Giovanna Sanna e la Storia di Villa Sant'Antonio: Un Viaggio tra Culto, Archeologia e Imprenditoria Sarda

Ad Alghero, in Via Cavour, esisteva un antico ospedale adiacente a una chiesa, la cui memoria è oggi testimoniata da un appellativo che richiama la presenza di una struttura ospedaliera, poiché il santo a cui è dedicata è sempre associato a tali istituzioni. Sulla facciata che si affaccia sui Bastioni, una nicchia ospita la statuina di Sant'Antonio Abate, accompagnato dal suo tradizionale maialetto. La facciata della chiesa, di ispirazione neoclassica, fu rifatta nell'Ottocento; le quattro lesene ancora ben visibili terminano su una linea marcapiano che divide la costruzione al di sopra del primo piano.

Le Origini Storiche dell'Ospedale e della Chiesa di Sant'Antonio

Le prime testimonianze storiche risalgono al 1720, quando un documento cita "lo carrer del Sant Antoni eo de Sant Esteva" (A. Budruni, Storia di Alghero. Il Settecento). Il canonico Antonio Michele Urgias riferisce che nel 1637 operava l'Ospedale di Sant'Antonio.

Descrizione dell'Ospedale e della Chiesa nel XIX Secolo

L'ingresso dell'ospedale era caratterizzato da un cancello di legno che conduceva a un grande salone dotato di tre finestre con vetri e scuri di legno e ferro. Al suo interno si trovavano sei letti di ferro con tavole vecchissime, sei sacconi, tre materassi, sei coperte (coltri) e sei tavolette per gli infermi, oltre a un banco a spalliera antico, una cisterna con serratura e chiave, un altare intonacato di gesso e un grande Crocifisso con tendina di tela.

Lo "Spedale delle donne" disponeva di tre letti con piedi di legno e tavole molto vecchie, uno con saccone e materasso, gli altri con solo saccone, un guanciale, due coperte di lana e due lenzuola, e una cassa vecchia. La chiesa annessa possedeva tre altari; l'altare maggiore era composto da quattro colonne, mensa e gradini, il tutto intonacato a gesso color marmo. In una nicchia era collocata la statua di Sant'Antonio con diadema d'argento. La chiesa era stata ampliata pochi anni prima dal p. Serra, come attestato da un contratto dei lavori datato 29 aprile 1824, conservato nell'archivio dell'ospedale.

Pianta storica della chiesa e dell'ospedale di Sant'Antonio ad Alghero

Il Culto di Sant'Antonio Abate e le Sue Tradizioni in Sardegna

Ad Alghero, nel giorno della festività di Sant'Antonio Abate, la Via Cavour si trasformava in un centro di divertimento popolare. Dopo le funzioni religiose, si celebrava una cerimonia di benedizione degli animali sulla strada festosamente addobbata. Cavalli, buoi, vacche, pecore e capre venivano benedetti al suono di canzoni algheresi e canti sacri.

Sembra che una filastrocca legata al santo sia nata in seguito a un curioso episodio: durante le processioni ai Bastioni, la statua di Sant'Antonio veniva portata in modo da farla "ballare". Un giorno, a causa di un ballo particolarmente vivace, il simulacro cadde dalle mura.

La Chiesetta di Sant'Antonio e il Comitato Locale

Come ricordano gli abitanti più anziani della zona, la chiesetta fu realizzata intorno al 1934 e oggi viene aperta solo per la ricorrenza del santo a causa della mancanza di sacerdoti. Tuttavia, un comitato di abitanti della zona mantiene vivo il rito dell'obriere, responsabile della festa religiosa e della gestione della chiesetta.

I Fuochi di Sant'Antonio Abate in Sardegna

In molti centri della Sardegna, il culto di Sant'Antonio Abate è molto sentito, e la preparazione dei falò per la notte tra il 16 e il 17 gennaio impegna a lungo le comunità. Le tradizioni variano da paese a paese, sia nella tipologia di legna utilizzata sia nella forma data alla catasta.

  • A Torpè, vengono utilizzate essenze mediterranee come il cisto e il rosmarino per creare una nave alta fino a 8 metri, completata da una croce di arance.
  • Ad Olzai, si erge un maestoso albero sottile decorato con una coroncina.
  • In altri luoghi si utilizzano tronchi cavi riempiti di legna, a ricordo di Sant'Antonio che discese nell'inferno per rubare il fuoco ai diavoli e donarlo agli uomini, nascondendolo in un bastone di ferula.
  • In generale, l'importante è che nella notte tra il 16 e il 17 gennaio alte fiamme si levino verso il cielo per testimoniare la devozione al santo, garante di prosperità e benessere.
Falò tradizionale di Sant'Antonio Abate in un villaggio sardo

Questi riti, radicati in un lontano passato, testimoniano la gratitudine umana per i benefici ricevuti e il desiderio di placare una natura spesso capricciosa e crudele. Ancora oggi, questi riti affascinano per la loro capacità di evocare le radici di un pensiero ancestrale alla ricerca di risposte.

