La Cattedrale di Santa Maria Assunta a Oristano: Storia, Arte e Adeguamento Liturgico

La Cattedrale di Santa Maria Assunta è il principale luogo di culto della città di Oristano, nonché la cattedrale più grande della Sardegna. Questo imponente edificio ha una storia complessa, caratterizzata da distruzioni, ricostruzioni e importanti interventi artistici che ne hanno plasmato l'aspetto attuale.

Il Duomo si veste a festa soprattutto durante la Festa di Sant'Archelao, il 13 di Febbraio, quando processioni e riti religiosi attraversano le vie cittadine, sottolineando il profondo legame della cattedrale con la comunità oristanese.

Foto esterna della Cattedrale di Santa Maria Assunta a Oristano

Cenni Storici e Evoluzione Architettonica

Le Origini Romaniche e le Prime Ricostruzioni

La Cattedrale di Santa Maria Assunta risale alla metà del XII secolo e fu originariamente costruita in stile romanico. Alcuni documenti storici, l’analisi stilistica di certi elementi architettonici e i ritrovamenti fatti nel 1987 permettono di ricostruire l’impianto originario.

Nessun manoscritto finora ritrovato attesta la data d’inizio della costruzione dell’attuale Cattedrale, ma è probabile che coincida con la necessità di avere un palazzo vescovile. Questo è documentato fin dal 1157, quando il giudice Barisone compirà una donazione in favore della sua sposa Agalbursa. Il primo riferimento alla chiesa, non ancora elevata al rango di cattedrale, è invece del 20 febbraio 1192.

Iniziando dai resti archeologici scoperti durante i lavori di restauro del sagrato negli anni ’80 e gli scavi realizzati nel 1987, sono stati ritrovati reperti datati dal V-VI al XII d.C., inclusi resti di pasto (ossa di animali, ostriche, cardium), frammenti ceramici e di vetro. Il Professor Raimondo Zucca interpreta questi ritrovamenti come una discarica di un possibile centro abitato, Aristiane, di cui però non sono state ritrovate strutture murarie. Altri interessanti dati riguardano invece la chiesa romanica del XII secolo. Gli scavi archeologici nel sagrato della Cattedrale hanno riportato alla luce anche cinque tombe facenti parte di una necropoli, alcune a fossa terragna, contenenti un solo defunto inumato.

Relativamente all'edificio ecclesiastico del XII secolo, gli scavi hanno messo in luce una scalinata d’accesso composta da 8 scalini, tutti probabilmente rivestiti con blocchi squadrati di arenaria verdastra e ben accostati, e un piazzale ad essa antistante, oltre a alcune strutture murarie e un ambiente con pavimento in mattoni cotti.

Sono diversi i resti architettonici reimpiegati e datati alla fine dell’XI e l’inizio del XII secolo, come plutei (sorta di transenne divisorie), capitelli e colonne. Questi formavano parte dell’apparato decorativo della chiesa romanica, in particolare le colonne sormontate dai rispettivi capitelli potevano sostenere le grandi arcate a tutto sesto che dividevano l’aula in tre navate.

Tra il 1195 e il 1228, la cattedrale subì una parziale ricostruzione dopo i danni causati dall’invasione capeggiata da Guglielmo di Massa. L’edificio fu riconsacrato nel 1228, probabilmente il 30 dicembre, data incisa su dei picchiotti o battenti in bronzo ritrovati nel 1800. Su uno di questi si legge che i picchiotti furono commissionati dal giudice Mariano e dall’arcivescovo Torgotorio, e che il maestro fonditore era Placentinus.

Nel 1684, il cronista e padre cappuccino Jorge Aleo descrive l’aspetto della chiesa, testimoniando che il corpo principale era ancora quello del primo impianto del XII secolo. Inoltre, ci informa che l’edificio era realizzato con due tipi diversi di blocchi in pietra (arenaria e trachite), intercalati così da creare l’effetto della bicromia.

La Ricostruzione Settecentesca e gli Ampliamenti Successivi

Nel febbraio 1637, la cattedrale fu devastata dalle truppe francesi guidate dal conte di Lorena, Enrico d’Harcourt, insieme ad altri edifici sacri della città.

I lavori per la costruzione della nuova Cattedrale iniziarono nel 1729, quando il Capitolo e l’arcivescovo Nin decisero di ricostruire quasi completamente la cattedrale a causa del grave deterioramento delle strutture esistenti, portando alla quasi totale demolizione della struttura del XII secolo. Durante questa fase, fu rifatta anche la cappella dedicata a San Giuseppe, forse presente nella Cattedrale già dal Cinquecento e utilizzata dal gremio dei Falegnami. In questa cappella potevano essere seppelliti non solo i falegnami, ma anche vari artisti che lavoravano il legno nelle loro botteghe.

Il decoro marmoreo interno fu curato dal ligure Pietro Pozzo, assistito da Giovanni Maria Massetti, responsabili anche delle cappelle dedicate a San Filippo Neri e Sant'Archelào, del pulpito e del fonte battesimale.

