Giotto (1267 ca. - 1336 ca.) fu un impareggiabile caposcuola, uno degli artisti più influenti del Trecento e uno dei capisaldi della storia dell’arte di tutti i tempi. Maestro della pittura italiana tra Due e Trecento, Giotto ha rivoluzionato l’arte del Belpaese permettendo alle novità gotiche provenienti dal Nord Europa di fare la loro comparsa anche nella Penisola. L’artista ha infatti realizzato opere in cui la ieraticità e la solennità bizantina sono state sostituite da una resa dei soggetti più realistica e naturale. Nel corso della sua lunga carriera, Giotto ebbe modo di affrontare in più occasioni il soggetto del Cristo crocifisso, sia dipingendo magnifiche croci lignee, sia orchestrando scene più articolate con Gesù in croce e altri personaggi che circondano il patibolo. Le Crocifissioni giottesche, alcune certamente di sua mano, altre solo attribuite, vennero dipinte sia ad affresco, a Padova e ad Assisi nei primi anni del Trecento, sia su tavola nella fase tarda della sua vita.

Il Crocifisso di Santa Maria Novella: Un Punto di Svolta
Il “Crocifisso di Giotto”, dipinto per la Basilica di Santa Maria Novella a Firenze, rappresenta uno dei suoi massimi capolavori. Realizzato dall’artista toscano negli anni che vanno dal 1290 al 1295, a causa della scarsità di fonti disponibili è difficile stabilire oggi una data di realizzazione esatta. Giotto dipinse il Crocifisso di Santa Maria Novella utilizzando tempera e oro su tavola di legno, con dimensioni di 578 x 406 cm.
Datazione e attribuzione
Il documento più antico che nomina il capolavoro giottesco per la Basilica domenicana di Santa Maria Novella è un testamento redatto da Ricuccio di Puccio del Mugnaio nel 1312. Nel testo, l’uomo richiede di mantenere una lampada accesa davanti all’opera dopo la sua morte, lasciando "cinque fiorini piccoli" per questo scopo. Questo è il più antico documento riguardante la croce realizzata dal pittore per la chiesa di Santa Maria Novella. L'opera è menzionata anche nei Commentari di Lorenzo Ghiberti e nelle Vite di Giorgio Vasari. Per spostare la verosimile datazione prima del 1300, gli storici dell’arte si sono basati sul raffronto stilistico con altri manufatti contemporanei. In particolare, la Croce è risultata essere precedente sia al crocifisso di Deodato Orlandi per San Miniato al Tedesco del 1301, sia al crocifisso che compare sullo sfondo dell’affresco “Girolamo che esamina le stimmate” dipinto da Giotto ad Assisi nel 1295. L’opera sarebbe poi successiva alla “Madonna di Borgo San Lorenzo”, uscita sempre dalla bottega giottesca nel 1290.
A complicare l’attribuzione della tavola, tuttavia, ci hanno pensato sia i Commentari di Lorenzo Ghiberti scritti alla metà del XV secolo, sia i testi di Vasari. Entrambe le fonti sottolineano l’intervento di Puccio Capanna sulla Croce. Tutto ciò ha dato adito ad accese discussioni in merito all’identificazione delle parti in cui il maestro ha richiesto la collaborazione di altri artisti. A seguito di un restauro del 1937, tuttavia, è stato possibile stabilire la piena autografia di Giotto. Nel 2000, dopo un magistrale restauro, è tornato ed è stato ricollocato nella chiesa dove, escluso il periodo relativamente breve della sua permanenza in sagrestia, era sempre stato, seppure in luoghi diversi.

Descrizione e Innovazioni Iconografiche
Il “Crocifisso di Giotto” è unanimemente considerato un lavoro cardine nello sviluppo della storia dell’arte perché, per primo, modifica e rinnova l’iconografia del Christus patiens, ovvero la modalità di raffigurazione della medesima scena introdotta da Giunta Pisano a inizio Duecento. Giotto compie la sua rivoluzione pittorica abbandonando definitivamente l'icona astratta e "bizantina" di Cimabue e Giunta Pisano, ancora risolta in una cifra divina e un'immagine assolutamente ideale, per una forma incredibilmente umana, tangibile, concreta, fatta di "carne e sangue", di peso fisico e presenza molto realistica.
