Il Gruppo Liturgico Parrocchiale: Ruolo e Significato

Ha senso un gruppo liturgico in parrocchia? Indubbiamente, un gruppo o una commissione che curi la dignità delle celebrazioni liturgiche è uno strumento importante in parrocchia. Tuttavia, si deve intendere bene sia il suo ruolo, sia, soprattutto, il suo modo di procedere. Il ruolo e il metodo del gruppo liturgico sono analoghi a quelli di altri due fondamentali gruppi: quello catechistico e quello pastorale.

Assemblea liturgica parrocchiale durante la celebrazione eucaristica

L'Importanza della Liturgia nella Vita Parrocchiale

Il Concilio Ecumenico Vaticano II dedica alla liturgia la Costituzione “Sacrosanctum Concilium”, testimoniando chiaramente l’importanza che nella vita di una comunità cristiana assume la liturgia, che è “il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e, al tempo stesso, la fonte da cui promana tutta la sua energia” (SC 10). Così si aprono gli articoli 2 e 10 della Costituzione Sacrosanctum Concilium sulla sacra Liturgia, formulata dal Concilio Vaticano II. Da queste parole si comprende come nella comunità parrocchiale non possa mancare un’attenzione particolare alla dimensione liturgica della propria vita.

L’esperienza dei gruppi parrocchiali per la Liturgia ha una storia significativa dal punto di vista ecclesiale. Appena dopo il Concilio Vaticano II, furono le primissime modalità di partecipazione dei fedeli alla vita parrocchiale. La riforma risultava così ‘copernicana’ che i presbiteri stessi sentivano necessario favorire la partecipazione attiva del popolo di Dio anche attraverso il coinvolgimento di più persone nella programmazione e preparazione delle celebrazioni.

Il gruppo parrocchiale per la Liturgia è l’espressione pastorale, operativa, dell’idea di Liturgia che il Vaticano II ci affida. Essa viene descritta, al n. 7 della costituzione Sacrosanctum Concilium, come un’“azione di Cristo” che si manifesta attraverso la molteplicità dei ministeri liturgici e la varietà dei segni. Il gruppo liturgico nasce e opera per camminare in questa prospettiva.

La Liturgia: Un Concetto Fondamentale

Origine ed Evoluzione del Termine "Liturgia"

Il termine "liturgia" viene dal greco Leiturghía (da léiton, 'luogo degli affari pubblici', che a sua volta viene da laós, 'popolo', ed érgon, 'opera'). Il termine, precristiano, indicava un'azione, un'iniziativa assunta liberamente da un privato in favore del popolo, della città, dello stato. In seguito perdette il suo carattere di libera iniziativa: liturgia fu detto qualunque servizio reso allo stato o alla divinità (servizio religioso).

Nella traduzione greca dell'Antico Testamento, detta dei Settanta, il termine è usato per indicare il servizio religioso levitico, prima nella 'tenda' e poi nel tempio: un termine tecnico che designava il culto pubblico e ufficiale, distinto dal culto 'privato'. Nel Nuovo Testamento, liturgia non indica quasi mai la celebrazione cultuale cristiana (unica eccezione At 13,2), non perché non ci fossero forme di culto liturgico, ma per la ‘novità’ del culto cristiano, che risultava male espresso da un termine troppo legato al culto del sacerdozio levitico. Presto, in scritti di origine giudeo-cristiana, la parola viene recuperata: in Didaché 14 indica la celebrazione dell'eucaristia.

Nel linguaggio della chiesa antica, liturgia viene a indicare un culto totalmente nuovo nel contenuto, perché avviene nella realtà nuova del sacerdozio di Cristo. Nella chiesa orientale di lingua greca la parola è addirittura sinonimo della celebrazione dell'eucaristia. Nella chiesa occidentale, invece, il termine non è stato ampiamente usato; dal XV secolo viene riferito a libri, rituali antichi o a tutto quello che riguarda il culto della chiesa. In epoca moderna si giunse all'impropria equivalenza tra liturgia e ritualità cerimoniale e rubricale. Questa situazione perdurò fino agli inizi del Novecento.

