I Vangeli narrano di giovani, talvolta con uno spirito ribelle, alla ricerca di un Messia da seguire, forse spinti dal desiderio di riscatto dalla dominazione romana, o semplicemente in cerca di un insegnamento preciso per affrontare le circostanze della vita. Due giovani, probabilmente insieme ad altri, si erano uniti al seguito di Giovanni Battista, un uomo che attraeva per la sua coerenza e la sua fede nel Dio di Israele. La tradizione cristiana identifica uno di questi come Giovanni.

Un episodio in particolare rimase impresso nella memoria del giovane Giovanni. Il giorno dopo, Giovanni [Battista] stava ancora lì con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: "Ecco l'agnello di Dio!". E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: "Che cosa cercate?". Gli risposero: "Rabbì - che, tradotto, significa Maestro -, dove dimori?". Disse loro: "Venite e vedrete". Qui comincia la storia di Giovanni, figlio di Zebedeo, discepolo e apostolo di Gesù di Nazaret.
La Chiamata e il Seguito di Gesù
Gli scritti del Nuovo Testamento presentano Giovanni come uno dei discepoli più vicini al Maestro. Nelle liste degli apostoli - i dodici discepoli e collaboratori più stretti di Gesù - fornite dai Vangeli, il suo nome compare tra i primi, subito dopo quello di Pietro, Andrea e Giacomo, suo fratello.
L’evangelista Matteo menziona una nuova chiamata, forse più formale, che il giovane Giovanni riceve da Gesù, quasi certamente dopo il loro primo incontro presso il Battista. La sua chiamata sulle rive del lago di Galilea, insieme al fratello Giacomo, è narrata nello stesso contesto di quella di Pietro e Andrea. Si tratta dei primi apostoli che Gesù invita a seguirlo. Giovanni lasciò la cittadina di Cafarnao, dove abitava e dove svolgeva il mestiere di pescatore nell’azienda paterna. Il fatto che il padre avesse diversi operai alle dipendenze indica che la famiglia di Giovanni fosse di condizioni relativamente agiate. Conosciamo il nome di sua madre, Salome, che farà parte del gruppo di donne che assisteranno Gesù e i suoi discepoli nel corso dell’intensa attività di predicazione itinerante negli anni successivi.
Giovanni, L'Unico Apostolo Che Non Abbandonò Gesù Sulla Croce | Documentario
Testimone Privilegiato degli Eventi Chiave
Insieme al fratello Giacomo e a Pietro, Giovanni fu testimone privilegiato, per volontà di Gesù, di alcuni degli avvenimenti più importanti:
- Il risuscitamento della giovane figlia di Giairo, capo della sinagoga di Cafarnao (Marco 5,21-43).
- La trasfigurazione sul monte Tabor, in cui i tre discepoli assistettero al manifestarsi della gloria divina di Gesù (Marco 9,2-10).
- La sua preghiera nell’orto del Getsemani, poco prima di consegnarsi per essere processato e condannato (Marco 14,32-42).
Il temperamento e l’entusiasmo con cui Giovanni corrispondeva alla fiducia e alla predilezione di Gesù si manifestarono in più occasioni. Quando il suo Maestro non fu accolto in un villaggio della Samaria, a motivo della storica diffidenza tra i samaritani e gli altri abitanti della Terra Santa, Giovanni e Giacomo si indignarono e avrebbero voluto invocare un fuoco divino su quel villaggio (Marco 9,2-8). I due fratelli dimostrarono così di meritare pienamente il soprannome assegnato loro da Gesù stesso: “figli del tuono” (Marco 3,17). L’amore “geloso” e la stima sconfinata per il Maestro emergono anche in un’altra circostanza, quando Giovanni riferì di aver impedito a un uomo, non appartenente al gruppo dei seguaci di Gesù, di compiere esorcismi in suo nome (Luca 9,49-50).
