Il Martirio di Suor Leonella Sgorbati: Missione, Violenza e Speranza in Somalia

La storia di Suor Leonella Sgorbati, missionaria della Consolata, è profondamente intrecciata con la tragica realtà della Somalia, un paese devastato da anni di guerra e fondamentalismo. Il suo assassinio, avvenuto a Mogadiscio il 17 settembre 2006, in un contesto di crescente instabilità e minaccia jihadista da parte di gruppi come Al-Shabaab, ha segnato un punto cruciale, trasformandola in un simbolo di dedizione, perdono e speranza.

Ritratto di Suor Leonella Sgorbati in abito missionario

La Vita e la Vocazione di Suor Leonella Sgorbati

Rosa Maria Sgorbati nacque il 9 dicembre 1940 a Rezzanello di Gazzola, un piccolo borgo nei dintorni di Piacenza, dove trascorse la sua fanciullezza e adolescenza. Nel 1950, con la famiglia, si trasferì a Sesto San Giovanni e aderì ad Azione Cattolica, condividendone ideali e impegno.

Nel maggio 1963, entrò nell’ordine delle Suore Missionarie della Consolata, prendendo i voti perpetui nel novembre 1972. Dopo aver frequentato la scuola per infermiera in Inghilterra tra il 1966 e il 1968, nel 1970 venne inviata in Kenya, una terra che amò profondamente e dove visse per oltre trent’anni.

In Kenya, Suor Leonella prestò servizio negli ospedali della Consolata di Mathari, Nyeri, e Nazareth, alla periferia di Nairobi, dal 1970 al 1983. Nel 1985 divenne l’insegnante principale della Scuola per infermiere presso l’ospedale Meru di Nkubu, dove offrì ai giovani una formazione integrale che garantì ad essi non solo professionalità, ma anche principi di vita e valori cristiani.

Dal 1993 al 1999, rieletta per due mandati consecutivi, ricoprì l'incarico di superiora regionale delle Missionarie della Consolata del Kenya. Era molto amata per il suo sorriso accogliente e per il suo "cuore extra large". Durante le visite come superiora, citava spesso il fondatore, il Beato Giuseppe Allamano: "Bisogna avere tanta carità da dare la vita". Scrisse in una circolare per le consorelle del Kenya: "Noi, sia individualmente che come comunità, dobbiamo renderci disponibili al processo dell’incarnazione del Figlio in noi per poter essere la consolazione del Padre".

La Missione in Somalia: Una Terra Martoriata

Nel 2001, Suor Leonella trascorse diversi mesi a Mogadiscio per verificare la possibilità di creare una scuola infermieristica nell'ospedale locale, gestito dall'ONG SOS Kinderdorf International, che opera a favore di bambini in difficoltà. L’SOS Kinderdorf International aveva richiesto all’Istituto di inviare una delle sorelle per aprire una scuola per infermieri in Somalia. Suor Leonella si rese disponibile e arrivò in quella terra ormai stremata da dieci anni di guerra e fondamentalismo.

Il 18 aprile 2002 iniziarono i primi corsi della scuola professionale. Le prime infermiere da lei formate si diplomarono nel 2006, certificate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, in quanto la Somalia era priva di governo dal 1991. Superando forti resistenze burocratiche, Suor Leonella era riuscita a ottenere per i propri allievi un diploma internazionalmente riconosciuto.

Suor Leonella sognava in grande: non si sarebbe mai accontentata di qualsiasi risultato, voleva raggiungere alti livelli di qualità. Il lavoro in ambito sanitario le fece ben presto capire quanto fosse fondamentale preparare personale qualificato che, poco per volta, potesse assumere i ruoli fino allora portati avanti dalle suore. Le sue parole in un’intervista, rilasciata al suo trasferimento in Somalia, riflettevano la sua apertura e la sua fede nel dialogo: "Non è difficile lavorare quando si cerca di volersi bene e anche l’Islam vero è così: Dio ama tutte le sue creature".

La situazione in Somalia era molto difficile e gli stranieri erano presi di mira. Suor Leonella era rimasta molto colpita dalla storia dei trappisti martiri in Algeria, tanto che consegnava la loro biografia a tutte le comunità della regione, dicendo: "Il martirio fa parte della nostra vita quotidiana, qui, in comunità; il martirio di sangue solo se Dio ce lo chiederà…". Confidò un giorno a una consorella: "C’è una pallottola con su scritto il mio mio nome, ma solo Dio sa quando arriverà".

Poiché Suor Leonella desiderava formare altri tutor per la scuola d’infermiere, ritornò in Kenya, ma ebbe grosse difficoltà a rientrare a Mogadiscio, a causa delle nuove regole previste dalla Corte islamica che controllava la città e i suoi dintorni.

