Giovanni, nato a Betsaida intorno al 10 d.C. e morto a Efeso nel 98 d.C. (o negli anni immediatamente successivi), fu uno dei dodici apostoli di Gesù. La tradizione cristiana lo identifica come l'autore del quarto Vangelo, motivo per cui gli viene attribuito anche l'epiteto di evangelista. È considerato un santo miroblita.
Secondo le narrazioni dei vangeli canonici, Giovanni era figlio di Zebedeo e Salomè, e fratello dell'apostolo Giacomo il Maggiore. La tradizione gli attribuisce un ruolo speciale all'interno della cerchia dei dodici apostoli. Egli è identificato, sebbene tale ipotesi non sia universalmente condivisa tra gli studiosi moderni, con «il discepolo che Gesù amava». Questo discepolo fu partecipe dei principali eventi della vita e del ministero del Maestro e fu l'unico apostolo presente alla sua morte in croce.
Alla tradizione cristiana sono attribuiti cinque testi neotestamentari a lui riferiti: il Vangelo secondo Giovanni, le tre Lettere di Giovanni e l'Apocalisse di Giovanni. Tuttavia, molti critici contemporanei, anche cristiani, ritengono che questi testi non siano probabilmente attribuibili all'apostolo Giovanni. Un'altra opera a lui attribuita è l'Apocrifo di Giovanni, non riconosciuto come testo divinamente ispirato dalla Chiesa cattolica né da quella ortodossa.
Il papiro 52, scritto in greco e datato paleograficamente intorno all'anno 125 d.C., è attualmente riconosciuto con certezza come il più antico documento riguardante Gesù che si sia conservato. È importante sottolineare che non esistono riferimenti archeologici diretti (come epigrafi) riferibili con assoluta certezza alla vita e all'operato di Giovanni, né riferimenti diretti in opere di autori antichi non cristiani.

Nomi ed Epiteti di Giovanni
Il nome "Giovanni" è il nome proprio usato nei testi neotestamentari (ad eccezione del quarto Vangelo) e nella tradizione cristiana. Il termine corrisponde all'ebraico יוחנן (Yehohanàn), che significa letteralmente "YH [Dio] fece grazia", traslitterato in greco come Ιωάννης (Ioànnes) e in latino come Ioànnes.
Un altro epiteto associato a Giovanni è Boanèrghes (Βοανηργες). Questo è un soprannome aramaico che Gesù stesso avrebbe dato a Giovanni e a suo fratello Giacomo. Secondo il passo evangelico, significa «figli del tuono». Tuttavia, il significato del termine non è immediatamente chiaro, poiché la resa greca dell'aramaico non è perfetta. La prima parte (βοανη, boanè) può corrispondere al plurale aramaico-ebraico בני (b enè), che significa "figli di" (al singolare sarebbe bar, come in Barabba). Per la seconda parte (ργες) è stata ipotizzata un'errata lettura di un manoscritto aramaico, precedente alla redazione evangelica in greco, del termine r'm ("tuono") nell'evangelico r's (ργες), data la somiglianza tra la mem finale ם (quadrata) e la samech ס (tondeggiante). In questo caso, l'epiteto viene collegato al temperamento focoso dei due fratelli (come riportato in Marco 9,38; 10,35-40; Luca 9,54), oppure può riferirsi al fatto che, nelle teofanie dell'Antico Testamento (ad esempio Es 19,16; Sal 29,3), il tuono indica la voce di Dio. In tal senso, "figli del tuono" indicherebbe la missione dei due fratelli come annunciatori della parola di Dio. Un'interpretazione diversa ipotizza altre radici semitiche come רגש (ragàsh), "tumulto", oppure רגז (ragàz), "ira", "turbamento".
Come già indicato, il quarto Vangelo non nomina mai l'apostolo Giovanni. Di contro, in esso è presente un personaggio assente negli altri testi neotestamentari: il «discepolo che Gesù amava» (Gv 13,23; 19,26; 20,1-10; 21,7; 21,20). La tradizione cristiana ha identificato con sicurezza questo anonimo discepolo, indicato anche genericamente come «l'altro discepolo» (Gv 20,3-8), con lo stesso Giovanni. In caso contrario, il quarto Vangelo sarebbe privo di un personaggio descritto come di primo piano negli altri tre vangeli e negli Atti degli apostoli. Tale interpretazione non è, comunque, universalmente condivisa; gli esegeti del Nuovo Grande Commentario Biblico osservano che "l'autore di Gv21 chiaramente non identifica il discepolo prediletto, che sta all'origine della tradizione giovannea, con Giovanni figlio di Zebedeo. Gv21,2 parla de «i (figli) di Zebedeo», mentre 21,7.20 parla del discepolo prediletto".