Giovanni, l'Autore del Quarto Vangelo e il "Discepolo che Gesù Amava"
Una prospettiva interessantissima, che ci permette di conoscere l’apostolo Giovanni “dal di dentro” e non solo a partire dai fatti di cui è protagonista narrati nei Vangeli sinottici, si apre se si riconosce in lui l’autore del quarto Vangelo. Una solida tradizione attribuisce a lui il Vangelo detto appunto “secondo Giovanni”. Oltre alla tradizione, risalente ai primi autorevoli testimoni cristiani, come Ireneo nel II secolo e molti altri, esistono motivi interni ai Vangeli che rendono probabile l’identificazione dell’evangelista con l’apostolo.
L'Anonimato Rivelatore
Come autore del quarto Vangelo, egli ebbe cura di rimanere anonimo. Così, ad esempio nel narrare il primo incontro con Gesù da parte di due discepoli del Battista, egli si limita a nominare uno solo dei due, Andrea, mantenendo riserbo sul nome del compagno, nel quale si può indovinare l’identità dell’autore stesso (Giovanni 1,35-40). In altri luoghi della narrazione, l’autore lascia invece intuire la propria presenza accanto a Gesù nelle vesti di uno dei discepoli che designa come “il discepolo che Gesù amava” (cfr. Giovanni 13,23; 19,26; 20,1-10; 21,7.20.24). Egli, dunque, non menziona mai il proprio nome, a differenza dell’altro apostolo-evangelista, Matteo, che si riferisce a se stesso in terza persona, quando necessario, con il proprio nome (Matteo 9,9). Giovanni preferisce designare se stesso come “il discepolo che Gesù amava”: come a dire che questo è il suo nome più vero, questa è la sua più autentica identità.
San Tommaso d'Aquino, nel suo "Commento su Giovanni", afferma che Giovanni Evangelista scrisse di sé in terza persona per evitare di vantarsi. Questo anonimato invita anche il lettore a entrare nel Mistero, lasciando spazio a ciascuno di identificarsi come un discepolo amato da Gesù.

Ragioni dell'Amore di Cristo per Giovanni
Secondo alcuni studiosi, Giovanni fu particolarmente amato da Cristo per tre ragioni principali:
- Per la purezza della sua purezza: poiché era vergine quando fu scelto dal Signore, e tale rimase sempre.
- Per la profondità della sua saggezza: poiché vide più profondamente degli altri nei segreti di Dio, e per questo è paragonato a un'aquila.
- Per la grande intensità del suo amore per Cristo.
Questa dedizione e l'entusiasmo di Giovanni verso Gesù si spiegano non solo con la sua convinzione che fosse il Messia, sostenuta dall’evidenza dei segni straordinari che compiva - miracoli sulla natura e sulle persone, esorcismi, persino risuscitamenti - ma forse soprattutto dall’affetto e dalla simpatia che l’amato Maestro gli manifestava, alimentando l’amore e la stima incondizionata del giovane apostolo. E anche la spontaneità e la fiducia con cui non temeva di avanzare le proprie richieste e proposte, che Gesù doveva temperare e correggere con pazienza. Se Giovanni voleva far scendere un fuoco dal cielo sui samaritani, Gesù farà di un samaritano l’immaginario protagonista di una delle più belle parabole sulla compassione e sull’amore al prossimo (Luca 10,25-37). È alla scuola del cuore di Cristo che il giovane discepolo Giovanni imparerà le lezioni più profonde sull’amore di Dio.
Al Cuore di Gesù: Ultima Cena e Calvario
Nell’Ultima Cena, vediamo Giovanni appoggiare la testa sul petto di Gesù, nell’atto di domandargli chi è colui che lo tradirà. Egli è testimone allora della sofferenza profonda e insieme dell’amore incondizionato che Gesù nutre nei confronti di Giuda, l’apostolo traditore. È così che Giovanni inizia a comprendere il modo in cui il Maestro intende amare i suoi “fino alla fine” (Giovanni 13,1).

Quella notte stessa, Giovanni è uno dei tre discepoli che Gesù vuole avere più vicini a sé mentre prega nell’orto degli ulivi, facendo sua la volontà di Dio che gli chiede di consegnarsi nelle mani degli uomini per essere messo a morte (Matteo 26,36-46).