Il Movimento liturgico dei primi decenni del Novecento promosse la riaffermazione di solidi fondamenti teologici per una liturgia che fosse formativa per la vita spirituale del cristiano. In sintesi:

  • la liturgia è culto della chiesa, continuazione di quello di Cristo; comunitario e pubblico perché in esso si esprime la natura propria della chiesa, comunità adunata intorno a Cristo;
  • nella liturgia si compie il mistero di salvezza, ovvero l'opera salvifica di Dio dispiegata nel tempo.

Alcuni tratti fondamentali fondano la celebrazione liturgica: l'avvenimento primordiale di salvezza, la presenza dell'avvenimento per mezzo di un rito, e la possibilità per ogni uomo, di ogni tempo, di attuare come proprio, di incontrare nella propria esistenza, il primordiale evento di salvezza con tutta la sua efficacia. In questa prospettiva, il culto non è prioritariamente movimento dell'uomo verso Dio, ma di Dio verso l'uomo. La liturgia cristiana è azione per il popolo e del popolo.

La costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium parte dalla prospettiva del progetto di Dio. Il Signore Gesù Cristo con il suo sacerdozio non ha celebrato una liturgia, ma ha offerto al Padre un culto in verità. Liturgia è quindi l'esercizio dell'opera sacerdotale di Cristo attraverso segni significativi ed efficaci; la perpetua attuazione del mistero pasquale di Cristo.

La Liturgia come Azione di Cristo e della Chiesa

“Cristo è sempre presente nella sua Chiesa, e in modo speciale nelle azioni liturgiche. È presente nel sacrificio della messa, sia nella persona del ministro … sia soprattutto sotto le specie eucaristiche. È presente con la sua virtù nei sacramenti, al punto che quando uno battezza è Cristo stesso che battezza. È presente nella sua parola, giacché è lui che parla quando nella Chiesa si legge la sacra Scrittura. È presente infine quando la Chiesa prega e loda, lui che ha promesso: «Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, là sono io, in mezzo a loro » (Mt 18,20)”. (SC 7)

La categoria chiave di questa presenza è il memoriale. È una parola usata dal Signore: «Fate questo in memoria di me». Già nell'Antico Testamento esprime la realtà dell'evento e la sua attualizzazione. L'evento commemorato non viene ripetuto, non solo fa sentire il suo effetto oggi, ma è presente. Si pensi alla Pasqua dell'antica alleanza: il memoriale «di generazione in generazione» si apre alla vita e sconfina nel quotidiano, è esperienza di salvezza. Aprendosi al presente concreto la celebrazione illumina, accogliendolo, il passato che permane nel memoriale e si carica di speranza aprendosi al futuro di Dio.

I cristiani riprendono e ampliano tale concezione. L'evento Cristo con il suo culmine nella Pasqua rende il tempo 'compiuto', ma non 'chiuso'; Cristo è un compimento capace di suscitare nuovi inizi. Ogni uomo che vive nella storia è chiamato a essere coinvolto nell'evento salvifico. Ogni celebrazione liturgica è sempre un'azione del Signore glorificato nella comunità dei credenti riuniti nel suo nome e, di conseguenza, è sempre un evento di presenza di Cristo tra i suoi, secondo le diverse modalità in cui tale presenza si attua.

Per realizzare un'opera così grande (redenzione umana e glorificazione di Dio) Cristo è sempre presente nella sua chiesa (cfr. SC 7). È tipico di alcune solennità l'avverbio oggi. La liturgia evidenzia l'attuazione e l'attualizzazione del mistero nel particolare contesto di ciascuna assemblea. In un tempo ben determinato si rende realmente presente il Cristo risorto; la celebrazione congiunge l'oggi dei fedeli e la perenne e attuale presenza del Dio dell'alleanza.

