La storia francescana è stata recentemente arricchita da una scoperta di portata sensazionale: il ritrovamento della cassa che ha custodito le spoglie sia di San Francesco che di Santa Chiara nel periodo del loro temporaneo "soggiorno" nella chiesa di San Giorgio. Questo ritrovamento, frutto del minuzioso lavoro di Padre Marino Bigaroni, svela dettagli inediti sulla conservazione e sul culto delle reliquie dei due Santi.
La Sensazionale Scoperta del Feretro
La scoperta, frutto di una ricerca che, per ammissione dello stesso Padre Marino Bigaroni, ha richiesto una vita intera, ha portato alla luce un manufatto di straordinaria importanza storica e religiosa. Le considerazioni aggiunte al lavoro di Padre Marino mirano ad avvalorare l'originalità di questo reperto unico.
Il Contesto Storico: San Giorgio e le Clarisse
Dopo la sua morte, il corpo di San Francesco fu ospitato dal 1226 fino al 1230 nella chiesa di San Giorgio, oggi inglobata nella Basilica di San Francesco ad Assisi. Successivamente, la stessa cassa accolse il corpo di Santa Chiara dal 1253 al 1260, prima della sua definitiva sepoltura sotto l'altare maggiore della Basilica a lei dedicata.
Ludovico da Pietralunga, nel 1571, descriveva la cassa con queste parole:
“la cassa dove stava il sacro corpo, se posava sopra certi ferri fabbricati sopra un arco in mezzo della detta cappella, ancora ditta di S.Giorgio, la sopraddetta cassa … fluiva, scaturiva, ogni venere, sangue, come visibilmente si po’ vedere quotidianamente, congelato et conservato in un cassettino di avorio longo quasi mezzo cubito.”
L'importanza della reliquia e i presunti eventi miracolosi che l'accompagnavano attirarono un pellegrinaggio ininterrotto verso la cappella. La chiesa di San Giorgio si trovava ormai "intra caustrum Monasterii", precisamente nel chiostro. Le Clarisse, per non compromettere la vita di clausura alla quale erano legate da voto, chiesero a Papa Urbano IV di demolire la chiesa di San Giorgio. Il Papa concesse la demolizione con una lettera del 22 giugno 1263.
Il Destino del Feretro Attraverso i Secoli
Nonostante la demolizione, è evidente che le Clarisse continuarono a prestare un devoto riguardo e un culto al feretro, anche perché aveva conservato le spoglie della loro madre spirituale. Successivamente, il feretro finì per ospitare l'archivio del monastero. Il coperchio, invece, ebbe una sorte diversa: passando di mano in mano, gli fu applicata una cornice e venne mutilato nella sua misura, per poi essere ceduto dall'ultimo proprietario, Carattoli, ai frati della Porziuncola.
La cassa non era stata smembrata al momento della canonizzazione, se è vero che vi riposò poi il corpo di Chiara dal 1253 al 1260. Non fu sepolta né con le spoglie di San Francesco, né con quelle di Santa Chiara, non essendo stata trovata traccia al momento delle "invenzioni" dei due santi, rispettivamente nel 1818 e nel 1850. La sua memoria si perse nel monastero delle Clarisse, dove termina la sua storia senza ulteriori episodi o motivazioni documentate.
Analisi del Manufatto: Descrizione e Simbolismo
Padre Marino Bigaroni si imbatté in questa cassa all'ingresso della cappella del Crocifisso, dove giaceva abbandonata in un angolo di sottoscala. A colpirlo fu l'enorme serratura, che richiamava subito le rozze serrature delle casse mortuarie del XIII secolo, più volte riprodotte nelle Tavole istoriate a fondo oro.
Caratteristiche Fisiche e la Serratura Unica
Il manufatto è lungo 1,71 metri, largo 60 centimetri e profondo altrettanto. Sul lato di prospetto, in alto, presenta un'enorme serratura rotonda in lamina di ferro, traforata tutt'intorno da una corona di archetti a sesto romanico che circoscrivono una grande rosa a sei foglie, intercalate da sei occhielli per i chiodi che la fissano al legno. Vi si apre la toppa della chiave e l'asola per il nasello del fermaglio, robusto e sagomato ad arte a forma di tau, assicurato in alto al coperchio.

