Il Santuario di San Pietro Apostolo in San Pietro in Bevagna

Addossata al lato nord della torre costiera omonima, la chiesa di San Pietro in Bevagna sorge nel cuore dell'omonima località marina. Questo luogo di culto, di profonda venerazione per il popolo di Dio, è meta di pellegrinaggi e luogo dalla forte pregnanza spirituale, sebbene la parrocchia non abbia il riconoscimento canonico del Vescovo diocesano, come attesta il can. 1230 del C.J.C.

Il Santuario di San Pietro in Bevagna non è solo un monumento fatto di pietre, ma anche un concentrato di religiosità popolare, fatto di riti, preghiere, usi, credenze e leggende. È il fulcro della vita religiosa della frazione balneare, popolata soprattutto d'estate, e riveste un'importanza significativa per la comunità manduriana, collocato in riva al mare, a circa 10 chilometri dalla città di Manduria.

La Leggenda dello Sbarco di San Pietro

La chiesa di San Pietro sorge probabilmente nello stesso luogo in cui vi era il santuario che custodiva le reliquie di San Pietro. Narra la leggenda che nel 44 d.C., San Pietro Apostolo, insieme con altri discepoli, naufragasse nei pressi di Bevagna mentre era in rotta verso Roma. Qui officiò la prima celebrazione eucaristica in terra di Puglia. Il Principe degli Apostoli, secondo la narrazione, convertì e guarì dalla peste i locali prima di tornare in viaggio. Molti studiosi locali, attratti dalla tradizione, hanno descritto e analizzato gli aspetti storici, culturali, spirituali e folkloristici di questo evento.

Una delle leggende più evocative è quella che narra dell'incontro di San Pietro con il re Fellone, giunto dal vicino borgo di Felline e affetto da lebbra, che veniva a bagnare le piaghe nelle salutari acque del Chidro, fiumicello alimentato da numerose sorgenti. San Pietro gli promise la guarigione in cambio di una sentita conversione. Fellone, convinto dalle parole di Pietro, rinnegò i suoi idoli, abbracciò la fede Cristiana e ricevette il Battesimo e la guarigione nelle fresche acque del Chidro. Presto la notizia del miracolo si sparse e tutti gli abitanti di Felline, sull'esempio del loro re, si convertirono e vennero battezzati. Si narra anche che San Pietro giunse sino alle sponde dello Ionio a seguito di una tempesta, e dalle sue copiose lacrime sgorgò il fiume Chidro.

Storia e Evoluzione del Santuario

I primi documenti relativi alla chiesa di San Pietro in Bevagna risalgono al secolo XI. Nel 1092, il duca di Puglia Ruggero Borsa (o d'Altavilla) donò all’abbazia benedettina di San Lorenzo d’Aversa (CE) la chiesa di San Pietro in Bevagna con il casale di Felline. Tale donazione fu confermata in diverse occasioni, fino al 1358. I benedettini d’Aversa officiarono il culto a Bevagna per sette secoli, occupandosi anche della gestione del vasto feudo pertinente alla cappella. La fondazione monastica, che in origine costituiva un semplice priorato, fu in seguito elevata ad abbazia, pur rimanendo sempre dipendente dal cenobio aversano.

Nel 1807, in seguito ai provvedimenti soppressivi emanati dal governo napoleonico, con la chiusura dei monasteri, i benedettini si ritirarono e la chiesa fu posta sotto la tutela dei vescovi di Oria, di cui ancora oggi è proprietà. La comunità benedettina di Bevagna costituì sempre per la popolazione di Manduria un sicuro punto di riferimento, sia in relazione ai bisogni di carattere spirituale, gestendo il culto per l’Apostolo e il flusso di pellegrini, sia a quelli di carattere materiale, gestendo l’economia agricola.

La Torre Costiera

Attigua alla chiesa, dalla parte del mare a sud, si erge la torre, probabilmente costruita alla fine del XV secolo, anche se fonti diverse la collocano a partire dal XVI secolo, fatta costruire da Carlo V per difendere il litorale dalle incursioni piratesche e turche. L’edificio religioso per buona parte di esso è incorporato alla torre, rendendola una struttura integrata. La Torre di San Pietro in Bevagna fu edificata in un luogo di culto preesistente, dove la narrazione vuole che San Pietro Apostolo sbarcò in Puglia. Si caratterizza per la sua peculiare pianta a stella a quattro punte (“a cappello di prete”), ispirata alla struttura di Castel Sant’Elmo, a Napoli.