- Il corpo di Cristo: Contrariamente alla tradizione Bizantina e Romanica del "Christus triumphans" (occhi aperti, espressione sicura, testa eretta, corpo frontale), il Cristo di Giotto non è un trionfatore sulla morte, ma una persona in carne ed ossa sofferente sulla croce, definito "Christus patiens". Il corpo di Gesù è magro e visibilmente provato dalla Passione che lo ha portato alla morte. Le gambe sono piegate nella sofferenza di sostenere il corpo che diventa sempre più pesante con la morte che sopraggiunge. Il corpo di Cristo non è inarcato forzatamente verso sinistra, ma tende verso il basso. Giotto ha rinunciato all'eleganza e alla bellezza nobilitata dalle linee sinuose e dalle forme slanciate e geometricamente perfette, per proporre il corpo di un uomo qualunque, non particolarmente bello, realmente inchiodato alla croce, sporgente in avanti e abbandonato alla morte con tutto il suo peso fisicamente visibile.
- I dettagli della sofferenza: Sulla sinistra del torace è visibile un fiotto di sangue che esce dalla ferita al costato, resa concreta e non più come la simbolica rossa mezzaluna bizantina. Dalle ferite alle mani scendono altri rivoli di sangue, come dai piedi. Il colore grigiastro del cadavere, il getto di sangue dalla ferita, le costole che premono sotto la pelle, i tendini stirati delle braccia, la testa ricadente in avanti e il senso di sfinitezza del corpo, di abbandono alla morte, sono tutti elementi che Giotto si sofferma a rappresentare.
- Il volto: I capelli lunghi e biondi ricadono scriminati al centro, mentre una leggera barba incornicia il mento. Il bel volto, dagli occhi chiusi e la bocca semiaperta, è visto leggermente di scorcio e non è più appoggiato lateralmente a una spalla. Colpisce molto il viso per i lineamenti regolari e delicati, le labbra appena dischiuse per le ultime parole pronunciate, ma soprattutto per l'acutezza psicologica con cui viene resa l'espressione umanissima di sofferenza mista a rassegnazione.
- I chiodi: Contrariamente alla realtà della crocifissione, i chiodi sono infissi nel palmo della mano e non nel polso. Questa convenzione fa parte della tradizione iconografica precedente. La crocifissione con tre chiodi dipinta da Giotto riprende la scelta già adottata da Nicola Pisano, iconografia che discende dalle immagini diffuse in Francia e Germania, diversa da quella a quattro chiodi della tradizione bizantina, ripresa invece nella versione di Cimabue. I piedi (forati da un solo chiodo) sono correttamente sovrapposti e le mani, a differenza che negli esempi duecenteschi, non sono più rappresentate di piatto, completamente aperte, ma in prospettiva, contratte a cucchiaio e con il pollice davanti al palmo.
- Dettagli della croce: Il corpo di Cristo è appoggiato contro un pannello decorato, che sembra un tappeto orientale con motivi geometrici che riproducono la texture di un ricco tessuto. Ai lati del braccio corto della Croce sono dipinti la Vergine a sinistra e San Giovanni a destra, mostrati a mezzo busto, con una maggiore tridimensionalità data dai ricchi panneggi ricreati attraverso le vesti. Il legno è fissato alla roccia dipinta all’interno del basamento trapezoidale, che allude al monte Calvario, la collina appena fuori Gerusalemme in cui era stato piantato il patibolo di Cristo. In una fenditura si scorgono un teschio e alcune ossa umane, a richiamare che Calvario (Golgota in aramaico) vuol dire “luogo del cranio”. Inoltre, secondo un’antica leggenda, la croce di Cristo venne piantata proprio sul luogo di sepoltura di Adamo, primo uomo e artefice del Peccato Originale. La base allargata a trapezio indica che Giotto ha probabilmente voluto dare maggiore stabilità ad una croce che andava appoggiata su un piano anziché essere appesa in alto come nel caso delle croci di Cimabue.
