La Vera Libertà per i Giovani Evangelici: Un Percorso di Fede e Verità

La libertà è una condizione essenziale per ogni autentica scelta di vita, ma rischia spesso di essere fraintesa e non adeguatamente presentata. Molti giovani, infatti, percepiscono la Chiesa come un'istituzione che impone regole, divieti e obblighi, allontanandosi da essa nella ricerca di una libertà malintesa. Tuttavia, la vera libertà, quella che ci ha liberati in Cristo, ci fa passare dal regime della Legge a quello dello Spirito, come afferma Galati 5,1.

Questo percorso di vera libertà non è semplicemente l'assenza di strutture o impegni, né il vivere senza una meta, ma un'esperienza profonda legata alla verità rivelata da Gesù Cristo. A volte, i giovani sperimentano un senso di prigionia nei propri limiti e fallimenti, non riuscendo a cogliere la pienezza di questa libertà.

La Parola di Gesù sulla Vera Libertà

Giovanni 8:30-36 rivela un insegnamento fondamentale di Gesù sulla libertà: "Se perseverate nella mia parola, siete veramente miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi". Queste parole furono pronunciate a quei Giudei che avevano creduto in Lui. Tuttavia, essi risposero: "Noi siamo discendenti d'Abraamo, e non siamo mai stati schiavi di nessuno; come puoi tu dire: "Voi diverrete liberi"?"

Gesù replicò: "In verità, in verità vi dico che chi commette il peccato è schiavo del peccato. Ora lo schiavo non dimora per sempre nella casa: il figlio vi dimora per sempre. Perciò se il Figlio vi farà liberi, sarete veramente liberi". Questo passaggio sottolinea che la vera schiavitù non è di tipo fisico o sociale, ma spirituale, derivante dal peccato. E la liberazione da questa schiavitù proviene solo dal Figlio.

Gesù Cristo offre vera libertà - Giovanni 8:36 - Marco deFelice

Il Nesso tra Vangelo, Educazione e Libertà

Il legame tra il Vangelo, l'educazione e la libertà è estremamente stretto. Questi tre termini si compenetrano intimamente, tanto che il Vangelo stesso è fondamento, riscatto e compimento della libertà, e l'educazione esiste perché l'uomo è essenzialmente libero. Non si tratta di armonizzare tre temi distinti, ma di riconoscere un unico tema: "la verità e la storia della libertà". La libertà non può esistere senza la verità, e la attinge solo realizzandola in una storia sensata, abitata e accompagnata.

È proprio a motivo della sua dignità, e non dei suoi limiti, che la libertà ha bisogno del Vangelo e dell'educazione. L'uomo, infatti, può solo essere evangelizzato ed educato, poiché necessita di volti, parole, promesse e testimonianze. La sua dignità trascende quella di tutte le altre creature, avendo "qualcosa di Dio" in sé. Questa differenza, questo desiderio e questa trascendenza che lo abitano fanno parte della sua identità libera. Anche le sue mancanze sono segno di una chiamata alla pienezza.

L'uomo si trova in una condizione paradossale: come creatura libera deve auto-determinarsi, ma come libera creatura non può auto-fondarsi, auto-giustificarsi e auto-realizzarsi. Egli vive di una verità che non può darsi da sé, ma gli viene data da altri, con altri e per altri. Questa verità non è un'idea o un valore, ma una Persona, che lo appella, lo coinvolge, lo vuole libero e lo rende tale. Quindi, proprio perché libero, l'uomo è oggetto di annuncio e di accompagnamento, di evangelizzazione e di educazione.

La Libertà e l'Educazione: Un Rapporto Reciproco

Educare è educare la libertà. In questo compito, il Vangelo non si pone solo nell'ordine dei fini, ma anche dei metodi e dei processi, come testimonia Gesù stesso: "Io sono la via, la verità e la vita" (Gv 14,6). È dunque urgente offrire ai giovani buone notizie e buone ragioni intorno al mistero della libertà.

