Il concetto di Giubileo, o Anno Santo, affonda le sue radici profonde nella tradizione biblica e ha attraversato i secoli evolvendosi in una pratica di rinnovamento spirituale, sociale ed ecclesiale. Sebbene il termine stesso abbia origini antiche, il suo messaggio di liberazione, remissione e speranza rimane centrale sia nella fede ebraica che in quella cristiana.
Origine e Significato del Termine "Giubileo"
La parola "Giubileo" non deriva dall'arabo, ma dall'ebraico yobé́l, il cui significato originario rimanda al "montone/ariete" e, anche, al suo "corno", utilizzato come strumento musicale per segnalare momenti importanti della vita religiosa o militare. Nella tradizione biblica, l'annuncio dell'anno giubilare era infatti accompagnato dal suono del corno (o tromba).
L'antica versione in greco della Bibbia (la LXX/Settanta), conosciuta e usata al tempo di Gesù, traduce yobé́l con il termine áphesis, che significa "remissione", "liberazione" o "perdono". Questa scelta dei traduttori greci puntava sul significato profondo dell'evento piuttosto che sul suono della parola.
Solo più tardi, quando il grande studioso Girolamo (nel IV secolo) tradusse la Bibbia dall'ebraico al latino, vediamo tornare il suono della parola yobél, che viene resa con il termine iobeleus.
L'Annuncio tramite lo Shofar
Il Giubileo veniva annunciato non con una semplice tromba, ma con lo shofar, un corno di montone. La traduzione della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) che parla di "tromba dell'acclamazione" è considerata imprecisa. Nel libro dei Numeri sono prescritte due trombe d'argento battuto (hazozerot) per particolari momenti della vita del popolo, ma non hanno un significato teologico, mistico o escatologico come invece ha lo shofar. Il Giubileo si annuncia nel giorno di Kippur (Giorno dell'Espiazione) con il suono dello shofar, che non è uno squillo ma uno strepito.
Lo shofar è, prima di tutto, un memoriale del sacrificio di Abramo (cf. Gn 22), dove egli immolò un montone al posto del figlio Isacco. Sul monte Sinai (cf. Es 19), quando Dio stava per dare la Torà, si udiva uno shofar, un suono escatologico e mistico. Il midrash racconta che dei due corni del montone immolato al posto di Isacco, uno ha suonato sul monte Sinai e l'altro suonerà all'arrivo del Messia (cf. Zc 9,9; Sal 47,6).

Il Giubileo nell'Antico Testamento: Un Tempo di Ristrutturazione
Le principali fonti bibliche sul Giubileo si trovano nel libro del Levitico e nei Numeri, con accenni in Isaia e Deuteronomio. La legge biblica parla di un "anno sabbatico", un anno di riposo della terra da celebrare ogni sette anni. L'anno giubilare cade invece ogni sette settimane di anni, cioè al cinquantesimo anno, quando tutto Israele deve vivere un anno speciale, modellato sul riposo del sabato.
Il libro del Levitico presenta una legislazione del postesilico che ricorda la necessità del riposo della terra e la confessione di fede in Dio (cf. Lv 25,1-5). Lv 25,8-12 riporta l'unica fonte riguardante l'anno giubilare ogni sette sabati di anni, iniziando con il suono dello shofar nel Giorno dell'Espiazione. Ognuno doveva rientrare in possesso dei suoi beni ceduti per debiti o povertà, e non si doveva né seminare, né mietere, né vendemmiare. Il fondamento teologico è «non per sempre».
Il messaggio che si ricava da queste leggi è centrale alla fede nel Dio che si è manifestato a Israele innanzitutto come goel, liberatore, avendo creato il suo popolo con la liberazione dalla terra della schiavitù e dalla tenebra idolatrica.