Questa serratura presenta sorprendenti analogie con quella della cassa mortuaria della beata Giuliana di Collalto, morta nel 1262 e custodita nell'isola della Giudecca. Le due serrature sono non solo simili, ma quasi identiche: stessa foggia e particolari, prodotto artigianale, sembrano forgiate sullo stesso incudine, con la stessa corona di archetti, la stessa grande rosa al centro a sei foglie con sei occhielli per i chiodi, stesso disegno, stesso materiale (lamina di ferro) e stessi fori per il nasello, i fori e la toppa per la chiave.
I Simboli Escatologici: Un Linguaggio Antico
Dopo un'accurata pulizia, il prospetto della cassa si è rivelato tempestato da centinaia di disegni dal significato inequivocabile, esoterico ed escatologico. Come descritto da Marino Bigaroni nel suo articolo "Simboli escatologici sul feretro ritrovato di San Francesco e sulla sua tomba", questi simboli sono sorprendentemente richiamati anche nell'ornato pittorico fitomorfo e musivo della terza campata della Basilica inferiore di San Francesco ad Assisi.

La Rosa a Sei Petali, l'Ipsilon e lo Zig-Zag
- La rosa a sei petali è stata, presso molti popoli e civiltà, considerata simbolo della vita, tanto da essere chiamata il Fiore della Vita.
- Il simbolo della ipsilon è un segno escatologico che indica la vita che permane oltre la morte.
- Il simbolo dello zig-zag è un tracciato per indicare il fluire delle acque, la prima creatura dell'ordinamento dell'universo e fonte della vita nel mondo.
La Palma e la Sua Adozione Cristiana
Il simbolo della palma, che i cristiani non ebbero difficoltà ad accogliere nelle loro liturgie, significa la vita oltre la tomba.
L'Originalità del Manufatto: Un'Analisi Critica
Date le dimensioni (171x60x60 cm), la cassa potrebbe essere stata una cassa mortuaria, considerando che in passato la statura media della popolazione era di circa 1,70 metri. Ci si interroga su come in un monastero di clausura, con ferree regole socio-religiose, fosse conservata una cassa con una tale quantità di simboli non strettamente pertinenti alla fede cristiana. I testi sul simbolismo, parlando di immagini analoghe, citano il popolo ebraico, la religione giudeo-cristiana, l'arte romanica, gli ebrei, gli egizi, i pitagorici, la tradizione mesopotamica e mediterranea, le civiltà orientali, i cristiano-copti, la Palestina, l'Egitto, il cristianesimo e la disciplina alchemica. Questi simboli sembrano non essere stati del tutto adatti al gusto estetico delle conservatrici Clarisse, suggerendo che una madre superiora non avrebbe commissionato un manufatto del genere. È più probabile che sia finita lì perché qualcuno di importante, a cui le monache non potevano dire di no, l'abbia donata loro o abbia chiesto di conservarla.
Il Significato dei Simboli nell'Antichità
Nell'età antica, a ogni simbolo, come e più di oggi, era attribuito un significato preciso. L'alto tasso di analfabetismo, soprattutto nel Medioevo, rendeva i simboli noti anche ai meno colti un mezzo efficace per esprimere concetti.
Il Pesce (Ichthys)
Un esempio è il pesce: la parola greca "ichthyos" era usata dai primi cristiani come anagramma, le cui cinque lettere erano l'abbreviazione della frase "Iesous Christos Theou Yios Soter" (Gesù Cristo Figlio di Dio, Salvatore). La figura aveva anche un significato mistico, poiché come i pesci, anche i cristiani erano "nati nelle acque". Era uno dei primi simboli per rappresentare la fede e la vita cristiana, un segno di appartenenza con una forza tale da affermarsi rapidamente in tutto il mondo.
