Giovanni Evangelista, il Calice e il Serpente: Simbolismo e Leggenda

San Giovanni Evangelista è una figura centrale nella tradizione cristiana, e la sua iconografia è ricca di simboli. Tra le rappresentazioni più distintive e meno comuni, vi è quella che lo ritrae con un calice da cui emerge un serpente o un drago. Questa immagine, intrisa di significato profondo, allude a un episodio leggendario della vita del santo, divenuto simbolo della sua incrollabile fede e del suo potere sulla morte e il male.

San Giovanni Evangelista con il calice e il serpente, iconografia classica

L'Iconografia di San Giovanni: Tra Giovinezza e Sapienza

Tradizionalmente, esistono diverse rappresentazioni iconografiche dell'apostolo Giovanni. Spesso è raffigurato come un giovane imberbe, quasi adolescente, una caratteristica che lo rende l'apostolo più giovane del gruppo e, secondo il suo stesso Vangelo, il prediletto di Gesù. In questo aspetto, lo si vede frequentemente durante l’Ultima Cena, con il capo reclinato sul petto di Cristo, o ai piedi della croce. I suoi lineamenti delicati e i fluenti capelli sono tratti distintivi.

Nelle opere che lo ritraggono in età più avanzata, probabilmente una sessantina d’anni dopo la morte e resurrezione di Cristo, lo si può collocare in esilio a Patmos, dove, secondo Sant’Ireneo da Lione, avrebbe scritto il libro dell’Apocalisse. In queste raffigurazioni ha la barba lunga, tiene in mano il Vangelo aperto, e spesso ha accanto a sé un'aquila. L'aquila è il simbolo attribuitogli in quanto, con la sua visione descritta nell'Apocalisse, avrebbe contemplato la Vera Luce del Verbo, così come l'aquila, si riteneva, con la sua vista acuta potesse fissare direttamente la luce solare.

Tuttavia, esiste un terzo modello iconografico, meno noto ma ugualmente significativo, in cui il santo regge un calice da cui fuoriesce un serpente. Questa rappresentazione si affianca al simbolo dell'aquila, completando la complessa simbologia legata all'Evangelista.

Dipinto di San Giovanni Evangelista con aquila e calice

La Leggenda del Calice Avvelenato

L'iconografia del calice e del serpente fa riferimento a un episodio leggendario della vita del santo, ampiamente divulgato dalla Legenda Aurea di Jacopo da Varazze, elaborata nella seconda metà del XIII secolo d.C. Secondo la tradizione agiografica, l'episodio sarebbe avvenuto ad Efeso.

Nello scritto apocrifo degli Atti di Giovanni, attribuiti all’evangelista stesso, si narra che mentre predicava ad Efeso fu richiamato a Roma da Domiziano, che voleva mettere alla prova la potenza della sua fede cristiana. Una "provocazione" che Giovanni accettò, certo che Dio non lo avrebbe abbandonato: chiese perciò una coppa di veleno, la bevve e nulla accadde.

Una versione più dettagliata, riportata nella Legenda Aurea, racconta che il sacerdote del tempio di Diana a Efeso, Aristodemo (o in alcune varianti l’imperatore Diocleziano), invitò San Giovanni a bere un calice di vino avvelenato per dimostrare la superiorità degli dèi pagani. Giovanni, prima di bere, fece il segno della croce sul calice. A quel punto, il veleno si trasfigurò in un serpente verde (o un drago) che uscì dalla coppa, o in altri racconti, si tramutò in vapore, rendendo il vino innocuo. Non solo San Giovanni non morì, ma resuscitò anche due condannati a morte costretti a bere il veleno prima di lui.

Questo miracolo impressionò profondamente Aristodemo, convincendolo a convertirsi alla fede in Cristo. L'immagine del santo che benedice il calice, mentre il serpente emerge, divenne così un potente simbolo della sua immunità al veleno e della sua capacità di superare le insidie del male.

