Il termine conclave indica sia l’assemblea dei cardinali riuniti per provvedere all’elezione del Papa, sia il luogo dove tale riunione avviene. Nei primi secoli della Chiesa cristiana, il Papa, al pari degli altri vescovi, era eletto dal clero e dal popolo della sua diocesi, Roma, con la collaborazione dei vescovi vicini che ne consacravano l’elezione. Nel IV secolo, secondo la prassi stabilita al concilio di Nicea, il Papa era eletto soltanto dal clero, mentre i laici e in particolare l’aristocrazia, si limitavano a dare il loro assenso. Nei secoli successivi, il Pontefice doveva attendere il consenso imperiale per essere consacrato. Nel 769 il concilio Laterano escluse tutti i laici dalla consacrazione, dando loro soltanto il diritto di acclamazione dell’eletto.
Le Origini del Conclave e la Clausura Forzata
Fu con Niccolò II (bolla In Nomine Domini, Concilio Laterano 1059) che l’elezione del Papa fu riservata solo ai cardinali e in particolare ai cardinali-vescovi, mentre il clero e il popolo di Roma avevano soltanto il diritto di acclamazione. Tale prescritto divenne prassi soltanto nel 1179, quando Alessandro III riuscì ad abolire i privilegi degli imperatori e a stabilire che il Collegio dei cardinali fosse chiamato all’elezione del Papa, per la quale doveva esservi la maggioranza dei due terzi dei presenti.
Questa modalità portò, durante il XIII secolo, ad alcuni episodi di clausura forzata dei cardinali eleggenti, con periodi di vacanza lunghissimi. La vicenda più nota ebbe inizio il 29 novembre 1268 a Viterbo, dove era da poco spirato Clemente IV. Dopo 18 mesi di deliberazioni, i cardinali furono rinchiusi nel palazzo papale di Viterbo e ridotti allo stremo fisico, con limitazioni nel cibo. Le autorità comunali di Viterbo intervennero, arrivando a scoperchiare il tetto della grande sala dove erano riuniti i cardinali per accelerare la decisione. Fu ad opera di Papa Gregorio X, eletto dopo quasi tre anni di Sede Vacante, che durante il concilio di Lione, attraverso la costituzione Ubi periculum nel 1274, fu istituito il conclave: i cardinali elettori del Papa dovevano essere rinchiusi in una stanza (conclave, dal latino cum clave, "con chiave" o "sotto chiave") e dopo tre giorni doveva essere loro diminuito il cibo e ancor più dopo cinque giorni. Tali norme furono tuttavia abolite per l’eccessivo rigore nel giro di pochi anni, da Adriano V e poi da Giovanni XXI nel 1276, e ripristinate poi alla fine del XIII secolo da Celestino V e Bonifacio VIII.

Dalle Prime Regole alla Codificazione Sistematica
Le severe norme stabilite da Gregorio X suscitarono agli inizi un largo malcontento tra i cardinali, tanto da essere prima sospese e poi abrogate. A ripristinarle ci avrebbe pensato, sullo scorcio del 1294, Celestino V con tanto di riconferma, di lì a poco, da parte di Bonifacio VIII. Tali norme, come quelle successivamente emanate in materia di elezione papale, furono unificate per la prima volta da Pio IV con la costituzione apostolica In eligendis (9 ottobre 1562), che prevedeva, fra l’altro, l’ammissione in conclave anche dei cardinali sottoposti a censura o scomunicati.
Per la codificazione di una legislazione organica al riguardo, che tranne alcune successive e piccole modifiche sarebbe rimasta tale fino agli inizi del XX secolo, si dovette attendere Gregorio XV con le due costituzioni Aeterni Patris (15 novembre 1621) e Decet Romanum Pontificem (12 marzo 1622). Tra le disposizioni gregoriane quella sicuramente più celebre riguarda il divieto assoluto di autoelezione da parte di qualsiasi cardinale. Gregorio XV introdusse un’importante novità: il voto per l’elezione doveva essere espresso in segreto. Oltre a confermare la necessità della maggioranza dei due terzi e a chiarire bene che l’elezione poteva avvenire soltanto dopo la chiusura del Conclave. Prese in esame e regolò anche le altre possibili procedure elettorali indicate da Pio IV sessant’anni prima. A partire dal 1621, furono stabilite regole precise per la clausura, per il modo di redigere e piegare le schede, il loro spoglio e la loro bruciatura, con i conseguenti segnali di fumo.

