La figura della Vergine Maria rappresenta un punto di discussione e differenza significativo tra la dottrina cattolica e quella di molte confessioni protestanti, in particolare quelle evangeliche. Mentre la Chiesa Cattolica le riserva un ruolo di primaria importanza, con dogmi specifici e un culto di venerazione, gli evangelici adottano una prospettiva diversa, focalizzandosi su quanto esplicitamente affermato dalle Scritture.

La perpetua verginità di Maria e i "fratelli di Gesù"
Uno dei temi centrali del dibattito riguarda la perpetua verginità di Maria e l'interpretazione dei passi biblici che menzionano i "fratelli di Gesù".
L'interpretazione cattolica sui "fratelli di Gesù"
Nella tradizione cattolica, si ritiene che i cosiddetti "fratelli di Gesù" menzionati nei Vangeli non fossero figli biologici di Maria e Giuseppe, ma piuttosto cugini o parenti stretti. A supporto di questa tesi, si citano alcuni passaggi evangelici:
- In Mc 15,40 e Gv 19,25 si chiarisce che Giacomo e Ioses erano figli di Maria di Cleofa e non fratelli di Gesù.
- Si argomenta che la lingua ebraica e aramaica fosse "povera di termini", e che il termine greco "adelfos" potesse significare anche "cugino", come in alcune espressioni dialettali (es. "Fratema cugino" a Napoli).
La posizione evangelica sui "fratelli di Gesù"
Gli evangelici, basandosi sull'analisi filologica del Nuovo Testamento, sostengono che il termine greco "adelfòs" significhi "fratello" in senso proprio. Evidenziano che gli autori neotestamentari erano in grado di usare termini specifici per diverse relazioni familiari:
- "sunghenès" per "parente" (Lc 1:36,58,61, 2:44; Mc 6:4).
- "anepsiòs" per "cugino" (Col 4:10).
- "adelfòs" per "fratello" (Mt 14:2; Mc 1:16,19, 3:17, 13:12, ecc.).
L'apostolo Paolo, che padroneggiava il greco, usava "sunghenès" per parente (Rm 16:11), "anepsiòs" per cugino (Col 4:10) e "adelfòs" per fratello (Gal 1:19 - riferendosi proprio a Giacomo "fratello del Signore"). Per gli evangelici, questo indica che Maria ebbe altri figli dopo Gesù.
Gesù aveva fratelli?
Il significato di "finché" e "primogenito"
Un altro punto di discussione riguarda l'interpretazione di Mt 1,25: "non la conobbe finché [Giuseppe non conobbe Maria finché non ebbe partorito un figlio]". La Chiesa cattolica interpreta questo "finché" come un riferimento a ciò che è accaduto prima (il concepimento verginale ad opera dello Spirito Santo), senza implicare necessariamente un cambiamento successivo. Si porta come esempio Gv 9,18, dove si dice che i Farisei "non credettero alla guarigione del cieco nato 'finché non furono chiamati i genitori di costui'", senza che ciò implichi che poi abbiano creduto.
Riguardo al termine "primogenito", la Bibbia (Es 13,2; 13,13; Nm 15, 8; Eb 1,16) usa il termine per indicare il primo figlio maschio, indipendentemente dal fatto che ne seguano altri. Un'iscrizione egizia del 1922, risalente all'epoca della nascita di Cristo, menziona una donna "morta nei dolori del parto del suo figlio primogenito", rafforzando questa interpretazione. Inoltre, i diritti di primogenitura e il "riscatto" dei primogeniti entro il primo mese dalla nascita (Nm 18,16) erano indipendenti dalla nascita di successivi fratelli.
I dogmi mariani e la loro accettazione nelle diverse confessioni
Le confessioni protestanti, e in particolare quelle evangeliche, rigettano generalmente i dogmi mariani della Chiesa cattolica, ritenendo che non abbiano un fondamento esplicito nella Scrittura.
La posizione evangelica su Immacolata Concezione, Assunzione e culto
Per gli evangelici, la fede su Maria si limita a quanto dichiarato nel Vangelo: ella riceve con fede il saluto dell'angelo, dà alla luce Gesù per intervento miracoloso dello Spirito Santo e assiste alla crocifissione. Ciò che è espresso nel Credo: "Gesù è nato da Maria vergine per intervento miracoloso dello Spirito Santo".
Di conseguenza, dogmi come la sua perpetua verginità (dopo il parto), l'Immacolata Concezione e l'Assunzione in cielo non sono oggetto di fede per gli evangelici, in quanto considerati privi di fondamento scritturale. Per lo stesso motivo, non viene recitata l'Ave Maria, poiché mescola il saluto dell'angelo con una preghiera di intercessione ("santa Maria prega per noi peccatori..."), che gli evangelici ritengono non biblica. Per loro, Maria è un esempio di obbedienza a Dio, come afferma ella stessa nel Magnificat: "io sono la serva del Signore... a cui egli ha fatto la grazia".
Il ruolo di Maria nella Chiesa Cattolica e nelle Chiese Ortodosse
Cattolici e Ortodossi ritengono che Maria debba avere una particolare importanza in quanto Madre di Gesù. Sebbene non sia oggetto di adorazione (riservata solo a Dio), ma solo di venerazione, nella religione popolare assume spesso un ruolo molto rilevante. La Chiesa Cattolica la definisce avvocata, mediatrice e dispensatrice di ogni grazia, e Papa Francesco l'ha proclamata regina dell'umanità e madre della Chiesa. Anche lì dove è apparsa, come a Fatima, la Madonna si è dichiarata come l'Immacolata Concezione.
