Il Sinodo sui Giovani: Un Dialogo tra Fede e Nuove Generazioni

Introduzione: La Sfida del Sinodo per la Chiesa Contemporanea

Il Sinodo dei vescovi su "I giovani, la fede e il discernimento pastorale" ha rappresentato una significativa sfida per la Chiesa, fortemente voluto da Papa Francesco con l'intento di spingere la barca di Pietro a navigare in mare aperto e a confrontarsi con il nuovo che avanza.

Questo appuntamento ha richiamato immediatamente uno stile di rapporto con i giovani, informato dalla «compagnia nelle vicende umane», dalla condivisione di un cammino e dalla vicinanza «affettiva» e culturale a un'età della vita ricca di potenzialità, ma anche di molte tensioni e contraddizioni. Non sempre o non tutta la Chiesa si comporta in questo modo nei confronti delle nuove generazioni. Troppi uomini di Chiesa, infatti, coltivano l’idea di essere di fronte a una generazione nichilista, priva di qualsiasi bussola morale, incapace di distinguere il bene dal male, figlia del consumismo e delle passioni tristi che dominano la nostra epoca, perlopiù dedita all’evasione, al disimpegno e al divertimento.

La prima «conversione» che il Sinodo chiede alla Chiesa è dunque quella di non alzare muri nei confronti di una generazione che, pur riflettendo nelle sue ambivalenze i tratti della modernità avanzata, non è necessariamente la peggiore della storia.

Papa Francesco incontra un gruppo di giovani durante il Sinodo

Il Processo Sinodale: Ascolto e Partecipazione Allargata

Obiettivi e Funzionamento del Sinodo

Il Sinodo dei Vescovi è un'assemblea che riunisce rappresentanti dei vescovi di tutto il mondo con il compito di assistere il Papa nel governo della Chiesa attraverso i suoi consigli. Istituito da Paolo VI nel 1965, nel corso del Concilio Vaticano II, il Sinodo ha come criteri per la scelta del tema l'universalità (cioè che riguardi tutta la Chiesa), l'attualità e l'urgenza. Oltretutto, è richiesto che abbia un’applicazione pastorale e una solida base dottrinale, e infine è necessario che il tema sia attuabile, cioè che le risoluzioni raggiunte nel corso dell’assemblea possano essere veramente messe in pratica.

Un Sinodo viene sempre convocato e presieduto dal Papa. In un primo momento il Papa convoca l’assemblea e sceglie un tema. Successivamente, in seguito a una prima consultazione, viene redatto un documento, l’Instrumentum Laboris, che fungerà da traccia per tutta la durata dell’assemblea. Al termine dei 25 giorni di lavori verrà invece redatto e consegnato al Papa un Documento Finale contenente le risoluzioni dell’assemblea sinodale presentate sotto forma di proposte e riflessioni. Il processo sinodale si articola in tre fasi: ascolto, decisione e attuazione. Chi partecipa al Sinodo include vescovi eletti dalle Conferenze Episcopali di tutto il mondo, altri vescovi, sacerdoti e membri di nomina pontificia e, infine, anche laici invitati per le proprie competenze.

La Voce dei Giovani: L'Inclusione di Atei e Agnostici

Un aspetto centrale del Sinodo sui giovani, svoltosi dal 3 al 27 ottobre 2018, è stata l'ampia consultazione giovanile. Il consueto Documento preparatorio, pubblicato a gennaio 2017, era accompagnato da un questionario a cui tutte le conferenze episcopali del mondo erano invitate a rispondere. Inoltre, una consultazione online ha offerto ai giovani di tutto il mondo la possibilità di prendere la parola in prima persona: oltre 100.000 l'hanno completata. Questa dinamica ha reso la preparazione al Sinodo un processo di reale incontro e ascolto tra generazioni.

Papa Francesco ha fortemente voluto l'inclusione di tutti, dichiarando: «È il Sinodo per e di tutti i giovani! I giovani sono i protagonisti. "Ma anche i giovani che si sentono agnostici?". Sì! "Anche i giovani che hanno la fede tiepida?". Sì! "Anche i giovani che sono lontani dalla Chiesa?". Sì! "Anche i giovani che - non so se c’è qualcuno… forse ci sarà qualcuno - i giovani che si sentono atei?". Sì! Questo è il Sinodo dei giovani, e noi tutti vogliamo ascoltarvi. Ogni giovane ha qualcosa da dire agli altri, ha qualcosa da dire agli adulti, ha qualcosa da dire ai preti, alle suore, ai vescovi e al Papa!».