I Temi Fondamentali del Giubileo Biblico
Il Giubileo, annunciato con il suono del corno di montone (jobel) dal monte di Sion, proclamava novità vitali. Enzo Cantarano, ispirandosi al volumetto del Cardinale Gianfranco Ravasi, riassume questi temi giubilari fondamentali:
Il Riposo della Terra
Secondo le indicazioni di Levitico 25, la terra deve riposare durante l'anno giubilare che viene dopo sette settimane di anni. Questo riposo era previsto, in realtà, ogni sette anni indipendentemente dalla ricorrenza giubilare. Questo concetto manifesta il riconoscimento della destinazione universale dei beni che precede ogni proprietà privata: tutto è disponibile per tutti. Il riposo fa scoprire che la terra è un dono, perché produce ugualmente anche se non coltivata, e i cicli della natura non dipendono solo dal lavoro dell'uomo, ma da Qualcun Altro che ha il primato su quanto di umano esiste.
La Remissione dei Debiti e la Restituzione della Terra
Un elemento proprio all'anno giubilare è la remissione dei debiti e la restituzione dei terreni venduti. Questa singolare norma si comprende a partire dalla concezione biblica per cui la terra non era un possesso del singolo, ma piuttosto della tribù, secondo i territori offerti da Dio, e quindi di ogni membro del popolo. L'assegnazione fatta da Dio doveva rimanere un aspetto del rapporto Dio-Israele, in quanto "tutta la terra è mia" (Es 19,5; cf Dt 10,14). Nel Giubileo, ogni proprietà, mobile e immobile, veniva restituita a Dio che la ridistribuiva alle varie tribù. Si trattava di un ideale mai pienamente raggiungibile: "Così, non vi sarà nessun povero in mezzo a voi" (Dt 15,4).
La legge così provvedeva al ritorno periodico delle proprietà e delle persone nel loro stato primitivo, di modo che né l'indigenza assoluta né la schiavitù potessero divenire la condizione definitiva di una famiglia o di una persona israelita. Pertanto, la vera vendita delle proprietà non si sarebbe avuta presso gli Ebrei, ma solo una specie di affitto fino al prossimo Giubileo, e il prezzo era in proporzione del tempo che vi correva. Da questa legge di restituzione erano però esenti le case delle città fortificate.
La Liberazione degli Schiavi
Questo è un tema forte che ritroviamo nel libro di Ezechiele (46,17). Nell'anno giubilare, Israele tornava ad essere il popolo dell'Esodo, libero dalla schiavitù d'Egitto e da ogni schiavitù. Anche questa è una proposta ideale, che ha un profondo significato anche nel nostro tempo, vista la persistenza di nuove forme di schiavitù.
Il Controverso Computo e l'Osservanza Storica
Una cosa certa è che non sarebbe stato possibile avere un anno sabbatico e un anno giubilare di seguito, poiché ciò comportava la non coltura dei campi per due anni consecutivi. L'anno sabbatico, pur assicurando che Dio stesso provvedeva a fornire il cibo, era in realtà un anno di impoverimento. Per questo, la data ipotetica del Giubileo è controversa, e non si ha nessuna testimonianza certa, biblica o extra-biblica, di una sua osservanza completa. Si ritiene che il Giubileo biblico non sia mai stato celebrato, a differenza dell'anno sabbatico, che è stato celebrato e lo è tuttora in Israele.
La questione del computo, quarantanove o cinquant'anni, ha visto la volontà di sottolineare la cadenza del mezzo secolo da un lato, e di collegarsi alla teologia del numero sette dall'altro. Questa sequenza ha una valenza teologica molto importante, testimoniando la scansione del procedere di Dio nel tempo, il suo "entrare nel tempo" e "camminare nel tempo", cambiando il tempo verso una pienezza escatologica.
Anche se cade ogni cinquant'anni, il Giubileo doveva essere proclamato dal bet din, cioè dal sinedrio; non era un evento automatico. Ci voleva un'iniziativa umana che desse corso a questa scansione divina, appunto lo scopo del suono dello shofar a Kippur. I maestri si sono chiesti quale fosse la differenza tra l'anno sabbatico e il Giubileo. L'anno sabbatico comportava la remissione dei debiti e la liberazione degli schiavi ebrei, mentre il punto centrale del Giubileo sarebbe il ritorno delle proprietà in campagna.