Incisione del miracolo di San Giovanni Evangelista e il calice di veleno

Il Significato del Serpente e del Calice

La domanda sorge spontanea: che cosa ci fa un aspide nel calice, simbolo per eccellenza dell'Eucaristia? Per un osservatore non esperto di simbologie religiose, l'immagine potrebbe generare confusione o persino interpretazioni fuorvianti, con storie a volte inventate che celano messaggi esoterici. In realtà, la simbologia è profondamente radicata nella tradizione cristiana e precristiana.

L'abbinamento del vino al calice e l'inserimento della figura del serpente creano un aggancio immediato alle immagini bibliche e culturali. Il serpente, notoriamente ambivalente nella simbologia, può rappresentare sia il male (come nel racconto di Adamo ed Eva) sia la forza vitale, la guarigione e il rinnovamento. Quest'ultima interpretazione è cruciale per comprendere l'iconografia di San Giovanni.

  • Sconfitta del Male: Nel contesto della leggenda, il serpente che emerge dal calice simboleggia il veleno, il male e la morte che vengono neutralizzati e sconfitti dalla potenza della fede di San Giovanni. Il santo non si scompone, ma benedice, dimostrando una purezza spirituale talmente forte da resistere ad ogni contaminazione.
  • Salvezza e Guarigione: La simbologia del serpente incarna anche la trasformazione. Così come il siero velenoso di un serpente può essere utilizzato in medicina per il beneficio e la guarigione, allo stesso modo il male, trasformato dalla fede e dal sacrificio, può condurre alla salvezza e alla "sanitas" per l'umanità. Il calice diventa un "elisir salvifico", di trasformazione e cura, non solo per lo spirito ma anche per il corpo.
  • Trasformazione e Rinascita: La capacità del serpente di perdere la pelle lo rende un'immagine di rinnovamento e rinascita. Questo eterno fluire di vita, morte e rinnovamento della natura è un processo che ci appartiene e che la fede può elevare a un livello spirituale.
  • Protezione: Per via di questo episodio, San Giovanni è invocato come protettore contro gli avvelenamenti e le intossicazioni alimentari, ma anche come patrono di categorie professionali legate all'olio, per un altro episodio (il supplizio dell'olio bollente).

Nella raffigurazione che lo vede uscire dal calice, il serpente dovrebbe raffigurare più la salute e la protezione invocate dal santo, piuttosto che il male in sé. È un simbolo della purezza della fede che sconfigge ogni tentativo di corruzione.

La SIMBOLOGIA del SERPENTE nelle RELIGIONI

Tradizioni e Rappresentazioni Artistiche

L'episodio del calice e del serpente ha dato origine anche a tradizioni popolari. L'immagine è, ad esempio, collegata al costume in uso per quasi tutto il XX secolo, di benedire bottiglie di vino ogni 27 dicembre, data celebrativa di San Giovanni Evangelista. Questa tradizione deriva dalla narrazione che il calice di San Giovanni ad Efeso contenesse vino avvelenato.

Numerose opere d'arte hanno immortalato questa iconografia. Tra gli esempi celebri, troviamo dipinti come "Il Calice di San Giovanni Evangelista" di Hans Memling (1470) e "San Giovanni Evangelista" di Alonzo Cano (1635). Anche Domenikos Theotokopoulos, detto El Greco, ha raffigurato San Giovanni con questo attributo nel suo dipinto "I santi Giovanni Evangelista e Francesco" agli Uffizi, dove Giovanni è giovane e identificato dai suoi attributi: l'aquila e il calice con il serpente.

Inoltre, l'iconografia ha trovato posto anche nella numismatica. Su una lira coniata dalla zecca di Modena tra il 1630 e il 1634, Francesco I d’Este, VIII duca, fece effigiare la figura di San Giovanni Evangelista con ai suoi piedi un’aquila e con in mano un calice da cui esce un serpente. Questo era un chiaro messaggio di devozione e richiesta di aiuto divino, in un periodo in cui il duca e la sua famiglia cercavano protezione dalla pestilenza, associando così il serpente non solo alla forza vitale ma anche alla salute e alla salvezza.

Moneta antica con San Giovanni Evangelista e il suo simbolo

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