Roma è la città più documentata al mondo. Artisti e cronisti hanno rappresentato questa città per millenni, lasciando una vivida testimonianza visiva delle loro impressioni. Fondamentalmente hanno utilizzato due mezzi per rendere permanenti le loro osservazioni: l'hanno registrata pittoricamente, come una serie di scene più o meno realistiche che utilizzavano la prospettiva, o cartograficamente, come un disegno astratto in pianta che richiedeva misurazioni in scala.

Il Contesto Cartografico e Artistico del XVIII Secolo a Roma
Il XVIII secolo fu l'epoca dei vedutisti, artisti che rappresentavano la città attraverso vedute o panorami urbani accuratamente realizzati, che tipicamente mostravano siti nel loro contesto urbano. Questi ritratti urbani venivano eseguiti con sorprendente accuratezza, dettaglio e attenzione a qualità effimere come gli effetti di luce. Artisti che operavano in questo genere, come Canaletto (1697-1768) a Venezia e Piranesi (1720-1778), veneziano ma attivo a Roma, contribuirono a definire il tenore artistico dell'epoca. Vividi ritratti della vita quotidiana o fantastiche rievocazioni di una città scomparsa arricchivano la composizione pittorica; i primi fornivano un prezioso documento sociale, i secondi rivelavano atteggiamenti su Roma e la sua continua eredità culturale.
Durante il XVIII secolo, Giambattista Nolli si distingue come il brillante protagonista della visione in pianta. Nonostante i suoi successi, Nolli non poté competere con la popolarità e il successo commerciale degli artisti che ritraevano la città pittoricamente, ma la sua opera avrebbe avuto un impatto duraturo sulla comprensione topografica di Roma.

Giambattista Nolli e la Sua Pianta Grande (1748)
Il contemporaneo di Vasi, Giambattista Nolli (1701-1756), fu un geometra, cartografo e architetto che visse a Roma e dedicò la sua vita a documentare le fondazioni architettoniche e urbane della città. Il frutto del suo lavoro, La Pianta Grande di Roma (conosciuta anche come Nuova Pianta di Roma data in luce da Giambattista Nolli l’anno MDCCXLVII), è uno dei piani urbani più rivelatori e belli di tutti i tempi. È considerata la prima mappa accurata di Roma e cattura la città all'apice dei suoi successi culturali e artistici, stabilendo nuovi standard di accuratezza e completezza quando fu pubblicata nel 1748.
La creazione della mappa richiese oltre dieci anni di rilevamento della città, condotto da Nolli e da una squadra di assistenti con l'aiuto di nuovi strumenti di misurazione. Per realizzare questa monumentale opera, Papa Clemente XII concesse al cartografo il permesso di misurare cortili e altri spazi interni inaccessibili nelle comunità monastiche, anche quelli nei conventi di suore, cosa che all'epoca fu controversa.
La mappa di Nolli fu incisa su dodici lastre di rame squisitamente realizzate. Quando i fogli stampati da queste vengono assemblati, il risultato è un'immagine che misura circa 176 cm per 208 cm (o circa 5 x 7 piedi). Rilevando quasi otto miglia quadrate di terreno ondulato, che includeva un denso tessuto cittadino circondato da un modello intricato ma scarsamente popolato di fattorie, vigneti, ville, monasteri e rovine antiche, e indicizzando 1320 siti, Nolli realizzò una straordinaria impresa tecnica che rappresenta una pietra miliare nell'arte e nella scienza della cartografia. Rilevazioni moderne e sofisticate immagini satellitari hanno confermato l'accuratezza della mappa di Nolli entro il più piccolo margine di errore.
Nel piano "icnografico" (o "terrestre") di Nolli, le caratteristiche architettoniche e le infrastrutture urbane sono ridotte a una singola "fetta" orizzontale, un'impronta minuziosamente dettagliata che trasmette dimensioni, proporzioni e orientamenti in scala con la massima chiarezza. Oltre a registrare le strade, le piazze e gli spazi urbani pubblici di Roma, Nolli riprodusse accuratamente centinaia di interni di edifici attraverso piante dettagliate che ne enfatizzano il significato per la più ampia sfera pubblica. Questa visione trasparente sia dell'esterno che dell'interno assicura il valore continuo della mappa come documento storico unico che offre allo spettatore un vivido scorcio "tipo Pompei" della vita quotidiana in un grande centro metropolitano durante uno dei suoi periodi più illustri.