La Liturgia secondo la Riforma del Concilio (01)

Il Ruolo e la Metodologia del Gruppo Liturgico

Scopo e Funzione del Gruppo Liturgico

Il Gruppo Liturgico della nostra parrocchia opera per promuovere un’adeguata partecipazione di tutti alle celebrazioni liturgiche. Esso si pone al servizio della comunità in modo particolare per la cura della celebrazione eucaristica della domenica. Le persone che lo compongono si preparano alla liturgia e preparano la liturgia di ogni domenica dell’anno e delle principali solennità e feste, a cominciare dalla Pasqua e dal triduo che la precede. Il gruppo fa incontri periodici per approfondire il senso, lo stile e le regole della liturgia. Non dobbiamo essere talebani, ma neppure grezzi. Il tentativo è di coordinare una liturgia sobria, che segua i tempi liturgici per valorizzarne segni e simboli. Lo scopo è aiutare le persone che celebrano l’Eucaristia a viverla bene, curarne il decoro.

La rilevanza della liturgia all'interno della pastorale parrocchiale è fondamentale, considerando che il 98% dei cristiani praticanti di una comunità parrocchiale si incontrano, ogni domenica, per celebrare l'Eucaristia. La liturgia è il fare della Chiesa, tramite le parole e i gesti durante una celebrazione, una comunità esprime la propria realtà (cf. Costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium sulla sacra liturgia, n° 42).

Il Processo di Preparazione Liturgica: Un Approccio Fondato sul Mistero

Il metodo con cui procedere ha, alla base, il rispetto delle persone che partecipano al gruppo liturgico. La preparazione liturgica richiede un percorso strutturato:

  1. Conoscenza profonda della Parola di Dio e della Tradizione. L’ascolto pieno e completo della Parola di Dio implica anche l’accoglienza altrettanto sacra della Tradizione orale, intesa nell’interpretazione autentica del Magistero vivo della Chiesa. Tale complemento si trova soprattutto nel Catechismo della Chiesa Cattolica, che offre un panorama completo della nostra fede contenuta nella Sacra Scrittura, nella sacra Tradizione e garantita dal Magistero.
  2. Studio e meditazione dei libri liturgici. La loro conoscenza è veramente profonda se si meditano attentamente le Premesse (Praenotanda) contenute negli stessi libri liturgici. Esse motivano teologicamente e pastoralmente il senso e la tipologia dei vari riti. Anche gli altri documenti del Magistero relativi alla liturgia devono concorrere a fornire una formazione liturgica ben calibrata e completa negli operatori. L'Ordinamento Generale del Messale Romano (OGMR) merita di essere letto accuratamente: il capitolo I è dedicato al dogma e dice cos’è l’Eucaristia; il capitolo II individua la sua struttura e le ‘parti’ in cui si divide; il capitolo III precisa quali sono i ministeri liturgici e i compiti del popolo di Dio, facendo capire in che modo e con quale atteggiamento realizzare una sinergia tra le varie forme di servizio; il capitolo IV descrive le modalità di celebrazione della Messa, i gesti e le azioni da compiere e i compiti di presbitero, diacono, lettore, accolito.
  3. Conoscenza delle leggi canoniche della Chiesa. Questo primo passo consiste nella sufficiente conoscenza di tali leggi.

Assolta questa preparazione, si può legittimamente procedere alla realizzazione rituale nella concreta assemblea liturgica, operando gli adattamenti necessari senza tuttavia tradire la lettera e lo spirito del rito della Chiesa.

Purtroppo, in una mentalità diffusa e in un costume ormai generalizzato, tale procedimento viene del tutto capovolto. Anziché partire dal mistero, ascoltando la Parola di Dio, conoscendo i riti della Chiesa e accogliendo le sue leggi canoniche, si parte dall’uomo e dalla sua situazione esistenziale. Questo processo patologico afferma in fin dei conti l’assenza di Dio e proclama che la salvezza dipende dall’uomo stesso e dalle sue capacità. Occorre invertire il procedimento e partire dal Mistero, accoglierlo, conoscerlo, contemplarlo, esserne impregnati e, solo dopo, andare verso l’uomo con la volontà sincera e determinata di introdurlo nell’evento della grazia, senza timore nell’affrontare l’uomo che giace nelle tenebre e nell’ombra di morte.

