Analisi di Opere su Padre Pio e il Fenomeno "Grazie Padre Pio"

La figura di Padre Pio da Pietrelcina continua a suscitare interesse e dibattiti, non solo nella sua dimensione spirituale ma anche in quella storica e culturale. Numerosi testi hanno cercato di far luce su aspetti meno noti della sua vita, mentre fenomeni inaspettati hanno portato il suo nome in contesti del tutto nuovi, come nel caso di un singolare film campano. Questa analisi esplora le diverse narrazioni che ruotano attorno al frate, dalle inchieste giornalistiche alle biografie, fino a un'opera cinematografica divenuta di culto.

Ritratto di Padre Pio in bianco e nero

Le Controversie e i Misteri nella Vita di Padre Pio

Le ultime ore di vita di Padre Pio sono state spesso descritte quasi come un giallo. La sua santità evidente, le stigmate e il complesso rapporto con i vertici ecclesiali sono aspetti che hanno attratto l'attenzione di molti, tra cui il cronista Enrico Malatesta.

Le Indagini di Enrico Malatesta

Enrico Malatesta, giornalista esperto con collaborazioni per testate come Il Tempo, La Tribuna, Oggi, L’Espresso e diverse testate estere, è biografo del cappuccino santo e autore di numerosi libri. Il suo lavoro più recente, “Padre Pio. L’ultimo mistero”, edito da Ugo Mursia Editore nel maggio 2017, ripercorre anni di indagini.

Già nella prima edizione del suo volume, datata 1993, intitolata “L’ultimo segreto di Padre Pio” e pubblicata da un altro editore, Malatesta aveva identificato l'identità di tre confratelli elevati nella gerarchia ecclesiastica. Il giornalista aveva richiamato l’attenzione su tanti aspetti oscuri delle ultime ore del frate. Tuttavia, le sue rivelazioni erano finite in un cono d’ombra, tacitate da chi aveva interesse a non vederle diffuse, e di fatto passarono quasi inosservate presso l’opinione pubblica.

Malatesta aveva già messo in evidenza, in quell'occasione, che le stigmate impresse dolorosamente per cinquant’anni al centro delle mani di Padre Pio erano straordinariamente scomparse nelle ultime ore di vita. Proprio a proposito di un'ultima celebrazione, alla quale il frate era stato costretto dai superiori, l’autore fa notare che la disposizione era stata impartita all’anziano francescano, indebolito e sofferente, perché il 22 settembre era una giornata dedicata ai gruppi di preghiera, organizzazioni devote che garantivano un consistente afflusso di sostanze (miliardi di lire).

Tutte queste circostanze, e altre ancora, sono state ribadite da Enrico Malatesta nell’edizione 2017 del libro, confermate e rafforzate dalla pubblicazione del memoriale dello stesso sanitario che per tredici anni era stato medico curante del religioso a San Giovanni Rotondo. È come se una congiura del silenzio avesse nascosto le notizie sulle ultime ventiquattr’ore di Padre Pio. Una “congrega” del silenzio, considerato l’ambiente in cui si realizzava. Per la testimonianza anonima di un giovane frate cappuccino, i sospetti sul reale svolgimento dei fatti diventano certezze. Quando l’inchiesta apparve, si tentò di far credere che fosse frutto di fantasia, ma nessuno provò a smentire alcunché. Forse “Padre Pio. L’ultimo mistero” si aggiungerà ancora inascoltato alla consistente pubblicistica su Padre Pio, ma va detto che le ricostruzioni di Enrico Malatesta non sono mai state smentite, tanto meno contestate in un tribunale. Resta il fatto che quelle stigmate non c’erano più alla morte del frate, alle 2:30 del 23 settembre 1968, e questo "dovrà pure avere un significato". Che fosse “teologicamente sgradito” lo aveva già avanzato la stampa a suo tempo, come in un articolo di Michele Brambilla sul Corriere della Sera del 15 gennaio 1997.