  • La libertà e l'educazione: I destini della libertà sono i destini dell'educazione e viceversa. È urgente fare appello non alla libertà in senso formale, ma alla libertà reale, non alla condizione libera dell'uomo, ma alle condizioni che lo rendono veramente libero.
  • Il paradosso della libertà finita: La libertà è molto più bella e seria di quanto suggerito dalla cultura corrente, che spesso promuove il mito dell'autonomia. La libertà è una questione di verità.
  • Le contraddizioni di una libertà sfinita: È necessario confrontarsi con il "male della libertà", per evitare di trattarla in maniera ingenua. La libertà è una questione di salvezza.
  • La pienezza di una libertà filiale: Il nome più autentico della libertà è la filialità, contrastando la tendenza ad affermare la libertà a prescindere dai legami o contro di essi.
Infografica che mostra le interconnessioni tra Vangelo, Educazione e Libertà

La Crisi della Libertà nell'Educazione Moderna

L'idea di libertà condiziona l'idea di educazione, e viceversa. Le analisi sulla sfida educativa convergono sul fatto che la crisi dell'educazione è crisi di libertà: libertà ed educazione stanno o cadono insieme. Le distorsioni culturali in tema di libertà si ripercuotono sulle teorie pedagogiche e le pratiche educative, ostacolando lo sviluppo della libertà quando non la colgono nella sua originalità.

La parabola del pensiero moderno mostra un percorso dall'esaltazione alla mortificazione della libertà, e di conseguenza, una crisi dell'educazione. Questa corrispondenza si riflette sia nel pensiero ecclesiale che in quello laico. L'"emergenza educativa" non è solo un allarme, ma la difficoltà di educare che cede il passo all'impossibilità di educare. I segni di questa emergenza includono l'incomunicabilità tra generazioni, la crisi dei legami familiari, la debolezza della ragione, la fragilità degli affetti, la perdita di memoria e la caduta di speranza nei giovani.

Alla base di questi processi c'è la secolarizzazione, che ha causato una rottura radicale con la tradizione e un divorzio tra Vangelo e cultura. Il discredito della tradizione, e quindi dell'educazione come trasmissione di senso, è un effetto del nichilismo. Il relativismo e il naturalismo, sebbene in contraddizione, cooperano nell'azzerare ogni riferimento oggettivo: la negazione della verità uccide la libertà, spingendola a un rapporto arbitrario con le cose o omologandola ad esse.

La Falsa Idea di Autonomia

Molti interpreti sono concordi nell'identificare il "peccato originale" della cultura moderna nell'interpretazione della libertà come autonomia. Benedetto XVI e i documenti della CEI hanno riflettuto su questo, sottolineando che una radice essenziale dell'emergenza educativa consiste in un falso concetto di autonomia dell'uomo, che dovrebbe svilupparsi solo da sé, senza imposizioni esterne. Questa idea, pur seducente, non riscatta la libertà ma la rende schiava, facendo dell'uomo un individuo autocentrato, separato dai legami con il mistero dell'essere, degli altri e di Dio.

L'uomo autosufficiente vede la sua libertà oscillare tra esaltazione e negazione. Questo esito è prevedibile: quando l'uomo cerca di comprendersi a prescindere da Dio, finisce per fraintendersi e contraddirsi. Il pensiero moderno, pensando la libertà in modo astratto, troppo metafisico o trascendentale, finisce per esaltarla in linea di principio e mortificarla nei fatti. Nancy, a tal proposito, afferma che il pensiero moderno, ostinandosi a interpretare la libertà come autonomia e spontaneità, si è condannato al silenzio.

L'ossessiva inclinazione a identificare la libertà con i suoi diritti si rivela riduttiva, incoraggiando i giovani a pretendere di essere liberi senza esserlo veramente, e spingendo gli adulti ad accordare più libertà di quanto siano disposti ad accompagnare. È necessario prendere le distanze da una visione formale, puntiforme, acosmica, astorica e anaffettiva della libertà, che si afferma separatamente dalla sua genesi e dai suoi legami costitutivi. Occorre parlare della libertà reale, dove il profilo ideale e processuale della libertà sono subordinati al suo effettivo itinerario di maturazione.

