Gli anni di pellegrinaggio di Wilhelm Meister: un viaggio di formazione tra simbolismo e realtà

La figura del viandante, protagonista di molti racconti filosofici incentrati sull'apprendimento e sull'evoluzione personale, trova un'espressione profonda nella trilogia goethiana dedicata a Wilhelm Meister. Quest'opera monumentale, che comprende La missione teatrale di Wilhelm Meister (pubblicato postumo nel 1911), Gli anni di apprendistato di Wilhelm Meister (1796) e Gli anni di pellegrinaggio di Wilhelm Meister (1821), narra la storia di un percorso iniziatico volto alla ricerca di un'educazione "armonica". La lettura di queste opere richiede un'attenzione meticolosa, un approccio graduale che permetta di addentrarsi in un mondo simbolico, raccontato in terza persona, con incursioni nel diario intimo, frammenti di lettere, incontri rivelatori ed enigmi da decifrare.

Il viaggio di Wilhelm Meister è segnato da regole precise, come quella che impone di non rimanere sotto lo stesso tetto per più di tre giorni. Accompagnato dal figlio Felix, testimone, allievo e custode di segreti, Wilhelm si muove in un universo dove la realtà si intreccia con il simbolismo. Il primo incontro significativo avviene tra le montagne, luogo che offre una prospettiva privilegiata sul mondo. Qui, Wilhelm incontra una figura che evoca San Giuseppe, intento a condurre un asino su cui siede una donna avvolta in un manto azzurro, con un neonato tra le braccia, preceduti da un corteo di bambini. Mentre Felix gioca con i bambini, mostrando loro pietre luminose ma finte, definite "oro del gatto", Wilhelm intrattiene una conversazione con il giovane falegname che lo ospita. Quest'ultimo narra di come abbia conosciuto la donna, Maria, aggredita da briganti mentre viaggiava con il marito. La storia si rivela ricca di rimandi biblici: Maria, il falegname Giuseppe, l'uccisione del marito e la decisione di accogliere la donna incinta in casa sua, dove la madre e la Signora Elisabetta l'aiuteranno nel parto.

Felix, nel frattempo, si è distinto come collezionista di pietre rare. Nella cappella, scopre delle pietre che attirano la sua attenzione. Giuseppe gli rivela che sono un dono di un certo Montan, nome che suscita un'immediata illuminazione in Wilhelm e Felix, poiché appartiene a un loro caro amico. La speranza di incontrarlo nuovamente li anima. A malincuore, padre e figlio si congedano dalla famiglia. La partenza forzata, dettata dalle regole del viaggio, genera un litigio tra loro, ma la necessità di rispettare le norme prevale.

Camminando nel bosco, Felix scopre uno scrigno d'oro smaltato, un tesoro prezioso. La sua intuizione che Montan non sia lontano si rivela corretta: l'amico compare all'orizzonte. Jarno, in un dialogo significativo, esorta all'accettazione del destino, sottolineando la necessità di un ritiro dal mondo per preservare la propria utilità a se stessi. La sua filosofia si concentra sull'idea di lasciare gli esseri umani alle loro "sciocchezze" se felici, e di salvarli se infelici, senza però intaccare le loro illusioni. La domanda su chi cerchi la felicità o l'infelicità rimane sospesa, mentre Jarno invita a non spegnere il proprio lume interiore alla luce del giorno.

La confusione di Wilhelm viene dissipata dalla risposta precisa alla domanda "Dove si trovano i maestri?": "dove l’argomento è di casa".

Quando Goethe riprese in mano il romanzo, il contesto storico europeo era profondamente mutato. Tuttavia, il poeta mantenne la sua posizione di scrittore "impolitico", prendendo le distanze dai mutamenti storici e politici. Goethe, contrario alla Rivoluzione francese e alla svolta giacobina, nutriva simpatia per Napoleone, visto come colui che avrebbe posto fine alle spinte rivoluzionarie e promosso una visione riformatrice per la Germania. Come scrive Walter Benjamin, "Goethe e Napoleone avevano di mira qualcosa di analogo: l'emancipazione sociale della borghesia nella forma politica del dispotismo".

La difficoltà nel concludere la "Sendung" (missione) portò Goethe a rivedere radicalmente l'opera, rendendola funzionale al suo tempo e all'evoluzione della sua idea di Bildung (formazione), che trovò piena realizzazione negli Wilhelm Meisters Lehrjahre. La nuova concezione del romanzo non si focalizzava più sul conflitto tra vita borghese e arte, ma sul libero sviluppo del giovane Wilhelm, guidato da un gruppo di eletti dediti alla sua crescita armoniosa, anche attraverso l'esperienza dei suoi errori.

