La Storia di Reggio Calabria: Dalle Origini all'Unità d'Italia
La storia di Reggio Calabria è un susseguirsi di colonie e dominatori, una narrazione che si estende dal Mito allo Sbarco dei Mille, mostrando la resilienza di "una terra, tanti popoli".
Le Radici Greche e la Fondazione di Esperia
Secondo Antioco, furono i Calcidesi, nel 730 a.C., ad occupare per primi i lidi reggini e a fondarvi la città, conosciuta in Grecia con il nome di Esperia. Questo segnò l'inizio della dominazione greca, un periodo di grande splendore per la città.
La Dominazione Romana e Reghium Julii
I Romani ebbero il sopravvento solo nel 270 a.C., quando i reggini, per difendersi da Pirro, chiesero aiuto all'Urbe. Da allora, la città divenne sede di una flotta romana, ospitò il grande Cicerone e si fregiò del titolo di Reghium Julii per il suo ruolo strategico nella difesa dell'Impero.
L'Era dei Goti e dei Bizantini
Il crollo dell'Impero Romano travolse anche la città di Reghium: gli Ostrogoti estesero il loro dominio fino a Leucopetra (oggi Lazzaro), con lotte e saccheggi. Nel 475 d.C., l'Impero Romano d'Oriente prevalse sulle popolazioni barbariche, dando inizio all'era bizantina. Reggio rifiorì e divenne uno dei centri commerciali, culturali e religiosi più importanti dell'Italia meridionale, di cui rimane traccia nei numerosi insediamenti dei monaci greci.
Arabi, Normanni e la Capitalità della Calabria
Ad opera di Hassan, emiro arabo, nel 952 Reggio cadde nelle mani dei Mori, per poi essere riconquistata dai Bizantini. Questi furono scacciati nel 1060 dal potente Roberto il Guiscardo. La città divenne così roccaforte dei Normanni, che la difesero fino all'ultimo dagli attacchi degli Arabi, proclamandola capitale della Calabria.
Svevi, Angioini e Aragonesi: Conflitti Dinastici
La consegna della città nelle mani degli Svevi avvenne diplomaticamente, grazie al matrimonio fra il feroce Enrico VI di Svevia e la figlia del re normanno Ruggero. Al sanguinario Enrico successe un sovrano illuminato: Federico II. Tuttavia, la scelta infelice di mettere il suo successore, il piccolo Corradino, sotto la tutela del Pontefice Clemente IV decretò la fine dell'Impero. Fu proprio il pontefice ad agevolare l'avvento di Carlo d'Angiò nel sud. Reggio divenne teatro della lotta cruenta tra Angioini ed Aragonesi, stanziati in Sicilia, per la conquista dell'Italia meridionale. Le battaglie si susseguirono fino al 1283, quando Pietro d'Aragona entrò a Reggio, accolto da una città stremata. Sulla scena si affacciarono presto i francesi, che divennero i primi nemici degli stessi Aragonesi.
Il Periodo Spagnolo e Borbonico: Tra Peste, Terremoti e Rivolte
Il francese Carlo VIII, riuscito ad entrare a Napoli, cercò di estendere a tutto il Meridione la sua potestà. Ferdinando II d'Aragona chiese allora l'aiuto spagnolo per contrastare l'avanzata dei francesi. Le truppe varcarono lo Stretto e conquistarono Reggio senza difficoltà: i francesi furono costretti alla resa e gli spagnoli suggellarono il loro potere sul Regno di Napoli, finalmente unificato, per mantenerlo, con brevi parentesi, fino all'Unità. Furono secoli travagliati per Reggio: la peste ed i terremoti, le scorrerie dei turchi, le devastazioni del terribile Barbarossa. Un breve periodo di dominazione austriaca (1707-1734) non lasciò segni, e gli spagnoli tornarono sul trono di Napoli con Carlo il Borbone. Il suo successore, Ferdinando IV, fu cacciato dai rivoltosi nel 1799, quando a Napoli venne proclamata la Repubblica.

Verso l'Unità d'Italia: Rinascita e Moti Rivoluzionari
Finita la rivoluzione, si ritornò al passato: il Congresso di Vienna riportò i Borboni su quel trono che tanto sangue era costato ai repubblicani. Reggio divenne capoluogo di provincia della Calabria Ultra Prima ed iniziò a risorgere: i commerci fiorirono, il capoluogo attirò funzionari, commercianti e imprenditori. Ma la voglia di libertà prese presto il sopravvento ed esplose nei moti del 1847/1848. Il regime borbonico tentò il colpo di coda ma, ormai indebolito, capitolò nel 1860: con la battaglia di Piazza Duomo, i garibaldini cacciarono definitivamente i Borboni e si insediò il Governo Rivoluzionario.
