Il nome di sant’Agata è legato indissolubilmente alla città di Catania. Come sottolinea l’arcivescovo Luigi Renna nella sua lettera pastorale, il suo patrocinio ha da sempre ricoperto un «ruolo civile», fungendo da modello e difesa contro le avversità che possono affliggere il territorio. La figura della giovane martire non è solo un riferimento spirituale, ma il pilastro su cui la comunità cittadina ha intrecciato storia, memoria e tradizione.

La testimonianza di una santa: identità e martirio
Durante la persecuzione di Decio, a metà del III secolo dopo Cristo, la giovane Agata si trovò di fronte al dilemma di rinnegare la propria fede o sacrificare agli idoli. Alla domanda del governatore Quinziano sulla sua condizione sociale, ella rispose con fermezza: «Io sono serva di Cristo, per questo mostro di essere schiava». Il nome Agata, in greco, significa proprio «buona» o «nobile», qualità che la santa ha incarnato attraverso un amore radicale per Dio e per la Chiesa nascente.
Dopo il rifiuto di cedere ai ricatti, la santa subì atroci torture, tra cui l'amputazione delle mammelle, sanate miracolosamente durante la prigionia grazie all'intervento dell'apostolo Pietro. Il suo martirio sui carboni ardenti avvenne nel 251. Oggi il suo corpo riposa nella Cattedrale di Catania, dove continua a essere una presenza viva, capace di aiutare i fedeli a fare discernimento su ciò che rende bella la vita.
Il Giubileo Agatino del 2026
Il 2026 segna un traguardo storico: il IX centenario della traslazione delle reliquie della Santa. Il 17 agosto 1126, secondo le cronache del tempo, le reliquie ritornarono a Catania dopo un lungo periodo trascorso a Costantinopoli, da dove furono riportate dai soldati Gisliberto e Goselmo. Questo evento viene celebrato con un vero e proprio Giubileo agatino, che prevede un ricco calendario di iniziative religiose, culturali e solidali, tese a promuovere la riflessione su temi sociali come la povertà educativa, la violenza e il riscatto civile.

La festa cittadina: un intreccio di fede e tradizione
Ogni anno, attorno al 5 febbraio, Catania vive i giorni del massimo tributo alla sua patrona. La città si anima di devoti in "sacco", pronti a seguire il fercolo argenteo in un percorso che tocca i luoghi simbolo del martirio. Tra i momenti salienti figurano:
- L'offerta della cera (3 febbraio): la processione parte dalla chiesa di Sant'Agata alla Fornace fino alla Basilica Cattedrale.
- La Messa dell'Aurora (4 febbraio): dopo l'uscita dalla "cammaredda", il busto-reliquiario inizia il giro esterno.
- Il Solenne Pontificale (5 febbraio): celebrato nella giornata della festa liturgica.
- Le Candelore: imponenti strutture barocche che rappresentano le antiche corporazioni e i mestieri della città.
Sant’Agata | DOCUMENTARIO COMPLETO
Impegno civile e nuovi orizzonti
L'Arcidiocesi di Catania, guidata da monsignor Renna, ha promosso iniziative volte a un profondo rinnovamento, tra cui il premio "Sant'Agata: testimone di fede, testimone di speranza, testimone di carità", destinato a chi testimonia una fede viva nel silenzio quotidiano. L'impegno si estende anche al sociale, con progetti come la "Missione Sant'Agata" per portare acqua in Uganda e percorsi concreti di riscatto per chi vive nelle carceri.
Come ribadito dal Sindaco Enrico Trantino, la festa rappresenta un momento di riflessione sulla necessità di trasmettere segnali di speranza alla cittadinanza, superando il degrado e costruendo un futuro basato su messaggi positivi. La devozione a Sant'Agata, dunque, diventa lo stimolo per non voltarsi dall'altra parte, ma per agire concretamente nel tessuto sociale cittadino.
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