Sant'Antonio Abate: Vita, Culto e Diffusione

La figura storica di Sant'Antonio Abate è ben delineata nella Vita Antonii, opera del vescovo Atanasio (circa 357 d.C.). Nato intorno al 250 d.C. in Egitto, Antonio era un giovane benestante che, rimasto orfano prima dei vent'anni, rinunciò ai suoi beni per vivere in solitudine, dedicandosi alla preghiera, alla meditazione e a lavori manuali. Fu costantemente assalito dalle tentazioni dei diavoli, ma riuscì sempre a resistervi. La sua fama di guaritore e liberatore dal demonio si diffuse rapidamente, attirando altri eremiti desiderosi della sua guida spirituale, che lo consideravano un padre (abba in aramaico).

Antonio lasciò talvolta il suo rifugio, recandosi anche ad Alessandria per difendere la fede cristiana. Alternò momenti di vita comunitaria a periodi di ritiro solitario. In età avanzata, continuò a dedicarsi alla preghiera, alla meditazione e alla cura di un orto per il suo sostentamento.

Le Reliquie e la Nascita dell'Ordine degli Antoniani

Le spoglie di Sant'Antonio furono oggetto di varie peripezie, e nell'XI secolo le sue reliquie furono traslate in Francia, a Saint Antoine l'Abbaye, che divenne meta di pellegrinaggio. Nel 1095, il nobile Gastone de Valloire ottenne dal santo la guarigione del figlio dall'ergotismo, un'intossicazione grave e all'epoca misteriosa. Riconoscente, Gastone fondò una comunità laicale con fini ospedalieri, che poco prima del 1300 si trasformò nell'ordine religioso degli Antoniani, dediti all'assistenza dei malati e alla fondazione di ospedali in tutta Europa.

Il culto antoniano si sviluppò in modo complesso e articolato. Sant'Antonio è uno dei santi più antichi la cui vita è storicamente accertata. La sua figura è stata un soggetto privilegiato per gli artisti fin dal Medioevo.

Iconografia di Sant'Antonio Abate con il maialetto e la fiamma

Il Culto di Sant'Antonio Abate in Sardegna: Testimonianze e Tradizioni

Per conoscere il culto di Sant'Antonio Abate in Sardegna nella prima metà dell'Ottocento, si può consultare l'opera di Vittorio Angius, Città e Villaggi della Sardegna dell’Ottocento, che elenca i centri isolani, le chiese e i culti locali. Angius rileva che Sant'Antonio è spesso indicato senza la specificazione "abate", suggerendo una maggiore diffusione rispetto all'omonimo Sant'Antonio da Padova.

Esempi di Culto e Tradizioni Locali

  • Alghero: Nella notte della vigilia di Sant'Antonio Abate, si usava la tradizione de "lus barandons": gruppi di persone giravano per la città con campanelli, cantando canzoni popolari e chiedendo doni.
  • Cagliari: Esisteva uno spedale di Sant'Antonio governato dai religiosi di San Giovanni di Dio.
  • Decimo Mannu: La chiesa parrocchiale di Sant'Antonio Abate veniva adornata per la solennità del titolare con migliaia di ostie da messa colorate, frammezzate da arance e limoni, e una grande corona appesa vicino all'altare.
  • Ghilarza: Per la festa di Sant'Antonio Abate si formavano compagnie che trasportavano un grosso tronco d'albero vecchio ("sa tuva") per arderlo sulla piazza della chiesa.
  • Ploaghe: La chiesa di Sant'Antonio Abate, piccola e semplice, aveva annesse delle casipole per i pellegrini. Anticamente, i ploaghesi imitavano i sassaresi recandosi in pellegrinaggio al santuario per fare penitenze pubbliche.
  • Posada: La chiesa maggiore è dedicata a Sant'Antonio Abate ed è il fulcro della festa principale del paese.
  • Quartuccio: Si trova la chiesetta di Sant'Antonio.
  • Villanova Sant'Antonio: Nel 1702, il ritrovamento di un simulacro di Sant'Antonio Abate portò alla costruzione di un oratorio, poi divenuto parrocchiale. I Baressani portano ancora oggi cera per la festa in ricordo del ritrovamento.
  • Sassari: La chiesa si trova presso porta Sant'Antonio.
Mappa della Sardegna che evidenzia i centri con tradizioni legate a Sant'Antonio Abate

Le notazioni di Angius sono preziose testimonianze del culto nella prima metà dell'Ottocento. Un convegno internazionale tenutosi nel giugno 2022 ha esplorato il "Culto antoniano dalla vita atanasiana alle tradizioni popolari", analizzando il percorso della devozione dalle origini ai riti popolari, con particolare attenzione ai legami tra Spagna e Sardegna.

