La Pentecoste: Origine, Significato e Celebrazioni

La Pentecoste è una delle ricorrenze più importanti nel calendario cristiano, segnando la conclusione delle festività del periodo pasquale. Nonostante la sua rilevanza, l'origine e il suo vero significato non sono sempre pienamente conosciuti. Il termine deriva dal greco "pentekosté", che significa "il cinquantesimo", e si riferisce al fatto che questa festa cade cinquanta giorni dopo la Pasqua. La Chiesa la considera, dopo la Pasqua, il momento più importante di tutto l'anno liturgico.

iconografia della discesa dello Spirito Santo, con lingue di fuoco e la colomba

Le Radici Ebraiche: Lo Shavuot

La Pentecoste affonda le sue radici nella festa ebraica dello Shavuot, che letteralmente significa "settimane". Originariamente, questa era una festa agricola che celebrava l'inizio della mietitura del grano e i primi frutti della terra. Lo scopo primario era il ringraziamento a Dio per i doni del raccolto, rappresentando la festa per la fine del raccolto e della stagione che segue la Pasqua. Come l'offerta di un covone d'orzo segnava l'inizio della stagione del raccolto, così l'offerta di un pane prodotto con il grano nuovo ne segnava il termine. La legge mosaica, rivolgendosi a una popolazione agricola, si adattava perfettamente ai suoi bisogni e abitudini, dimostrando che la Pentecoste, originariamente, non era una semplice festa agricola.

A questo significato agricolo si innestò, più tardi, la memoria del dono della Legge, dei Dieci Comandamenti scritti su tavole di pietra e dati a Mosè sul monte Sinai, un avvenimento che segna la nascita del popolo d'Israele. Per gli ebrei di lingua greca, il termine Pentecoste si riferiva alla festa conosciuta nell'Antico Testamento come "festa della mietitura e delle primizie", "festa delle settimane", "giorno delle primizie", e definita più tardi "asereth" o "asartha", cioè "assemblea solenne" e, probabilmente, "festa conclusiva".

Nel rituale ebraico, la festa comportava l'astensione totale da qualsiasi lavoro, il pellegrinaggio degli uomini a Gerusalemme, un'adunanza sacra e particolari sacrifici. Al tempo del I secolo d.C., durante la Pentecoste aveva luogo ben più di una semplice celebrazione dei primi frutti; lo sviluppo più chiaramente attestato era l'accostamento della Pentecoste con il rinnovo del Patto, le cui origini risalgono a Noè, con cui fu fatto il primo Patto (Gen 9,16-17). Le promesse più importanti fatte da Dio a Israele, incluso il Patto con Mosè sul Sinai (Es 19,5; cfr. 24,7-8), vengono presentate come verificatesi in questo giorno. Questo aspetto aggiunge un altro elemento al radicamento della discesa dello Spirito nella tradizione religiosa giudaica, poiché Gesù prevede specificamente l'evento come "la promessa del Padre" (At 1,4). Nel periodo rabbinico, la festa della Pentecoste si era trasformata in anniversario del dono della Torah sul Sinai, rafforzando la connessione della Pentecoste con l'Esodo.

La Pentecoste Cristiana: Il Dono dello Spirito Santo

La Pentecoste, nella cristianità, perde il significato ebraico per designare invece la discesa dello Spirito Santo, mandato da Dio ai suoi fedeli, cinquanta giorni dopo la Pasqua. Tertulliano (155-220) fornisce la prima testimonianza della Pentecoste come festa particolare in onore dello Spirito Santo. Alla fine del IV secolo, nella vigilia di questa festa era entrata l'abitudine di amministrare il Battesimo a coloro che non avevano potuto riceverlo nella notte di Pasqua. In Occidente, in età carolingia compare l'Ottava di Pentecoste, mentre in Oriente era già presente. La riforma di Pio XII nel 1955 ha conservato solo la celebrazione della santa Messa.

Le parole di Gesù nel Vangelo di Giovanni contengono una promessa molto significativa per tutti i credenti. Durante il lungo discorso dell'Ultima Cena, Gesù rivolge queste parole ai discepoli: «Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre…». In questo Vangelo, lo Spirito viene descritto da Gesù con due espressioni: «il Paraclito», una parola greca che significa sia ‘consolatore’ che ‘avvocato’ o ‘difensore’. Significa anche «Spirito di Verità». Il Paraclito è riposo nella fatica, riparo nella calura, conforto nel pianto, donando la forza di portare il peso delle parole di Gesù. Lo Spirito di Verità non dice cose diverse o nuove rispetto a Gesù, ma permette di accogliere le parole di Gesù, di farle proprie, di comprenderle sempre di più e di gustarne la bellezza, perché lo Spirito è Luce.