La Biografia Accurata di Sandro Mayer e Osvaldo Orlandini

Accanto alle inchieste, esistono opere che ripercorrono la vita di Padre Pio con un approccio biografico e narrativo. È una vita fuori dal comune quella che scorre in queste pagine, la storia di un uomo che al secolo si chiamava Francesco Forgione e visse dal 1887 al 1968. Il mondo lo conosce come Padre Pio da Pietrelcina, il suo volto è raffigurato in ogni dove, ma, a quarant'anni dalla morte, sulla sua vicenda umana rimane ancora molto da dire e da sapere. Soprattutto se si accantona qualsiasi intento apologetico o, viceversa, ogni pregiudizio.

Con accuratezza e rigore, Sandro Mayer e Osvaldo Orlandini ricostruiscono avvenimenti, dettagli e contesto culturale "in presa diretta", come se scoprissero Padre Pio insieme ai loro lettori. Ripercorrono la sua vera esistenza sullo sfondo della grande Storia del nostro Paese. E lo fanno con sensibilità e partecipazione, con un linguaggio che parla al cuore. Partendo dai documenti di cronisti e dalle testimonianze dirette, gli autori rendono viva la materia storiografica immaginando anche dialoghi, sensazioni, sguardi e movimenti.

Sandro Mayer è un giornalista di grande esperienza, attivo dallo spettacolo alla cronaca, alla politica e ai reportage. Da trent’anni direttore di periodici, attualmente dirige Dipiù, DipiùTV e TVMia per Cairo Editore. Osvaldo Orlandini ha iniziato la sua carriera nel giornalismo a Il Giorno, passando poi a Gente, dove ha firmato articoli sui casi più clamorosi di cronaca e politica degli anni Ottanta, dalle Brigate Rosse al delitto Tobagi, all'assassinio del generale dalla Chiesa. Vi è rimasto per ventisette anni, prima come inviato speciale, poi come vicedirettore. Oggi è vicedirettore di Dipiù.

Un lettore ha espresso il suo apprezzamento: "Voglio fare i complimenti per il meraviglioso libro che avete scritto, che ho letto e che mi ha avvicinato ancora di più a questo uomo che definire straordinario è davvero poco. Io ho la fortuna di avere sposato un Forgione e ancor di più la fortuna di avere un suocero pronipote di PADRE PIO, nativo di Pietrelcina come mio marito. Infatti il padre di mio suocero e il padre di Padre PIO erano primi cugini. Pertanto il legame che ho da quando mi sono sposata è fortissimo e voi con il vostro [libro]...".

"Grazie Padre Pio": Tra Cinema e Narrazione Letteraria

ESSERE GIGIONE: IL FILM_ DAL 18 GENNAIO AL CINEMA. IL Trailer

Oltre alle biografie e alle inchieste, il nome di Padre Pio si trova al centro di un fenomeno culturale inaspettato: un film dal titolo "Grazie Padre Pio", divenuto un vero e proprio fenomeno di cul(t)o, la cui influenza si estende anche a una dimensione narrativa più ampia, come se fosse parte di un libro che ne analizza l'impatto.

Il Film Cult di Jo Donatello e Gigione

Quest'opera cinematografica, definita "coraggiosa pellicola dell'esordiente regista", è passata "vergognosamente (e inspiegabilmente) in sordina presso il grande pubblico", ma è diventata un fenomeno su YouTube (dove è possibile visionare l'opera completa). Il film offre un assaggio della vita quotidiana napoletana, regalando attimi di pura poesia con una serie di inquadrature della città di stile quasi neorealista, attente a dettagli in apparenza di scarsa importanza, come il pullman che manovra per ben 25 secondi per uscire dalla strada. Non mancano momenti simili a un musical con canzoni napoletane, che coprono circa metà del film per non appesantire troppo lo spettatore, vista la sua lunga durata di 40 minuti e la profondità dei temi trattati.