Papa Francesco riconosce il martirio di suor Leonella Sgorbati

L'Assassinio a Mogadiscio: Il 17 Settembre 2006

Finalmente, il 13 settembre 2006, Suor Leonella riuscì a rientrare nella capitale somala. Purtroppo, dopo soli quattro giorni, il suo presagio si avverò. Erano le 12:30 di domenica 17 settembre 2006 quando Suor Leonella Sgorbati, 65 anni, fu uccisa con diversi colpi di arma da fuoco assieme alla sua guardia del corpo, Mohammed Mahamud. Stava attraversando la strada che separava l’Ospedale SOS, dove lavorava, dal Villaggio SOS, dove viveva con altre quattro consorelle missionarie della Consolata, dopo la consueta mattinata di lezione.

I due assassini erano nascosti in un taxi da cui le spararono alla schiena a bruciapelo. Mohammed Mahamud, un musulmano somalo, morì subito nel tentativo di salvarla. Suor Leonella fu trasportata all’ospedale, dove morì poco dopo con sette proiettili in corpo. Le sue ultime parole furono: "Perdono, perdono, perdono".

L'assassinio avvenne all'esterno dell'ospedale pediatrico, l'unica struttura sanitaria di Mogadiscio che lavorava in ambito pediatrico a titolo gratuito. Probabilmente l'omicidio fu una rappresaglia per la lezione di papa Benedetto XVI a Ratisbona, durante la quale alcune frasi pronunciate avevano offeso la sensibilità di parte del mondo islamico. La Farnesina aveva da tempo sconsigliato alle suore italiane di restare nella capitale, ma le religiose avevano voluto fermarsi.

Molto fu lo sdegno della popolazione somala a quell’assassinio. Mons. Giorgio Bertin, vescovo di Gibuti e amministratore apostolico di Mogadiscio, sottolineò il significato di questo evento: "Per me la morte di un’italiana e di un somalo, di una cristiana e di un musulmano, di una donna e di un uomo, ci dice che se si può morire insieme, allora è possibile anche vivere insieme".

Il Contesto Somalo: Instabilità e la Minaccia di Al-Shabaab

Un Paese Frammentato e Senza Pace

La Somalia è la storia di un fallimento nazionale e internazionale. Dal 1991, con la caduta del presidente dittatore Mohammed Siad Barre, il paese del Corno d’Africa vive in una costante instabilità politica e militare. La vecchia Somalia, diventata indipendente nel 1960, è ormai spezzata in tre tronconi. Al Nord, il Somaliland si è dichiarato indipendente ed è politicamente stabile, ma finora non è stato riconosciuto a livello internazionale. Nel centro, la regione del Puntland che, sebbene ancora formalmente legata a Mogadiscio, è diventata autonoma, con una propria struttura amministrativa e militare. Infine, il Sud dove le fragili istituzioni di Mogadiscio sopravvivono grazie all’aiuto della comunità internazionale.

Oggi, la Somalia è uno dei paesi più poveri del mondo: il 43% della popolazione vive con meno di un dollaro al giorno e dipende quasi totalmente dagli aiuti umanitari, il cui flusso però è compromesso dall’insicurezza generale e dai continui furti. La siccità, una successione di raccolti poveri e un rapido aumento dei prezzi dei prodotti alimentari e del carburante hanno aggravato la condizione socioeconomica somala causando varie crisi alimentari.

L'ascesa di Al-Shabaab e la Sicurezza

Le rivalità tra i clan e, soprattutto, la forza di Al-Shabaab, una milizia legata ad Al Qaeda che controlla ampie parti del territorio, mina la possibilità di una ripresa per il paese. Governatad a lungo da Abdi aw-Mohamed, alias Godane (ucciso da un bombardamento Usa nel 2014), nel 2015 la milizia islamica è stata scossa da faide interne che sembravano averne minato la solidità e la capacità operativa, ma la milizia islamica conserva comunque una solida presenza nelle province dell’entroterra.

A fianco di Al-Shabaab, hanno preso vita anche alcune cellule legate allo Stato Islamico (ISIS), guidate da Abdulqadr Mumin, con base soprattutto nel Puntland. Sebbene per il momento abbiano piccole dimensioni, si sono dimostrate capaci di unire i clan e i sub-clan più piccoli e da sempre esclusi dalla politica somala. In un video reso pubblico a dicembre, i jihadisti invitano a "dare la caccia" ai non credenti e ad attaccare le chiese e i mercati. Gli attentati da parte degli islamici continuano, soprattutto a Mogadiscio, la capitale. Basta ricordare l’attacco del 14 ottobre 2017, uno dei più sanguinosi degli ultimi anni, con oltre 300 vittime. Mons. Bertin afferma che per gli stranieri la situazione è particolarmente drammatica, data la vulnerabilità dei loro luoghi di ritrovo.