Il Tau di San Francesco
Il Tau, la lettera "T", è presente in tutti gli antichi alfabeti e linguaggi, l'unica sia nell'ebraico antico che nel greco antico, oltre che nell'aramaico, nel latino e nelle lingue semitiche e indoeuropee. Per i primi movimenti cristiani, rappresentava la croce, ed è chiamata anche croce patibolata, poiché la vera croce di supplizio dei Fenici e poi dei Romani aveva questa forma, e non la forma della croce latina odierna. Adottato da San Francesco d'Assisi, il simbolo del Tau ha continuato a portare il suo messaggio dal Medioevo fino ad oggi, evocando l'intero messaggio francescano con una semplice "lettera".
Influenze Storiche e Connessioni Simboliche
L'uso metodico di simboli simili a quelli disegnati sulla cassa può essere ricondotto a particolari periodi e personaggi storici.
Le Crociate e la Diffusione del Simbolismo Esoterico
Durante il periodo delle Crociate, i paladini della cristianità, partiti per la conquista della Terra Santa, entrarono in contatto con le tradizioni dei popoli soggiogati. La cultura occidentale fu inevitabilmente influenzata da quella orientale. È in questo periodo che anche nell'arte figurativa e nell'ingegneria nacquero nuovi generi che davano grande rilevanza al simbolismo esoterico. Ad esempio, la chiesa di San Bevignate di Perugia, di origine templare, presenta incisi nelle sue pietre simboli simili a quelli trovati nella cassapanca.

Federico II, Frate Elia e le Tracce nell'Architettura
All'inizio del XIII secolo, l'impero di Federico II di Svevia si dimostrò aperto a una tregua con l'Islam, grazie ai suoi rapporti di reciproco rispetto con il sultano dell'epoca. Sotto la sua ala protettiva operò anche Frate Elia, ideatore della Basilica di San Francesco, che, dopo la scomunica papale, affiancò l'imperatore come consigliere e architetto. Molte costruzioni legate a questi due personaggi presentano spesso decorazioni di stampo esoterico ed escatologico. Un esempio è l'Abbazia di Casamari a Veroli, protetta da Federico II, che controllò 18 abbazie filiali e fu un importante centro di potere politico e religioso. In uno dei capitelli del chiostro, tra le foglie marmoree, si notano tre teste scolpite: una con la corona, Federico II di Svevia; un'altra raffigurante il suo cancelliere, Pier delle Vigne; la terza, un enigma barbuto che ricorda Gioacchino da Fiore. Sembra che proprio Frate Elia abbia posizionato di proposito intorno al corpo di Francesco ogni singolo oggetto, utilizzando quello che definiva "l'alfabeto celeste, la lingua degli Dei".

La Traslazione delle Spoglie di San Francesco: Tra Fede e Cautela
Terminata la costruzione della chiesa inferiore, giunse il momento della traslazione del corpo di San Francesco alla nuova chiesa, dove era pronto il sepolcro fatto costruire da frate Elia. Il luogo, un vano quadrangolare scavato nella roccia sottostante, corrispondeva all'altare della chiesa sepolcrale.
Il giorno della traslazione, le Fonti Francescane attestarono la presenza di oltre duemila persone, tra ministri provinciali, legati del Papa e i primi compagni del santo. Il podestà di Assisi aveva provveduto al servizio d'ordine radunando le compagnie militari del Comune, poiché era facile che in quei momenti la folla potesse esplodere in manifestazioni scomposte. Un gruppo di persone si fece largo intorno al carro, isolò il sarcofago dal resto dei frati e dalla folla, e lo trasportò all'interno della chiesa.
Probabilmente per calmare le proteste dei fedeli, fu diffusa la notizia che il corpo di San Francesco sarebbe stato esposto alla venerazione, ma l'attesa della folla fu delusa. Frate Elia, accordatosi con le autorità di Assisi, decise una provvidenziale misura di sicurezza. Sebbene il metodo usato da frate Elia fu discutibile, in quel momento un'indecisione avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi, e la sua azione energica assicurò ai posteri l'integrità del corpo di San Francesco, traslato integro e definitivamente all'interno della basilica.