La storia narra del giovane Jo Donatello, che vorrebbe fare il cantante napoletano come il padre, ma si ritrova suo malgrado invischiato nel brutto mondo della mala, a fare delle pericolosissime corse clandestine alle dipendenze del losco Don Franco. Questa figura offre una prestazione che "fa impallidire persino la trilogia del Padrino", con una drammatica scena del confronto con il padre. Tutto questo accade per compiacere la sua nuova fiamma Sara, politicamente impegnata a favore "della gente che combatte per la libbertà", scena che si rivela tra le più toccanti del film. Le scene di guida, purtroppo, compaiono poco, in quanto il regista ha preferito concentrarsi sulla psicologia dei personaggi, ma le poche scene presenti non lesinano affatto in spettacolarità.

Il giovane Jo Donatello, in 5 minuti, si innamora di una ragazza conosciuta girando a caso per la città, le dedica una canzone in riva al mare, ma proprio sul più bello lei si tira indietro perché pensa "a tutte quelle persone che soffrono e combattono per la libbertà".

Il duo Gigione e Jo Donatello ha un sito web dedicato: www.gigioneofficial.it. Sul sito è disponibile un vasto shop dove è possibile acquistare a soli 10 euro il DVD di "Grazie Padre Pio". Oltre al DVD, si trovano tutti i CD degli "artisti", spaziando da brani come "Caro Papa" e "Madonna di Pompei" a "La zitella", che evoca "un odore [di] commedia sexy anni ’70". Si segnalano anche gli imperdibili live "Gigione in concerto vol. 1" e "vol. 2". Infine, nella pagina "Story", appaiono alcuni articoli che "potrebbero cambiarvi la vita", con titoli come "Madonna?".

Aspetti Narrativi e Tematici nel Libro

Il libro che analizza questo fenomeno sembra includere anche elementi narrativi e riflessioni sui personaggi. La seconda apparizione, all'interno di una sequenza di eventi, era avvenuta durante una delle ricorrenti visioni in solitaria di "Grazie Padre Pio". Valerio aveva sentito una successione ovattata di Sol Do Sol Re accompagnata dall’inconfondibile, benché lontano e rallentato, "Poropo’ po’ po’, poropo’ po’ po’".

In un dialogo all'interno di questa narrazione, si legge: "«Gliel’ho detto. Non ce l’ha. Non è che vuole somigliare… è solo che indossa quel… saio. Gliel’ho anche chiesto, perché lo indossa.» «Quindi è sicuro che sia lui, però indossa l’abito dei Cappuccini.» «Esatto.» «Cosa… perché scrive?» «Solo appunti, signor Vestoso, una vecchia abitudine.» Era apparso un mese prima, seduto sulla sponda del letto. «No, quella notte no.» «C’è anche adesso, signor Vestoso?» «Come sempre. È vestito da francescano, ha il cappellino. È in fondo alla stanza.»

In un altro passaggio, il personaggio di Jo Donatello, nel film, chiede a Cinzia Profita: "Perché sei triste?", dopo averle cantato una canzone del suo repertorio per ammaliarla. Lei risponde con una frase sibillina che ogni volta suscitava in Valerio interrogativi destinati a restare irrisolti: "È che penso a tutta quella gente che soffre e combatte quotidianamente per la libertà", dice, affranta. "Già, questo rattrista anche a me", risponde il figlio di Gigione senza sapere assolutamente, insieme allo spettatore, di cosa si stia parlando.

Gigione gli aveva posato una mano sul braccio e Valerio aveva notato il palmo peloso che spuntava dalla larga manica del saio. «Non ti devi vergognare, Valerio. Non è una vergogna, a Gigione.» «Sì.» Da quel momento, Gigione non lo aveva più lasciato, ricordandogli, quasi sempre con la sola, silenziosa presenza, l’impegno che Valerio aveva preso con sé stesso e non aveva il coraggio di realizzare. «Pensavo sarebbe andato via, dottore, pensavo fosse per la stanchezza ma… non se ne va.» «Essere Gigione, come Essere John Malkovich, giusto.»

Alfredo Palomba (1985), dottore di ricerca in letterature comparate e docente nella scuola secondaria, ha contribuito con articoli, saggi accademici e racconti a diverse antologie e riviste letterarie, suggerendo un approccio accademico all'analisi di fenomeni culturali come "Grazie Padre Pio".

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