Interazioni Cartografiche: Nolli, Vasi e Piranesi
Giambattista Nolli, Giuseppe Vasi e Giovanni Battista Piranesi, tutti attivi a Roma nel XVIII secolo, contribuirono ognuno con la propria visione unica alla rappresentazione della città eterna.
La Pianta Grande di Nolli e le Vedute di Vasi
Giuseppe Vasi (1710-1782), nato a Corleone, in Sicilia, fu un contemporaneo di altri grandi vedutisti e collaborò strettamente con Nolli. È meglio conosciuto per le sue estese vedute di Roma che collettivamente servono come ammirevole accompagnamento pittorico alla Grande Pianta di Nolli. Le 238 stampe nei suoi dieci volumi delle Magnificenze di Roma antica e moderna danno un'impressione così chiara e capillare della città, che la loro totalità potrebbe quasi essere descritta come Nolli in tre dimensioni. La reciprocità tra le vedute di Vasi e la mappa di Nolli permette di entrare ed esaminare Roma in dettaglio, inclusi molti angoli trascurati della città del Settecento. Passando dalla mappa alla veduta e dalla veduta alla mappa, si possono ricostruire siti del XVIII secolo che da allora sono completamente cambiati o del tutto scomparsi.
La connessione tra l'opera di Nolli e Vasi è diretta. Nolli contribuì con informazioni tecniche per Vasi alla fine del Volume I delle Magnificenze, registrando le distanze tra le porte della città. Vasi stesso rende omaggio a Nolli annotando: "Misura delle distanze da una Porta all'altra. favorite all'Autore di queste Descrizioni dall'Architetto, e Geometra il Sig. Gio. Battista Nolli Comasco".
La distribuzione delle vedute di Vasi sulla mappa di Nolli produce un modello istruttivo. A differenza di Piranesi, che era interessato principalmente alle maestose rovine e ai principali monumenti di Roma, Vasi registrò sistematicamente edifici in tutta la città e di ogni tipo, dedicando ciascuno dei suoi dieci volumi a una categoria specifica. Nel farlo, Vasi non limitò le sue vedute a singoli edifici, ma mostrò ciascuno di essi nel suo contesto urbano, includendo strutture adiacenti, strade e piazze. Sebbene si possa sostenere che le vedute di Piranesi siano più suggestive nella loro splendida teatralità, dal punto di vista del topografo le stampe più austere di Vasi offrono un senso più realistico della città del XVIII secolo. Entrambi gli artisti usano la distorsione, ma quella di Vasi è forse più prevedibile: seguendo le orme di precedenti realizzatori di vedute come Cruyl e Falda, egli 'apre' le strade come un libro in modo che gli edifici che le fiancheggiano possano essere visualizzati più completamente. Ciò distorce ovviamente lo spazio urbano, come accade ad esempio per Via dei Banchi (ora Via del Banco di S. Spirito). Ma in generale le sue vedute sono fedeli al sito e ci si può fare affidamento anche per dettagli relativamente fini (es. la facciata lontana di S. Maria dell'Orazione che affianca Palazzo Farnese).
Nolli e Piranesi
Un quarto di secolo dopo che Nolli pubblicò la sua Piccola Pianta di Roma del 1748, Piranesi utilizzò una copia quasi esatta per produrre la metà superiore della sua mappa, che si estende per includere la porzione settentrionale della città, comprendente Ponte Milvio. Le scale dei due piani sono identiche e le convenzioni grafiche sono quasi le stesse, suggerendo che Piranesi semplicemente ricalcò la Piccola Pianta. Le differenze tra le due mappe sono sottili ma significative. Piranesi, in quanto antiquario, elenca 402 elementi che si riferiscono tutti a siti antichi.
Nonostante il fatto che le vedute più drammatiche di Piranesi abbiano storicamente eclissato quelle del suo mentore e poi rivale Vasi, sono le vedute di Vasi, non quelle di Piranesi, a servire come il più utile accompagnamento pittorico alla Pianta Grande. La mappa di Nolli del 1748 perfeziona il piano icnografico, offrendo una visione in proiezione ortografica minuziosamente dettagliata della città, mentre le esaustive vedute in prospettiva di Vasi, risalenti dal 1747 al 1761, rivelano uno sviluppo parallelo notevole in tre dimensioni, creando un vasto paesaggio composito.

La Pianta di Nolli nel Contesto Museale e nell'Iconografia Urbana
La storia dell'iconografia urbana è stata efficacemente raccontata in diverse esposizioni. Un esempio significativo è stata la mostra Imago Urbis al m.a.x museo di Chiasso, a cura di Cesare de Seta e Nicoletta Ossanna Cavadini. Questa mostra ha esplorato la ricchissima quantità di incisioni prodotte in più di tre secoli per illustrare i "ritratti di città", dalla combinazione della scoperta della stampa di Gutenberg e della prospettiva fino all’invenzione del dagherrotipo. In questo contesto espositivo, la Nuova Pianta di Roma (1748) di Giovan Battista Nolli ha dimostrato un enorme balzo in avanti rispetto ai primi atlanti, dal segno netto ed esatto perché così topograficamente fondato da divenire presto norma. La sua piccola pianta della città eterna, presentata in mostra, non è solo un souvenir per viaggiatori del Grand Tour, ma già strumento di controllo e misura dello spazio urbano.
Oltre alle esposizioni dedicate, la Pianta Grande di Giovanni Battista Nolli del 1748 trova una moderna e innovativa applicazione nel Museo della Forma Urbis, allestito all'interno dell'Ex Palestra della Gioventù Italiana del Littorio. Questo museo custodisce i frammenti superstiti di una monumentale planimetria di Roma antica. Incisa su 150 lastre di marmo tra il 203 e il 211 d.C., questa mappa, originariamente esposta in un'aula del Tempio della Pace, è uno dei documenti più rari e preziosi giunti dall'antichità, offrendo un panorama unico del paesaggio urbano della Roma imperiale. Sebbene solo circa un decimo della pianta originale (che misurava circa 18x13m e rappresentava 13.550.000 m² di città con una scala media di 1:240) sia sopravvissuto, i frammenti sono stati oggetto di un nuovo allestimento museale.
Negli spazi interni dell’edificio museale, sui pavimenti delle sale, i frammenti della Forma Urbis sono collocati e sovrapposti, come base planimetrica, proprio alla Pianta Grande di Giovanni Battista Nolli del 1748. Questo progetto espositivo mira a favorire la leggibilità di un documento antico che, per le sue dimensioni e la frammentarietà, si presta poco a una comprensione immediata, rendendo la pianta marmorea pienamente fruibile sia per la comunità scientifica che per i visitatori. La permanenza del gruppo all'interno del museo non potrà superare i 60 minuti, a testimonianza dell'intensità dell'esperienza di visita offerta da questa singolare combinazione di storia e cartografia.