L'apostolo Giovanni è anche noto come Evangelista, in quanto ritenuto autore del quarto Vangelo. L'epiteto Epistèthios è un neologismo creato dall'espressione greca ἐπὶ τὸ στῆθος (epì to stèthos, "sopra il petto") presente in Gv 13,25 e 21,20. Durante l'ultima cena, Giovanni appoggiò il capo sul petto di Gesù per chiedergli chi l'avrebbe tradito.
Il termine Presbitero deriva dall'identificazione di Giovanni, da parte della tradizione cristiana, con l'anonimo «presbitero» (letteralmente «anziano») che nell'incipit della Seconda lettera di Giovanni e della Terza lettera di Giovanni (2Gv1; 3Gv1) è definito come autore. Sia la seconda che la terza lettera incluse nel Nuovo Testamento, che la tradizione cristiana attribuisce a Giovanni, sono indicate nei rispettivi incipit come opera di un anonimo "presbitero". Tradizionalmente, questo termine viene inteso come un grado onorifico attribuito agli apostoli o ai loro stretti collaboratori.
Di Patmo è un altro appellativo. L'autore dell'Apocalisse di Giovanni si presenta col nome di Giovanni (Ap1,1; 1,4; 1,9; 22,8) e si dice residente nell'isola di Patmo (Ap1,9).
L'appellativo Teologo è associato a Giovanni per la profondità speculativa dei suoi scritti, che lo hanno reso "il teologo" per antonomasia.
Nella tradizione cristiana, solo Eusebio di Cesarea riporta un'affermazione che attribuisce a Policrate di Efeso (fine II secolo), secondo la quale Giovanni, che poggiò il capo sul petto del Signore durante l'ultima cena, indossava la placca sacerdotale (petalon), indicando quindi l'appartenenza a una delle classi sacerdotali che gestivano il culto del tempio di Gerusalemme. Il valore storico di questa affermazione è controverso.

Vita e Ministero di Giovanni
Al pari degli altri personaggi neotestamentari, la cronologia e la vita di Giovanni non sono note con precisione. I dettagli riguardanti la sua vita prima dell'incontro con Gesù sono in gran parte ipotetici, desumibili da alcuni accenni sparsi nei vangeli.
Origini e Famiglia
Il luogo e la data di nascita di Giovanni non sono noti. La tradizione successiva che lo indica come il più giovane degli apostoli, o meglio come l'unico di questi morto in tardissima età, può suggerire una data di nascita alcuni anni successiva all'inizio dell'era cristiana (attorno al 10 d.C.). Il luogo di residenza, e probabilmente anche di nascita, era Betsaida, una cittadina della Gaulanitide, al confine con la Galilea, a nord del Lago di Tiberiade, citata nella Bibbia. La famiglia era dedita alla pesca; il padre, Zebedeo, aveva dei garzoni e i suoi figli sono menzionati come soci di Simon Pietro. È possibile che la famiglia facesse parte di una sorta di cooperativa di pescatori.
Circa l'accenno di Policrate di Efeso allo stato sacerdotale di Giovanni (e della sua famiglia), la storicità è controversa. A favore dell'autenticità gioca l'antichità della testimonianza di Policrate e il suo inserimento nella tradizione giovannea propria della chiesa di Efeso. Si può ipotizzare che la famiglia di Giovanni appartenesse al ceto medio e che la madre Salomè facesse parte del seguito di agiate donne che provvedevano alle necessità economiche del gruppo itinerante (Lc 8,2-3).
