La Chiesa in Africa: Cammini Sinodali per la Giustizia e la Pace

Il percorso della Chiesa in Africa è costellato di momenti sinodali che hanno segnato il suo impegno per la riconciliazione, la giustizia e la pace nel continente. Questi eventi non solo riflettono una profonda ricerca di identità e inculturazione, ma affrontano anche le complesse sfide sociali e politiche che affliggono la regione.

L'Assemblea Sinodale Continentale dell'Africa (Marzo 2023)

L'Assemblea sinodale dell'Africa, tenutasi ad Adis Abeba, in Etiopia, dal 2 al 6 marzo, ha rappresentato un momento fondamentale per avviare il rinnovamento della Chiesa del continente. Il comunicato finale ha affermato: "Il tempo che abbiamo trascorso insieme è stata un'esperienza di sinodalità vissuta, un momento di profondo dialogo, ascolto e discernimento". Ben 206 rappresentanti provenienti da tutte le parti del continente, dal Madagascar e dalle Isole, si sono riuniti ad Addis Abeba. Tra loro c'erano 9 cardinali, 29 vescovi e 41 sacerdoti, ma la maggior parte dei partecipanti erano laiche e laici, persone consacrate, anche giovani, e membri di altre tradizioni cristiane e di fede.

Il comunicato ha sottolineato: "Con coraggio e gioia, fiducia e umiltà ci siamo ascoltati gli uni gli altri e lo Spirito Santo". L'Assemblea ha confermato il modo di fare della Chiesa in Africa, riconoscendo che "la sinodalità fa parte di ciò che siamo e di come viviamo come famiglia di Dio in Africa". Questa "famiglia sinodale africana" è una Chiesa che si estende e comprende tutte le differenze, diversità, tensioni e forze; accoglie l'altro e fa spazio alla sua diversità; si svuota, ma senza perdere i fondamenti della fede, ed è una Chiesa che può muoversi.

Mappa dell'Africa con i paesi partecipanti all'Assemblea Sinodale Continentale evidenziati

Principi e Valori Africani alla Base della Sinodalità

Il continente africano "è benedetto dai ricchi principi e valori delle nostre culture e tradizioni". Radicata nei principi antropologici e nei valori culturali africani, in particolare Palaver, Ubuntu e Ujamaa, che enfatizzano lo spirito di comunità, il senso della famiglia, il lavoro di squadra, la solidarietà, l'inclusività, l'ospitalità e la convivialità, la Chiesa cattolica in Africa è cresciuta come una famiglia di Dio. Questi principi e valori sono considerati "semi buoni e sani per la nascita e la crescita di una Chiesa veramente sinodale in Africa e nel mondo".

Impegni e Sfide Affrontate

L'Assemblea continentale ha assunto numerosi impegni. "Come famiglia sinodale di Dio in Africa, affermiamo e celebriamo la nostra comune dignità battesimale che ci fa sentire davvero pienamente a casa in una Chiesa sinodale, dove tutte le vocazioni sono valorizzate". La Chiesa africana si impegna ad essere "una Chiesa in ascolto", in particolare verso "coloro che non si sentono sufficientemente riconosciuti nella Chiesa, quanti si sentono esiliati, trascurati ed esclusi". Si cerca una "conversione e una riforma autentiche".

Non è mancato il confronto con le difficili realtà che toccano il continente africano, le sue tante ferite. Durante l'Assemblea, i partecipanti hanno espresso il dolore e la sofferenza dei fratelli e delle sorelle in Africa, in particolare coloro che sono colpiti da guerra, conflitti etnici, intolleranza religiosa, terrorismo e ogni forma di violenza.

Don Andrea Decarli - Cristiani nel mondo contemporaneo. La sfida del dialogo interreligioso

La presenza dei giovani è stata riconosciuta come vibrante per l'energia, la passione e la creatività, rappresentando "un dono per l'edificazione di una Chiesa veramente sinodale in Africa". Anche la partecipazione delle donne è stata centrale, essendo state "parte attiva nel processo di ascolto, dialogo e discernimento". Si è affermato che "le donne africane tengono unita la Chiesa; sono la maggioranza e costituiscono la sua spina dorsale. Camminare insieme come Chiesa sinodale significa riconoscere le loro doti, talenti, carismi e contributi. Per le donne in Africa e nel mondo, la sinodalità è un'opportunità di partecipazione piena ed equa alla vita della Chiesa. Non è possibile che nella Chiesa si verifichi una vera sinodalità se le donne non sono considerate partner alla pari".