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Il Racconto degli Atti degli Apostoli (At 2,1-4)

Il brano più celebre della discesa dello Spirito Santo è raccontato al capitolo 2 degli Atti degli Apostoli. Gli apostoli, insieme a Maria, la madre di Gesù, erano riuniti a Gerusalemme nel Cenacolo, dove presero poi a radunarsi abitualmente quando erano in città. Come da tradizione, gli ebrei erano affluiti a Gerusalemme in gran numero per festeggiare la Pentecoste con il prescritto pellegrinaggio. La narrazione degli Atti degli Apostoli è un racconto bellissimo e affascinante:

«Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi» (Atti 2, 1-4).

Questo evento straordinario segna l'origine della predicazione del messaggio nuovo: la testimonianza di Gesù risorto e vivo. Gli apostoli annunceranno il Suo Vangelo dando inizio all’attività apostolica della Chiesa.

Il rumore di un vento che si abbatte impetuoso indica una sorta di resistenza che dev'essere vinta prima dell'arrivo dello Spirito. La forza della scena, che sarà rievocata nel terremoto durante la seconda manifestazione dello Spirito negli Atti (4,31), contrasta con l'aura di leggiadria dell'esperienza di Gesù durante il suo battesimo, quando lo Spirito Santo scende su di lui “come una colomba” (Lc 3,22). Il forte vento richiama alla mente la manifestazione di segni che preannunciano la potenza divina, tipica della confusione cosmica che precede la rivelazione di Dio al suo popolo (ad esempio, sul monte Sinai, Es 19,16-19). Il rumore è creato dal vento e non dallo Spirito. Il significato de “la casa”, riempita dal rumore, è simbolico: "l'intera casa" equivale a "l'intero Israele", e il luogo non è una casa qualunque ma il Tempio stesso, dove poi Pietro parlerà alla folla.

La manifestazione visiva dello Spirito Santo non è una rappresentazione privata, ma appare nell'aspetto di «lingue, come di fuoco». Luca gioca sul doppio senso della parola “lingue”, riferendosi sia alla forma visiva che alla capacità di parlare in diverse lingue. La promessa divina non è più una spartizione di un possesso terreno, ma di un carisma profetico condiviso che consente di proclamare i prodigi divini a tutti coloro che vogliono ascoltare. Il significato del simbolo del fuoco è chiarito: "e tutti furono colmati di Spirito Santo", cioè, il gruppo dei discepoli nel suo insieme. Si può intravedere un richiamo all'inizio del ministero di Gesù e all'inizio della missione della Chiesa di Gerusalemme. È importante notare che Luca distingue tra l'atto di "essere riempiti/colmati" con lo Spirito Santo e lo stato di "essere pieni" dello Spirito. "Essere riempito" denota il risultato di un'azione che può o non può durare, mentre "pieno" implica uno stato permanente. Ciò implica che "essere riempito" con lo Spirito Santo non rende infallibile il credente.

La Natura dello Spirito Santo e i Suoi Simboli

Lo Spirito Santo è la persona più misteriosa e sconosciuta della Trinità. Quando si pensa a Dio Padre, si è aiutati dall'esperienza della paternità umana; quando si parla del Figlio, Gesù Cristo, si ricorda la sua umanità. Ma quando si parla dello Spirito Santo, l'immaginazione vacilla. La Bibbia, tuttavia, ci aiuta con dei paragoni. Lo Spirito non è qualcosa: è Qualcuno. Non è un oggetto: è un Soggetto. È una persona: un “io” che è un abisso pieno di amore, di gioia, di pace, di sapienza e di vita. San Bernardo per far capire chi è lo Spirito Santo diceva: «Se immaginiamo il Padre che bacia il Figlio e il Figlio che riceve il bacio, possiamo dire che lo Spirito Santo è tale bacio - il bacio dell’amore». Sant’Agostino in un modo mirabile così sintetizzò il mistero della Santissima Trinità: l'Amante, l'Amato, l'Amore. Lo Spirito è l’amore che Dio riversa in noi, l'amore che fa accendere in noi le parole di Gesù.