La prima parte del nuovo romanzo rielabora la "Sendung", raccontando le peripezie di un giovane borghese che abbandona il mondo mercantile per inseguire il sogno di recitare a teatro e vivere nuove avventure sentimentali. Lo scenario è una Germania del Settecento, popolata da personaggi fiabeschi, amazzoni, banditi e aristocratici, sullo sfondo di foreste oscure e manieri.

Il sesto libro introduce un intermezzo significativo: la Bildung religiosa di un'anima bella (Bekenntnisse einer schönen Seele), la confessione autobiografica di una giovane aristocratica ritirata in un collegio pietista. Questo intermezzo, apparentemente estraneo alla narrazione principale, permette a Goethe di prendere le distanze, pur con affetto, da una sua giovanile esperienza di interesse per il pietismo, nata durante una crisi spirituale.

Il sesto libro funge da cerniera con la seconda parte, composta dal settimo e ottavo libro. L'analisi della Bildung negli Wilhelm Meisters Lehrjahre non può prescindere dal saggio di György Lukács, Teoria del romanzo. Lukács considera il romanzo di Goethe un modello di "romanzo di formazione", incentrato sulla conciliazione dell'individuo problematico con la realtà sociale. Questa riconciliazione non deve essere un semplice accomodamento, ma un processo dinamico.

Il senso del peregrinare nasce dal desiderio di una condizione migliore, desiderio costantemente disatteso per scoprire nuove realtà. La differenza tra un vagare senza meta e un vagare saggio è illustrata dalla storia "La Folle che peregrina", custodita nella biblioteca di Lenardo, che allude alla follia all'interno della ragione.

La storia del Signor di Revanne, uomo ricchissimo, incontra una donna viandante. Colpito dalla sua bellezza e cultura, nonostante le scarpe infangate, inizia a conversare con lei. La donna, pur lavorando come domestica per guadagnarsi da vivere, rivela un'educazione raffinata e una scelta di vita consapevole. Invitata a rimanere nel castello, accetta il ruolo di governante, ma ogni tentativo di conversazione privata viene eluso. L'uomo si innamora, ma scopre di dover competere con suo figlio, ventunenne, mentre lui ha cinquant'anni. Per liberarsi delle loro attenzioni, la ragazza confessa al Signor di Revanne la sua passione per il figlio, mentre il figlio, geloso, crede di essere stato tradito dal padre. La ragazza coglie l'occasione per congedarsi, promettendo di tornare al "falso mulino" solo quando il suo innamorato comprenderà ciò che ha perso.

Lenardo e i suoi amici discutono del "Sodalizio Pellegrinante", un'alleanza segreta che supporta i suoi adepti negli affari. Jarno, alias Montan, si è specializzato nell'industria mineraria. Lenardo, invece, confessa di aver rintracciato la donna desiderata e consegna a Wilhelm le pagine del suo diario. Hersilie scrive a Wilhelm che è stata ritrovata la chiave di un cofanetto, rubata da Fritz, compagno di giochi di Felix.

L'intreccio ruota attorno a un triangolo amoroso: un uomo indeciso sul proprio percorso, due donne e l'arrivo di un rivale colto e sorprendente. Goethe dedica questo ruolo ad Anton Reiser, un omaggio al suo amico scrittore Karl Philipp Moritz. Lucidor, geloso, vede Lucinde con Antoni. Dopo tormenti e anatemi, Lucinde si avvicina a Lucidor, ma la situazione si complica con l'arrivo di Antoni e Julie. Lucidor viene inchiodato dalla frase "tu sei un traditore!".

Lenardo intraprende un monologo sulla natura umana, ammirando Laurence Sterne e il suo viaggio sentimentale. Sottolinea l'importanza di simpatizzare con tutti gli artisti, considerandoli parte integrante del "movimento del mondo". Pittori, musicisti, attori e insegnanti sono categorie da rispettare, e i veri pellegrini devono mantenere un legame con il mondo.

Goethe è stato una figura inquadrabile negli schemi antropologici, morali, culturali e poetici che hanno caratterizzato il XVIII e l'inizio del XIX secolo. La sua opera, e in particolare Gli anni di apprendistato di Wilhelm Meister, è stata oggetto di innumerevoli studi, ma la sua complessità ha spesso lasciato perplessi i critici.

I giovani intellettuali romantici percepirono una cifratura peculiare nel romanzo, conferendogli un sapore esoterico e marcando le peripezie dell'eroe con un'aura di mistero. Figure enigmatiche popolano i viaggi di Wilhelm attraverso la Germania, al seguito di una compagnia di teatranti girovaghi.