Botturi, nella sua disamina sulla filosofia della libertà in ambito cattolico, conclude che "ciò che è primo nella logica vissuta della libertà non è la sua capacità di autodeterminazione, come si è portati a pensare per tradizionale vizio individualistico". Gli orientamenti pedagogici moderni, antiautoritari e puerocentrici, contestano il valore pedagogico della tradizione, che è condizione elementare dell'educazione stessa, e accreditano una ingenua fiducia nel nuovo, mortificando ogni istituzione educativa. Questo porta a polarizzazioni conflittuali e ad un deficit di libertà, dove i ragazzi rivendicano la libertà ma sono poco liberi, spesso rinunciandovi anche quando viene loro riconosciuta.

Gauchet osserva che la crisi dell'educazione dipende dal fatto che la libertà è più pretesa che esercitata, e che "l'antinomia del processo educativo sta nel fatto che per divenire effettivamente autonomi non bisogna essere originariamente posti come tali". La libertà è sempre dono e compito, e per questo è più saggio educarla che presupporla, farne oggetto di conquista che di immediato riconoscimento. Hannah Arendt ha magistralmente analizzato come la libertà, che nell'antichità era privilegio di pochi e oggetto di conquista, nella modernità sia diventata un dato universale e un diritto da riconoscere a tutti, perdendo il suo concreto bisogno di educazione. Nel sentire comune, l'educazione è vista come obiezione alla libertà, e la libertà come conflitto con l'educazione, fino alla sua inopportunità.

La Vera Liberazione attraverso Cristo

La parola "libertà" è impegnativa. Spesso, quando l'uomo pensa di essere libero, in realtà è ancora schiavo di qualcosa di nascosto nel profondo del suo cuore. Gesù ci dice che "se il Figlio vi farà liberi, sarete veramente liberi". Questo ci fa comprendere che senza il suo intervento non possiamo parlare di "vera libertà".

Credere e Dimorare nella Parola

La domanda "Chi crede in Gesù allora è libero?" non trova una risposta immediata, poiché credenti e non credenti sono soggetti al peccato, che genera schiavitù. Certamente, il primo passo verso la libertà è credere in Gesù come Salvatore, ma il percorso di "liberazione" non si conclude con la salvezza, piuttosto ne segna l'inizio. Si è liberi solo quando si viene liberati. Per questo Gesù dice a coloro che hanno creduto: "Se dimorate nella mia Parola... conoscerete la verità e la verità vi farà liberi".

"Dimorare" nella Bibbia significa acquisire l'abitudine di meditarla ogni giorno con attenzione e preghiera. Non è una semplice lettura, ma una meditazione profonda, consapevole che l'anima ha bisogno delle parole della Bibbia. La Bibbia è lo strumento principale che Dio usa per scavare nel cuore e operare un cambiamento. Dimorare nella Bibbia significa trovarvi le soluzioni e le risposte attese.

Liberazione dalle Conseguenze del Peccato

La Parola di Dio ci libera dalle "conseguenze del peccato". Dal momento in cui Dio ci ha salvato per mezzo di Cristo, tutti i nostri peccati sono stati perdonati e cancellati: "Ravvedetevi dunque e convertitevi, affinché i vostri peccati siano cancellati..." (Atti 3:19). Lo "step" successivo è la liberazione dalle conseguenze del peccato, come paure, critiche aspre, sospetti, rancori, orgoglio e presunzione, che derivano dal peccato di Adamo. Queste cose, accumulandosi nei nostri cuori, non solo li appesantiscono e impediscono di avere un cuore puro, ma possono anche lasciare spazio a spiriti maligni.

La rabbia e il rancore non risolti, l'orgoglio mai vinto, possono aprire le porte a demoni e spiriti di contrasto, causando relazioni difficili e limitando la potenza dello Spirito Santo. La Bibbia esorta: "Il sole non tramonti sul vostro cruccio; e non date spazio al diavolo" (Efesini 4:26). Quando pensiamo di essere liberi, spesso non lo siamo ancora del tutto, ed è necessaria la "liberazione" che solo il Figlio di Dio può operare se "dimoriamo nella Parola".