Simboli Biblici dello Spirito

I simboli più importanti che la Bibbia ci fornisce per lo Spirito Santo sono:

  • Il Vento: Egli, come dice Gesù, è vento «che soffia dove vuole, tu senti la sua voce ma non sai da dove viene e dove va» (Gv 3,8), e in ciò percepiamo la sua libertà. È soffio, alito di vita, e in ciò intuiamo la sua forza.
  • Il Fuoco: Le lingue di fuoco apparse sugli apostoli non sono solo «altre lingue», ma lo Spirito modifica, si fa vedere attraverso ciò che produce in noi, creando l'unità nella molteplicità.
  • L'Acqua: Gesù disse: «Chi ha sete venga a me, e beva chi crede in me. Come dice la Scrittura, fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno» (Gv 7,37-39). Questa acqua che esce dal costato trafitto di Cristo (Gv 19,34) è il segno di questo "invio" dello Spirito.
  • La Colomba: In Genesi leggiamo che lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque e che è una colomba a portare a Noè il rametto d’ulivo (Gen 8,11), annunciando la fine del diluvio universale e l’inizio della salvezza e di una nuova era di pace tra Dio e gli uomini. Nel Vangelo troviamo la colomba nell’annunciazione e nel battesimo di Gesù.
rappresentazione della colomba e del fuoco come simboli dello Spirito Santo

I Doni e i Frutti dello Spirito per la Vita Cristiana

Lo Spirito Santo, ricevuto con il Battesimo, è un dono che il Padre è sempre pronto a darci quando glielo chiediamo. Per questo papa Francesco sottolinea l'importanza di non dimenticare lo Spirito Santo nella preghiera e di chiedere il suo aiuto, la sua fortezza e la sua ispirazione, ponendo sotto la sua azione la vita cristiana e la missione ricevuta in virtù del Battesimo. Il dono dello Spirito Santo è molto più importante dei suoi doni, perché è Dio che si dona a noi, Dio che diviene nostro, che vuol essere la nostra ricchezza e la nostra vita. Lo Spirito Santo che si dona a noi, si dona per essere in noi principio quasi formale di vita della nostra anima. Sant’Agostino affermò: “Quello che l’anima è per il corpo, lo Spirito Santo è per l’anima stessa”. Come il corpo vive in forza dell’anima che lo abita, così l’anima vive per lo Spirito Santo che le è stato donato. La vita che lo Spirito Santo ci dona non è la vita di Dio, ma la nostra vita, che mediante questa presenza, viene tutta trasfigurata e trasformata. Dal dono dello Spirito Santo dipendono i suoi doni.

È mediante i doni dello Spirito Santo che la nostra attività e tutta la nostra vita diviene soprannaturale, trasformando la nostra attività intellettuale, conoscitiva, d'amore e di volontà. I sette doni che lo Spirito Santo elargisce sono: sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà e timore di Dio. Questi doni sono trasmessi grazie al Battesimo e confermati in seguito dal sacramento della Cresima.

Le Virtù Teologali: Fede, Speranza e Carità

È per questi doni dello Spirito Santo che noi viviamo quelle virtù che ci mettono in rapporto diretto con Dio: la fede, la speranza e la carità. Senza questo dono, l'uomo non sarebbe capace di esercitare le virtù teologali, né di superare l'infinita distanza che lo separa da Dio. Nessun atto dell’uomo potrebbe mai raggiungere Dio. Solo «chi da Dio è disceso» può raggiungere Dio, come dice Gesù nel IV Vangelo. La fede, la speranza e la carità sono le virtù mediante le quali noi abbiamo un rapporto non più soltanto col mondo e con gli uomini, ma con Dio stesso. Tali virtù sono il frutto dell’azione dello Spirito Santo che trasfigura e trasforma le nostre potenze perché possano raggiungere Dio.

  • La fede, secondo l'insegnamento dei Padri e della teologia, ci dà come degli occhi nuovi per i quali noi intravediamo la realtà divina; è anche un nuovo modo di ascoltare la parola di Dio attraverso tutte le cose.
  • La carità (amore) è l'organo nuovo mediante il quale, come insegnano san Bernardo e san Giovanni della Croce, noi tocchiamo Dio: lo abbracciamo, lo baciamo e siamo da Lui baciati, vivendo l’unione più intima e profonda con Dio stesso. Sebbene non sia un tocco sostanziale o un’esperienza sensibile, è qualcosa di analogo. Ecco perché il “Cantico dei Cantici”, nella tradizione cattolica, è considerato il libro dell’esperienza mistica, poiché sul piano spirituale l'uomo, mediante le virtù teologali, vive un rapporto reale con Dio simile al rapporto sensibile con le persone.