Giovanni Antonio Sanna: Imprenditore, Politico e Mecenate Sardo

Giovanni Antonio Sanna fu un imprenditore sardo di grande rilievo. Emigrato a Marsiglia, divenne un abile commerciante e mediatore portuale. Sposato con la spagnola María Llambí y Casas, ebbe quattro figlie: Ignazia, Amelia, Enedina e Zelí.

Di simpatie democratiche e progressiste, fu eletto deputato del Regno di Sardegna e del Regno d'Italia per tre legislature (1857-1865). Acquistò e cedette il giornale torinese Il Diritto. Dotato di una spiccata sensibilità archeologica e artistica, raccolse una vasta collezione di reperti e opere d'arte, avviando a Sassari una scuola d'arti e mestieri. La donazione di questa collezione costituì il nucleo del futuro Museo nazionale archeologico ed etnografico G. A. Sanna, fatto costruire dalla figlia Zelí su progetto dell'architetto Michele Busiri Vici.

Sanna fu anche un pioniere nello sviluppo minerario, costituendo la Società per la Coltivazione della Miniera di Piombo Argentifero di Montevecchio. Grazie a moderni impianti, nel 1865 la miniera era la più grande del Regno d'Italia. Nel 1871 fondò la Banca Agricola Sarda, con sedi a Firenze, Sassari, Oristano e Roma.

Busto marmoreo di Giovanni Antonio Sanna

Giovanni Antonio Sanna morì a Roma nel febbraio 1875. I suoi resti riposano nel Cimitero Monumentale di Sassari, in un imponente mausoleo di stile neorinascimentale fatto costruire dalle sue figlie.

Villa Sant'Antonio: Un Sito Archeologico di Grande Rilevanza

Nella zona di Villa Sant'Antonio, in località "Su Tirichinu" (un nome diverso da quello erroneamente riportato sulle carte IGM come "Tuttiricchiu"), si trovano testimonianze di un lontano passato preistorico: domus de janas, menhir e altri reperti.

"Bidda de Pedra": Un Luogo Sacro Preistorico

Il sito noto come "Bidda de Pedra" (paese pietrificato), situato nei pressi di un nuraghe, presenta rare incisioni sulla pietra e coppelle. Sebbene l'archeologia ufficiale cataloghi alcune vasche scavate nella roccia come "palmenti" romani per la lavorazione del vino o dell'olio, è plausibile che queste strutture fossero già presenti e riutilizzate dai Romani.

L'area è ricca di coppelle di varie dimensioni, il cui scopo non è ancora definito, ma si ipotizza fossero contenitori per oggetti votivi o liquidi sacri come l'acqua. Intorno alle vasche si trovano incisioni a cerchio o semicerchio, talvolta collegate da canalette, suggerendo riti propiziatori.

Incisioni rupestri e coppelle nel sito di Bidda de Pedra

La presenza di queste strutture, unita alla vicinanza di Villa Sant'Antonio, ricca di menhir e simboli di fertilità, rende Bidda de Pedra un luogo sacro preistorico. Si ipotizza che fosse un centro per riti propiziatori, cerimonie sacre, sacrifici e forse un luogo dove si cercavano risposte divine. L'acqua, simbolo di vita e purificazione, giocava un ruolo centrale in questi rituali.

Le "Cart Ruts" e il Mistero dei Solchi Rupestri

Le "cart ruts" sono binari scavati nella pietra, con linee parallele che si diramano, distanti tra 110 e 140 centimetri e profonde fino a 60 centimetri. Diffuse in diverse parti del mondo, sono considerate preistoriche (periodo del bronzo). Il loro utilizzo rimane un mistero: alcuni studiosi le interpretano come antiche strade corrose dal tempo e dall'uso, altri come percorsi di pellegrinaggio religioso. L'autore suggerisce un legame con qualche culto.

Esempio di

In definitiva, Villa Sant'Antonio si configura come un sito di grande interesse archeologico, dove la spiritualità antica metteva in contatto l'uomo con il divino, la terra con il cielo, offrendo un legame con le origini del pensiero umano e la ricerca di risposte fondamentali.

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