La Rivelazione dell'Amore sulla Croce
Il culmine della rivelazione dell’amore di Cristo, Giovanni lo riconosce proprio nella sua morte in croce. Unico tra gli apostoli, egli accompagna la madre di Gesù fin sotto il patibolo del figlio. Qui riceve le ultime parole di Gesù che gli affida sua madre, al tempo stesso in cui affida Giovanni a lei. In Gesù, ingiustamente accusato e condannato, il discepolo non scorge nessun sentimento di rabbia o rancore; vede invece il suo affidamento al Padre celeste e sente le sue parole di perdono verso i persecutori: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno» (Luca 23,34). Vede infine trafiggere dalla lancia del centurione romano il cuore di Cristo, quel cuore il cui insondabile amore per gli uomini egli stava poco a poco comprendendo.
Il racconto della Passione secondo Giovanni, con maggior precisione rispetto agli altri evangelisti, narra che la morte di Gesù avvenne proprio nell’ora in cui gli ebrei, preparando la loro cena pasquale, uccidevano gli agnelli che avrebbero arrostito per quel pasto di alleanza con Dio. La Passione di San Giovanni sottolinea l'insegnamento di Gesù nel suo dialogo con Pilato, il governatore romano. Questo momento è il compimento della profezia del Salmista che dice di Dio: «Tu sei giusto nelle tue parole, inconfutabile nel tuo giudizio» (Sal 51,6). Gesù è la verità, è venuto nel mondo per rendere testimonianza alla verità. La verità stessa vuole rivelarsi fino alla fine, per manifestare il suo semplice splendore nella coscienza umana. Gesù continua a parlare finché avverte la minima apertura mentale nel suo interlocutore, ma non appena deve affrontare la malafede, o il cinismo, o lo scetticismo, Gesù tace, non ha più nulla da dire, non gli resta che offrirsi, sperando che nel massimo del suo dono, almeno alcuni cuori si apriranno alla sua regalità. Egli è sulla croce, come il re sul suo trono, ma il suo regno è quello della coscienza, che viene donato e non imposto alla nostra libertà.
Giovanni, L'Unico Apostolo Che Non Abbandonò Gesù Sulla Croce | Documentario
Il Significato Profondo dell'Eucaristia
Giovanni non racconta nuovamente l’istituzione dell’Eucaristia nell’Ultima Cena di Gesù, ma piuttosto la spiega con il racconto della lavanda dei piedi dei discepoli da parte di Gesù, svelando così il significato profondo dell’Eucaristia. Vivere l’eucaristia come l’ha vissuta Gesù significa imitarlo nel dono di sé e nell’umiltà; Lui, il figlio di Dio, non solo si è fatto uomo, ma è diventato servo e cibo per i suoi amici. E sempre Giovanni, al momento dell’Ultima Cena, ci rivela un particolare che ha commosso molto i Padri della Chiesa: il discepolo amato ha avuto il privilegio di appoggiare la testa sul petto del maestro, tanto da sentire lo stesso Sacro Cuore battere d’amore per noi. Per questo osò scrivere che Dio non solo ci ama, ma che “Dio è amore”.
La Scoperta dell'Amore e la Vita Eterna
Al mattino presto della domenica, Giovanni arriverà per primo al sepolcro dove il cadavere di Gesù era stato deposto, non appena la Maddalena annuncerà agli apostoli perplessi che il sepolcro era aperto e il cadavere scomparso. Giovanni vedrà la sindone e le bende che avevano avvolto il corpo morto di Gesù, per terra, come sgonfiate. Giovanni, “il discepolo amato”, ha imparato dal suo Maestro e Signore, che vedrà risorto il giorno di Pasqua nel cenacolo di Gerusalemme, cosa significa amare. Forse per questo il suo Vangelo è il più profondo teologicamente e il più ricco di riferimenti all’amore.
Per Giovanni, conoscere Gesù significa amarlo. E amare Gesù è avere la vita eterna, essere fin d’ora in comunione con Dio, perché nel suo amore il Figlio ci unisce al Padre. Dobbiamo a Giovanni il vertice della rivelazione dell’amore e, al tempo stesso, della comprensione di Dio condensata nell’affermazione che Dio stesso è Amore, come scrive nella prima delle Lettere che recano il suo nome, quella di più sicura attribuzione (1 Giovanni 4,8.16).