Per combattere il clericalismo, l'autoritarismo e l'indifferenza, la Chiesa in Africa si impegna a "generare nuove forme di leadership", creando "spazi e allargando la nostra tenda per il possibile esercizio di varie forme di ministero laicale". Si vuole crescere "in una spiritualità che sostenga la pratica della sinodalità", fondata sull'ascolto dello Spirito Santo. "Animati dallo spirito dell'interculturalità, dell'ecumenismo e dell'incontro interreligioso, camminiamo insieme agli altri, apprezzando le differenze culturali, comprendendo quelle particolarità come elementi che ci aiutano a crescere. Ascoltiamo la spiritualità e la saggezza delle popolazioni indigene e delle culture locali".

Radici Storiche: I Sinodi Africani Precedenti

Le due assemblee speciali per l'Africa del Sinodo dei vescovi possono essere concepite come la prosecuzione logica l'una dell'altra. La prima ha offerto alla seconda la terminologia e l'indispensabile retroterra. Si potrebbe dare loro un unico titolo: "Chiesa-Famiglia di Dio in Africa di fronte alla responsabilità di servire la riconciliazione, la giustizia e la pace".

Il Primo Sinodo Africano (1989/1994)

Considerato profetico, l'annuncio da parte di Giovanni Paolo II nel gennaio 1989 di un Sinodo episcopale per l’Africa segnò un momento storico. Era la prima volta che la Chiesa universale si occupava dell’Africa a un livello così alto. Fu anche un'occasione inedita per i vescovi delle regioni di lingua inglese, francese e portoghese del continente di incontrarsi per uno scambio intenso. La lista dei temi era lunga e drammatica: guerre, fame e povertà, catastrofi naturali, antagonismi tribali, dittature e sfruttamento, corruzione, strutture ingiuste e AIDS. Il Sinodo si tenne in drammatica coincidenza con il genocidio ruandese e la fine dell'apartheid in Sudafrica.

Il documento conclusivo conteneva "insistenti inviti per un cessate il fuoco, l’adozione di misure per alleggerire il debito estero e un forte sostegno dei movimenti democratici africani". Si parlò anche dell’annuncio del Vangelo, della pratica religiosa, dell’inculturazione e del radicamento del cristianesimo nella vita e nella mentalità africana. Fu messo a tema anche il culto degli antenati e lo statuto speciale del matrimonio e della famiglia nelle società africane. Il Sinodo voleva e poteva essere solo l’inizio, e fu considerato dalla maggior parte dei partecipanti e osservatori un "successo e un arricchimento", il primo importante passo.

Il Secondo Sinodo Africano (2009)

Il Secondo Sinodo Africano, tenutosi a Roma dal 4 al 25 ottobre 2009, si è focalizzato sul tema: "La Chiesa in Africa al servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace". Il tema scelto da Papa Benedetto XVI è stato considerato estremamente rilevante. Le proposizioni finali di questo Sinodo sono state molto più elaborate rispetto a quelle del primo, presentando "un'analisi seria e un inizio di riflessione teologica sulle principali situazioni sociali e politiche del continente". Inoltre, esse hanno fornito "linee guida pastorali e amministrative pratiche", suggerendo la creazione di nuove strutture per un servizio più efficace della Chiesa africana. Un'enciclica fondamentale per il dibattito fu la Caritas in Veritate di Benedetto XVI, pubblicata la primavera precedente, che ha stimolato riflessioni rilevanti per i paesi in via di sviluppo, in particolare per l'Africa.

Rappresentazione artistica dell'incontro tra culture africane e la fede cristiana

Sfide Attuali e Impegno per la Giustizia Sociale

In Africa persistono gravissime ingiustizie sociali, mancato rispetto dei diritti umani, guerra e violenza come metodo di soluzione dei conflitti, e una classe politica e dirigenziale corrotta e incapace. A questi mali si sono aggiunti i disastri ecologici. Sta emergendo una riflessione laicale che riconosce che "i responsabili non sono più le vecchie e nuove dominazioni ma siamo noi".