La verginità di Maria prima del parto nel Nuovo Testamento
Il Nuovo Testamento afferma chiaramente la verginità di Maria al momento del concepimento di Gesù:
- Vangelo di Matteo (Mt 1,18): "Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo".
- Vangelo di Luca (Lc 1,34-35): "Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra."
La purificazione di Maria e la presentazione al tempio
Dopo la nascita di Gesù, Maria e Giuseppe si conformarono alle leggi ebraiche riguardanti la purificazione della madre e il riscatto del primogenito. La presentazione al tempio, anche se il parto di Maria fu senza spargimento di sangue (e quindi non strettamente necessitava purificazione rituale per questo motivo), era un atto di pietà e obbedienza alla legge mosaica.
La legge di Mosè prevedeva che ogni maschio, primogenito, venisse consacrato al Signore. I genitori di Gesù, da pii israeliti, osservarono questo rito. Anche Maria, sebbene potesse considerarsi dispensata da alcune leggi di purificazione, decise di compiere l'offerta prescritta al tempio per le giovani madri e per il riscatto del primogenito. Non era chiaramente prescritto che il primogenito dovesse essere presentato al tempio, ma nessuna madre pia si sarebbe lasciata sfuggire l'occasione d'assicurare al figlio la benedizione dell'Altissimo. Maria e Giuseppe intesero a quel modo la legge del Signore.
Protestantesimo storico e Maria: sfumature nella venerazione
È importante notare che non tutte le confessioni protestanti hanno avuto un atteggiamento omogeneo nei confronti di Maria nel corso della storia. Alcuni dei primi riformatori mostrarono un rispetto e un onore significativi per la madre di Dio.
- Martin Lutero, pur polemizzando con i "Papisti" su questioni mariane, aderì ai decreti mariani dei concili ecumenici e ai dogmi della chiesa, mantenendo la convinzione che Maria fosse una vergine perpetua e la Theotokos (Madre di Dio). Riguardo all'Immacolata Concezione, Lutero mantenne l'innocenza di Maria per tutta la sua vita, pur non dogmatizzando il concetto come fece la Chiesa Cattolica secoli dopo. Sull'Assunzione, affermò che la Bibbia non diceva nulla al riguardo, ma era convinto che Maria e i santi vivessero dopo la morte. Lutero predicò e discusse della venerazione di Maria con una verbosità che andava dalla pietà infantile alla sofisticata polemica, criticando però l'offuscamento della linea tra l'ammirazione della grazia di Dio e il servizio religioso offerto a una creatura.
- Giovanni Calvino accettò la Verginità perpetua di Maria e il titolo di "Madre di Dio" in senso qualificato, esprimendo però profonda preoccupazione per l'uso "superstizioso" di tale titolo, temendo potesse indurire gli ignoranti nelle loro superstizioni.
- Karl Barth (XX secolo), un teologo protestante riformato, accettò pienamente il dogma di Maria come Madre di Dio, ritenendo che tramite lei Gesù appartenesse alla razza umana. Concordò anche con il Dogma della Verginità di Maria, interpretandola come il fatto che Gesù non avesse un padre umano e che lo Spirito Santo, attraverso il quale Maria concepì, fosse Dio stesso. Riguardo alla verginità di Maria dopo la nascita di Gesù, Barth sostenne che la Chiesa adottò questa posizione a difesa della sua Cristologia.
Il titolo di Theotokos (Colei che partorisce Dio) emerse nella Chiesa di Alessandria e fu adottato dalla chiesa universale patristica nel Concilio di Efeso nel 431. Lutero stesso affermò: "Sappiamo anche molto bene che Dio non ha derivato la sua divinità da Maria; ma non ne consegue che è quindi sbagliato dire che Dio è nato da Maria, che Dio è il Figlio di Maria e che Maria è la madre di Dio".
Nel XVIII e XIX secolo, vari gruppi di protestanti iniziarono a usare il termine "Mariolatria" per riferirsi alle pratiche cattoliche, luterane, anglo-cattoliche e ortodosse orientali di venerazione e devozione mariana. Questa tendenza ha avuto diverse direzioni, con alcuni protestanti che hanno ammorbidito il loro atteggiamento, mentre altri hanno rafforzato la loro opposizione.
L'importanza dell'interpretazione delle Scritture e della Tradizione
Un punto cruciale nel dialogo tra cattolici ed evangelici è l'approccio all'interpretazione delle Scritture e il ruolo della Tradizione. La Chiesa cattolica, così come la Chiesa ortodossa, sottolinea che la Chiesa è stata direttamente fondata da Cristo per mantenere l'uniformità del messaggio e la sua purezza e verità. La meditazione sulla Parola non deve essere stravolta o interpretata arbitrariamente. Senza un'autorità magisteriale, come si vede in altre fedi, si rischia di avallare interpretazioni discriminatorie o errate (come nell'esempio di "mogli siate sottomesse ai vostri mariti").
Gli evangelici, pur valorizzando la Scrittura come unica fonte di fede (Sola Scriptura), talvolta non considerano sufficientemente il contesto storico e la tradizione della Chiesa primitiva. La Chiesa Cattolica fa notare che per conoscere il catalogo dei libri ispirati e per confutare eresie come quella gnostica nel II secolo, è stato necessario ricorrere alla Tradizione e all'autorità dei Padri della Chiesa.
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