Le Ingerenze Esterne e l'Abolizione del "Diritto di Veto"
La storia delle elezioni pontificie tra Medioevo ed Età moderna, e ancora in parte fino alla sopravvivenza del potere temporale dei papi, è stata anche una storia di intromissioni esterne. Con il ritorno dei Bizantini in Italia, l’imperatore Giustiniano promulgò la Prammatica Sanzione (554), che recuperava antiche pretese, stabilendo che l'elezione del papa dovesse essere confermata dall'imperatore. Con la rinascita del Sacro Romano Impero nel 962, il Privilegio Ottoniano intervenne a regolare l’elezione definendola “libera” ma richiedeva che il Papa avesse l’approvazione imperiale e giurasse fedeltà all’imperatore.
La segretezza del voto non è bastata a far cessare i tentativi di ingerenza che restarono molti anche tra XVII e il XIX secolo. Le potenze cattoliche si arrogavano il cosiddetto “diritto di veto” (ius exclusivae), potendo escludere candidati sgraditi. L’ultimo Conclave nel quale venne esercitato il preteso diritto di “esclusiva” da parte di un governo cattolico fu nel 1903. In quell'occasione, il cardinale Jan Puzyna comunicò il veto d’esclusione contro il cardinale Mariano Rampolla del Tindaro da parte dell’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe. Il veto fu respinto dai cardinali indignati ma, dopo alcune votazioni, venne eletto un candidato politicamente più sbiadito, come il patriarca di Venezia Giuseppe Sarto (Pio X).
Meno di sei mesi più tardi, il 20 gennaio 1904, Pio X pubblicò la costituzione Commissum nobis, nella quale venne con vigore proibito il preteso diritto di esclusiva da parte delle potenze cattoliche, «anche sotto forma di semplice desiderio, così come interventi o intercessioni in qualsiasi forma» espressi, e si previde, per i cardinali che avessero manifestato ai colleghi un veto da parte di autorità laiche, la scomunica latae sententiae (cioè immediata e automatica) il cui scioglimento era riservato al futuro pontefice.
Le Riforme del XX Secolo: Adattamento ai Tempi Moderni
Un’opera di sapiente revisione dell’intera normativa in materia fu attuata da Pio X, che con la costituzione apostolica Vacante Sede Apostolica (25 dicembre 1904) introduceva delle importanti innovazioni, tra le quali l’assoluta segretezza su quanto avvenuto in conclave e l’eliminazione, tra le forme d’elezione, dell’accessus, sostituito con un secondo scrutinio tanto al mattino quanto al pomeriggio.
Altre modifiche alla legislazione conclavaria furono successivamente apportate da Benedetto XV, Pio XI, Pio XII e Giovanni XXIII. Giovanni XXIII, nel 1962, introdusse il divieto di fotografare la salma dell'ex pontefice prima della vestizione con abiti vescovili, in risposta all'invadenza della stampa dopo la morte di Pio XII nel 1958.
A fissare a 80 anni il limite di età oltre il quale un cardinale non fosse più elettore ha provveduto Paolo VI nel 1970 con il motu proprio Ingravescentem aetatem. Successivamente, con la Costituzione Apostolica Romani Pontifici eligendo del 1975, oltre a ribadire che è al solo Sacro Collegio dei Cardinali che compete l’elezione del Papa, venne confermata l'esclusione dal conclave dei cardinali ultraottantenni. La Domus Sanctae Marthae è indicata come luogo di residenza dei Cardinali elettori sino alla cessazione della Sede Vacante, mentre la Cappella Sistina è il luogo di svolgimento del Conclave.
Giovanni Paolo II: Verso una Nuova Era del Conclave
Le riforme più importanti sono quelle contenute nei documenti di Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. A Giovanni Paolo II si deve, con la costituzione apostolica Universi Dominici Gregis (22 febbraio 1996), la definitiva abolizione delle due antiche forme di elezione per acclamazione o ispirazione e per compromesso, restando dunque unicamente quella per scrutinio segreto. Sebbene non fossero più in uso da tre secoli o più, sono stati solo in questo momento aboliti formalmente questi metodi di elezione diversi dal voto segreto.
In questo stesso contesto, Papa Wojtyla ha messo nero su bianco il fatto che le regole, pur restando nel solco della tradizione, debbano adattarsi ai tempi. Nell'introduzione della Universi Dominici Gregis, egli scrisse: «Indiscusso in verità, appare il principio per cui ai Romani Pontefici compete di definire, adattandolo ai cambiamenti dei tempi, il modo in cui deve avvenire la designazione della persona chiamata ad assumere la successione di Pietro nella Sede Romana». Ciò dimostra l'intento di modernizzare le procedure pur nel rispetto della tradizione.