Levitico: introduzione, struttura e contenuti
Il Giubileo nel Nuovo Testamento e la Visione Cristiana
Nel Nuovo Testamento non compare mai la parola "Giubileo". I traduttori della Settanta, infatti, resero la parola jobel con áphesis, cioè remissione, liberazione, perdono. Lo stesso termine lo troviamo in bocca a Gesù nel discorso nella Sinagoga di Nazareth, riportato solo dal Vangelo di Luca (4,18-19).
Con Gesù è giunto il tempo della salvezza, e dalla sua morte e risurrezione alla parusia, è il tempo della salvezza, in cui Egli proclama la remissione dei peccati. Questo annuncio non può ridursi a un ritorno devozionale al sacramento della penitenza, perché è il messaggio centrale del Nuovo Testamento.
Gesù e l'Annuncio del "Giubileo" in Luca
Il Vangelo di Luca, noto anche come Vangelo della Misericordia, è considerato il più adatto ad accompagnare il Giubileo cristiano. In esso, Gesù proclama il suo "anno di grazia del Signore", facendosi Messia e Profeta ispirato (cf. Is 61,1-2). Luca fa del discorso di Gesù nella Sinagoga di Nazareth una grande dichiarazione di principio, non presente negli altri Vangeli, sottolineando l'anima stessa del Giubileo secondo Gesù. La sua missione profetica si articola su cinque pilastri:
- Annunziare ai poveri un lieto messaggio: Il "lieto messaggio" è l'euanghelios, il vangelo. I poveri (ptochoi, pitocchi; nell'AT 'anawim, coloro che sono curvi) sono i veri destinatari di ogni attenzione e cura. Luca rimarca la dimensione sociale, condannando una religiosità distaccata dalla storia.
- Proclamare ai prigionieri la liberazione e rimettere in libertà gli oppressi: Prigionia e oppressione sono schiavitù da spezzare. Gesù si presenta come il vero e unico liberatore. La prima liberazione da invocare è quella dal peccato, e il Giubileo è il tempo privilegiato della riconciliazione con Dio.
- Dare la vista ai ciechi: Questa guarigione, considerata nell'Antico Testamento il segno di riconoscimento del Messia, assume una dimensione spirituale, facendo cadere ogni ostacolo al riconoscimento della signoria di Dio e del suo progetto di salvezza. Il Vangelo racconta la storia di Bartimeo, l'uomo cieco che, pur nella sua cecità, vide ciò che gli altri non riuscivano a vedere.
- Predicare un anno di grazia del Signore: Questa locuzione rimanda al Giubileo, l'anno definitivo perché perfetto per grazia. I cristiani sono chiamati a superare l'angusto orizzonte temporale di Israele, accogliendo la grazia di Dio in Cristo, che è la Grazia per l'eternità. "Oggi si è adempiuta questa scrittura", afferma Gesù, invitando ad accogliere Lui come il proprio Giubileo.
L'itinerario di conversione passa anche attraverso il riconoscimento dei peccati commessi e la loro confessione davanti a Dio e al suo popolo. La remissione dei peccati, chiamata anche indulgenza, appare come l'esperienza possibile della salvezza. La consapevolezza del male compiuto non deve diventare angoscia, ma occasione di invocazione di misericordia e di salvezza.
Giubileo e la Misericordia di Dio
Papa Francesco, come Giovanni Paolo II, incentra il documento di indizione del Giubileo sulla misericordia di Dio. Occorre andare in tutte le periferie esistenziali, perché nessuno sia privo della possibilità di ricevere il perdono e la consolazione di Dio. Il Giubileo è anche proclamazione del nome di Dio "misericordioso e compassionevole, lento all’ira, grande nell’amore e nella fedeltà" (Es 34,6), esperienza del Dio che perdona, cancella e non ricorda più il peccato commesso dal suo popolo. Occorre, dunque, ritornare a Dio e ristabilire rapporti di giustizia, condivisione e pace con gli uomini e con le cose.