Lezioni d' autore con Antonio Paolucci - Giotto, Il Crocifisso di Santa Maria Novella
Stile e Tecnica
Nel XII secolo, sul territorio italico si diffonde la produzione di croci dipinte con le figura di Cristo da esporre in prossimità dell’arco trionfale della chiesa o l’iconostasi. L’iconografia del crocifisso era da anni consolidata; Gesù appeso alla croce aveva già perduto la rigidità innaturale dei primi esempi duecenteschi, in cui veniva mostrato vivo e trionfante sulla morte, e, abbandonatosi alla sofferenza, aveva incurvato il proprio corpo, reclinato la testa e chiuso gli occhi, accettando paziente quel destino di morte che il Padre aveva stabilito per lui. Tuttavia, con il Crocifisso di Santa Maria Novella, Giotto rese ancora più marcata la propria autonomia artistica rispetto a Cimabue, considerato il migliore pittore italiano di Croci a quei tempi. Il Cristo di Giotto non ha infatti precedenti nell’arte europea, compare nel panorama della pittura occidentale come una folgorazione.
- Realismo e tridimensionalità: Giotto, per rappresentare il corpo umano in modo reale, studia l’anatomia e si allontana dallo stile schematico e senza vita delle raffigurazioni precedenti del Christus Patiens. Per la prima volta dall’esordio del cristianesimo, Cristo è presentato come un uomo, un uomo “vero”, per giunta inchiodato al patibolo. La pittura di Giotto è quindi considerata un’anticipazione della cultura figurativa rinascimentale. Il maestro dipinse immagini realistiche, espressive e tridimensionale. L'effetto di tridimensionalità è dovuto soprattutto al suo particolare disegno sottostante al colore: prima Giotto disegnava i volumi, come dei blocchi o dei cilindri, poi definiva i particolari, come i tratti del viso, poi rifiniva tutto, ad esempio aggiungendo la barba, o i panneggi trasparenti.
- Chiaroscuro: La tridimensionalità e il senso del volume sono resi grazie al chiaroscuro. La figura è illuminata da un’unica fonte luminosa, che proviene da sinistra rispetto all’osservatore, che crea luci ed ombre tenui, per dare il senso del volume. Giotto ha individuato un'illuminazione precisa, proveniente da sinistra e in base a questa ha accompagnato la plasticità piena delle forme con i passaggi chiaroscurali del colore.
- Materiali e colori: I materiali e le superfici assumono maggior realismo grazie all’utilizzo di colori molto preziosi e rari. Il velo che indossa Cristo è realizzato con un delicato arancio-rosa, e trattato come un velo trasparente e molto leggero. Il preziosissimo blu lapislazzulo, utilizzato per i pali della croce, il manto della Vergine e quello del Redentore sulla cimasa, è magnifico.
- Struttura della croce: Il dipinto è rappresentato da tavole di legno unite a formare una grande croce. La base è di forma trapezoidale detta soppedaneo. Ai lati dei bracci laterali sono fissati i tabelloni. Il corpo di Gesù è dipinto direttamente sulla croce sagomata quindi la lettura di questo dipinto si avvicina a quella di un’opera scultorea. Dal punto di vista iconografico, i modelli più diretti per la croce di Santa Maria Novella sono i due crocifissi del tipo Christus Pathiens realizzati dal suo maestro Cimabue: quello più recente della chiesa di Santa Croce a Firenze e quello della chiesa di San Domenico ad Arezzo. Giotto scelse di mantenersi fedele alla tradizione per alcuni aspetti, conservando, per esempio, la forma complessa della croce, integrando il palo verticale e i bracci orizzontali con pannelli accessori. Agli estremi dei bracci orizzontali, dunque nei capicroce, si affacciano, come di consueto, i due dolenti, ossia la Vergine e Giovanni Evangelista, mostrati a mezzo busto. Gli scomparti che affiancano il palo verticale sono invece ornati con motivi geometrici che ricordano i disegni di una stoffa.