Giotto e le Rappresentazioni della Morte e del Saluto
La Cappella Bardi a Santa Croce: Storie della Vita di San Francesco
Giotto di Bondone (1267 circa-1337) e la sua bottega realizzarono gli affreschi della Cappella Bardi nella basilica di Santa Croce a Firenze tra il 1317 e il 1325. Questi affreschi narrano fatti della vita di San Francesco secondo la Legenda Maior di Bonaventura da Bagnoregio, che Giotto aveva già illustrato nella Basilica Superiore di Assisi. Come nella predicazione francescana, anche nella Bardi viene privilegiata la chiarezza delle scene per illustrare la biografia del santo in modo comprensibile a tutti. Si volle anche creare un parallelo tra Francesco e Cristo, a cominciare dalle Stimmate sulla parete sopra l'ingresso della cappella. All'interno, la narrazione si legge orizzontalmente partendo da sinistra: alla "Rinuncia ai beni" segue l'"Approvazione della Regola"; all'"Apparizione ad Arles", la "Prova del fuoco"; alla "Morte", la prima apparizione post mortem.

Giotto supera la rigidità espressiva dominante all'epoca, indagando gli stati d'animo dei personaggi e studiando espressioni e gestualità: la rabbia del padre e le urla dei ragazzini afferrati per i capelli nella "Rinuncia"; la paura dei saraceni che temono il confronto con Francesco nella "Prova del fuoco" e la conseguente ira del sultano; il dolore e la tenerezza dei frati inginocchiati, l'incredulità dell'uomo che accerta le stimmate, la meraviglia del frate che guarda l'animula portata in cielo nella "Morte".
Il Saluto di Santa Chiara e delle Sue Compagne a San Francesco
L'affresco del "Saluto di santa Chiara e delle sue compagne a san Francesco", attribuito a Giotto e datato tra il 1295 e il 1299 circa (h. 270 cm; l. 230 cm), si trova nella Basilica Superiore di Assisi e rappresenta un momento di profonda intensità. La scena mostra Santa Chiara china sul corpo di Francesco, disteso su una portantina. Una gran folla di religiosi e fedeli è riunita di fronte alla Basilica della Santa, dalla quale escono poi altre sorelle. Nell'episodio numero ventitré delle Storie, Chiara saluta la salma di Francesco portato verso la sepoltura. In questo dipinto si colgono le innovazioni pittoriche di Giotto, come la chiesa costruita con i principi della prospettiva geometrica e i corpi solidi e tridimensionali grazie all'uso del chiaroscuro. Le espressioni dei volti sono eloquenti, come la mimica del corpo, e compaiono dettagli che arricchiscono l'immagine. La parte destra è occupata interamente dalla facciata della chiesa, resa con un'efficace tecnica prospettica, mentre a sinistra la profondità della scena è determinata dai fedeli che si affollano per piani di profondità. La composizione è complessa, con la massa imponente della chiesa a destra, dominata da linee verticali, e a sinistra i fedeli che creano una massa caratterizzata da forme circolari distribuite uniformemente. Verso il centro, aste oblique si ripetono ritmicamente verso la facciata della chiesa.
Giotto - San Francesco davanti al Sultano - Storie di San Francesco - 11di28
La morte di San Francesco, avvenuta presso la Porziuncola la sera del 3 ottobre, non va banalizzata, bensì solennizzata. La scena ritrae Chiara che si fa incontro a Francesco: è addolorata, ma non disperata. Il suo sguardo, come la luce della grazia divina, incontra quello dell'altra suora. La monaca che l'accompagna bacia, affranta, la mano del Santo. Una persona sale persino su un albero per poter vedere il corpo del Santo, mentre la presenza delle clarisse sembra riproporre, per l'ultima volta, una delle frequenti visite di Francesco a Chiara e alle sue sorelle.