Il Pellegrinaggio: Simbolo del Cammino Giubilare
Il pellegrinaggio, sebbene non esplicitato nel testo biblico, è fondamentale nella tradizione biblica e cristiana. È metafora dell'intera esistenza umana, che diventa il "luogo" in cui il cristiano è chiamato alla santità. È un movimento paradossale: ci si mette in moto per trovare stabilità, saldezza. Il viaggio più lungo è quello interiore, un risalire alle proprie origini, a ciò che ci fa sussistere.
Gli elementi del pellegrinaggio sono il movimento, l'uscita dal proprio mondo, prospettive e orizzonti verso una meta chiara: lo "spazio santo", l'"alto luogo", là dove abita il Santo. Non si va in pellegrinaggio, si torna verso colui che ci precede.
Tappe decisive del pellegrinaggio sono la partenza, il cammino, la meta e il ritorno. Lo scopo è un rinnovamento della vita spirituale, un ritorno alle fonti della propria fede. Può avere un impegno penitenziale con digiuni e atti penitenziali. Il pellegrinaggio cristiano ha radici nell'Antico Testamento, dove si saliva a Gerusalemme per celebrare le feste e incontrare Dio. Gesù stesso va al tempio e compie la sua salita decisiva a Gerusalemme con risolutezza. Con l'incarnazione, Gesù Cristo è l'unico luogo di salvezza per tutta l'umanità.
La qualità del pellegrinaggio si decide nella sua capacità di far "accadere" il ritorno al Signore, la conversione, il rinnovamento della vita di sequela. Ritornare non significa voltarsi indietro ma una nuova forma di abitare il quotidiano, di vivere nella comunità e di stare in mezzo agli uomini.

La Speranza nel Contesto del Giubileo
Nei tempi attuali, c'è un enorme bisogno di speranza ben fondata. La speranza è "il frutto di un attento discernimento, un'attesa saldamente fondata, una perseveranza che si nutre di responsabilità". L'uomo è un divenire, un essere con coscienza della dimensione temporale, orientato verso il futuro. "Vivere senza speranza è impossibile".
La speranza è frutto di una relazione viva, incentrata su un "noi", è comunionale. Non è mai egocentrica, in quanto radicata in un movimento di apertura, di fiducioso affidamento a un altro. La speranza si configura come un'attiva lotta contro la disperazione e l'acedia, il spiritus tristitiae, un peccato contro lo Spirito. Se la fede si riceve in dono, la speranza è una decisione personale che impegna lo sforzo della propria volontà. Scegliere di sperare significa decidersi per una responsabilità, per un impegno riguardo al destino comune, significa educare le nuove generazioni trasmettendo loro la capacità di ascoltare e di guardare l'altro.
Su questa laboriosa arte della speranza umana si innesta la speranza cristiana: "Gesù Cristo nostra speranza" (1Tm 1,1). Fede e speranza sono strettamente connesse; la speranza rende perseverante la fede e rende possibile l'amore. Vivendo nell'amore e nella fede, i cristiani attendono la piena realizzazione di ciò che ancora non vedono, e si esercitano a sperare le realtà invisibili (cf. 2Cor 4,18; Eb 11,27). Essi sono "stranieri e pellegrini" (1Pt 2,11) in questo mondo, e, pur restando fedeli alla terra, cercano con impazienza le cose dell'alto (cf. Col 3,1-2).
Levitico: introduzione, struttura e contenuti
Il Giubileo nella Chiesa Cattolica: Storia e Pratiche
Il Giubileo cristiano è fondato su Gesù che compie la profezia di Is 61,1-2. A livello ecclesiale, nel Giubileo occorre chiedere perdono dei peccati commessi anche verso i fratelli nel passato e nel presente. L'apice delle intenzioni giubilari è la riconciliazione tra cristiani, tra Chiese.