La torre ebbe una storia complessa di proprietà: venne espropriata ai benedettini di Aversa nel 1578 in cambio di 807 ducati, e successivamente Francesco II delle Due Sicilie la cedette alla diocesi di Oria come dimora del santuario nel 1845. Nel 1860 divenne di proprietà demaniale e quarant’anni dopo, nel 1900, venne ceduta al Comune di Manduria.

Torre di San Pietro in Bevagna e la Chiesa annessa, architettura difensiva

Architettura e Caratteristiche

L'attuale chiesa, più volte ricostruita, fu cominciata alla fine dell'Ottocento e ultimata nel 1901. Si presenta molto semplice nella planimetria: a navata unica, con l'altare ricavato nello zoccolo della torre.

La Facciata

Dal punto di vista architettonico, la facciata appare semplice ed elegante nella sua linearità. Il portale è fiancheggiato da due snelle colonne sormontate da capitelli decorati con foglie d'acanto, che costituiscono idealmente la base d'appoggio per una lunetta cieca, semicircolare, recante uno stemma papale in bassorilievo.

Al centro della facciata si apre una monofora, al di sopra della quale è ripreso il motivo architettonico del semicerchio, presente anche ai lati della finestra. Sotto la lunetta di destra si trova lo stemma cittadino. La sommità della facciata è decorata mediante un lineare motivo geometrico a triangoli rovesciati, interrotto al centro dall'innesto di una graziosa lanterna. L'ultimo elemento degno di nota è il piccolo campanile a vela visibile sulla facciata laterale.

Dettaglio della facciata della Chiesa di San Pietro in Bevagna, portale e monofora

Gli Oggetti di Devozione del Santuario

In questa chiesa, ogni oggetto si riveste di un significato particolare, storico, artistico o devozionale. In questo luogo di culto, significativo per il popolo manduriano, sono rappresentati i tre principali riferimenti religiosi della comunità: San Pietro, San Gregorio e l'Immacolata. Vi sono chiaramente anche i segni di devozioni più recenti, come quella per San Pio da Pietrelcina (testimoniata da un quadro già collocato nella cappella) e quella particolare per l'Assunta, cui l'ex parroco Don Enzo di Lauro consacrò il santuario.

Tuttavia, tre oggetti in particolare annoverano una maggiore importanza nella devozione popolare:

Il Quadro di San Pietro Apostolo

Nel sacello alle spalle dell'altare si trova l'oggetto più significativo per i manduriani: il quadro raffigurante l'Apostolo Pietro. Questo quadro, racchiuso in una bella cornice lignea con una complessa decorazione visibile ai fedeli solo durante la processione per la festa del santo (29 Giugno di ogni anno), è al centro di una tradizione che vuole che la sua versione originale sia stata dipinta addirittura da San Luca Evangelista.

In realtà, la storia documentata del quadro è più recente: a partire dalla primitiva icona bizantina di San Pietro, non più ricostruibile, l’immagine ha attraversato i secoli fino al 1914, quando fu trafugata da ignoti. Il rettore del santuario commissionò allora una nuova immagine del santo, il più possibile simile a quella trafugata, realizzata dalla pittrice manduriana Olimpia Camerario nello stesso anno.

Quadro di San Pietro Apostolo, icona devozionale

Il Fonte Battesimale ("la Vasca")

Il secondo degli oggetti "mitici" ricondotti alla tradizione popolare del passaggio di San Pietro Apostolo sul lido di Bevagna è la "vasca", cioè il fonte battesimale. Questo oggetto misterioso, ricavato da un blocco di basalto, è alto 55 cm e ha un diametro superiore di 67 cm. Da sempre collocato nel sacello "petrino", è attualmente l'unica reliquia plastica di una chiesetta rurale di origine altomedievale.