Tra queste figure spicca Mignon, una bambina misteriosa che risponde in modo stentato e solenne alle domande di Wilhelm: "Mi chiamo Mignon", "Nessuno li ha mai contati" alla domanda sull'età, e "Il gran diavolo è morto" alla domanda sul padre. Wilhelm è irresistibilmente attratto dal mistero che circonda questa creatura, dodici o tredici anni, dal corpo ben proporzionato ma con tratti non regolari, la fronte piena di mistero, il naso straordinario e la bocca che, sebbene serrata, conserva ingenuità e fascino. La sua carnagione bruna è difficile da distinguere sotto il trucco.

Mignon rappresenta il contraltare simbolico e misterioso all'esperienza solare del mondo di Wilhelm. Quest'ultimo procede per tentativi ed errori, incarnando la curiositas e la tensione indomabile verso una meta imprecisata (streben). Mignon, invece, segnala una dimensione del mistero inaccessibile alla razionalità discorsiva. Il romanzo presenta una doppia anima: un lato in luce, che accompagna le svolte della vita del protagonista, e uno in ombra, che mina i suoi progetti di senso.

Bildung è la parola chiave che ha guidato il desiderio di cambiamento nella Germania tra il XVIII e il XIX secolo. Questo percorso di emancipazione e sperimentazione di sé è l'essenza del romanzo di formazione, che converge saperi dell'antropologia, della psicologia sperimentale e della filosofia morale dell'Illuminismo. Se Giulio Camillo ha creato un "teatro della memoria", Goethe con il Meister allestisce un "teatro dei progetti di senso" attorno alla realizzazione compiuta della vita.

Friedrich Schlegel, leggendo il romanzo, fu preso da una vertigine per la sua architettura bizzarra e le figure che popolano il palcoscenico. Schiller, invece, percepì una "strana oscillazione tra intonazione prosaica e poetica". Schlegel, al contrario, celebrò il Meister per la mancanza di un plot coeso e di un telos esplicito, vedendo in esso uno schema simile a quello dei dialoghi platonici: un'esposizione esoterica che nasconde una verità sistematica.

Il Meister non è un'opera mondo nel senso di un esempio esemplare, né eroico. La vicenda narrata riflette la discontinuità epocale, la forma e la disarmonia, offrendo una lezione di metodo ermeneutico.

La decisione di Wilhelm di abbandonare il teatro e la poesia non è definitiva, ma una reazione istintiva alla delusione. Ferito, si scaglia contro ciò che gli è più caro, ma il viaggio lo porta a riannodare i fili con il passato e a riconciliarsi con la propria vocazione: rendere sensibile, attraverso l'arte drammatica, "quanto vi è di buono, nobile e grande". Per Wilhelm, l'arte ha una funzione morale, deve diffondere "sentimenti nobili, elevati, umanamente degni", risvegliare la coscienza e lo spirito degli uomini.

Il viaggio di Wilhelm è anche un ritorno a se stesso, alla propria vocazione e all'amore. Il suo giuramento di tenersi lontano dalle donne dura poco, cedendo al fascino di Philine, figura frivola, leggera e opportunista, che incarna la femminilità nella sua essenza più pura, ma anche egoista e priva di amore. Philine non ha bisogno di un essere che la completi, ma solo di un'effimera soddisfazione carnale. Insegue il proprio comodo con ogni mezzo, adattandosi alle circostanze.

Wilhelm tenta invano di resistere al fascino di Philine, provando per la prima volta la gelosia. Il suo amore è ancora tutto riservato a Mariane, che lo segue come uno spettro. Ama Mariane dal profondo del cuore, soprattutto dopo aver saputo che ha messo al mondo probabilmente suo figlio. Il suo amore per lei, legato al dolore e al rimpianto, si libererà solo alla fine del romanzo.

La figura di Mignon è indimenticabile, misteriosa e drammatica. Wilhelm la libera da una compagnia di saltimbanchi e vorrebbe accoglierla come una figlia, ampliando il suo orizzonte d'amore fino a scoprire il sentimento della paternità. Mignon è una vittima dell'esistenza, sradicata, strappata ai suoi affetti, che ha conosciuto solo il lato oscuro e violento dell'uomo. Il suo sguardo cupo e la sua lingua confusa rivelano il suo dramma. È grata a Wilhelm per essere stata la prima persona a guardarla, riconoscerla e trattarla come un essere umano. La scena in cui Mignon balla un fandango a occhi chiusi tra le uova rivela il suo carattere e cancella i dolorosi sentimenti di Wilhelm legati a Mariane.

Parallellamente al percorso di formazione di Wilhelm, Mignon intraprende un percorso di educazione, ma i danni arrecatole dall'umana malvagità sembrano insanabili. Fatica a esprimersi e a scrivere, trovando nell'arte l'unico mezzo di comunicazione. Il suo affetto per Wilhelm cresce fino a diventare amore, un amore che la agita, la rende inquieta e finisce per distruggerla. Schiller la individua come "personificazione della giovinezza", capace di suscitare un cordoglio purissimo e un dolore veramente umano.