Localizzazione Geografica e Caratteristiche del Territorio
Posizione Strategica e Ambiente Naturale
La città di Reggio Calabria si estende per 23 chilometri lungo le rive orientali dello Stretto di Messina e si arrampica lungo le pendici dell'Aspromonte fino a 1708 m del monte Basilic. Le sue coordinate geografiche sono di 38°05'20" di latitudine Nord e di 15°38'36" di longitudine Est. Reggio, il centro urbano più popoloso della Calabria, è situata all'estremità meridionale della penisola, tra le pendici dell'Aspromonte e la sponda orientale dello Stretto di Messina. È una zona fertile grazie al clima mite e alla ricchezza di acque, in cui si sviluppano le colture dell'ulivo, della vite e degli agrumi, in particolare del bergamotto, pianta che cresce esclusivamente nella fascia costiera che va da Reggio a Gioiosa Jonica.

Resilienza ai Disastri Naturali
Più volte rasa al suolo da catastrofici terremoti, Reggio Calabria ha sempre saputo rinascere dalle sue rovine, costruendosi via via un'immagine proiettata nel futuro senza dimenticare mai la propria storia.
Culti e Miti dell'Antica Rhegion
Apollo: Divinità Tutelare e Fondatrice
Apollo, divinità tutelare dei Calcidesi, ed Artemide, venerata come Phakelitis nel santuario extraurbano, furono le divinità eminenti del pantheon reggino. Fu l'oracolo di Delfi, voce del dio Apollo, ad indicare ad un gruppo di Calcidesi il luogo dove fondare la nuova città. Secondo Varrone, invece, fu Oreste a portare in quest'area il culto del dio; infatti, presso Reggio scorrevano sette fiumi non confluenti in cui Oreste si sarebbe purificato del matricidio costruendo, successivamente, un tempio in onore di Apollo. Da varie fonti si deduce l'esistenza, nella città, di una festa annuale dedicata dai Reggini ad Apollo, alla quale partecipavano anche gli abitanti della dirimpettaia Messana, che durava circa due mesi ed era particolarmente solenne.
La centralità del culto di Apollo nella vita della polis reggina è provata anche dalla documentazione archeologica. Dalla fine del V sec. a.C., la monetazione della città vede l'uso pressoché continuo dell'effige del dio e dei suoi attributi (tripode, lira, foglia di alloro, delfino); sotto la tirannide di Dionisio II, la città assunse il nome di Phoibia proprio in onore del dio. Il culto di Apollo continuò ad avere a Rhegion un ruolo fondamentale anche in età romana, quando esiste notizia dell'esistenza di un tempio dedicato ad Apollo Maggiore; ad età giulio-claudia, infine, si datano alcuni bassorilievi iscritti raffiguranti edicole sacre con i simboli di Apollo ed Artemide.

Artemide Phakelitis: Il Culto e il Mito di Oreste
Il culto di Artemide, a Reggio, è strettamente collegato a quello del fratello divino, Apollo, e alla tradizione stessa della fondazione della città. Strabone, infatti, ci tramanda che a fondare la città furono un gruppo di Calcidesi insieme ad alcuni Messeni che erano stati allontanati dalla madrepatria perché avevano preso le difese di Spartani che avevano attaccato loro concittadini, rei di aver usato violenza ad un gruppo di fanciulle spartane che si stavano recando a compiere sacrifici nel santuario di Artemis Limnatis (al confine tra Messenia e Laconia). Apollo, attraverso l'oracolo di Delfi, aveva ordinato a questo gruppo di esuli messeni di accompagnare i Calcidesi a Reggio e di ringraziare Artemide perché in tal modo si sarebbero sottratti alla rovina della loro patria che doveva essere, di lì a poco, conquistata dagli Spartani.