Il Crocifisso come vessillo della spiritualità francescana
Il Crocifisso è adesso al centro della chiesa ed elevato in alto, quale vessillo del Dio sovrano. Esso è ispirato alla scuola della spiritualità francescana del Cristo patiens che evidenzia il tema della passione rispetto a quello della gloria e per questo i suoi colori sono il nero, il bianco e il rosso, colori che rappresentano la morte, la pura innocenza, il sangue e, appunto, la passione. È l'immagine del corpo di Cristo colto nell'istante dell'abbandono della vita simboleggiata dal sangue che sgorga dalle sue membra, della materia privata dell'anima ma comunque esaltata dall'incarnazione divina e, quindi, destinata alla resurrezione. Qui, la straordinaria bellezza risiede nel realismo del modello che non è più idealizzato, come nell'arte bizzantina, ma è rispondente al vero. Nel Cristo raffigurato dal celebre pittore si sublima pertanto ogni corpo che in Cristo diventa divino e, quindi, destinato alla vita eterna anche se martoriato o straziato dalle pene e dai segni di ogni male. Nell'uomo vero, dipinto in croce da Giotto, c’è l'adesione perfetta alla lotta dei Domenicani contro l'eresia catara che sosteneva l'assoluta negatività della materia considerata diabolica rispetto allo spirito.
Altri Crocifissi e Crocifissioni di Giotto
Giotto, il più importante pittore del Trecento italiano, ebbe modo di affrontare in più occasioni il soggetto del Cristo crocifisso, sia dipingendo alcune magnifiche croci lignee, sia orchestrando scene più articolate, con Gesù in croce e altri personaggi che circondano il patibolo.
Crocifisso di Rimini (1301-02 ca.)
Assegnata a Giotto solo negli anni Trenta del Novecento, dal grande storico dell’arte Roberto Longhi, questa Croce è oggi unanimemente attribuita al grande maestro toscano. È testimoniata dalle fonti la permanenza di Giotto a Rimini, nel periodo intercorso tra gli affreschi di Assisi e la commissione padovana degli Scrovegni. Rispetto al precedente crocifisso fiorentino, questo riminese presenta una figura di Cristo più snella e un chiaroscuro più morbido e sfumato, già prossimo a quello delle figure padovane del maestro. La croce è giunta a noi mutila di alcune parti, per esempio sono andati perduti il piede e i dolenti dei capicroce, anche se nel 1957 lo storico dell’arte Federico Zeri riconobbe la cimasa rotonda, ossia la parte alta del palo verticale, presso una collezione privata londinese. In questa cimasa è raffigurato il Cristo Redentore.

Crocifissione nella Cappella degli Scrovegni a Padova (1303-05)
La Crocifissione degli Scrovegni è un affresco che Giotto dipinse a Padova, fra il 1303 e il 1305, nella Cappella degli Scrovegni. Cristo, inchiodato alla croce, occupa il centro della scena e si staglia contro lo sfondo uniforme del cielo blu oltremare, conservatosi in discrete condizioni. Il suo corpo, come già nel Crocifisso di Santa Maria Novella, di alcuni anni precedente, è credibile sia nelle proporzioni, sia nell’anatomia, sia nella posizione, e appare come un nudo quasi integrale, per effetto della trasparenza del panno che gli cinge i fianchi.
- Personaggi e simbolismo: In basso, Maria Maddalena dai lunghi capelli sciolti, devotamente inginocchiata, bacia i piedi del Redentore e con una ciocca bionda gli deterge il sangue. A destra, i soldati si stanno contendendo la veste di Cristo, rossa e bordata d’oro. Quest’ultima scena, secondo i Vangeli, si svolse mentre Gesù era ancora vivo, ma era consuetudine consolidata renderla contemporanea alla morte di Cristo. Il centurione, già dotato di aureola perché aveva riconosciuto Dio, indica agli altri il corpo del Crocifisso e pare pronunciare le parole di Luca: «Veramente quest’uomo era giusto». La croce è piantata sul monte Calvario, mostrato come una piccola cresta rocciosa, aperta da una fenditura in cui si intravedono un piccolo teschio e alcune ossa, a richiamare l'antica leggenda della sepoltura di Adamo.