Ai fini di una datazione, un elemento metrologico è di aiuto: il diametro di base della vasca misura 31 cm, esattamente un piede bizantino. Poiché il piede bizantino di 31 cm fu usato fino all'età normanna, il fonte battesimale di pietra lavica può essere datato all'epoca della più significativa presenza bizantina nell'Italia meridionale (IX-XI secolo). Si ritiene che la "vasca" faccia riferimento alla presenza dei monaci italo-greci (i "basiliani") nel santuario. La sua provenienza è probabilmente dall'Etna o dall'Egeo, escludendo un'origine locale, come suggerito da uno studio scientifico del 2000. I monaci italo-greci, che gestivano la cappella in quel periodo, furono con ogni probabilità gli artefici di questa importante committenza, oggi protetta da un artistico cancello in ferro battuto del XVIII secolo con le iniziali S.P.

Fonte battesimale in basalto, reliquia storica del santuario

La "Pietra" del Sacello

Anche la "pietra", un blocco di calcare delle dimensioni di 93x40x40 cm, è un oggetto di grande interesse popolare. Era originariamente collocata all'interno dell'altare, in fondo al sacello, la cui esistenza è documentata da vecchie fotografie. L'altare fu demolito negli anni '80 nell'ambito di un intervento di restauro discutibile, che portò anche alla stonacatura delle pareti del sacello, conferendogli l'attuale configurazione.

Anche per questa pietra, l'elemento metrologico è significativo: è alta 93 cm, corrispondenti a tre piedi bizantini esatti. Si ipotizza che anche questo oggetto sia riconducibile all'iniziativa dei monaci italo-greci che a partire dal secolo IX occuparono l'area del santuario. Probabilmente, i bizantini vollero creare una "memoria" del mitico passaggio di San Pietro su questi lidi.

La Processione Religiosa Propiziatoria per la Pioggia di Manduria

Tra le tradizioni più caratteristiche e radicate, vi è la processione religiosa propiziatoria per la pioggia, tramandata nei secoli e tuttora vivissima a Manduria. Questa manifestazione, al pari di altre celebrazioni sacre e tradizionali locali, si distingue per la sua intensa spiritualità, richiamando numerosi fedeli e unendo un rito penitenziale a un pellegrinaggio faticoso di devozione e folklore.

Origini e Scopo del Rito

La processione si svolge principalmente nei momenti di siccità e non ha una periodicità fissa, accadendo mediamente ogni cinque-sette anni. Come osservato dall'antropologo Alberto Cirese, questo rituale mira a modificare la situazione negativa esistente (la siccità) e a produrre un evento vantaggioso (la pioggia). L'antica processione della pioggia si svolge anche oggi, e il sentimento religioso dei fedeli, che come nel passato percorrono a piedi e penitenti un percorso lungo dodici chilometri, non è mutato col trascorrere del tempo.

Quando la siccità diventa un flagello e le prime richieste di intercessione (come "Sa cacciari San Gricoriu" o "Sa cacciari la Mmaculata") non ottengono il risultato sperato, si ricorre a San Pietro: "sa sci pijari Santu Pietru" (si deve uscire San Pietro). La processione è rivolta a San Pietro, Principe degli Apostoli, venerato come il signore dell'acqua, il Santo che farà piovere.

SAN PIETRO E PAOLO - SAN PIETRO IN BEVAGNA

Il Rito e il Percorso

In passato, si partiva da Manduria, nottetempo a piedi o in traino, alla volta di San Pietro in Bevagna, dove si attendeva nel bosco o sulle dune il sopraggiungere dell'alba per assistere alla funzione religiosa. Dopo la Messa, si benedice il pane (più di sette quintali, offerto dai devoti ai pellegrini stanchi e sudati per il tragitto percorso a piedi e a digiuno) e l'acqua, trasportata da grosse autobotti decorate con frasche e sacre immagini.

Il momento culminante è la "presa" del quadro miracoloso di San Pietro, posto su un baldacchino e conteso da una breve ma intensa gara tra i devoti che offrono di più per il privilegio di portarlo sulle spalle. Il ricavato dalla questua è destinato al culto della cappella. Il quadro, traslato dai fedeli, si incammina a piedi dalla chiesetta della marina alla volta di Manduria, un percorso di circa dodici chilometri. Alla vigilia, per le vie della città, la processione è preannunciata dal suono di una campanella del Comitato e dal grido rituale: «uagnù, cra matina sa sc pijari Santu Pietru».