Nella stessa Lettera, Giovanni sembra avere una sola preoccupazione, un solo desiderio nei confronti della comunità cristiana a cui scrive: Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è stato generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. In questo si è manifestato l'amore di Dio in noi: Dio ha mandato nel mondo il suo Figlio unigenito, perché noi avessimo la vita per mezzo di lui. In questo sta l'amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati. Carissimi, se Dio ci ha amati così, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri.
Giovanni ha imparato dal Figlio di Dio fatto uomo ad amare ogni uomo, per quanto debole, meschino o peccatore. E ha compreso che il segno più eloquente dell’essere discepoli del Maestro sarà sempre quello dell’amore reciproco e della misericordia verso tutti (Giovanni 13,34-35).
Il Prosieguo della Vita di Giovanni
Non conosciamo con esattezza storica il prosieguo della vita di Giovanni di Zebedeo dopo i primi tempi successivi alla risurrezione di Gesù. Le testimonianze del Nuovo Testamento lo mostrano specialmente associato a Pietro nel ministero apostolico di predicazione e di guida della Chiesa nascente (cfr. Giovanni 21,20-23; Atti 3,1-11; 4,1-22; Galati 2,9). Secondo alcuni autori dei primi secoli si sarebbe poi stabilito a Efeso, tenendo presso di sé la madre di Gesù, una tradizione che sembra confermata da recenti scavi archeologici che hanno identificato una “Casa di Maria” sulle alture di Solmisso, non distante dalla città di Efeso.
Il libro dell’Apocalisse, di cui è certamente autore, lo rivela esiliato nell’isola di Patmos, probabilmente ai lavori forzati, sotto la persecuzione di Domiziano. Da questa isola poté poi far ritorno ad Efeso, sotto l’impero del più tollerante Nerva. La storia di Giovanni continuerà ancora anni, fino alla morte che lo coglierà in età assai avanzata. Una storia di ricordi, di esperienze vissute e ricordate, messe per iscritto, perché altri potessero giovarsene: «Gesù, in presenza dei suoi discepoli - scriverà nel vangelo che porta il suo nome - fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome» (Giovanni 20, 30-31).
Giovanni e la Spiritualità del Cuore di Gesù
Il gesto di Giovanni di posare il capo sul cuore di Gesù (Gv 12,24-25, sebbene in Gv 13,23-25 sia più esplicito il gesto di appoggiare il capo sul petto) è un segno eloquente di amicizia e amore profondo. Durante l’ultima cena, Giovanni si è reclinato sul petto di Gesù sentendo il Suo battito divino di compassione e di tenerezza per ogni uomo. Dopo la morte di Gesù, Giovanni ha visto il cuore trafitto dal quale è uscito sangue e acqua (Gv 19,33-34). Contemplare il cuore di Gesù è un gesto semplice, capace di ammorbidire il nostro cuore troppo spesso indurito ed assopito, per aprire quella breccia attraverso la quale Dio possa entrare a vivere in noi.
Padre Dehon scrisse: “San Giovanni fu formato come modello dei Sacerdoti del Cuore di Gesù soprattutto nel Cenacolo e sul Calvario.” Questo sottolinea come l'esperienza di Giovanni con Gesù, specialmente nei momenti più intimi e drammatici, lo abbia reso un testimone esemplare dell'amore divino e un modello per coloro che desiderano vivere in profondità la spiritualità del Cuore di Gesù.
La sua fede nel Signore lo ha fatto rimanere vicino a Lui, e per questo ha ricevuto l’elezione di rappresentare tutti i discepoli di Gesù Cristo chiamati a formare la Chiesa accanto a Maria. Ogni battezzato della Chiesa è chiamato a vivere la vicinanza con tutti i bisognosi ed i sofferenti della società. L’amore agli ultimi non è un’opzione della vita cristiana, ma il frutto maturo di una fede concreta.