Mappa della Somalia con aree di controllo di Al-Shabaab e regioni autonome

Intervento Internazionale e Nuovi Attori

Il 16 febbraio 2017, sulla Somalia soffiava un vento di speranza con l'elezione a presidente di Mohamed Abdullahi Mohamed, detto Farmajo. La fiducia riposta in lui si basava su un curriculum di tutto rispetto, avendo ricoperto la carica di primo ministro e ambasciatore. Il suo compito è però molto difficile. Mons. Giorgio Bertin spiega: "A volte, però, ho l’impressione che le istituzioni statali stiano in piedi solo grazie all’appoggio esterno. Il sostegno estero è comunque relativo perché i partner internazionali hanno loro agende che non sempre coincidono con quella somala."

Attualmente c’è una massiccia presenza militare straniera nel paese. Dal 2007, l’Unione africana, con l’autorizzazione delle Nazioni unite, mantiene una forza composta da 21mila soldati e 550 poliziotti, denominata AMISOM. Il suo ruolo è stato fondamentale nel contrastare il diffondersi delle milizie jihadiste, pur avendo pagato un prezzo altissimo in vite umane. Anche l’Unione europea mantiene un proprio contingente nel paese con il compito di formare i militari del neonato esercito somalo. Questa missione, denominata EUTM Somalia, è comandata da un generale italiano e fa perno su un nucleo di soldati italiani. Gli Stati Uniti, con il presidente Donald Trump, hanno portato il contingente a stelle e strisce a 500 uomini, il numero più elevato dal 1992.

Sullo scenario somalo è comparso recentemente anche un nuovo attore: la Turchia. A ottobre, Ankara ha inaugurato in Somalia la sua più grande base militare all’estero, costata cinquanta milioni di dollari, dove i militari turchi addestreranno i colleghi somali. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha rafforzato i legami con la Somalia sulla base della comune adesione agli ideali dell’islam politico. Erdogan ha visitato Mogadiscio due volte, nel 2011 è stato il primo leader non africano in vent’anni a visitare la nazione devastata dalla guerra. Aziende pubbliche e private turche hanno costruito scuole, ospedali e infrastrutture, offerto borse di studio, e l’interscambio commerciale è in rapida crescita.

L’impegno turco supera ormai di gran lunga quello dell’Italia, ex potenza coloniale. Secondo quanto riporta "Il Sole 24 Ore" (del 18/01/2018), dei 165 milioni stanziati da Roma il 21 dicembre 2017 per la cooperazione internazionale, 13 sono destinati a cinque progetti che verranno realizzati in Somalia. Tra questi, lo stanziamento di 3,7 milioni di euro per il consolidamento dello stato di diritto (ristrutturazione dell’edificio della Corte suprema e costruzione della prigione regionale), 3,2 milioni per migliorare la sicurezza alimentare nel Puntland, un milione per lo sviluppo infrastrutturale e tre milioni per lo sviluppo di filiere produttive agro tecnologiche.

La Beatificazione: Riconoscimento di un Martirio

A quasi dodici anni da quel tragico giorno, il 26 maggio 2018, Suor Leonella Sgorbati è stata beatificata a Piacenza. La causa di beatificazione di Suor Leonella Sgorbati fu aperta il 3 agosto del 2013 e chiusa nel 2018. "Nel marzo dell’anno scorso è stato riconosciuto il martirio di Suor Leonella - ha raccontato Suor Renata Conti, postulatrice generale -. Nel Capitolo del 2011 decidemmo di iniziare la causa di beatificazione." La postulatrice ha ringraziato la diocesi e la città di Piacenza per l'accoglienza e il sostegno, e il pittore Leonardo Girardi per il quadro realizzato per la beatificazione.

Il 14 marzo 2019 è stata inserita nel Giardino Virtuale del Monte Stella con questa motivazione: "Religiosa ed infermiera italiana operò in Kenia e in Somalia. Fondò in Somalia la scuola di infermieri nell’ospedale retto da SOS - villaggio dei bambini, in una terra stremata da anni di guerra e fondamentalismo. Donna del dialogo, nonostante le minacce non rinunciò mai alla cura dei più deboli."