Un'altra significativa innovazione introdotta da Giovanni Paolo II fu l’indicazione della Domus Sanctae Marthae come luogo d’alloggio dei cardinali riuniti in conclave, non più sistemati in anguste celle allestite all’occorrenza nel Palazzo apostolico. Questa decisione, presa dopo che lo stesso Papa aveva vissuto l'esperienza di Cardinale elettore nei due Conclavi del 1978 in situazioni precarie, ha rappresentato un importante miglioramento delle condizioni di clausura, pur mantenendone il principio di isolamento.

Ulteriori Modifiche e la Regola dei Due Terzi
La deroga alla maggioranza dei 2/3 che Giovanni Paolo II, a partire dal 34° scrutinio, aveva introdotto, permettendo l'elezione con maggioranza assoluta, è stata successivamente revocata da Benedetto XVI. Con il motu proprio De aliquibus mutationibus dell’11 giugno 2007 e Normas nonnullas del 22 febbraio 2013, Benedetto XVI ha ripristinato l’assoluto della maggioranza qualificata dei due terzi dei voti per l’elezione papale anche dopo il trentaquattresimo scrutinio. Al fine di superare possibili impasse prolungate, è stata introdotta la possibilità di ridurre i candidati al Soglio Pontificio ai soli due Cardinali più votati al precedente scrutinio, richiedendosi tuttavia sempre il raggiungimento della maggioranza qualificata per l’elezione del Pontefice.
Il Rituale e le Procedure Attuali del Conclave
Il rito del Conclave, dettagliatamente regolamentato dall’Ordo rituum conclavis, ha inizio entro quindici giorni dalla vacanza della Sede o entro venti, al più tardi, e prende avvio dopo la celebrazione della Santa Messa pro Pontifice eligendo. Nei giorni precedenti alla clausura per le votazioni, tutto il Collegio Cardinalizio partecipa alle Congregazioni Generali, cioè momenti di incontro per consentire la reciproca conoscenza, confrontarsi su temi fondamentali per la Chiesa e sulle modalità per l’elezione del nuovo Papa.
Successivamente, i Cardinali elettori, riuniti nella Cappella Paolina, si recano in processione solenne alla Cappella Sistina, cantando il Veni Creator Spiritus per invocare lo Spirito Santo. Prestato il giuramento di osservanza delle norme e di segretezza, il Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie pronuncia la nota espressione “Extra Omnes” (“tutti fuori”), cui seguono l’uscita degli estranei al Conclave e la chiusura delle porte della Cappella Sistina.
Ogni Cardinale elettore riceve più copie di una scheda rettangolare con la scritta in latino «Eligo in Summum Pontificem, R. D. Card.» che significa «Eleggo come Sommo Pontefice» seguito da uno spazio in cui ogni Cardinale scrive il nome scelto, con una grafia leggibile. Ciascun elettore piega in due la scheda e si reca davanti all’Altare della Cappella Sistina dove è allestita un’urna con un piatto posato sopra, vigilata dai tre Cardinali Scrutatori e i tre Cardinali Revisori. Al termine della votazione, si contano le schede e si procede allo spoglio dei voti. L’elezione del Papa avviene con la maggioranza dei 2/3.
Al termine di ogni sessione, il risultato viene comunicato all’esterno attraverso la fumata, bianca se il Papa è stato eletto, nera in caso contrario. Dal Conclave del 2013, la fumata bianca viene prodotta con fumogeni preparati per l’occasione e immessi in una stufa introdotta nel 2005. Nella seconda stufa, quella tradizionale datata 1939, si bruciano le schede. Quando il nuovo Papa è pronto, il Cardinale Proto-Diacono, cioè il primo dei Cardinali dell’Ordine dei Diaconi, dalla Loggia centrale della Basilica di San Pietro, annuncia il Papa eletto con l'“Habemus Papam”.
Conclave, la fumata bianca, l'habemus papam e l'apparizione di Papa Francesco
Il Collegio Cardinalizio: Ruoli e Significato
I protagonisti umani di ogni Conclave sono i Cardinali che votano il Papa e, tendenzialmente, ciascuno può essere eletto. Il colore distintivo del loro vestito è il rosso porpora il cui significato religioso ricorda il sangue dei martiri: nel momento in cui un Cardinale offre il proprio servizio alla Chiesa, è chiamato a donare in modo radicale la propria vita. Il cardinalato non fa parte del sacramento dell’Ordine (diviso in tre gradi: Vescovo, Sacerdote, Diacono) ma è un titolo onorifico aggiuntivo, assegnato a vita dal Papa per meriti personali o per motivazioni specifiche. Per il successore di San Pietro, secondo il Diritto Canonico sono necessari tre requisiti: essere maschio, celibe e battezzato.