Il cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo, ha confermato questa apertura, riportando le parole del Papa: «Mi raccomando, i lontani!». Per questo, 20 giovani hanno interagito durante gli eventi con l'esterno in varie lingue attraverso i social media, permettendo una partecipazione ancora più ampia.

Riunione pre-sinodale al Maria Mater Ecclesiae, gli interventi dei giovani

Il Panorama Religioso Giovanile: Tra Fede, Distacco e Nuovi Percorsi

La Ricerca "Piccoli Atei Crescono?" e la Condizione Religiosa Attuale

Domande sulla "cittadinanza" della fede religiosa nelle nuove generazioni sono state al centro del Sinodo e oggetto di indagini recenti, tra cui quella dedicata alla situazione italiana, illustrata nel volume Piccoli atei crescono. Davvero una generazione senza Dio?.

Le indagini più serie su questi temi presentano scenari complessi:

  • In Italia, la percentuale di giovani che si definiscono «senza Dio» e «senza religione» ha superato il 30%, rispetto a meno della metà 15-20 anni fa, con posizioni interne assai diverse.
  • La condizione «credente» è ancora diffusa, ma fortemente differenziata al suo interno, delineando una religiosità più delle intenzioni che del vissuto, che rappresenta più una «memoria remota» che un criterio attivo di vita. La fede dei giovani credenti è spesso più incerta e dubbiosa, riflettendo le vicende altalenanti della vita e gli stati d’animo del momento.
  • La diffusa compresenza (nella società e nei gruppi amicali, ma anche sovente nei rapporti di coppia) di credenti, non credenti e «diversamente credenti», più che generare tensioni e conflitti sembra favorire, a certe condizioni, situazioni di reciproco riconoscimento. Molti giovani, pur definendosi «senza Dio» e «senza religione», ritengono plausibile credere e avere una fede religiosa anche nella società contemporanea, pur se la cosa non li riguarda. Questa fede è ritenuta più frutto di scelta che di destino, capace di fornire risposte vitali all’esistenza, ma «a precise condizioni» (di libera scelta, di coerenza, di coscienza).
  • Circa il passaggio del testimone della fede, emerge che è più facile trasmettere da una generazione all’altra la «non credenza» o una «credenza debole» piuttosto che un orientamento religioso più impegnato.
Infografica: Distribuzione delle credenze religiose tra i giovani italiani

Le Ragioni di un Distacco e la Necessità di Nuovi Approcci

La Chiesa, insomma, sembra avere difficoltà a offrire parole di vita capaci di orientare le nuove generazioni alle cose che contano. Una parte dei giovani si sottrae a una religiosità ritenuta formale e burocratizzata; altri si mettono in una posizione di stand-by sulla questione religiosa (attendendo eventuali nuovi sviluppi); altri ancora mantengono un legame debole con le radici religiose valorizzandole più per motivi culturali che spirituali. Non pochi, inoltre, cercano risposte di senso in altri percorsi e tradizioni spirituali, che valorizzano maggiormente il potenziale umano o sono più attente alla cultura della soggettività.

Secondo Paola Bignardi, coordinatrice dell’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo, dalla ricerca emerge che molti giovani hanno incontrato un'immagine di Dio che li ha allontanati: una serie di divieti, di regole, un giudice severo. «Il Dio delle dottrine non interessa - continua Bignardi - vogliono un Dio relazione». Oggi i giovani non hanno amore per la Chiesa non perché ne contestano le scelte, ma perché si chiedono: «cosa c’entra la Chiesa con il mio rapporto con Dio?».

Don Oreste Benzi anticipava già nel 2007 che «il vento è favorevole, perché il cuore dei giovani [...] oggi batte per Cristo», ma spesso non lo incontrano, per questo occorreva pensare ad un nuovo approccio, «un incontro simpatico con Cristo». Don Michele Falabretti, direttore dell’Ufficio di Pastorale Giovanile della CEI, ha sottolineato: «Non possiamo smarrire l’idea di essere chiamati. Dobbiamo riscoprire la nostra chiamata che viene dalla Parola di Dio e che fa la Chiesa». Giovanni Paolo Ramonda, responsabile generale della Comunità Papa Giovanni XXIII, aggiunge che «oggi che la gente non va in chiesa c’è bisogno di raccontare il Vangelo con la vita».

La giovinezza, con il suo vitalismo e la sua libertà, è diventata una condizione invidiata, un ideale collettivo. L'età della giovinezza si è allungata tantissimo e sembrano scomparsi quei passaggi di vita che decretavano l'inizio di un'età adulta, la cosiddetta «iniziazione». La domanda, ora, è: come si diventa adulti oggi? Come si entra nel mondo dei grandi? Come s'impara, e con chi, a fare le scelte giuste?

