Il Fenomeno "Grazie Padre Pio": Dalla Pellicola al Meme Culturale

Il film "Grazie Padre Pio" trascende la semplice definizione cinematografica, emergendo come un vero e proprio fenomeno culturale che, nonostante (o forse proprio grazie a) le sue peculiarità, si è impresso nella memoria collettiva, acquisendo lo status di meme. Questo lavoro atipico, per durata e contenuto, è diventato oggetto di discussione e di un culto quasi involontario, simboleggiando un certo tipo di espressione artistica "indimenticabile" nel panorama italiano.

Locandina o immagine stilizzata del film

Le Origini: Un Film "Indimenticabile"

Definire "film" questa produzione è, per molti, improprio. La sua durata, di soli quaranta minuti, non è di per sé un aspetto negativo, ma si inserisce in un contesto che lo rende unico. Il Morandini, Cinematografo e Wikipedia non ne fanno cenno, suggerendo che le ragioni dietro questa assenza sono molteplici. Nonostante ciò, è d'obbligo una recensione, in quanto mai, e sottolineo mai, si avrà di nuovo l’occasione di autopunirsi a questo livello. Il film, infatti, entra nell’anima, gli dà fuoco e piscia allegramente sulle sue ceneri, pur essendo paradossalmente considerato da alcuni un film cristiano, sebbene la sua genesi appaia un mistero.

Trama: Tra Neomelodico, Corse Clandestine e Spiritualità Dubbia

Il "film" inizia presentando uno squallido spaccato napoletano. In soldoni, la trama è la seguente: Gigione, noto cantante neomelodico napoletano e padre di famiglia, parte per una tournée di un mese per mantenere la moglie e le escort. Prima di andare fa la predica al figlio: "Studia, pensa a mamma, e non finire in quei giri di camorra che ti fanno fare le corse clandestine!". Il figlio, tale Jò Donatello, viene lasciato solo a casa.

Per seguire il consiglio di papà, in una Napoli deserta che pare Mad Max, Jò Donatello incontra un amico con due "giovini pulzelle", di cui una, Sara, rimane affascinata dal bel Jò, esclamando: "Maronn come guidi, che bel cambio, si megl’ e Vin Diesel!". Jò, oltre che professionista delle chicane, è un latin lover e canta meglio di Gigliola Cinguetti. La ragazza, tuttavia, è triste e in pena per "tutta quella gggente che soffre e combatte quotidianamente per la libbertà" - una frase sibillina che ogni volta suscitava interrogativi destinati a restare irrisolti, senza che venga mai spiegato di cosa si stia parlando. Jò Donatello si offre di fare il pilota in una serie di corse clandestine che gli spettatori non hanno il piacere di vedere.

Sull'intera operazione vigila Don Franco, sinistro uomo dal fare camorrista che prende il giovane innamorato sotto la sua protezione. Sotto la protezione dell’ambiguissimo Don Franco, il prode Jo Donatello corre come un ghepardo sulla cattiva strada. Di ritorno dalla trionfale serie di concerti, Gigione scopre che Donatello è invischiato in un brutto giro, e dopo un inconcludente confronto con Don Franco, pensa bene di andare in pellegrinaggio a San Giovanni Rotondo per chiedere la grazia a Padre Pio.

Padre pio - Final Scene

Durante il pellegrinaggio, i pellegrini cantano le canzoni di Gigione (altro che Padre Nostro) tanto che accade il miracolo: dalle acque sorge la bellezza soave di Jò Donatello che abbraccia il papà, dicendo: "Scusa papà, ho fatto una cazzata".

La Ricezione Critica e il "Significato" Culturale del Meme

Le reazioni al film sono state estreme. La fotografia ricorda vagamente "4 carogne a Malopasso"; le battute, oltre ad essere vistosamente lette sul gobbo, o su un qualche copione nascosto, sono incomprensibili: il “napulitanu strittu” non permette mezze misure. L’orribile Jo Donatello e il suo grasso e unto padre si impegnano nelle canzoni, convinti forse di recitare in "Jesus Christ Superstar". Il risultato è ingiudicabile, indegno. Il fatto che questo “film” duri 40 minuti è l’unica nota positiva.

È impossibile giudicarlo secondo i canoni cinematografici, perché sfugge a tutti; certo, anche "2001: Odissea nello spazio", ma non è la stessa cosa. Chi ha avuto la dubbia fortuna di ascoltare qualche canzone di Gigione alle feste di paese, si risparmi una delusione: in questo film non compaiono i pezzi "sporcaccioni" che tanto fanno ridere. No, è tutta musica sacra squallida, cantata in napoletano, di quella che se esiste un Dio prima o poi giungerà la tremenda punizione. Vien quasi nostalgia di Mario Merola.

Il film, secondo alcune recensioni, può causare ateismo e bestemmie. Non è un vero e proprio “dimenticabile”, perché se lo vedi di sicuro non lo scordi più. La domanda è: perché? Cosa ha spinto quest’uomo e il suo inutile figlio ad esporsi al pubblico ludibrio? Forse non lo si saprà mai. Il suo punto di forza resta il ridottissimo minutaggio, mentre la sua reperibilità è estremamente bassa, aggiungendo al suo status di cult oscuro.

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