Le figure importanti nel Collegio Cardinalizio sono il Camerlengo e il Decano. Il Decano, ovvero la persona di maggiore anzianità come titolo Cardinalizio, durante il periodo della Sede Vacante ha incarichi rituali e di governo della Chiesa. Il Camerlengo ha la responsabilità giuridica, svolge le funzioni amministrative in sostituzione del Papa oltre a constatare il decesso del Papa e annunciare la Sede Vacante, sia per la morte del Papa sia per eventuale rinuncia.

La Segretezza nell'Era Digitale
Nell’epoca dei “social”, i Cardinali vengono isolati rigorosamente anche dal punto di vista tecnologico. Tutti gli ambienti sono perlustrati per rilevare e togliere qualsiasi tipo di dispositivo di comunicazione e di intercettazione. Vengono installati dei “disturbatori di segnali” per bloccare qualsiasi modalità di collegamento con la rete internet e Wi-Fi. Il concetto anche tecnologico di segretezza e clausura è quello che più richiede di stare al passo con i tempi. Sono ormai lontani quelli per cui all’extra omnes bastava chiudere porte e finestre. Per i Cardinali, il segreto deve essere mantenuto anche al termine del Conclave e per tutta la vita.
Oltre le cancellate di marmo del presbiterio vengono montate due stufe per bruciare tutti gli appunti e i voti al termine di ogni scrutinio. Poco altre persone possono entrare in contatto con gli Elettori e solo per compiti strettamente pratici, come la cucina, i trasporti tra l’alloggio e la Cappella Sistina, i controlli della sicurezza. Anche questo personale di servizio presta giuramento e non può avere contatti con la propria famiglia per tutta la durata del Conclave. Un esempio delle moderne misure di sicurezza è la disattivazione temporanea di tutti gli impianti di trasmissione del segnale di telecomunicazione per cellulare radiomobile presenti nel territorio dello Stato della Città del Vaticano durante il Conclave, come avvenuto in un contesto ipotetico in un futuro non troppo lontano.
Conclave tra Tradizione e Spiritualità
I credenti cristiani cattolici confidano nel fatto che il Conclave si distingua per l’atmosfera di spiritualità ispirata dal luogo e dallo stare insieme per un atto così importante, in cui il ruolo dei Cardinali è affiancato dall’azione dello Spirito Santo. In un’intervista del 1997, il Cardinale Ratzinger affermava che «lo Spirito Santo non prende esattamente il controllo della questione, ma piuttosto da quel buon educatore che è, ci lascia molto spazio, molta libertà, senza pienamente abbandonarci. Così che il ruolo dello Spirito dovrebbe essere inteso in un senso molto più elastico, non che egli detti il candidato per il quale uno debba votare. Probabilmente l’unica sicurezza che egli offre è che la cosa non possa essere totalmente rovinata».
L’intero processo di elezione del Pontefice è alternato da momenti di preghiera, di dialogo tra i votanti e di discernimento, che diventano più intensi nell’ipotesi di difficoltà ad addivenire a una scelta condivisa. La storia del conclave riflette la tensione costante tra tradizione e innovazione, tra il desiderio di autonomia spirituale e le sfide della politica e della storia. L’elezione del Romano Pontefice coniuga elementi giuridici, simbolici, storici e spirituali, riflettendo l’universalità della Chiesa e il senso di continuità con le origini apostoliche.
Il luogo del conclave variò nel tempo. Secondo la prima legge di Gregorio X, il conclave doveva tenersi nel luogo dove era morto il papa. Tuttavia, dal Quattrocento in poi, la sede divenne stabilmente Roma: prima il palazzo Vaticano, poi il Quirinale, con rare eccezioni. Dal 1878 la sede tradizionale per i giorni di clausura è la Cappella Sistina, considerata motivo di ispirazione per i Cardinali elettori grazie ai magnifici affreschi di Michelangelo. La Cappella Sistina, già tale di prassi dal 1878, è diventata sede del Conclave per legge nel 1996 da Giovanni Paolo II.
Il conclave più breve fu quello che elesse Giulio II nel 1503, durato solo poche ore, mentre il più lungo fu il conclave di Viterbo (1268-1271), che durò quasi tre anni.