Nel cuore del Rinascimento italiano, la città di Bologna divenne teatro di una delle vicende processuali più cupe e discusse dell'epoca: il caso di Gentile Budrioli, nota alle cronache come la "Strega Enormissima". La sua storia, intrecciata alle logiche di potere della famiglia Bentivoglio e alla ferocia del Tribunale dell'Inquisizione, rappresenta ancora oggi uno spaccato emblematico della condizione femminile e delle superstizioni del XV secolo.

Le origini e l'ascesa sociale
Nata da una famiglia benestante, Gentile Budrioli sposò il ricco notaio Alessandro Cimieri, portando in dote 500 ducati d'oro. La coppia risiedeva presso il Torresotto di Portanova, di fronte alla chiesa di San Francesco. Negli atti processuali, Gentile viene descritta come una graziosa brunetta che passeggiava per Bologna indossando vesti di seta e velluto, orecchini preziosi, braccialetti d'oro e perle tra i capelli, seguita da un servo e due damigelle.
Dotata di una mente brillante e assetata di conoscenza, Gentile infranse le convenzioni del suo tempo. Frequentò le lezioni di astrologia del professor Scipione Manfredi presso l'Università e apprese le arti erboristiche da Frate Silvestro nel convento francescano vicino a casa. Nonostante l'ostilità del marito verso la sua istruzione, Gentile iniziò a mettere a disposizione le sue conoscenze di medicina, guadagnandosi la fama di guaritrice capace di risolvere non solo mali fisici, ma anche sofferenze psicologiche.
Il legame con Ginevra Sforza
La fama di Gentile giunse fino a Ginevra Sforza, moglie di Giovanni II Bentivoglio, Signore di Bologna. Ginevra, donna colta e appassionata di esoterismo, volle conoscerla e la scelse come sua dama di compagnia e consigliera. Il rapporto tra le due divenne profondo, ma la loro vicinanza politica e intellettuale le trasformò presto in oggetto di invidia, maldicenze e sospetti. Molti cortigiani vedevano nell'influenza di queste due donne sulla politica bolognese un fatto inaccettabile.

Il processo dell'Inquisizione
Sin dal 1233, presso il convento di San Domenico, operava il Tribunale dell'Inquisizione di Bologna, considerato uno dei più attivi e feroci d'Italia. Il contesto era segnato dalla diffusione del Malleus Maleficarum, il trattato pubblicato nel 1487 da Heinrich Kramer che codificava la caccia alle streghe.
L'occasione per colpire Gentile si presentò quando un nipote di Giovanni II, affidato alle sue cure, morì in seguito a una misteriosa malattia. Gentile fu immediatamente accusata di aver "guastato" il bambino con un maleficio. L'accusa si trasformò in un processo per stregoneria, gestito dall'inquisitore Giovanni Cagnazzo da Taggia.
Le prove accusatorie
Durante le perquisizioni nella casa di Gentile, gli inquisitori affermarono di aver rinvenuto:
- Libri di negromanzia e magia nera;
- Un altare con immagini di Lucifero;
- Mantelli e abiti decorati con diavoli dipinti;
- Dodici sacchetti contenenti polveri di organi umani;
- Ossa trafugate dai cimiteri e simboli sacri profanati.
Sottoposta a tremende torture fisiche e psicologiche, Gentile - ormai stremata - confessò crimini inesistenti, tra cui "72 congiungimenti carnali con spiriti demoniaci". Persino il marito Alessandro, per vendicarsi di presunti tradimenti e incomprensioni, testimoniò contro di lei, accusandola di averlo stregato per sottrargli l'intelletto.
L'esecuzione in Piazza Maggiore
Il 14 luglio 1498, Gentile Budrioli fu condotta al supplizio in Piazza San Domenico. Venne legata a un tronco alto sei metri con un cappio al collo e cosparsa di pece. Il boia, mastro Giacomo, lanciò polvere da sparo nelle fiamme: le violente esplosioni e le fiammate terrorizzarono la folla, che interpretò il fenomeno come l'intervento del diavolo venuto a reclamare l'anima della propria protetta.

Il destino dei protagonisti
Dopo la morte di Gentile, la sorte dei Bentivoglio fu segnata dal declino politico. Giovanni II e Ginevra Sforza, incalzati dalle congiure e dall'avanzata delle truppe pontificie di Giulio II, furono costretti all'esilio. Ginevra, dopo il fallito tentativo di riconquistare Bologna con un esercito, finì i suoi giorni in esilio, colpita da scomunica e rifiutata dal Papa, mentre le proprietà della famiglia venivano saccheggiate e distrutte.
| Protagonista | Ruolo | Destino |
|---|---|---|
| Gentile Budrioli | Guaritrice e consigliera | Arsa sul rogo (1498) |
| Ginevra Sforza | Dama di corte | Esilio e scomunica |
| Giovanni II Bentivoglio | Signore di Bologna | Caduta politica e fuga |
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