Le Sfide Pastorali e il Ruolo degli Adulti nella Chiesa

Superare la Passività e Valorizzare le Risorse Giovanili

Molti ambienti cattolici sono più propensi a parlare dei giovani che ai giovani, o sono strutturati in modo da lasciare al proprio interno poco spazio alla presenza delle nuove generazioni. Si pone la domanda: perché non valorizzare le loro risorse creative (nel campo del web e della rete, nelle attività espressive, nel gusto comunicativo, nel modo di guardare al mondo) per rendere più attraenti e dinamiche le sedi delle comunità cristiane? Padre Giacomo Costa, gesuita e segretario speciale del Sinodo sui giovani, ha affermato: «Bisogna uscire dall’ottica che vede i giovani da una parte e la Chiesa dall’altra. Siamo tutti in cammino, come i discepoli di Emmaus».

Affidare ad alcuni gruppi qualificati di giovani credenti (accompagnati da qualche esperto autorevole e dialogante) il compito di scrivere un «catechismo» capace di presentare il nucleo della proposta cristiana con un linguaggio e una sensibilità più moderni e accattivanti potrebbe essere una via. Certo, offrire ai giovani maggior libertà di azione e di progettazione può far correre qualche rischio agli ambienti ecclesiali.

La prima cosa da fare per comprendere qualcosa dei giovani è mettersi in ascolto del loro mondo, cercando di dare un nome al loro desiderio profondo di vita e di assoluto. Papa Francesco ha sottolineato: «Se li vogliamo capire, non si può considerare una perdita di tempo guardarli negli occhi, a uno a uno, e ascoltare il racconto della loro vita, del loro cuore». Questo approccio mette in crisi le certezze degli adulti e li costringe a interrogarsi sulla propria visione della vita e sull'eredità che pensano di lasciare ai giovani.

Giovani in dialogo con un sacerdote, simbolo di accoglienza e ascolto

La Questione del Peccato Originale e le Visioni della Fede

In alcune riflessioni emerse successivamente al Sinodo, è stato percepito un "grande assente" nel documento finale: il peccato originale. Questa omissione ha sollevato interrogativi sulla concezione della fede veicolata. Se, come si è evidenziato, si toglie «quella originale stortura, quel bug di sistema che non ci fa funzionare bene da soli», allora «se il cuore dell’uomo è autonomamente capace di bene, se tutto quello che l’uomo prova, o sente, o attraversa, è comunque potenzialmente buono, certo l’ascolto diventa il dogma». Se invece «c’è il peccato originale, allora ascoltare non è il dogma». Anzi, «se c’è quel seme di male nel cuore dell’uomo, ne consegue proprio il contrario, cioè che è necessario non ascoltare la propria voce interiore, ma quella di Dio, che non sempre coincidono, anzi».

Questa prospettiva critica sottolinea che il peccato originale è, come dice il Catechismo, il rovescio della Buona Novella che Gesù è il Salvatore di tutti gli uomini. Cancellare il peccato originale significa cancellare il mistero del cuore dell’uomo che vede il bene ma fa il male (lettera ai Romani). Dunque, non basta far vedere il bene, occorre armarsi nel combattimento. Non basta il “contatto vivente con l’esistenza felice di Gesù”, perché Gesù è morto torturato e crocifisso, per il mistero del male nel mondo, cioè nel cuore di ogni uomo, cioè per il male e il peccato di ognuno.

Questa critica, espressa da alcuni fedeli, suggerisce due visioni profondamente distanti della fede proprio sul punto del peccato originale, portando a chiedersi se non sia in atto uno «scisma sostanziale e silenzioso» nella Chiesa. Si ipotizza che alcuni pastori, provenienti da generazioni o aree geografiche diverse, possano avere un «grave complesso di inferiorità» che li spinge a presentare un'immagine della Chiesa lontana da qualsiasi rigidità, forse in reazione a un passato in cui la Chiesa era percepita come arcigna e piena di divieti.

Critiche alla Morale e al Ruolo Pastorale

Il documento finale del Sinodo, secondo alcune voci, potrebbe aver risentito di una «fretta di non dire niente che possa urtare nessuna sensibilità», tanto da sembrare scritto più «dall’ordine psicologi, oppure da bravi educatori, non necessariamente credenti», tralasciando temi fondamentali come la vita eterna, il peccato, la morte e l'inferno. Questa critica suggerisce che la rimozione del tema della morte e del destino eterno non serve, e che il timore di Dio è solo il principio, certo, ma poi bisogna passare a una relazione personale.