A Reggio, Artemide fu venerata col titolo di Phakelitis e il suo tempio sorgeva, a detta di Tucidide, al di fuori delle mura urbiche. L'epiteto Phakelitis viene spiegato con riferimento al mito di Oreste: l'eroe, infatti, avrebbe trafugato dal tempio in Tauride il simulacro della dea, avvolgendolo in fasce lignorum, per portarlo appunto nel territorio reggino, dove si sarebbe purificato. Dalle fasce lignorum sarebbe derivato l'epiteto della dea in uso a Reggio. Oltre alla documentazione numismatica, anche quella archeologica ci aiuta a ricostruire la presenza del culto della dea nell'antica Rhegion. Si possono riferire al culto della dea e del fratello divino alcune iscrizioni che enumerano alcune cariche municipali riconducibili al culto stesso. Sono da ricondurre al culto di Artemide anche alcune raffigurazioni fittili della cosiddetta "signora delle fiere" (spiegabili con l'appartenenza della dea alla sfera della natura selvaggia e con il suo antico rapporto con la dea di Massalia e quella di Efeso), scoperte nella città di Reggio, oltre a varie statuette fittili raffiguranti la dea seduta nuda con i capelli raccolti in un alto chignon, scoperte nell'area del cosiddetto Santuario Griso Laboccetta.
Atena, Asclepio ed Eracle: Divinità e Protettori
Anche il culto di Atena, dea della sapienza, ebbe a Reggio un ruolo importante, come possiamo dedurre dalla presenza della figura della dea sulla monetazione della città. Un'ulteriore conferma della presenza del culto della dea viene dai ritrovamenti di statuette fittili raffiguranti la dea e di antefisse raffiguranti Gorgoni. Anche Asclepio, figlio di Apollo e dio della medicina, appare sulla monetazione reggina più di una volta. Il culto di Asclepio ed Igea era presente in tutta l'area dello Stretto, come dimostrato dalla documentazione epigrafica ed archeologica rinvenuta a Messina. A Reggio, però, la documentazione archeologica è molto esigua; dal territorio della città, infatti, proviene un solo reperto collegato indiscutibilmente alla figura di Asclepio: un frammento marmoreo rappresentante il bastone del dio con il serpente attorcigliato.
Eracle, il più famoso tra gli eroi greci, fu assunto nell'antica polis di Reggio come divinità protettrice dei confini del suo territorio, tanto che sia sul versante ionico che su quello tirrenico della chora reggina esistono elementi indicativi della presenza di luoghi di culto dedicati a tale divinità. Ad esempio, la scoperta di una lamina bronzea sul versante tirrenico, presso Castellace di Oppido Mamertina; il rinvenimento avvenne presso la riva sinistra di uno dei principali affluenti del fiume Metauros che, tra il VI ed il V sec. a.C., costituì il confine settentrionale del territorio reggino. In questo luogo, con ogni probabilità, era stato eretto un santuario a Eracle, protettore del confine. Anche presso il confine meridionale della chora reggina, laddove era il famoso Capo Herakleion e il fiume Alece (attestato da molte fonti come confine tra i territori locrese e reggino) è presumibile l'esistenza di un altro luogo di culto dedicato ad Eracle. La presenza dell'eroe divino in quest'area è attestata anche da un mito tramandatoci da Diodoro Siculo in cui si narra che le cicale del territorio locrese erano canterine mentre quelle del territorio reggino no e di questa caratteristica fece le spese il sonno di Eracle il quale si trovò a sostare da quelle parti per una notte; non riuscendo a chiudere occhio per il canto continuo delle cicale locresi, l'eroe chiese ed ottenne dagli dei che esse scomparissero e, da quel giorno, in effetti le cicale scomparvero da quel luogo. Il culto dell'eroe divino è attestato, per l'età ellenistica e repubblicana, nel territorio reggino, dal rinvenimento di un numero consistente di statuette fittili e bronzee raffiguranti il dio con i suoi attributi (la pelle di leone e la clava).
L'Influenza dei Culti Orientali
In età ellenistica si diffuse a Rhegion anche una serie di culti provenienti dall'Oriente: quello degli dei egizi Iside e Serapide e quello anatolico di Cibele e Attis. Arpocrate, figlio di Iside, sarebbe raffigurato in due statuette bronzee pubblicate dal Turano ed in una testa marmorea che presentano la caratteristica capigliatura ornata da una treccia che va dalla fronte al vertice del capo. L'esistenza di un tempio eretto in onore della coppia divina egizia Iside-Serapide a Reggio è stata confermata dal rinvenimento di un grande frammento dell'architrave del santuario che presenta un'iscrizione in latino dedicata a queste due divinità da un Q. Fabius Titiani lib. Ingenuus e da Fabia Candida sacrorum.