La Vocazione
La vocazione di Giovanni da parte di Gesù è narrata esplicitamente dai tre vangeli sinottici. Matteo (4,21-22) e Marco (1,19-20) forniscono un resoconto conciso: i due fratelli Giovanni e Giacomo vengono chiamati da Gesù "presso il Mare di Galilea" mentre sono sulla barca con il padre Zebedeo, intenti a riparare le reti da pesca. Il Vangelo di Giovanni, invece, assumendo la tradizionale identificazione dell'"altro discepolo" con lo stesso evangelista, ambienta la chiamata (Gv 1,35-40) a Betania, presso il fiume Giordano (Gv 1,28). Qui Giovanni e Andrea, discepoli di Giovanni Battista, furono invitati da lui a seguire Gesù con la frase "Ecco l'Agnello di Dio".
La tradizione ha identificato in Giovanni l'"altro discepolo" che, insieme ad Andrea, faceva parte del seguito di Giovanni Battista ma seguì poi Gesù (Gv 1,35-40). A questo proposito, è degno di nota il numero di riferimenti che Giovanni, nel Vangelo a lui attribuito, fa al Battista.
Ruolo tra i Dodici Apostoli
Dopo la sua vocazione, durante gli anni del ministero itinerante di Gesù (probabilmente 28-30 d.C.), Giovanni sembra rivestire un ruolo importante all'interno della cerchia dei dodici apostoli, posizionandosi subito dopo Pietro e prima di suo fratello Giacomo.
Il Vangelo di Luca (9,51-56) riporta un episodio che sottolinea il carattere focoso dei fratelli Giacomo e Giovanni. Un villaggio samaritano aveva rifiutato ospitalità a Gesù, e i figli di Zebedeo proposero di far scendere un fuoco dal cielo per distruggerlo. Sia Matteo (20,20-23), che introduce l'intermediazione della madre Salomè, sia Marco (10,35-40) riportano un episodio che evidenzia il carattere ambizioso dei due fratelli. Essi avevano probabilmente una visione terrena del Regno predicato da Gesù e si aspettavano, in quanto particolarmente favoriti tra i suoi seguaci, un ruolo privilegiato in esso. Alla loro richiesta, Gesù risponde evasivamente con l'assicurazione che "berranno il suo calice", ovvero che gli saranno associati nella sofferenza e nel martirio. Giacomo verrà effettivamente martirizzato attorno al 44 d.C. (At 12,1-2).
Nel quarto Vangelo, Giovanni viene tradizionalmente identificato con il "discepolo che Gesù amava". Durante l'ultima cena, egli riveste un ruolo particolare a fianco del Maestro (Gv 13,23-25), interrogandolo sull'identità del traditore. Nonostante fosse fuggito con gli altri apostoli durante l'arresto nel Getsemani, è l'unico dei discepoli presente durante la crocifissione di Gesù, al quale il Maestro affida sua madre Maria (Gv 19,26-27). Dopo la risurrezione di Gesù, corre con Pietro al sepolcro (Gv 20,3-8).

L'Attività dopo la Risurrezione
Negli Atti degli apostoli, che descrivono le vicende della Chiesa apostolica in un periodo compreso approssimativamente tra il 30 e il 60 d.C., Giovanni gioca ancora un ruolo di primo piano, specialmente nella prima sezione del libro (la seconda è focalizzata sull'operato di Paolo).
In At 3,1-11 (inizi anni '30 d.C.?) viene descritto un miracolo, la guarigione di un uomo storpio dalla nascita, compiuto da Pietro e Giovanni presso la porta "Bella" del tempio di Gerusalemme. La grande risonanza dell'evento portò all'arresto dei due apostoli, che furono fatti comparire davanti al Sinedrio. In At 5,17-42 (metà anni '30 d.C.?) viene descritta l'incarcerazione degli "apostoli" (senza farne i nomi, con l'eccezione di Pietro) da parte del sommo sacerdote. Tradizionalmente, Giovanni viene inserito nell'episodio, un'inclusione non certa ma resa verosimile dal suddetto episodio analogo. Secondo il testo biblico, l'incarcerazione si concluse nella notte stessa con una miracolosa liberazione. Seguì il giorno seguente un nuovo arresto e un secondo processo, con l'inatteso intervento a loro favore da parte del rabbino Gamaliele.
Durante la prima persecuzione anticristiana ebraica (attorno al 35-37 d.C.), che vide la morte di Stefano e l'attivo operato di Saulo, gli apostoli (e Giovanni) sembrano non essere coinvolti (At 8,1). L'ultimo accenno esplicito di Atti a Giovanni è in At 8,14-25, quando l'apostolo viene inviato assieme a Pietro in Samaria, dove avvenne l'incontro con Simon Mago. Questa missione evangelizzatrice non sembra, tuttavia, aver troncato i legami con la chiesa madre di Gerusalemme.