Le commissioni "Giustizia Pace" costituite dalla Chiesa a livello nazionale e diocesano, e talvolta anche parrocchiale, sebbene ancora fragili, hanno compiuto "solo pochi passi concreti", ma sono vive, attive e "potenzialmente potrebbero mobilitarsi intorno a un programma comune di formazione e azione". È importante non trascurare le iniziative simili nate nell’ambito del mondo musulmano. I vescovi africani, specialmente negli ultimi due decenni, sono stati sempre più partecipi della turbolenta storia africana, a volte vittime, a volte, purtroppo, dalla parte dell’ingiustizia. Questa turbolenza li ha stimolati a parlare e scrivere sui temi fondamentali della pace, delle ingiustizie sociali, dello sfruttamento dei poveri, dei diritti umani, della violenza, del tribalismo, dell’unità nazionale, del bene comune e del servizio.

La Dipendenza Economica della Chiesa Africana

Un segnale di debolezza, e segno di una pesantissima dipendenza dall’esterno, è la debolezza economica che si traduce in dipendenza in campi ben più importanti per la Chiesa. Il SECAM (Symposium of Episcopal Conferences of Africa and Madagascar), l’istituzione di più alto livello della Chiesa cattolica africana, ha dovuto annullare la propria 15ª Assemblea Plenaria per mancanza di fondi sufficienti a coprire le spese. Questo solleva interrogativi sulla capacità della Chiesa africana di sostenere i propri incontri e di attuare le numerose proposte pratiche emerse dai Sinodi.

Il contrasto tra parole e azioni è ancora più netto nel campo politico e della società civile, dove "dichiarazioni altisonanti sulla democrazia, i diritti umani, lo sviluppo economico, la lotta contro la corruzione, il nepotismo e il tribalismo sono scritte quotidianamente ovunque". La realtà è spesso rappresentata da "milioni di rifugiati che si muovono nel continente in cerca di una vita dignitosa, e dalle migliaia che cercano di fuggire attraverso il Mediterraneo". Queste immagini ricordano che "il popolo africano non conta, sono solo e sempre perdenti, mendicanti, anche di fronte ai propri leader". Vi è una forte richiesta ai vescovi africani di un messaggio profetico, capace di "muovere le migliori risorse della Chiesa africana per promuovere un profondo rinnovamento interno e un'azione efficace al servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace".

Sinodalità e Riforma Interna della Chiesa

Nonostante i progressi, nella Chiesa africana "ci sono ancora impronte clericali, patriarcali e gerarchiche". Vescovi, sacerdoti, fedeli, religiosi e giovani dovrebbero riconoscere apertamente di essere uguali e di avere opinioni diverse. Spesso sono i laici, e soprattutto le donne, a far progredire la vita della Chiesa. Le difficoltà sorgono quando la leadership è troppo incentrata sulla propria persona e autorità, a scapito di un'azione pastorale coerente.

Il processo sinodale, tuttavia, suscita entusiasmo e una nuova apertura reciproca in Africa, con risposte che evidenziano come questa sia stata la prima volta che la Chiesa ha chiesto l'opinione delle persone. "È chiaro, quindi, che il processo sinodale in Africa può effettivamente contribuire a una maggiore uguaglianza all’interno della Chiesa". Ciò richiede la capacità di coinvolgere radicalmente tutti i gruppi, un comune senso di appartenenza e una profonda accoglienza dell’insegnamento di Gesù. La Chiesa, famiglia di Dio in Africa, è chiamata a rivolgersi in particolare "a quelle persone che vivono in condizioni precarie e la cui voce è raramente ascoltata perché sono troppo lontane".

Assemblea di fedeli in una chiesa africana, con particolare attenzione alla partecipazione di donne e giovani

La crisi degli abusi e le voci delle vittime sono al centro del processo sinodale. I fedeli affermano che la Chiesa deve essere liberata dal clericalismo, che è "una forma di impoverimento spirituale, una perdita di ciò che è veramente il ministero consacrato, e che è una cultura che isola il clero e danneggia i laici". Non è più possibile ignorare o sottovalutare qualsiasi tipo di abuso: sessuale, spirituale, di potere o di coscienza. L'invito alla conversione nella cultura della Chiesa è legato alla possibilità di "ancorare una nuova cultura con nuove pratiche e strutture", e la Chiesa dovrebbe avere il coraggio di "lasciare le strutture inutili che non hanno futuro". Il documento di lavoro per il Sinodo dei Vescovi mostra, come mai prima in un testo vaticano, le diverse e multiformi maniere in cui vivono i cattolici in ogni parte del mondo.

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