; è ministero, è servizio, è mediazione fra Dio e il popolo. Destinato alla Chiesa, alla comunità e al mondo, il sacerdote è colui che si mette con umiltà al servizio della vita in tutte le sue dimensioni.

Il motto dell'Ordinazione, cinquant'anni fa, recitava: "Al servizio di Cristo, per i fratelli". Mons. Luigi Morstabilini, Vescovo di Brescia, nell'omelia di ordinazione, ricordava: "Ogni qual volta vi richiamerete alla vostra ordinazione sacerdotale, l’abbiate a rinfrescare nel vostro proposito". Dopo cinquant'anni, i sacerdoti avvertono l’inesauribile fascino e l’appello ancor più profondo ad un servizio all’umanità, alla Chiesa e alla creazione intera, desiderando "una Chiesa unita, segno di unità e di comunione, che diventi fermento per un mondo riconciliato".

Immagine di un sacerdote che celebra la messa, con la comunità radunata attorno

La Vocazione e la Misericordia di Dio

Ogni vocazione specifica, compresa quella all’Ordine, è compimento del Battesimo. La nostra vocazione è prima di tutto una risposta a Colui che ci ha amato per primo (cf. 1Gv 4,19). Questa è la fonte della speranza poiché, anche in mezzo alla crisi, il Signore non smette di amare e, perciò, di chiamare. Ognuno di noi è testimone di come il Signore ci abbia trovato "lì dove eravamo e come eravamo, in ambienti contraddittori o con situazioni familiari complesse", portandoci avanti e scrivendo, per mezzo di ognuno, la storia della salvezza.

La vocazione può nascere da esperienze profonde della misericordia di Dio, come testimoniato da Jorge Mario Bergoglio, Papa Francesco, che il 13 dicembre 1969, quattro giorni prima del suo 33° compleanno, fu ordinato sacerdote. La sua vocazione risale al 21 settembre 1953, quando durante una confessione fece una profonda esperienza della misericordia di Dio, una gioia immensa che lo spinse a farsi prete.

Il sacerdote, a immagine del Buon Pastore, è un uomo di misericordia e di compassione, vicino alla sua gente e servitore di tutti. Chiunque si trovi ferito nella propria vita, in qualsiasi modo, può trovare in lui attenzione e ascolto. "Misericordia significa prima di tutto curare le ferite", e questo, ricorda spesso Papa Francesco, è il tempo della misericordia.

Le Quattro Vicinanze del Sacerdote

Per affrontare il ministero, la missione e la quotidianità, il sacerdote ha bisogno di strumenti concreti. Papa Francesco ha individuato quattro "colonne costitutive" della vita sacerdotale, chiamate le "quattro vicinanze", che seguono lo stile di Dio: vicinanza speciale, compassionevole e tenera.

1. Vicinanza a Dio

La vicinanza a Dio, al Signore delle vicinanze, è fondamentale. "Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla" (Gv 15,5). Il sacerdote è invitato innanzitutto a coltivare questa intimità con Dio, da cui potrà attingere tutte le forze necessarie per il suo ministero. Senza una relazione significativa con il Signore, il ministero è destinato a diventare sterile.

La vicinanza a Gesù, il contatto con la sua Parola, permette di confrontare la propria vita con la sua e imparare a non scandalizzarsi di quanto accade. Questa vicinanza a Dio a volte assume la forma di una lotta, soprattutto nei momenti in cui la sua assenza si fa maggiormente sentire nella vita del sacerdote o delle persone a lui affidate. Molte crisi sacerdotali hanno all'origine una scarsa vita di preghiera, una mancata intimità con il Signore, riducendo la vita spirituale a mera pratica religiosa.

Un prete che prega rimane, alla radice, un cristiano che ha compreso il dono ricevuto nel Battesimo. È un figlio che fa continuamente memoria di essere figlio e di avere un Padre che lo ama. Tutto questo è difficile se non si è abituati ad avere spazi di silenzio nella giornata, imparando a rinunciare all'attivismo per accettare la desolazione che porta all'incontro con Dio. "Nel deserto 'parlerò al suo cuore'", dice il Signore al suo popolo (Os 2,16). La vicinanza con Dio permette al sacerdote di prendere contatto con il dolore del proprio cuore e del popolo affidatogli, annunciando l'aurora della Grazia di Dio che si manifesta proprio in quel dolore.