Il Giubileo è innanzitutto memoria dell’incarnazione, la presenza di Dio nel cuore dell’umanità. Ricordare l'incarnazione attraverso il Giubileo fa parte della fede cristiana, poiché è un'azione per l'oggi, un porsi al crocevia tra memoria del passato e memoria del futuro atteso, un annunciare la fedeltà di Dio nel fluire delle vicende umane.
Il primo Giubileo ordinario celebrato con grande solennità in tutta la Chiesa fu quello promulgato nel 1300 da Bonifacio VIII con la bolla Antiquorum habei digna fide relatio. Il papa decretò che tale indulgenza si rinnovasse ogni 100 anni. Giovanni Villani calcolò a 200.000 i pellegrini che affluirono a Roma in quell'anno.
Successivamente, la frequenza del Giubileo è cambiata:
- Nel 1350, Clemente VI ridusse l'intervallo a 50 anni, aggiungendo la basilica di S. Giovanni in Laterano alle due di S. Pietro e S. Paolo per le visite prescritte.
- Nel 1389, Urbano VI ridusse tale spazio a 33 anni in memoria dei 33 anni di vita di Gesù Cristo, ma il Giubileo fu celebrato l'anno seguente (1390) dal suo successore Bonifacio IX.
- Nicolò V stabilì di tornare al decreto di Clemente VI.
- Da Sisto IV (1471-1484) in poi, l'Anno Santo fu sempre celebrato ogni 25 anni, tranne nel secolo XVI.
Fine generale del Giubileo è di impetrare speciali grazie per la riforma dei costumi e per il bene generale della Chiesa. I fini particolari sono spesso indicati nella bolla di promulgazione: così nell'ultimo, del 1925, furono il consolidamento della pace, il ritorno delle chiese dissidenti alla cattolica, la sistemazione della Palestina conforme ai diritti del cattolicismo.
Le opere ingiunte per acquistare l'indulgenza del Giubileo sono ordinariamente quattro: la visita delle quattro basiliche maggiori (S. Pietro, S. Paolo fuori le Mura, S. Giovanni in Laterano e S. Maria Maggiore) per un numero determinato di volte, la confessione, la comunione e le preghiere secondo l'intenzione del papa.
La Cerimonia della Porta Santa
Connessa al Giubileo ordinario è la cerimonia dell'apertura e della chiusura della Porta santa, di cui si ha notizia fin dal XV secolo. La Porta santa si trova a destra di ciascuna delle quattro maggiori basiliche di Roma. La vigilia di Natale, il papa, giunto alla Porta santa (murata allo spirare dell'ultimo Giubileo ordinario), picchia su essa tre volte con un martello d'argento, cantando il versetto: "Aperite mihi portas iustitiae". Dopo di lui, bussa alla stessa porta il cardinale penitenziere, due volte soltanto. Il muro, precedentemente tagliato, cede, i penitenzieri lavano la soglia, e il papa vi passa per primo tenendo nella destra una croce e nella sinistra una candela accesa. Questa cerimonia viene compiuta nello stesso modo nelle altre tre basiliche patriarcali dai rispettivi cardinali.
L'immagine della porta ci interpella sullo spazio ecclesiale, sull'accesso a quella dimora di Dio in mezzo agli uomini di cui la Chiesa è segno. Quando si trova una porta chiusa, si prova una stretta al cuore, si diventa inoperosi, si cerca di aprirla. Ma la porta ha un significato positivo per il cristiano: la "porta del cielo" indica la frontiera tra Dio e noi, ma "in cielo" Dio c'è e ci attende. Gesù si è definito "la porta", l'accesso al Padre. La porta aperta al prossimo lo rende vicino, si spalanca al bisogno dell'"ultimo". I padri del deserto ammoniscono che la prima porta da custodire è quella del nostro cuore.