Illustrazione di persone liberate da catene attraverso la luce della Parola di Dio

La Parola compie un'operazione delicata e accurata, giorno dopo giorno, raggiungendo i meandri più nascosti delle nostre coscienze e liberandoci dai veleni mortiferi che ancora ci abitano. Non ci sono altre soluzioni; dobbiamo riconoscere che c'è ancora molto da fare. Lo Spirito Santo in noi "ci brama a gelosia" e desidera liberarci dalle conseguenze del peccato e, in alcuni casi, anche da spiriti seduttori e ingannevoli. Dobbiamo lasciare che la Parola del Figlio di Dio compia quotidianamente questi miracoli, aiutandoci a liberarci da ogni rancore e cose simili, perché il "principio" delle cose buone è ciò che ci rimarrà nel cuore per sempre.

La Libertà come Dono Filiale e Partecipazione

La libertà non è una condizione naturale o innata, ma un dono e un compito. Come scoprì Lutero, il "peccato" è egocentrismo; chi fa cose incentrate su di sé diventa schiavo di sé. L'amore può accadere solo quando si è liberi di non curarsi, senza ulteriori motivi. Gesù ci ricorda che restiamo suoi discepoli se continuiamo a cogliere le sfide del Vangelo. La verità, che libera, spesso "fa arrabbiare molto" prima di portare alla libertà, poiché implica un doloroso confronto con se stessi alla luce della parola di Cristo.

La conoscenza della verità implica sempre una vita in relazione, che emerge dall'anonimato per assumersi il peso e la responsabilità etica dell'esistenza. Non saremo liberi finché non affronteremo la verità su noi stessi. Ci tagliamo fuori dalla grazia e dalla pienezza di libertà quando rifiutiamo di ascoltare la Parola di Cristo. Per entrare nella Casa di Dio, dobbiamo avere una relazione con Colui che vi abita e ci invita dentro.

La nostra libertà di figli e figlie di Dio ci sta sempre davanti, come dono e come promessa. Possiamo viverla solo insieme, nel confronto democratico e nella partecipazione, nel riconoscimento dell'alterità. Libertà è partecipazione, perché "io non sono libero se tu non lo sei". Perseverando nell'ascolto della parola di Cristo, che è un processo continuo di svelamento della realtà su Dio, su noi stessi e sugli altri, la libertà scaturisce come dono condiviso.

Come coloro che sono stati invitati dentro, non dobbiamo aggrapparci gelosamente ai vecchi "stracci passati" - prospettive obsolete, tradizioni, valori "naturali" e "religiosi" - perché ora li vediamo per quello che erano: strumenti di oppressione e paura. Siamo accolti come figli e figlie di Dio, come progenie dello stesso Padre celeste per mezzo di Gesù. La libertà che porta Gesù spezza le catene dell'asservimento alla convenzione, alla morale definita e prescritta da una chiesa particolare. Questa libertà si assume la responsabilità di vivere, rinunciando allo sdoppiamento della persona tra l'autorità della coscienza e le prescrizioni di una chiesa. A testa alta, la libertà rinuncia al politicamente corretto, alla finzione e alla menzogna.

Non facciamo il culto della libertà, ma respiriamo la libertà come dono di vita e di grazia. La libertà ci permette di guardare oltre noi stessi, per fondare la nostra identità in Cristo, non su una gentile concessione del Magistero o dello Stato. La famiglia di Dio è più grande delle nostre piccole barriere ecclesiastiche e morali. Dimorando nella casa più grande della Parola della promessa di Gesù, diventiamo parte integrante della Chiesa ecumenica nel mondo. Questo mondo è il nostro luogo, il posto dove Dio desidera stabilire la sua dimora.

La Fede Viva e l'Esperienza di Gesù tra i Giovani

Nelle testimonianze raccolte tra i giovani sulla loro esperienza spirituale, raramente si trovano citazioni religiose; il loro mondo interiore è spesso occupato da valori ed esperienze che non riguardano la fede tradizionale. Tuttavia, i giovani che mantengono una certa frequentazione della comunità cristiana, parlano di Gesù con una sensibilità profonda.