Durante la cerimonia, il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, ha ricordato: "Il vero Dio non è il distruttore, ma il creatore della vita. Suor Leonella, uccisa il 17 settembre 2006 a Mogadiscio in Somalia, è un invito ad aprire strade di comprensione nelle famiglie, nella società e in ogni ambito di vita. Tutto ciò si realizza con il dono della vita." Il Cardinale ha citato l’esperienza di Nigel Baldwin, un uomo anglicano, che grazie alle ultime parole di Suor Leonella - "Perdono, perdono, perdono" - riuscì a perdonare una persona con cui aveva rapporti molto difficili. "Il martire cristiano al rancore risponde con l’amore - ha chiosato il porporato - il martirio di Suor Leonella diventa così seme di speranza sparso sulla terra dell’uomo, che porterà fiori e frutti di bene."

Mons. Gianni Ambrosio, vescovo di Piacenza, al termine della celebrazione ha ricordato che la Beata Leonella Sgorbati "diventa una di queste luci vicine che ci aiutano a fare delle buone scelte nella nostra vita: è come il capofila, riconosciuto - beatificato, di numerosi «martiri» che come lei hanno dato la loro vita. Tra di essi abbiamo dei cattolici, come Mons. Colombo, la Tonelli, la Fumagalli; dei protestanti come Verena o Liban; dei musulmani e altre persone di buona volontà come Elman, Ali Jama, ecc."

Suor Renata Conti ha commentato: "Il nostro fondatore, il Beato Giuseppe Allamano, ci incoraggiava ad essere a servizio della missione anche a costo della vita, e il riconoscimento del martirio di Suor Leonella è per noi un nuovo impulso a vivere la missione fino in fondo." La comunità delle Missionarie della Consolata in Somalia, di cui faceva parte Suor Leonella, è attualmente in sospeso, ma non è stata chiusa, nella speranza che la beatificazione possa contribuire a riprendere il servizio. La gente della Somalia non ha dimenticato Suor Leonella, la porta nel cuore, come anche in Kenya, dove ha trascorso trent’anni di missione.

In occasione della beatificazione, la sera prima si è svolta una veglia di preghiera nel paese natale di Suor Leonella, Rezzanello. Dalla sera del 26 maggio fino al lunedì 28, Palazzo Farnese, uno dei monumenti simbolo della città di Piacenza, si è colorato di rosso a ricordo del martirio di Suor Leonella e del sangue versato dai cristiani nel mondo. Una celebrazione analoga si è tenuta nella Cattedrale di Nairobi il 12 giugno.

Le uccisioni di innocenti sono il sigillo dello spirito del male. I veri fedeli sono araldi di vita non di morte. Questo è il Vangelo predicato e vissuto da Gesù. Questa è la missione della Chiesa, promuovere, difendere e portare la vita nel mondo.

All'inizio di dicembre, è avvenuta la traslazione del corpo di Suor Leonella dal cimitero del Nazareth Hospital, appena fuori Nairobi, alla chiesa del Flora Hostel, che è molto frequentata dai fedeli.

Murales o installazione artistica che raffigura Suor Leonella e il suo messaggio di perdono

Cronologia degli Eventi Chiave in Somalia

  • 1 luglio 1960 - Proclamazione dell’indipendenza.
  • 21 ottobre 1969 - Colpo di stato dell’esercito, Mohamed Siad Barre diventa presidente.
  • 9 luglio 1989 - Il vescovo cattolico mons. Pietro Salvatore Colombo viene ucciso.
  • 6 luglio 1990 - La guardia presidenziale spara sulla folla che contesta Siad Barre a Mogadiscio.
  • 26 gennaio 1991 - Il presidente Mohamed Siad Barre viene destituito.
  • 3 ottobre 1993 - Battaglia di Mogadiscio: 18 militari statunitensi uccisi, centinaia di morti somali.
  • 20 marzo 1994 - La giornalista Ilaria Alpi e l’operatore Miran Hrovatin sono assassinati a Mogadiscio.
  • 29 marzo 1994 - L’ultimo militare statunitense lascia il paese.
  • agosto 2004 - Inaugurazione a Nairobi di un parlamento di transizione in esilio.
  • febbraio 2006 - Scontri a Mogadiscio tra “i signori della guerra” e i miliziani delle corti islamiche.
  • 4 settembre 2006 - Firma di un accordo di pace provvisorio tra il governo di transizione e le corti islamiche.
  • 17 settembre 2006 - Assassinio di Suor Leonella Sgorbati, missionaria della Consolata, a Mogadiscio.
  • febbraio-aprile 2007 - L’ONU autorizza una missione africana per il mantenimento della pace, AMISOM.
  • settembre 2009 - I miliziani di Al-Shabaab dichiarano la loro alleanza ad Al Qaeda.
  • febbraio 2017 - Mohamed Abdullahi Mohamed Farmajo eletto presidente.
  • 14 ottobre 2017 - Attacco terroristico a Mogadiscio con oltre 300 vittime.
  • 26 maggio 2018 - Beatificazione di Suor Leonella Sgorbati a Piacenza.

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