020 PREGARE IN OGNI MOMENTO

2. Vicinanza con il Vescovo

La vita del presbiterio è caratterizzata da una vicinanza fraterna, supportata dalla guida del Vescovo. In un'occasione speciale, per esempio, l'omelia pronunciata in Cattedrale nella Santa Messa crismale del Giovedì Santo ha sottolineato l'importanza di questo appuntamento, in cui fedeli, diaconi, sacerdoti e Vescovo manifestano la Chiesa di Cristo. Il Vescovo è colui che convoca e raduna, scalda i cuori con la Parola, e rigenera la Chiesa. Nel sacerdozio si nasconde l'audacia di Dio, che affida se stesso a piccoli esseri umani.

Il fluire degli anni non deve far assopire: il vero pastore sa che il primo modo per vigilare sul gregge è quello di vigilare su se stesso, ricordando che pregare e meditare la Parola di Dio non è tempo sottratto alla cura pastorale, ma ne è condizione. Il calore interiore, capace di riempire la vita, non è il successo o il plauso, ma l'intimità con Dio, il segreto dell'amore di Cristo custodito e coltivato nella solitudine della preghiera personale, della liturgia e della fraternità presbiterale.

Il Signore ci ha scelti per andare e portare frutto. Questo frutto, immagine dell'amore, non è solo dolce e desiderato, ma porta in sé anche il carico della pazienza, dell'umiltà e dell'assimilazione alla volontà di Gesù. Non esiste amore senza sacrificio, senza la croce. La gioia germoglia ed è duratura solo attraverso la croce gloriosa.

3. Vicinanza tra i Sacerdoti (Fraternità)

Il sacerdote è un uomo che attraversa diverse condizioni e momenti nella vita, e la testimonianza ricevuta da tanti sacerdoti nel corso degli anni è fondamentale. L'esperienza personale di un sacerdote, che in 50 anni di ministero ha "ruminato" le mozioni dello Spirito, ha constatato che in alcune situazioni, comprese le prove e le difficoltà, quando viveva e condivideva la vita in un certo modo, rimaneva la pace.

È bello che, guardando alla propria chiamata e agli impegni affidati, ognuno possa dire con fiducia: "anche se sono fragile, il Signore non si vergogna della mia umanità, anzi, viene a prendere dimora dentro di me. Egli mi accompagna col suo Spirito, mi illumina e mi rende strumento del suo amore per gli altri, per la società e per il mondo."

La Fraternità Gesù Risorto, nata dal desiderio di due sacerdoti di vivere insieme per dare concretezza alla Parola di Gesù ("Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, là io sono"), è un esempio di questa vicinanza. Questa comunità, approvata nel 2000, si dedica all'animazione di case di preghiera, offrendo spazi di silenzio e confronto a uomini e donne di ogni età.

Foto di gruppo di sacerdoti sorridenti e uniti

4. Vicinanza con il Popolo di Dio

Il sacerdote non è colui che domina la vita, ma colui che si mette con umiltà al servizio della vita completa di ogni persona umana. Il Vescovo Gottardi ha incoraggiato la pubblicazione di quaderni su argomenti spirituali e di catechesi, superando il centinaio. Nel 1991, è nato il calendario "Cinque pani d'orzo", tradotto e stampato in varie lingue, a testimonianza del desiderio di raggiungere e nutrire spiritualmente il popolo di Dio.

Un esempio significativo di vicinanza al popolo è la richiesta ricevuta nel 1994 dalla Turchia, terra dei Martiri di Sanzeno, per custodire una chiesa. Questo ha permesso di "vivere la fede, che essi ci hanno trasmesso, nella loro terra, abitata oggi da un popolo di altra religione". Da ventisei anni, due sorelle offrono un prezioso servizio in Turchia, aiutando spiritualmente e materialmente profughi e studenti cristiani, curando traduzioni e rispondendo alle domande dei musulmani sulla fede cristiana.

Dal 1997, il "ministero della consolazione" è stato affidato ad alcuni sacerdoti, per ascoltare e benedire persone che soffrono per i più svariati motivi, anche spirituali. Tre anni fa, in età avanzata, un sacerdote è stato chiamato a presentarsi "tutti i santi giorni sullo schermo televisivo", per raggiungere un pubblico più vasto. Questi sono esempi della vicinanza e del servizio incessante verso il popolo di Dio.

Sfide e Rinnovamento nel Ministero Sacerdotale

Il tempo che viviamo è un tempo che ci chiede non solo di intercettare il cambiamento, ma di accoglierlo con la consapevolezza che ci troviamo davanti a un cambiamento d'epoca. Questo cambiamento ci pone sempre davanti a diversi modi di affrontarlo, e il nocciolo è discernere se le azioni e gli atteggiamenti abbiano o meno "sapore di Vangelo".