Mignon è la giovinezza, ma anche l'infrazione, l'irregolarità, lo sradicamento, il nomadismo, la sofferenza. La sua morte, insieme a quella di suo padre, l'arpista, membro della nuova famiglia di Wilhelm, contribuisce alla realizzazione del progetto goethiano di serenità, vita e armonia. L'arpista, consumato dalla malinconia e dal senso di colpa, si suicida, ma il suo gesto ha un risvolto positivo, contribuendo all'unione di Wilhelm e Natalie.

La scoperta di Shakespeare rappresenta un momento fondamentale nella formazione di Wilhelm. Introdotto da Jarno, Wilhelm si immerge nel mondo del drammaturgo inglese, scoprendo sensazioni e facoltà mai provate prima. Shakespeare appare a Wilhelm come un "genio divino, che si avvicina agli uomini per insegnare loro nel modo più dolce, a conoscere se stessi". La letteratura diventa uno strumento di conoscenza di sé e dell'uomo, di profonda valenza filosofico-morale.

Le opere di Shakespeare offrono a Wilhelm gli "immensi libri del destino", incoraggiandolo ad avanzare "a grandi passi nel mondo reale" e a immergersi "nel flutto dei destini che lo sovrastano". La letteratura è vita, ha un impatto concreto sull'esistenza, è un'esperienza formativa e un'opportunità di conoscenza di sé e dell'altro.

La missione teatrale di Wilhelm si scontra con l'inadeguatezza della classe attoriale tedesca. Per Wilhelm, non c'è distinzione tra teatro e vita; la sua prospettiva è idealista e radicale.

Per educare il figlio Felix secondo le esigenze di un mondo moderno, Wilhelm Meister, aiutato da Montano e in compagnia dei nipoti Lenardo, Giulia ed Ersilia, approda presso una "Provincia pedagogica", un istituto ispirato ai principi di Pestalozzi. Qui si educa alla spontaneità e alla vita sociale.

Gli anni di apprendistato di Wilhelm Meister fu pubblicato per la prima volta tra il 1795 e il 1796, dopo che Goethe aveva ripreso e rielaborato La missione teatrale di Wilhelm Meister. Il secondo volume della trilogia, Gli Anni del pellegrinaggio di Wilhelm Meister, fu iniziato nel 1807 e pubblicato in edizione definitiva nel 1829.

Negli Annali, Goethe spiega il significato della missione di Wilhelm Meister: l'uomo si cimenta in qualcosa per cui la natura non gli ha concesso attitudine, ma il presentimento lo avverte di rinunciare.

Wilhelm Meister è affascinato fin dall'infanzia dal mondo del teatro, iniziato da burattini preparati dalla nonna. Da adolescente, innamorato dell'attrice Mariane, organizza la fuga dalla casa paterna per realizzare il suo sogno d'amore e la sua vocazione artistica. Dopo un successo teatrale inaspettato, la compagnia fugge e approda in un castello nobiliare. Raggiunta la città, incontra l'amico Serlo e sua sorella Aurelie, consumata da una passione infelice e madre del piccolo Felix.

La traduzione di Silvio Benco di questo romanzo è memorabile. Parafrasando Italo Alighiero Chiusano, si può dire: "Beato colui che non l’aveva mai letta prima".

La narrazione inizia alla vigilia di Natale del 174..., quando Benedetto Meister, cittadino e commerciante, si allontana da una partita di tarocchi per tornare a casa. La moglie non gli rende la vita facile. Passando davanti alla finestra illuminata di sua madre, viene spinto da un impulso segreto a entrare.

Gli anni di apprendistato di Wilhelm Meister è considerato il capostipite del genere del Bildungsroman. Il romanzo esplora il superamento di un soggettivismo esasperato della vita e dell'arte.

In Wilhelm Meister, il personaggio di Wilhelm è necessario ma non il più importante; il romanzo non ha bisogno di un protagonista assoluto. La Bildung di Wilhelm è imputabile alla Società della Torre, che ha scritto il romanzo per lui, rendendolo non completamente responsabile delle sue scelte.

Illustrazione simbolica del viaggio di Wilhelm Meister attraverso paesaggi variegati, con elementi naturali e architettonici che rappresentano le diverse fasi della sua formazione.

Raffigurazione di Mignon, la bambina misteriosa con uno sguardo intenso e abiti esotici, mentre danza o suona la cetra, evocando un senso di malinconia e fascino.

Santa Messa 13 Ottobre 2024 | Parola di Dio e Vangelo di Speranza

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