Giulia, una ventiduenne, testimonia come nella frenesia della vita quotidiana sia facile perdere l'orientamento, ma i momenti dedicati alla riflessione sulla Parola sono rigeneranti. Rimane sorpresa dall'attualità del Vangelo, trovando riscontro nelle pagine antiche con le sue domande e i suoi dubbi. Da questo iniziale stupore, avviene un vero e proprio incontro con Gesù, "presenza viva nella Parola". I suoi gesti e le sue parole ispirano le sue azioni e rassicurano i suoi turbamenti. Di Gesù, Giulia è colpita dalla mitezza e dall'umiltà di cuore, dal suo stile ponderato e mai casuale.

Gesù Cristo offre vera libertà - Giovanni 8:36 - Marco deFelice

Ai giovani come Giulia, interessa una fede capace di coinvolgere tutta la persona, non solo la ragione. Non cercano un Dio come nozione, ma come Persona con cui relazionarsi in modo così importante da influire su tutta la vita. L'esperienza religiosa è quella di una fede capace di dare senso a tutto e di costituire un orizzonte per gli interrogativi della vita.

Il Rifiuto di Gesù e della Chiesa

Per molti giovani che si sono allontanati dalla comunità cristiana, Gesù è spesso assente dal loro orizzonte spirituale. Anche se hanno frequentato la catechesi, il Signore non è entrato veramente nella loro vita. Questo è comprensibile per chi ha abbandonato fede e Chiesa, ma meno per chi, pur fuori dalla Chiesa, si sente ancora credente, parlando di Dio con accenti profondi ma senza mai menzionare Gesù.

Una ipotesi è che Gesù sia così strettamente legato alla Chiesa da essere rifiutato con essa. Alcuni accusano la Chiesa di aver tradito il messaggio di Gesù, come un giovane che afferma: "Gesù, secondo la storia, si spendeva tantissimo per gli altri... Mi viene da pensare che è questo che la Chiesa ha perso negli anni". Altri criticano la Chiesa per aver "messo bocca su argomenti che sono totalmente lontani da quello che era l’idea di Gesù Cristo". In questi casi, Gesù cade nell'oblio insieme alla Chiesa.

Altri giovani hanno difficoltà a credere ad aspetti particolari, come la resurrezione di Gesù: "Non credo che ci sia un cristiano che lo sia sul serio, perché, per essere veramente cristiano, cattolico, dovrei credere che Gesù sia morto e risorto dopo tre giorni. Ma com’è possibile?". Una mentalità concreta, legata al buon senso, reputa incredibile ciò che la ragione non riesce a spiegare. Anche la divinità di Gesù è un problema per alcuni: "L’essere cristiano è sempre stata un’identità molto chiara per me, fin quando ho messo in dubbio la divinità di Cristo; ma l’essere cristiani non ha senso se metti in dubbio il Cristo Dio".

Si può immaginare che il Gesù della fede non sia mai entrato come protagonista vivo nell'orizzonte spirituale di molti giovani di oggi. Una formazione catechistica, pur parlando di Gesù, non ha aperto loro la profondità dell'annuncio cristiano. La maggior parte dei giovani, interrogati sul significato dell'essere cristiani, risponde che significa "comportarsi bene e andare a Messa la domenica". Questa visione moralistica e rituale del cristianesimo, senza annuncio di salvezza, è un "guscio vuoto".

Una giovane, ricordando la catechesi, afferma che le parabole erano raccontate "come se fossero delle favole, con un aspetto immaginifico molto forte". Questo modo di presentare Gesù lo rende un personaggio poco diverso da quelli delle favole infantili. Se, crescendo, Gesù è stato "usato" per indurre a certi comportamenti, è facile dimenticarlo. Anche se le sue parole sono state usate per educare a vivere bene, si sono private le persone dell'originale salvezza annunciata da Gesù. Non basta annunciare che Gesù ci ha insegnato a volerci bene, se non si dice che ci ha rivelato che Dio ci vuole bene e che è in virtù di questo amore che ci precede che noi possiamo volerci bene.

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