Tra il XIX e l’inizio del XX secolo la cattedrale subì importanti lavori di ampliamento e restauro. Dopo la morte nel 1829 del canonico Luigi Tola, che lasciò una cospicua somma per la costruzione di una cappella dedicata a San Luigi Gonzaga, l’architetto Giuseppe Cominotti progettò non solo questa cappella sul lato sinistro del transetto, ma anche una cappella gemella dedicata a San Giovanni Nepomuceno sul lato opposto. A metà del XIX secolo furono aggiunte due grandi tele nel coro, opera del più grande artista sardo dell’Ottocento, Giovanni Marghinotti, e nel 1861 fu costruito un nuovo altare in marmo per la cappella del Sacro Cuore.

Dettaglio dell'interno della Cattedrale di Oristano, con marmi e decorazioni

Opere d'Arte e Caratteristiche Architettoniche

La chiesa presenta una pianta a croce latina costituita da un'unica, ampia navata e tre cappelle che si aprono su ciascuno dei due lati. La torre campanaria ottagonale fu eretta tra il XV e il XVI secolo, successivamente integrata e modificata con elementi tardo-gotici e una cupola in maiolica.

Lungo le pareti corrono diverse opere pittoriche attribuite a Nino Pisano, mentre al centro del transetto, si erge un altare settecentesco in stile barocco, capolavoro realizzato da Pietro Pozzo.

È doveroso citare altre opere importanti all'interno del Duomo, come l'imponente tela de l'Assunzione della Vergine di Vittorio Amedeo Rapus e la statua (con tanto di reliquie) di Sant'Archelao, patrono di Oristano.

Interno della Cattedrale di Oristano, evidenziando le cappelle laterali

L'Adeguamento Liturgico e il Nuovo Altare

L’adeguamento liturgico nella chiesa cattedrale di Oristano si sviluppa in un lungo percorso di riflessione avviato da un seminario di studio tenutosi nei giorni 23-24 aprile 2007/17. L’adeguamento coinvolge la fisionomia dell’area presbiteriale, in particolare con la progettazione e realizzazione del nuovo altare e del nuovo ambone.

L’intervento intende inserirsi nell’articolazione degli spazi interni dell’aula liturgica e delle direttrici che la costituiscono. Il nuovo altare è situato davanti all’altare a dossale settecentesco opera di Pietro Pozzo, che dopo il restauro è stato risistemato in una posizione opportunamente arretrata rispetto alla precedente, così da consentire un adeguato svolgimento delle azioni liturgiche.

L’altare contemporaneo è in marmo, costituito da un blocco di basamento in Bianco Michelangelo e dalla mensa in Rosso di Francia, con una scelta materica e cromatica che intende evocare simbolicamente la mensa eucaristica e l’ara del sacrificio. Nella parte retrostante dell’altare vi è un intaglio realizzato a partire dallo studio della luce solare nella cattedrale, intaglio che attraversa sia la mensa che il basamento e segue l’inclinazione del raggio di luce che dall’abside entra nella navata nel giorno del solstizio d’estate a mezzogiorno.

Il prospetto frontale del basamento dell’altare rappresenta la scena biblica di Daniele nella fossa dei leoni (Dan 6,1-29) scolpita a bassorilievo. In questo caso Daniele, condannato ingiustamente al supplizio ma salvato da Dio, è proposto come profezia di Gesù Cristo, sacrificato sulla croce e poi risuscitato dal Padre.

L’ambone, progettato ex novo, è posizionato nell’area presbiteriale sul lato sinistro della balaustra e proteso verso la navata. Il progettista ha concepito le forme dell’ambone in diretto collegamento con le linee della decorazione del basamento del presbiterio. La percezione dell’unità architettonica e liturgica come luogo dell’annuncio della Parola è evidente nella vista frontale dalla navata.

Un elemento di modernità presente all'interno della cattedrale è il Totem digitale di Santa Maria Assunta, che offre ai visitatori approfondimenti e informazioni sulla storia e l'arte del Duomo.

Dettaglio del nuovo altare della Cattedrale di Oristano con il bassorilievo di Daniele

Il Seminario Tridentino dell'Immacolata

Al centro della Piazza Duomo di Oristano, di fronte alla cattedrale, per volontà di Monsignor Francesco Masònes Nin sorge il Seminario Tridentino, fondato nel 1712 ed intitolato all’Immacolata. Il maestoso edificio è caratterizzato da uno stile architettonico in cui si fondono elementi del barocco e del neoclassicismo, che conferiscono alla struttura un aspetto sobrio ed elegante.

Al suo interno è presente la Cappella dell’Immacolata, voluta dall’Arcivescovo Giovanni Maria Bua, opera dell’architetto piemontese Giuseppe Cominotti, edificata nello spazio precedentemente destinato all’Oratorio delle Anime. Al suo interno, sopra l’altare, vi è una tela ovale rappresentante la Beata Vergine Immacolata con gli Angeli, realizzata dal pittore cagliaritano ottocentesco Giovanni Marghinotti. Sono inoltre presenti anche altre sue tele che decorano le pareti laterali della cappella.

Tra i luoghi più importanti di questo edificio vi è la Biblioteca del Seminario Arcivescovile, fondata nel 1834 sempre dall’Arcivescovo Giovanni Maria Bua.

Foto esterna del Seminario Tridentino di Oristano

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