Infine, occorre riconoscere che ogni attività nella Chiesa ha in Dio il suo inizio, la sua fecondità e il suo fine, secondo l’espressione della nota orazione Actiones nostras: “Signore, previeni le nostre azioni con la tua grazia, sostienile col tuo aiuto, affinché ogni nostra preghiera come ogni nostro lavoro trovi in te il suo principio ed il suo compimento.”

Libri liturgici aperti sull'altare

Responsabilità e Collaborazione

Il gruppo liturgico necessita di una riunione ogni 15 giorni, se si vogliono fare le cose seriamente. Chi guida il gruppo liturgico? Il parroco, almeno negli appuntamenti annuali intorno ai grandi Tempi. Esso agisce sulla base di scelte di fondo sulla Liturgia fatte dal consiglio pastorale, entro il quale è bene figuri almeno un suo membro. Ha un temperamento ministeriale/artistico, mentre quello del consiglio pastorale è ecclesiale/comunionale.

È necessario, in una parrocchia, rispettare le competenze, altrimenti si rischia di lavorare male e di dare contro testimonianza. Per essere più concreti: se un gruppo (come un gruppo scout) deve fare una celebrazione, si reca dal gruppo liturgico ed espone il piano celebrativo. Il gruppo liturgico, mettendo a servizio la sua competenza, offrirà i suggerimenti adatti, affinché la liturgia sia bella, solenne, partecipata e scorrevole, in modo che l'assemblea celebrante possa, tramite parole e gesti, incontrare il Risorto.

Invece, quando si tratta di celebrazioni a cui prenda parte tutta la comunità parrocchiale, allora sarà il gruppo liturgico che ne curerà l’animazione. Questo non vieta che possano essere inserite anche alcune persone che non appartengono al gruppo liturgico (es. nell’Eucaristia della Prima Comunione o della Cresima, qualche catechista o genitore potrebbe prestare il proprio servizio come lettore, o come persona che porta i doni nella processione offertoriale), mai senza una previa preparazione.

Illustrazione del dialogo e collaborazione tra i membri del gruppo liturgico

Celebrare: Memoria, Presenza e Profezia

Cosa Significa Celebrare?

Celebrare è parola-chiave del vocabolario cristiano. Il suo uso nella liturgia è antichissimo, ma nel parlare comune è divenuto frequente solo dopo la riforma liturgica. In ogni tempo, cultura e religione, l'uomo ha celebrato i momenti importanti della vita e custodito la memoria degli eventi storici per lui significativi. L'evento non solo è, ma significa qualcosa per l'uomo, che esprime il significato delle cose e lo trasmette ad altri.