Le «ragioni di una distanza» dei giovani dalla fede, elencate in alcuni paragrafi del documento (come la limitatezza degli uomini di Chiesa, le mediocrità, presunzione e corruzione del clero), sono state considerate «completamente fuori fuoco» da alcune prospettive critiche. Si sostiene che ai giovani non importi molto di preti che non parlano di morte e resurrezione, che non sono l’accesso alla vita eterna e alla felicità.

Anche la morale sessuale, indicata come causa di incomprensione e allontanamento dalla Chiesa (par. 39), è stata oggetto di dibattito. Le proposte finali del documento, come corsi di formazione o verifiche comunitarie del cammino, sono state contrapposte a suggerimenti come «dosi massicce di preghiera, adorazione, silenzio, ascolto della parola».

Conclusioni del Sinodo e Prospettive Future

L'Esortazione Apostolica di Papa Francesco e il Messaggio ai Giovani

Le porte del Sinodo sui giovani si sono chiuse a ottobre 2018, ma, come emerso durante il convegno "Il vento favorevole continua. I giovani, la fede, il discernimento vocazionale" svoltosi a Sabbiuno (BO) l’11 aprile, proprio allora inizia un percorso pieno di sfide. Papa Francesco ha firmato l'esortazione apostolica conclusiva del Sinodo il 25 marzo 2019 a Loreto.

Ai giovani del mondo, i padri sinodali hanno rivolto un messaggio di speranza, fiducia e consolazione: «La Chiesa e il mondo hanno urgente bisogno del vostro entusiasmo. Fatevi compagni di strada dei più fragili, dei poveri, dei feriti dalla vita. Siete il presente, siate il futuro più luminoso». Hanno riconosciuto le ricerche interiori, le gioie e le speranze, i dolori e le angosce dei giovani, desiderando che le loro attese si trasformino in ideali.

L'invito è a non lasciarsi scoraggiare dalle debolezze, fragilità e peccati della Chiesa, che si presenta come madre e non abbandona, ma è pronta ad accompagnare su strade nuove, sui sentieri di altura ove il vento dello Spirito soffia più forte, spazzando via le nebbie dell’indifferenza, della superficialità e dello scoraggiamento. Ai giovani è chiesto di aiutare il mondo, spesso ripiegato su cose materiali e successo immediato, a risollevarsi e a rivolgere lo sguardo verso l’amore, la bellezza, la verità e la giustizia.

Illustrazione simbolica del

Il Cammino Continua: Riconoscere, Interpretare, Scegliere

Il Sinodo è stato un'occasione per uscire dal quotidiano e rallentare, un invito ad ascoltare e ascoltarsi. La metodologia sinodale ha enfatizzato i passi tipici di un processo di discernimento: riconoscere, interpretare e scegliere. Questo concetto, che permea il magistero di Papa Francesco e la spiritualità ignaziana, non è una tecnica decisionale, ma un esercizio della coscienza fondato sulla convinzione che la vita in pienezza è un dono offerto a ogni uomo e donna.

Il servizio dell’accompagnamento è cruciale: i giovani chiedono guide capaci di aver fatto i conti con le proprie fragilità, testimoni di fiducia e speranza, non giudici severi o impositori di modelli precostituiti. L’Instrumentum Laboris, strutturato in tre parti (Riconoscere, Interpretare, Scegliere), ha fornito una base all'articolazione dei lavori dell'Assemblea, offrendo strumenti per una lettura approfondita della realtà e invitando la Chiesa intera a compiere delle scelte di cambiamento all'interno di un orizzonte di vitalità spirituale.

La Chiesa è chiamata a valorizzare i doni che Dio pone nei giovani e ad «accompagnarli», come usava dire San Giovanni Paolo II. L'oratorio è riconosciuto come uno degli ambienti più idonei per il dialogo, ma deve aprirsi alla massima collaborazione tra tutti i giovani e le aggregazioni, includendo anche le realtà laiche e laiciste. In un'era di nativi digitali, per i quali il virtuale non è un insieme di tecniche ma un ambiente in cui vivono, pensano e vogliono ridire la loro vita e la loro fede, è fondamentale imparare a vivere in questo ambiente e a riempire di contenuti l'amicizia, utilizzando i media digitali per superare le divisioni e dare voce a chi non ce l'ha. Il cristianesimo è un legame con una persona, e la testimonianza del Vangelo significa «rimanere in attesa dell'umanità di Dio che viene nel fratello cercando di farle spazio, di farla crescere, di riconoscerla».

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