Paolo, nella lettera ai Galati, descrive in modo mirabile «il frutto dello Spirito», che è uno solo, diversamente dalle «opere della carne» che ci dividono e ci fanno male. Questo frutto è l’«amore» (agape), che si manifesta in «gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé» (Galati 5,22-23), l'ascolto e l'ospitalità reciproca.

La Docilità allo Spirito come Via alla Santità

La vita cristiana culmina in questa mirabile unione con Cristo Gesù, così da essere con Lui un solo corpo e vivere in Lui una sola vita, pur rimanendo persone distinte. Il segreto della santità non consiste nel fare liste di propositi o compiere molte opere, ma nell'accogliere in noi lo Spirito divino e abbandonarci alla sua azione. Non dobbiamo far altro che abbandonarci all'azione di Dio che vive in noi. Tutta la nostra vita diventerà vita di fede, di speranza e di amore. La santità si raggiunge abbandonandosi, con docilità, all’azione dello Spirito Santo che vive nei nostri cuori. Non sono le opere nostre che fanno la nostra santità, ma è Dio che ci fa santi, perché Lui solo è santo. Com'è bello essere come una piuma portata via dal vento dello Spirito, o divenire un legno, come dice san Giovanni della Croce, per essere totalmente consumati da questo fuoco: la docilità, se è fuoco, ci farà bruciare e noi ci consumeremo; se è vento, ci solleverà, ci strapperà a tutti i legami, ci porterà nel seno di Dio.

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Le Celebrazioni e le Tradizioni della Pentecoste

La Pentecoste è un appuntamento fisso del calendario liturgico, detta anche Festa dello Spirito Santo. Per i cattolici, cade nel cinquantesimo giorno dopo la Pasqua e, quindi, la sua data dipende da quest'ultima festa.

La "Pasqua delle Rose" e "Pasqua Rossa"

La Pentecoste è anche chiamata “Pasqua delle rose” o “Pasqua rosata” per un’antica tradizione diffusa prevalentemente in Italia. Durante la celebrazione della Santa Messa pentecostale, si facevano piovere petali di rose sui fedeli per ricordare la discesa dello Spirito Santo sugli apostoli. Ancora nel XIX secolo esisteva in Italia l'uso di far piovere dall'alto sui fedeli, durante la messa di Pentecoste, dei petali di rose rosse. Da qualche anno, tale tradizione è stata ripresa al Pantheon di Roma, dove si svolge una commemorazione estremamente suggestiva.

Il termine italiano “Pasqua rossa” deriva dal colore rosso dei paramenti sacri usati a Pentecoste, che simboleggia il fuoco dello Spirito Santo e il sangue dei martiri.

Tradizioni Storiche e Liturgiche

In Francia era uso suonare le trombe durante il culto, per ricordare il suono del potente vento che aveva accompagnato la discesa dello Spirito Santo. Durante i Vespri di Pentecoste, nella Chiesa d’Oriente, si formò l’usanza dello speciale rito della genuflessione, accompagnato dalla lunga preghiera poetica e dai salmi.

Il Calcolo della Data della Pentecoste

La Pentecoste, essendo una festa mobile, cade nel cinquantesimo giorno dopo la Pasqua e la sua data dipende, quindi, dal calcolo di quest'ultima. Nel mondo ebraico, la Pasqua, chiamata Pesach, celebra la liberazione degli Ebrei dall’Egitto e riunisce in sé due riti: l’immolazione dell’agnello e il pane azzimo. La parola significa “passare oltre”.

Con il cristianesimo, la Pasqua ha assunto il significato del passaggio da morte a vita per Gesù e il passaggio a nuova vita per i Cristiani, liberati dal peccato con il sacrificio sulla Croce e chiamati a nuova vita. La festa della Pasqua Cristiana è mobile, poiché cade la domenica successiva al primo plenilunio dopo l’equinozio di primavera (quest'ultimo per la Chiesa cade sempre convenzionalmente il 21 marzo, sebbene l’equinozio astronomico oscilli tra il 20 e il 21). Dionigi il Piccolo ha calcolato che la data della Pasqua è sempre compresa tra il 22 marzo e il 25 aprile. Di conseguenza, la data della Pentecoste varia anch'essa di anno in anno, ma cade sempre di domenica.

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