  • Celebrare è dedicare tempo a ciò che è importante: Gli uomini dedicano tempo a ciò che è importante per il lavoro e gli affari, o alle relazioni familiari, sociali e di svago. Dedicarsi a queste ultime, 'gratuite', implica spesso la rottura con il quotidiano e la scoperta di nuovi significati per la vita e di un nuovo rapporto con gli altri. In questa linea si colloca anche il senso della festa, che è componente fondamentale di ogni celebrazione. I cristiani fanno festa per celebrare la storia dell'umanità salvata in Gesù Cristo: le singole feste sono tappe di questa storia che viene ricordata e rivissuta in pienezza ogni domenica nella celebrazione dell'eucaristia e degli altri sacramenti. La celebrazione cristiana esige un clima di festa per l'evento salvifico che evoca e ripresenta e per ciò che preannuncia, contesto festivo prezioso per dare pienezza ai segni e alla partecipazione e per favorire l'adesione di fedeli al mistero di Cristo. La festa fa da cornice e cassa di risonanza della celebrazione. Al contempo deve tener conto dell'evento celebrato (la Pasqua di Cristo, mistero di morte e risurrezione) ed evitare quindi esuberanze esagerate e fuori posto. Occorre infine tendere alla realizzazione di una celebrazione piena, attiva e consapevole (cfr. SC 21) rispettando il carattere sacramentale e simbolico dell'esperienza liturgica e la libertà e i limiti dei singoli che formano un'assemblea (gradualità nei gesti e atteggiamenti).
  • Celebrare è 'dar vita' a ciò che è importante: Dedicando tempo a ciò che è ritenuto importante, in certo senso si fa esistere ciò che si celebra, se ne colgono il significato profondo e le conseguenze. Il ricordo di un avvenimento passato è sempre indispensabile a ogni forma di celebrazione; ma questo ricordo ha implicazioni per la vita presente, che nella celebrazione si attualizza e dilata, si arricchisce e trova motivo e ispirazione per un futuro nuovo e diverso. La capacità di radicare l'evento nel futuro e la possibilità di trasmetterne ad altri il significato è alla base di ogni celebrazione. La celebrazione cristiana è memoria, presenza e profezia della storia salvifica che ha nel mistero pasquale di Cristo il suo centro propulsore e la sua sintesi dinamica. La sequenza passato - presente - futuro costituisce la dimensione portante di ogni azione liturgica. Essa parte dall'evento fondatore (passato), lo attualizza nella celebrazione (presente), anticipandone la pienezza escatologica (futuro).
  • Celebrare significa 'fare comunione': Non si celebra mai da soli. Una celebrazione richiede la riunione di un gruppo di persone interessate e coinvolte nel ricordo e nell'attualizzazione dell'avvenimento che è alla base della festa. La celebrazione è sempre atto sociale: non solo perché implica la riunione di più persone, ma anche perché dalla e nella celebrazione il gruppo approfondisce legami, senso di appartenenza, coesione. La celebrazione non solo manifesta, ma fa la comunità. Nella celebrazione liturgica i cristiani sono confermati nella comune fede in Gesù Cristo e fanno corpo con lui: si manifestano e si edificano come popolo di Dio, chiesa del Signore (cfr. SC 2).
  • Celebrare vuol dire 'agire' insieme: La celebrazione di un evento implica sempre una serie di parole, di atteggiamenti, di gesti 'rituali' cioè simbolici, destinati a esprimere e dare corpo ai sentimenti profondi di gioia, di comunione, di ricordo del passato e di impegno per il futuro. È nella natura dell'uomo servirsi di queste mediazioni. Parole, gesti, atteggiamenti sono desunti dall'esperienza ma, inseriti nel contesto di una celebrazione, acquistano significato e dimensioni nuove. L'azione liturgica si compie attraverso segni sensibili (cfr. SC 7) destinati a esprimere e realizzare il mistero pasquale di Cristo e la comunione nello Spirito di tutti coloro che formano il suo popolo e sono riuniti, nella celebrazione, in suo nome. Essa è perciò costituita da atteggiamenti, parole, gesti che ricevono significato non solo dall'esperienza umana da cui sono tratti, ma soprattutto dalla parola di Dio che li illumina, li proietta nella storia della salvezza e li costituisce elementi fondanti della comunità cristiana.

Formazione e Pratica

La chiesa ripete continuamente a se stessa e al mondo che Gesù è il Signore, il Vivente, centro e cardine della storia della salvezza, unico Salvatore dell'uomo, l'Emmanuele 'Dio con noi', colui che dà senso compiuto alle vicende e alle domande di senso che agitano il cuore di ogni uomo.

Questo progetto ha il suo preludio nelle mirabili gesta divine operate nel popolo dell'Antico Testamento, è stato compiuto da Cristo Signore, specialmente per mezzo del mistero pasquale, e continua nella liturgia. La rivelazione aiuta a scoprire anche come Dio compie tutto ciò, ossia la pedagogia da lui messa in atto, che diventa normativa anche per la pastorale cristiana. È la legge delle mediazioni sensibili (segni), con cui Dio mostra la sua condiscendenza nei confronti dell'uomo e si adatta a lui, spirito incarnato che conosce, fa esperienza, entra in comunicazione-comunione attraverso parole e gesti.

