Giacomo Ceruti (1698-1767), noto come il “Pitocchetto”, è stato uno dei pittori più significativi e versatili del Settecento europeo. Nato a Milano, legò gran parte della sua carriera alla città di Brescia, dove risiedette dal 1721 al 1733 circa, periodo fondamentale per la maturazione della sua poetica legata alla cosiddetta “pittura della realtà”.

L'artista dei “pitocchi” e la riscoperta critica
Il soprannome “Pitocchetto” deriva dalla sua celebre produzione dedicata ai poveri, ai mendicanti e agli emarginati. Tuttavia, gli studi novecenteschi, in particolare quelli di Roberto Longhi nel 1922, hanno riabilitato la figura di Ceruti, sottraendola a una visione puramente folcloristica. La riscoperta avvenne in occasione della mostra “Pittura italiana del ‘600 e del ‘700” a Palazzo Pitti, dove fu esposta “La Lavandaia”, opera divenuta l’icona dell’artista.
La forza di questo dipinto risiede nello sguardo stanco e dignitoso della protagonista, inserita in un contesto domestico che riflette l’ordinaria quotidianità delle cascine della bassa bresciana. Questa capacità di rappresentare gli “ultimi” con la stessa solennità riservata ai ritratti aristocratici è il tratto distintivo di Ceruti, che si inserisce nel solco della tradizione lombarda, da Foppa a Caravaggio.

Il Ciclo di Padernello e la committenza
Un corpus fondamentale della sua opera è il “Ciclo di Padernello”, ritrovato da Giuseppe Delogu nel 1930. Composto da quindici dipinti di grandi dimensioni, il ciclo ritrae mendicanti, filatrici, orfane e ragazzetti sullo sfondo della campagna. Queste tele, destinate alle dimore dell'aristocrazia bresciana, testimoniano una committenza raffinata che, forse per meditazione caritatevole o per gusto collezionistico, ricercava una rappresentazione autentica della povertà.
| Opera | Soggetto | Caratteristiche |
|---|---|---|
| La Lavandaia | Donna al lavoro | Sguardo dignitoso, realismo sobrio |
| Scuola di cucito | Donne al lavoro | Compostezza, vita domestica |
| Filatrice | Giovane donna | Miseria dignitosa, realismo psicologico |
Versatilità stilistica: dai nobili ai soggetti sacri
Ceruti non fu solo il pittore dei poveri. La sua produzione includeva ritratti di nobili, soggetti mitologici e pale d'altare. Artista colto e raffinato, seppe adattarsi alle diverse richieste del mercato settecentesco, alternando le committenze pubbliche a quelle private. Il suo stile evolse costantemente: dalla severità dei ritratti bresciani, influenzati dal Fra’ Galgario, alla vivacità cromatica e alla leggerezza apprese durante il soggiorno veneziano al servizio del feldmaresciallo Johann Matthias von der Schulenburg.

L'esperienza a Gandino
Il soggiorno bergamasco (1733-1735) ha lasciato testimonianze preziose, come il ciclo di santi presso la Basilica di Gandino. Recentemente, il restauro di opere come il “San Ponziano papa in gloria” e il “San Pietro in gloria” ha permesso di riscoprire la tecnica esecutiva dell’artista, rivelando dettagli inediti sulla sua maestria e sull'uso dei materiali.
La pittura della realtà tra etica e società
La sensibilità di Ceruti verso le classi umili si intreccia con il clima culturale bresciano del Settecento, influenzato da figure come il vescovo Angelo Maria Querini e da istanze pre-illuministe che promuovevano una maggiore giustizia sociale. Le sue tele, pur descrivendo la miseria, rifuggono dal pietismo, offrendo una registrazione oggettiva e quasi stoica della condizione umana.
Giacomo Ceruti (1698-1767) - An Italian late Baroque painter, with the nickname Pitocchetto painter
Attraverso la sua lunga carriera, che lo vide attivo tra Milano, Brescia, Venezia e Padova, Giacomo Ceruti ha saputo mantenere una coerenza stilistica basata sull'attenzione al vero, confermandosi come un maestro capace di dialogare con la modernità, anticipando in alcuni casi la sensibilità dei pittori del XIX secolo.
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