La Magia delle Tradizioni Reggine
Fervore Religioso e Devozione Popolare
Le atmosfere più autentiche di Reggio Calabria sono quelle in cui si manifesta pienamente l'anima del popolo: le antiche tradizioni conservano intatto il mistero di una storia a tratti tragica, ma carica di grande intensità. Nel secondo sabato di settembre e nel mese di novembre la città vive il momento culminante della sua intensa religiosità popolare: quando viene portata a braccia la pesantissima Vara con l'effigie della Vergine, un fiume di gente segue la propria protettrice e si unisce nell'invocazione. Questa è l'eredità più vera della travagliata storia reggina: la ricchezza delle tradizioni che si tramandano da secoli. Musiche, balli, riti, antichi mestieri: ogni aspetto della tradizione è legato a precisi periodi e stagioni.

La Ricchezza della Gastronomia Locale
L'elemento costante nella vita del reggino è il piacere della buona tavola: "La festa non è tale se non suggellata da un buon bicchiere di vino". Tra i piatti più tipici spiccano le frittole: carne di maiale cucinata in un'enorme caddara (caldaia) per circa 8/10 ore. Salumi, formaggi, insaccati di vario genere, pomodori secchi, melanzane sott'olio, i più piccanti peperoncini, i Maccarruni i casa ed il pesce spada della Costa Viola: ogni pietanza ha il pregio di conservare intatto il profumo della terra e del mare.
Reggio Calabria: scopriamo come vengono preparate le Frittole, tipico piatto della tradizione.
Dolci Tradizionali per Ogni Ricorrenza
Una piacevole tradizione vede ogni periodo dell'anno avere il suo dolce tipico: i petrali natalizi, le pastiere pasquali, la pignolata del carnevale, la nzuddha nella festa del santo patrono. Anche la ricorrenza dei morti ha il suo dolce, che è anche una piccola opera d'arte: la frutta martorana.
La Basilica Cattedrale di Maria Santissima Assunta in Cielo
Origini Apostolica e Storia Complessa
La Cattedrale di Reggio Calabria, intitolata a Maria SS. Assunta in Cielo, sorge nell'area centrale del Comune, precisamente di fronte Piazza Duomo, e fa parte della I Zona Pastorale di Reggio Centro. La chiesa ritrova la sua storia all'interno di quella più complessa della città, più volte danneggiata da eventi bellici e catastrofi naturali. Le origini della cattedrale si fanno risalire alla fondazione della chiesa da parte di San Paolo, che sostò a Reggio durante il viaggio che in catene lo portava da Cesare a Roma nel 56 d.C., come testimoniato in Atti 28,13: "...( ) ..Di qui, costeggiando, giungemmo a Reggio. Il giorno seguente si levò lo scirocco e così l'indomani arrivammo a Pozzuoli."
Tra Dominazioni e Ricostruzioni Architettoniche
Reggio è stata soggetta a diverse dominazioni, tra le quali quella bizantina che sottrasse la chiesa reggina al pontefice romano, ponendola sotto il patriarca di Costantinopoli. Con l'avvento dei Normanni (1061), la chiesa fu restituita all'antichità ecclesiastica romana; essi lasciarono ai greci l'antica cattedrale con il titolo di cattolica e ne costruirono una nuova con tipologia a tre navate. Fu ricostruita e riconsacrata nel 1580 dall'arcivescovo Gaspare Ricciulli Del Fosso dopo un incendio dei turchi (1574) che si ripeté nel 1594. Per questo subì diversi interventi di restauro tra cui quello dell'arcivescovo Annibale D'Afflitto nel 1599, dell'arcivescovo Gaspare Creales nel 1665 e dell'arcivescovo Martino Ybanez Y Villanueva nel 1682.
Danni Sismici e la Cattedrale Moderna
Furono realizzati ulteriori interventi di restauro dopo il terremoto del 1783 dall'ingegnere Giovan Battista Mori fino ad arrivare all'altro terremoto del 1908 che ne provocò notevoli danni e che ne conseguì la decisione di ricostruire integralmente l'edificio religioso, adeguandosi al piano di ricostruzione della città. La Cattedrale odierna, su progetto iniziale dell'ingegnere P. Carmelo Umberto Angiolini e successivamente modificato dall'ingegnere Mariano Francesconi, è stata consacrata con la sua forma attuale.