Questo è il motivo per cui la nostra comunità parrocchiale cerca di rendere sempre più vivo e partecipato ogni evento liturgico, dalla celebrazione dei Sacramenti alla S. Messa della domenica. Tutti, infatti, siamo chiamati a partecipare pienamente all’azione liturgica: per farlo, la Chiesa ci propone un’adeguata formazione, come ricorda ancora la Sacrosanctum Concilium: “È ardente desiderio della madre Chiesa che tutti i fedeli vengano formati a quella piena, consapevole e attiva partecipazione alle celebrazioni liturgiche, che è richiesta dalla natura stessa della liturgia e alla quale il popolo cristiano, «stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo acquistato» (1 Pt 2,9; cfr 2,4-5), ha diritto e dovere in forza del battesimo. A tale piena e attiva partecipazione di tutto il popolo va dedicata una specialissima cura nel quadro della riforma e della promozione della liturgia. Essa, infatti, è la prima e indispensabile fonte dalla quale i fedeli possono attingere il genuino spirito cristiano, e perciò i pastori d’anime in tutta la loro attività pastorale devono sforzarsi di ottenerla attraverso un’adeguata formazione.” (SC 14)

Il Gruppo liturgico, espressione dei rappresentanti dei vari “attori” dei riti liturgici (presidente, celebranti, ministranti, lettori, guide, coro, musicisti, fedeli), si riunisce periodicamente per la preparazione delle celebrazioni dei vari tempi dell’anno liturgico (Avvento, Natale, Quaresima, Pasqua…), cercando come detto di favorire la massima e consapevole partecipazione di tutti alle celebrazioni, con l’obiettivo di passare da spettatori di un rito a volte un po’ oscuro ad attori consapevoli dell’azione liturgica.

Curare anzitutto la celebrazione dell’Eucaristia, senza dimenticare i Battesimi dei bambini e degli adulti catecumeni, le Esequie, le Nozze, altre celebrazioni straordinarie e la Liturgia delle Ore. Dal punto di vista pratico-operativo, gli strumenti più preziosi per la preparazione delle celebrazioni sono i libri liturgici. Un obiettivo immediato è acquisire familiarità con essi. Così si arriva a illustrare l'anno liturgico (storia e teologia).

Bisognerebbe poi che si mettesse mano subito al primo linguaggio ‘epifanico’, che è l'edificio e il suo spazio santo. Due sono i livelli dell'organizzazione di esso: uno teologico, il più alto, che riguarda l'adeguamento liturgico; l'altro che ha a che fare con le suppellettili e l'estetica legata alle diverse occasioni. Il criterio generale, qui, è togliere.

Rilevanza Pastorale e Conclusione

Se le tre commissioni (liturgica, catechistica, pastorale) si attengono a questo triplice modo di procedere, non possono che essere efficaci nella loro azione ecclesiale e promuovere un’autentica opera di evangelizzazione, di santificazione e di vita cristiana nella carità.

Ogni celebrazione cristiana:

  • è atto di culto: l'azione salvifica operata da Dio in Cristo Gesù provoca la risposta della comunità dei salvati. Si compiono così i due significati etimologici del termine liturgia: azione per il popolo e azione del popolo (cfr. CCC 1083);
  • presuppone come segno e realizzazione ottimale la riunione in assemblea, e si realizza attraverso alcune componenti essenziali: Parola, preghiera (presidenziale e comunitaria), azione simbolica con riti e gesti (cfr. C/C 906: il sacerdote non celebri il sacrificio eucaristico senza la partecipazione di almeno qualche fedele se non per giusta e ragionevole causa);
  • ha sempre per oggetto il mistero pasquale di Cristo: ne proclama l'attuazione e ne preannuncia la realizzazione piena, con modalità diverse (vari momenti della vita o vari tempi).

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