- Gli angeli: La rappresentazione degli angeli costituisce uno degli elementi più drammatici e significativi dell'intera composizione. Gli angeli si muovono nel cielo dorato con movimenti concitati e carichi di pathos. Alcuni si stracciano le vesti in segno di disperazione, un gesto che richiama l'antica tradizione ebraica del lutto. Particolarmente significativa è la presenza degli angeli che raccolgono il sangue di Cristo in calici dorati, un elemento iconografico che rimanda direttamente al sacramento dell'Eucaristia. La presenza degli angeli nella crocifissione di Giotto rappresenta il ponte tra la dimensione terrena e quella celeste, sottolineando la natura divina dell'evento rappresentato. L'artista utilizza la disposizione degli angeli per creare una composizione dinamica che rompe la staticità tipica delle rappresentazioni precedenti, come la crocifissione Cimabue.
Lezioni d' autore con Antonio Paolucci - Giotto, Il Crocifisso di Santa Maria Novella
Crocifisso di Padova (1303-05)
Il Crocifisso di Padova è il terzo crocifisso attribuito a Giotto. La croce venne dipinta probabilmente dal maestro mentre era impegnato a realizzare gli affreschi della cappella padovana. Il cattivo stato di conservazione ne ostacola la lettura, tanto che alcuni studiosi si sono spinti ad attribuire l’opera ad altri artisti, attivi all’interno della bottega giottesca: ipotesi che tuttavia non ha trovato molti sostenitori. Sappiamo infatti che Enrico Scrovegni, committente di Giotto a Padova, pretese che il maestro lavorasse agli affreschi riducendo al minimo gli aiuti di bottega, ed è verosimile che analoga richiesta sia stata fatta per il crocifisso, considerato parte integrante della decorazione.
Nel Crocifisso di Padova, la figura di Cristo è trattata con uno stile più spiccatamente naturalistico, evidente nella resa delle mani e dei piedi, nell’atteggiamento più espressivo dei dolenti, nel chiaroscuro più morbido che tiene maggiormente in conto gli effetti reali della luce. Le ossa della gabbia toracica affiorano dalla pelle tesa; le vene e i tendini sono ben delineati. Come nel Crocifisso di Rimini, qui Gesù è mostrato con un fisico più longilineo, rispetto al modello di Santa Maria Novella, dove Cristo presentava una maggiore possanza fisica.

Crocifissione nella Basilica inferiore di San Francesco ad Assisi (1308-10)
Gli studiosi sono concordi nel giudicare tutti questi affreschi prevalentemente opera di bottega, giacché Giotto, che aveva raggiunto dopo la Scrovegni l’apice della fama, tendeva a delegare ai propri collaboratori la fattiva realizzazione delle opere commissionategli. Tuttavia, è opinione diffusa che proprio nella Crocifissione, che è la scena più importante di questi nuovi cicli, l’artista sia intervenuto personalmente alla stesura dell’affresco, senza limitarsi a consegnare i disegni.
La composizione è chiaramente derivata da quella padovana, presa a modello. Sullo sfondo blu oltremare si staglia il Cristo crocifisso, con la Maddalena inginocchiata ai suoi piedi, in adorazione. Maria, vestita di bianco e assistita da alcune donne, è crollata per terra; Giovanni, in questo caso, non soccorre la Madre ma resta in piedi, con le mani strette, a contemplare piangente il corpo di Cristo. Prendono parte alla scena, in modo anacronistico da un punto di vista storico e con intento puramente simbolico, alcuni francescani, tra cui San Francesco, dotato di aureola e prossimo alla croce, con le mani levate, e San Bonaventura, che di Francesco era stato il biografo ufficiale.