Alcuni atteggiamenti, come il cercare forme codificate ancorate al passato o un ottimismo esasperato che ignora i "feriti di questa trasformazione", non portano a soluzioni mature. Invece, l'atteggiamento che nasce dalla fiduciosa presa in carico della realtà, ancorata alla sapiente Tradizione viva e vivente della Chiesa, permette di "prendere il largo senza paura". Gesù, in questo momento storico, ci invita ancora una volta a "prendere il largo" (cf. Lc 5,4) con la fiducia che Lui è il Signore della storia.

In tale contesto, anche la vita sacerdotale risente di questa sfida, come dimostra la crisi vocazionale. Spesso, ciò è dovuto all'assenza nelle comunità di un fervore apostolico contagioso, che non entusiasma e non suscita attrattiva. Dove c'è vita, fervore e voglia di portare Cristo agli altri, sorgono vocazioni genuine. Una comunità vivace che prega insistentemente per le vocazioni e propone ai giovani un cammino di speciale consacrazione può suscitare il desiderio di consacrarsi interamente a Dio e all'evangelizzazione.

Il Sacerdote: Uomo di Preghiera e Compassione

Papa Francesco sottolinea che il sacerdote è innanzitutto uomo di preghiera. È dall'intimità con Gesù che sgorga la vera carità, e l'unione con Dio che fa vincere le innumerevoli tentazioni del male. Invita a guardare Maria e a pregare il Rosario ogni giorno, per proteggere la Chiesa dagli attacchi del diavolo che vuole portare la divisione.

La spiritualità del prete è incarnata nella realtà di tutti i giorni e si fa voce profetica di fronte alle oppressioni che calpestano il povero e il debole. La Chiesa "non può e non deve rimanere al margine della lotta per la giustizia", poiché il regno di Dio inizia qui in terra ed è già qui che incontriamo Gesù nei poveri, nei malati, nei forestieri, nei carcerati.

Il Papa non tace la "mostruosità" degli abusi compiuti dai sacerdoti, ripete sempre la vicinanza alle vittime, ma pensa anche ai tantissimi bravi preti che portano il peso di crimini che non hanno commesso, ringraziandoli "per il coraggioso e costante esempio" e invitando a non scoraggiarsi, perché "il Signore sta purificando la sua Sposa e ci sta convertendo tutti a sé".

Invita i sacerdoti a ritornare al primo incontro con Gesù, a quei momenti luminosi in cui si è sperimentata la chiamata del Signore a consacrare tutta la vita al suo servizio, per accendere il fuoco per l'oggi e portare calore e luce ai fratelli e alle sorelle. La stanchezza del sacerdote, come "l'incenso che sale silenziosamente al Cielo", è "la stanchezza del sacerdote con l'odore delle pecore" e "con il sorriso di papà che contempla i suoi figli". Solo l'amore dà riposo.

L'Importanza dell'Omelia e della Gioia

Francesco esorta con forza i sacerdoti a preparare bene l'omelia con un tempo prolungato di studio, preghiera e riflessione. Invita a fare omelie brevi, che non siano uno spettacolo né una conferenza, ma che sappiano dire "parole che fanno ardere i cuori" con un linguaggio positivo, offrendo speranza e orientando verso il futuro. Il ruolo fondamentale del 'kerygma', il primo annuncio, è "Gesù Cristo ti ama, ha dato la sua vita per salvarti, e adesso è vivo al tuo fianco ogni giorno, per illuminarti, per rafforzarti, per liberarti".

"Il santo è capace di vivere con gioia e senso dell'umorismo", ricorda il Papa, citando San Filippo Neri o la preghiera del buonumore di San Tommaso Moro. Il senso dell'umorismo è una grazia che "ti solleva, ti fa vedere il provvisorio della vita e prendere le cose con uno spirito di anima redenta. È un atteggiamento umano, ma è il più vicino alla grazia di Dio". È segno di una grande maturità spirituale che nasce dallo Spirito Santo.

Questa celebrazione dei 50 anni di sacerdozio è "un segno che la Chiesa c'è e vive di una grazia invincibile anche tra le ostilità e le indifferenze", un segno di gioia e di speranza, che invita tutti a "farsi avanti" in un mondo spesso segnato da scetticismo e depressione, per essere testimoni della gioia di vivere e di "aggiustare il mondo".

Nel Duomo gremito di fedeli, in occasione della celebrazione, sono stati applauditi i sacerdoti che si fanno avanti, desiderosi che lo Spirito li renda fratelli e uniti nel presbiterio diocesano, dentro la Chiesa, "perché sanno che c'è una sola via convincente per la missione: la comunione che si fa servizio".

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