In occasione degli eventi del Concilio di Gerusalemme (circa 49-50 d.C., At 15,1-35), che stabilì la non osservanza dei precetti della Torah per i pagani convertiti, il ruolo svolto da Giovanni viene taciuto dagli Atti, che mettono in primo piano Pietro e Giacomo (non il "Maggiore", fratello di Giovanni, ucciso attorno al 44 d.C., ma il "fratello" di Gesù).
L'Opera in Asia Minore e la Morte
Circa gli anni successivi agli eventi narrati negli Atti, le antiche tradizioni cristiane concordano nel collocare l'operato di Giovanni in Asia (l'attuale Anatolia occidentale), in particolare a Efeso, con una breve parentesi di esilio nell'isola di Patmo. Ireneo di Lione afferma che « [...] Giovanni, il discepolo del Signore, quello che riposò pure sul petto di lui, anch'egli pubblicò un Vangelo, mentre soggiornava in Efeso d'Asia» (Adv. Haer. III, 1, 1).
Policrate di Efeso riporta una tradizione altrettanto antica quando, intorno al 190 d.C., scrisse al Vescovo di Roma Vittore per difendere la prassi pasquale quartodecimana in uso nelle chiese d'Asia, affermando di averla appresa dai «grandi luminari che riposano in Asia [...] : Filippo...morto a Gerapoli...; Giovanni, che si era chinato sul petto del Signore, che fu sacerdote e portò il petalon, che fu testimone e maestro, è morto ad Efeso» (Eusebio, Historia Ecclesiastica, V, 24, 2-3 e III, 31, 3).
A Policarpo di Smirne si riferisce Ireneo (a sua volta citato da Eusebio di Cesarea) nella lettera a Florino, collocando esplicitamente in Asia la predicazione di Policarpo in cui « [...] raccontava i suoi rapporti con Giovanni e con gli altri che avevano visto il Signore» (Eusebio, Hist. Eccl., V, 20, 6).
Eusebio di Cesarea, inoltre, segnalando che il nome "Giovanni" è presente due volte nell'elenco dei nomi tratto da Papia di Gerapoli e da lui riportato, afferma: «Con ciò viene dimostrata la veridicità del racconto di coloro che dicevano che in Asia due persone avevano lo stesso nome, e ricordavano che ancora oggi esistono due tombe che portano il nome di Giovanni a Efeso» (Eusebio, Hist. Eccl., III, 39, 6). Papia di Gerapoli, infatti, nella sua opera Esposizione degli Oracoli del Signore, afferma di riportare ciò che aveva appreso dai presbiteri, « [...] coloro che tramandano la memoria dei precetti dati dal Signore... Se poi veniva qualcuno che era stato discepolo dei presbiteri, chiedevo le parole dei presbiteri... Che cosa aveva detto Andrea, Pietro (...) Giovanni o Matteo (...) e ciò che dicono Aristione e il presbitero Giovanni, discepoli del Signore» (Eusebio, Hist. Eccl., 39, 1-17).
Il contesto cronologico complessivo, tuttavia, è meno definito. In particolare, è ignota la data in cui Giovanni (e, secondo la tradizione, anche Maria, sulla base di Gv 19,26-27) si trasferì in questa città, all'epoca la quarta metropoli dell'Impero Romano (dopo Roma, Alessandria e Antiochia). È possibile che l'apostolo si sia trasferito in Asia prima del Concilio di Gerusalemme (circa 49-50 d.C.) e, soprattutto, prima del prolungato soggiorno nella città di Paolo (durato almeno due anni, collocati tra il 52-58 d.C.). In tal caso, Giovanni sarebbe il fondatore di questa chiesa. Ad ogni modo, indipendentemente dalla sequenza cronologica (Giovanni poi Paolo oppure Paolo poi Giovanni), fu la figura di Giovanni a lasciare un'impronta netta alle chiese asiatiche.