Questo rito, dalla forte essenza popolare e semplice come la vita contadina, vede la partecipazione di migliaia di fedeli, giunti anche da paesi limitrofi (Uggiano, Sava, Avetrana), tutte le confraternite locali con i loro stendardi e i caratteristici camici bianchi e cappe di diversi colori (celesti per la Purificazione, gialle per il Carmine, rosse per il Sacramento, nere per San Leonardo e camici neri e cappe nere per la Morte), le autorità e bambini che un tempo, come gli adulti, per penitenza, camminavano scalzi e usavano porsi sul capo corone di spine e cilici.

Simbologia e Folklore

Ciascuno crea e decora il suo altarino nel modo che gli sembra più bello: chi con le canne, chi col ferro battuto, chi con fiori, chi con nastri, chi con sterpi secchi per ricordare la siccità. Anche il bastone da pellegrino viene decorato con pennacchi di canne o ciuffi di rami e frasche d’ogni tipo, dal ginepro alla tuja, dall’eucalipto alla mimosa, dall’ulivo alla quercia, dall’alaterno alla fillirea. Il corteo sacro, suddiviso in due file di penitenti che cantano e recitano giaculatorie, è ricco di simbologie sacre, di creatività popolare, architetture votive, altarini addobbati ed elementi arborei come ceppi, tronchi, rami d’albero e frasche strappate alla macchia.

Le tappe della processione coincidono con la distribuzione del pane benedetto e dell’acqua: a "li Piacentini", a "la Campanedda" e alla "Culonna". I partecipanti a questo rito sono accomunati, oltre che dalla tradizione arcaica della processione, anche dalla speranza riposta verso il Santo che intercederà per i fedeli affinché la pioggia possa portare abbondanza nei raccolti, ma allontani nel contempo eccessive precipitazioni temporalesche e calamità naturali. I fedeli sembrano uniti dal culto lontano arboreo ed agreste che ha origine pagana, dove l'albero rappresenta il verde che solo la pioggia può far crescere.

Il Rientro del Quadro

La processione si dipana lentamente con qualche sosta lungo il percorso di circa dodici chilometri che separa la località di San Pietro in Bevagna da Manduria, raggiunta dai fedeli dopo diverse ore di cammino. L’arrivo della processione alla città, spesso, è annunciato dallo scoppio di due grossi petardi, rito che si ripete sei volte. Giunta nell’abitato cittadino, nei pressi della chiesetta dedicata alla Pietà, il Sindaco, con atto scritto, riceve solennemente in consegna dal Rettore il quadro che viene scortato da due guardie civiche in segno di onore. La cerimonia si conclude alla Collegiata dove l’effige viene esposta per sette sere seguenti, venerata con una funzione solenne e visitata da tutte le confraternite vestite con le proprie insegne.

Il settimo giorno, il quadro viene portato in processione per le chiese principali di Manduria. L’ottavo giorno, conclusa la messa cantata e il sermone di ringraziamento, si riporta in processione l’effige del Santo con maggiore solennità e poesia della processione precedente, per restituirla al Santuario. Durante la processione di restituzione, tutto avviene come nella prima, ma con un'intensità emotiva ancora maggiore, seguita da tutti i tipi di veicoli e animali. La gente, eccitata dalla festa, si abbandona all'allegria, poiché quasi mai restarono delusi, e quasi mai non ottennero la grazia chiesta.

Altre Pratiche Devozionali

Alla chiesa di San Pietro in Bevagna appartiene un'interessante tradizione delle "Perdonanze", periodi dell'anno in cui i pellegrini sono chiamati a sciogliere il voto con la confessione delle loro colpe (1-3 aprile, giovedì dell’Ascensione, 28-29 giugno). Simbolico è il rito che svolgono i credenti: il bacio della soglia del Tempio, le abluzioni rituali nelle acque miracolose del fiume "Chidro", appena a trecento metri dalla chiesa, che simboleggiano il battesimo amministrato dall’Apostolo in questo luogo, e la benedizione degli armenti e delle bestie da soma, che manifesta la sua potenza sugli animali.

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