La Trasfigurazione e la Resurrezione di Gesù: Rivelazione della Gloria Divina e Nuova Creazione

Il Contesto della Trasfigurazione: Dopo lo Scontro e l'Annuncio della Passione

L'episodio della Trasfigurazione di Gesù si colloca in un momento cruciale della narrazione evangelica, "sei giorni dopo" uno scontro drammatico che Gesù ha avuto con i suoi discepoli, in particolare con Pietro. In quell'occasione, Gesù aveva annunciato apertamente che sarebbe andato incontro alla sconfitta, un concetto inaccettabile per Pietro, che lo aveva strattonato in disparte esclamando: "Dio te ne scampi, Signore; questo non ti dovrà accadere mai". Questo fatto, nel quale Gesù ha parlato della sua morte, per i discepoli rappresenta il fallimento totale, poiché essi non comprendono ancora che Gesù possiede una qualità di vita capace di superare la morte, considerandola la fine di tutto.

Questa annotazione temporale, "sei giorni dopo", è anche un richiamo significativo al libro dell'Esodo, dove viene narrata la manifestazione di Dio sul monte Sinai. Scrive il libro dell'Esodo: "La gloria di Dio venne a dimorare sul monte Sinai e la nube lo coprì per sei giorni. Al settimo giorno Dio chiamò Mosè dalla nube" (Es 24,16). L'evangelista Matteo, ricalcando questa salita, sottolinea la profonda connessione tra l'esperienza di Mosè sul Sinai e quella di Gesù sul monte alto.

Il racconto della trasfigurazione segue la confessione di Pietro a Cesarea e il primo annuncio della passione (cfr Mt 16,13ss). Essa si offre come un orizzonte che mira ad alleggerire la paura e infondere il coraggio nell’affrontare il cammino della vita, in quanto anticipo della resurrezione. Gesù, avendo parlato della sua morte di croce (cfr Mt 16,21ss) e delle condizioni per seguirlo ("Se qualcuno vuole venire dietro a me prenda la sua croce..." Mt 16,24), cerca di aiutare i suoi discepoli a capire che, sebbene soffrirà e morirà, risorgerà. La trasfigurazione è "vivere" in anticipo la risurrezione, proprio per prepararli ad affrontare il cammino di mezzo, ovvero la passione-morte.

Mappa del Monte Sinai e Monte Tabor

L'Evento della Trasfigurazione sul Monte

Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. L'evangelista Matteo (17, 1-9) descrive l'evento in modo vivido: "E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con Lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: 'Signore, è bello per noi stare qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia'".

Mentre Pietro stava ancora parlando, una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: "Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo". All'udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: "Alzatevi e non temete". Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo. Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: "Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell'uomo non sia risorto dai morti".

L'evangelista, molto asciutto nel segnalare questo dato, rivela che la trasfigurazione è un avvenimento di preghiera, dove Gesù mostra il suo essere una cosa sola col Padre (cfr Gv 10,30). Le sue vesti "bianchissime" rivelano Gesù come luce del mondo (Gv 12,46).

Icona della Trasfigurazione di Gesù con Mosè ed Elia

La Profondità Teologica della Trasfigurazione

La Pienezza della Condizione Divina

L'espressione "brillare come il sole" indica la pienezza della condizione divina. L'evangelista, tramite questo espediente letterario, vuole dimostrare in Gesù la pienezza della divinità, facendo comprendere che il dono di Gesù, che passa attraverso la morte, non solo non diminuisce la persona, ma le attribuisce la vera condizione divina. Nel Vangelo di Giovanni, Gesù paragona la morte a un chicco di grano che, se non muore, non può diventare spiga (Gv 12,24), rivelando come un avvenimento doloroso possa essere trasformato da Dio in qualcosa di positivo.

Mosè ed Elia: La Legge e i Profeti

L'apparizione di Mosè ed Elia, che conversano con Gesù, è di grande importanza. Essi rappresentano il passato del popolo di Israele e concentrano in loro le promesse che Dio ha fatto al suo popolo, manifestate attraverso la legge (Mosè) e i profeti (Elia, il più conosciuto). In Mosè ed Elia è rappresentata tutta la Bibbia, conosciuta come "la Legge e i Profeti". Essi sono il legislatore e il profeta che, attraverso la violenza, hanno imposto la fede in Dio. