Nella suggestiva cornice della Basilica di San Miniato al Monte a Firenze si è svolta la quarta edizione del “Festival delle Religioni”, un evento che si proponeva di parlare di religione e degli influssi che essa ha nella società, coinvolgendo atei e credenti, laici e religiosi. La rassegna, ideata e organizzata da Francesca Campana Comparini, si è tenuta interamente a San Miniato al Monte dal 25 al 28 aprile e ha compreso anche il gran finale delle celebrazioni per il millenario dell’abbazia benedettina.
Il momento centrale di questa edizione del Festival, avvenuto il 27 aprile, è stato l'incontro ecumenico tra il Segretario di Stato Vaticano, il Cardinale Pietro Parolin, e il Patriarca Karekin II, Catholicos di tutti gli Armeni. Questo appuntamento è stato definito storico.

San Miniato al Monte: Un Ponte tra Storia e Culture
La scelta del luogo di San Miniato non è stata affatto casuale. La splendida basilica fiorentina prende infatti nome dal protomartire Miniato, un re proveniente dall’Armenia, che fu ucciso a Firenze dall’imperatore Decio in epoca di persecuzione cristiana, nella metà del III secolo. Questo dettaglio storico sottolinea un legame profondo e antico tra la fede cristiana in Italia e le sue radici orientali, rappresentando sia l’universalità temporale sia quella multietnica della Chiesa.
L'Antichità della Chiesa Apostolica Armena
La Chiesa apostolica armena, da cui deriva il Patriarca Karekin II, è tra le più antiche Chiese del mondo e proviene da una delle prime comunità cristiane. Le prime testimonianze dell’avvento del cristianesimo in Armenia risalgono infatti al I secolo, ad opera degli apostoli Taddeo e Bartolomeo. L'incontro ha così racchiuso due millenni di storia, di tradizione e di comunione, evidenziando l'eredità millenaria della fede armena.
I Temi Centrali: Fede, Unità e Società
Le Riflessioni del Patriarca Karekin II
Sua Santità Karekin II, Catholicos di tutti gli Armeni, ha dedicato il suo intervento al tema della fede e al ruolo delle chiese cristiane nella società e nella storia. Partendo dalle origini, il Patriarca ha sostenuto che «la Chiesa cristiana nella sua missione dovrebbe necessariamente statuire l’unico esempio della relazione tra fede e verità nella società, relazione che è confermata dal credere nel proprio cuore, conferita dalle opere della vita virtuosa e dando frutto con il miglioramento della vita quotidiana e del risveglio spirituale di milioni di persone».
Karekin II ha anche sfiorato l’attualità, affermando che «oggi, le manifestazioni estreme della percezione di fede sono diventate normali». Ha osservato come da una parte, gruppi e individui percepiscono la loro verità come esclusiva, talvolta a spese di una società che non condivide tale visione. Dall’altra parte, la fiducia individuale e pubblica nei valori inalienabili nati dall'unione di verità e di fede è considerata con riserva, spesso relegata alla sfera privata. Pur riconoscendo la natura personale della scelta di fede, il Patriarca armeno ha ribadito che «la sua manifestazione, nella prospettiva della Chiesa cristiana, crea la Chiesa del Dio vivente, il pilastro e il fondamento della verità».

Il Contributo del Cardinale Pietro Parolin
Il Segretario di Stato Vaticano, il Cardinale Pietro Parolin, nel suo lungo intervento, ha affrontato diverse tematiche, dal dialogo tra chiese alle difficoltà della Chiesa contemporanea, oltre a una profonda riflessione sul valore della preghiera. Ha voluto soffermarsi in particolare sull’importanza dell’incontro ecumenico: «Credo che nel mondo di oggi, lacerato da tanti conflitti e da tante tensioni, i cristiani - ancor prima di parlare del dialogo interreligioso - prima di tutto devono essere fattore di unità, e per diventare elemento di unità all’interno della società devono cercare primariamente l’unione tra di loro. Che è poi la preghiera più ardente di Gesù nel Cenacolo, “che tutti siano uno”, pur nelle loro differenze, come spesso ricorda il Papa».
La Fede nella Società Contemporanea
Il Cardinale Parolin ha sottolineato che «c’è ancora più necessità della fede nella società contemporanea, proprio perché c’è il rischio che l’uomo si perda, come questa accentuazione forte della dimensione antropologica: quando è chiusa la trascendenza rischia di portare l’uomo al fallimento e tante grida di allarme che provengono da varie parti dicono proprio questo. Quindi la fede è proprio salvezza, la fede salva l’uomo nella sua dimensione integrale».
Il Dialogo Interreligioso e la Sfida dei Fondamentalismi
Riguardo all’incontro tra fedi diverse, il Cardinale ha affermato che è «in atto da molto tempo, c’è tutto un dialogo interreligioso che cerca di avvicinare le fedi e di farle collaborare in tanti progetti che possono essere di utilità comune, di servizio al bene comune». Ha riconosciuto che le difficoltà nascono «nel momento in cui ci sono questi fondamentalismi», ma ha espresso la convinzione che «quando c’è una ricerca sincera del bene di tutti e di ciascuno, credo che le fedi possano incontrare tanti punti comuni, soprattutto pratici».
Il Martirio dei Cristiani e il Valore della Tradizione Monastica
Il Segretario di Stato Vaticano ha riconosciuto l’attuale persecuzione dei cristiani, affermando che «oggi i cristiani sono perseguitati in tante parti del mondo», e ha richiamato il Vangelo, dove Gesù descrive la condizione dei suoi discepoli come una condizione di persecuzione e rifiuto. Riflettendo sull'esperienza millenaria di San Miniato, ha posto l'accento sulla «grande tradizione monastica, come ricerca di Dio ma ricerca di Dio per la salvaguardia dell’uomo». Ha aggiunto che «i monaci sono stati anche dei grandi maestri e dei grandi artefici di civiltà, hanno saputo costruire autentiche civiltà proprio a partire da questo radicamento in Dio».
La Crisi Europea e la Perdita del Senso Religioso
Per quanto concerne la crisi europea, il Cardinale Parolin ha individuato «la perdita del senso religioso, la perdita del riferimento a Dio» come una delle caratteristiche e cause della crisi della nostra società, poiché «quelli che dovrebbero essere i valori fondanti sono stati poi i valori di ispirazione cristiana. Quando viene a mancare Dio, cadono anche questi valori ed allora ecco la crisi».

La Chiusura del Millennio e il Simbolo della Porta Santa
La celebrazione liturgica presieduta dal Cardinale Parolin ha segnato la chiusura ufficiale del Millennio di San Miniato al Monte e della Porta Santa il pomeriggio del 27 aprile. La porta della basilica era stata 'aperta' il 27 aprile del 2018 dall’arcivescovo di Firenze, il Cardinale Betori, inaugurando le celebrazioni per i mille anni dell’abbazia benedettina.
Il Cardinale Parolin ha ricordato come la Porta Santa sia «simbolo della misericordia del Padre che Gesù dona all’umanità», sottolineando che «termina, così un periodo straordinario, un’esperienza singolare, che non chiude però affatto la porta del cuore di Dio». Ha ripreso le parole di Papa Francesco, esortando a «non chiudere mai le porte della riconciliazione e del perdono, ma di saper andare oltre il male e le divergenze, aprendo ogni possibile via di speranza». Ha ribadito che, anche se la Porta Santa si chiude, «rimane sempre spalancata per noi la vera porta della misericordia, che è il Cuore di Cristo. Realmente Gesù è la porta per sempre spalancata dell’amore di Dio per noi».

La Gerusalemme Celeste e la Universalità Multietnica della Chiesa
Nel corso della celebrazione liturgica, il Cardinale Parolin ha anche approfondito la metafora architettonica, interpretando la Gerusalemme celeste sia come l’immagine della vita eterna, sia come il ritratto più bello della Chiesa. Ha evidenziato come tutti, a diverso titolo, siamo coinvolti nell'edificazione di una città le cui porte siano sempre aperte, affinché abbiano «libero accesso gli uomini di tutte le culture, etnie e lingue provenienti dai quattro punti cardinali». Ha affermato che «la Chiesa terrena infatti si è percepita come un’entità che travalica le distinzioni etniche». Ha ribadito il profondo significato di San Miniato al Monte come un richiamo evidente a questa dimensione universale, poiché la basilica conserva le spoglie non di una persona di origine italica, ma di «un martire che viene da Oriente: San Miniato era armeno».
A conclusione degli interventi, in un momento di "fuori programma" su proposta di Padre Bernardo Gianni, abate di San Miniato, e dopo un minuto di silenzio e raccoglimento, la delegazione guidata da Karekin II ha intonato un canto in lingua armena, rivolta all’altare della Basilica, suggellando con un gesto di profonda comunione lo storico incontro.