Crocifisso di Ognissanti (1315-20)
L’attribuzione di questo crocifisso a Giotto è molto antica, giacché il Ghiberti, scultore e trattatista rinascimentale, aveva ricordato nei suoi Commentari la presenza, in Ognissanti, sia della Maestà sia di un Crocifisso sia di un dossale con la Dormitio Virginis, oggi a Berlino. A lungo attribuito alla bottega del maestro, ai primi del Novecento trovò una mortificante collocazione nella sagrestia, risultando praticamente invisibile ai fedeli. Solo da poco, e a seguito di un ottimo restauro che nel 2005 ha restituito gli smaglianti colori dell’opera, l’autografia di Giotto è stata nuovamente riconosciuta.
La croce è purtroppo mutila della parte inferiore, con il piede che sicuramente rappresentava il Golgota, secondo l’invenzione del maestro. Il profilo mistilineo, con la cimasa e i capicroce quadrilobi, richiama l’esemplare padovano, cui l’opera è, effettivamente, molto prossima. Il preziosissimo blu lapislazzulo, utilizzato per i pali della croce, il manto della Vergine e quello del Redentore sulla cimasa, è magnifico. Il corpo del Cristo, pallidissimo e cadaverico, ritrova il vigore e la potenza fisica della prova giovanile fiorentina ed è sicuramente molto più scultoreo dei modelli di Rimini e Padova. Il ventre si gonfia in avanti, i muscoli si tendono sotto la pelle sottile che lascia intravedere le ossa del torace.

Altre Crocifissioni attribuite
- Crocifissione di Berlino (1320 ca.): Un Cristo magrissimo, con la sua croce, si innalza al centro, contro uno sfondo oro uniforme. L’iconografia giottesca è oramai codificata. Ritroviamo, dei più grandi e autorevoli modelli degli affreschi, il motivo degli angeli in volo, la Maddalena vestita di rosso inginocchiata ad abbracciare la croce, la Madonna vestita di blu, semisvenuta e sorretta da Giovanni, gli ebrei sulla destra. Compaiono, sullo sfondo, i soldati romani che si accalcano. La folla è tagliata sia alla destra sia alla sinistra della tavola, uno stratagemma già utilizzato da Giotto, in modo da suggerire un’espansione laterale della scena. Delizioso il dettaglio della bambina che guarda la Vergine con apprensione.
- Crocifissione di Strasburgo (1320 ca.): Più essenziale della omologa di Berlino (e anche più piccola), presenta poche figure contro uno splendente fondo oro. Faceva probabilmente parte di un dittico. Maddalena abbraccia la croce. Maria sviene tra le braccia di due donne. Giovanni, in questo caso, è posto isolato sulla destra e porta la mano sulla guancia, nel tipico gesto del dolente. Alle sue spalle si trova la folla degli ebrei.
- Crocifissione di Monaco (1320-25 ca.): Fa parte di un gruppo di Sette tavolette con storie di Gesù attribuite a Giotto e datate fra il 1320 e il 1325. Conservate in vari musei del mondo, erano probabilmente parte della predella di un polittico, poi smembrato, o forse facevano parte di un polittico costituito da un insieme di piccoli pannelli quasi quadrati che narravano le Storie della Vita di Cristo. La presenza, sotto la croce, di San Francesco, prostrato ai piedi di Gesù al posto della Maddalena (impegnata a sorreggere la Madonna), riporta chiaramente a un contesto francescano e difatti Longhi ipotizzò che il polittico smembrato potesse, in origine, trovarsi nella Basilica di Santa Croce a Firenze, dove Giotto e i suoi più stretti collaboratori lavorarono a lungo. Si notano, inginocchiati sotto la croce, un uomo e una donna in abiti civili del Trecento, da identificare con i committenti dell’opera.

Disegni da Colorare: Il Crocifisso di Giotto
Il Crocifisso di Giotto, con le sue linee realistiche e la profondità emotiva, offre un'ottima base per disegni da colorare. Reinterpretare le scene della Passione, i dettagli anatomici del Cristo e le espressioni dei dolenti può essere un modo per apprezzare l'innovazione artistica di Giotto.

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