L'apocrifo Atti di Giovanni (seconda metà del II secolo) descrive dettagliatamente alcuni eventi della vita di Giovanni nel periodo del suo soggiorno a Efeso, con lo stile agiografico-leggendario tipico degli apocrifi. Secondo la versione lunga del testo, Giovanni si reca da Mileto a Efeso per una rivelazione divina. Qui incontra Licomede, un magistrato della città, e sua moglie Cleopatra. Dopo poco entrambi muoiono, ma Giovanni li risuscita. L'apostolo poi guarisce pubblicamente molti malati nel teatro della città. Un giorno entra nel tempio di Artemide e metà di questo crolla, causando molte conversioni al cristianesimo (secondo una versione latina, 12.000 persone). Per questo Giovanni rinuncia al suo proposito di recarsi a Smirne. Il testo riporta la miracolosa risurrezione della cristiana Drusiana, moglie di Andronico. Alcune testimonianze latine (Abdia, Melito) aggiungono altri miracoli, accennando a una predicazione a Pergamo. Le varie versioni terminano con il decesso dell'apostolo per cause naturali.
Secondo la versione breve del testo, dopo la distruzione del tempio di Gerusalemme (70 d.C.), l'imperatore Domiziano (regno 81-95 d.C.) sente parlare dell'apostolo e lo fa chiamare da Efeso. Giunto al suo cospetto a Roma, Giovanni gli parla della fede cristiana nel Regno futuro di Gesù, Figlio di Dio. L'imperatore gli chiede una prova, e Giovanni chiede una coppa di veleno che beve, rimanendo miracolosamente illeso. Domiziano dubita dell'efficacia del veleno e lo fa bere a un condannato a morte, che muore all'istante, ma Giovanni lo risuscita. Poco dopo risuscita anche un servo dell'imperatore da poco deceduto. Domiziano, dunque, ordina che Giovanni sia esiliato nell'isola di Patmo. Qui ha la rivelazione della fine (Apocalisse). A Domiziano succede Nerva (96-98 d.C.), che abolì gli esili forzati imposti dal predecessore. Solo sotto Traiano (98-117 d.C.) Giovanni ritorna a Efeso. Data la tarda età, ordina come suo successore Policarpo.
Giovanni rappresenta un caso particolare tra i dodici apostoli poiché la tradizione lo indica come l'unico morto per cause naturali e non per martirio. I paramenti liturgici per la sua festa sono bianchi e non rossi. Oltre agli Atti di Giovanni, alcune indicazioni patristiche sono concordi nel datare la morte a Efeso sotto l'impero di Traiano (98-117 d.C.). Girolamo specifica la data al 68º anno dopo la passione del Signore, cioè nel 98-99 d.C. Esiste comunque una secolare tradizione, riportata anche nella Legenda Aurea, secondo cui Giovanni fu martirizzato a Roma, presso Porta Latina, durante la persecuzione di Domiziano.
Come racconta il quarto Vangelo (Gv 21,20-23), esisteva tra le comunità cristiane la leggenda per cui Giovanni, l'apostolo prediletto, non sarebbe morto prima della parusia di Gesù. La leggenda traeva ispirazione dalla longevità dell'apostolo; un'età di 90-100 anni rappresentava per l'epoca un traguardo elevato. Assumendo inoltre l'autenticità giovannea dell'Apocalisse, testo che rivela la fine del mondo e il ritorno del Signore, poteva essere logico ipotizzare che all'apostolo fosse stato concesso di vivere ciò che aveva visto estaticamente. Il mattino seguente alla sepoltura, i discepoli non ne trovano più il corpo (o ne trovano solo i sandali), lasciando ipotizzare un'assunzione al cielo. Questo particolare non è stato accolto dalla tradizione teologica cristiana.
San Giovanni Apostolo muore intorno all'anno 98 d.C. (o forse negli anni immediatamente successivi), ultimo tra gli apostoli, dopo essere riuscito a trasmettere l'insegnamento cristiano anche nel II secolo. Per la profondità dei suoi scritti è stato tradizionalmente indicato come il teologo per antonomasia. Viene raffigurato artisticamente con il simbolo dell'aquila, attribuitogli in quanto, con la sua visione descritta nell'Apocalisse, avrebbe contemplato la Vera Luce del Verbo.
La Chiesa Cattolica commemora san Giovanni Apostolo il 27 dicembre. Egli è il patrono dei teologi, degli editori e degli scrittori.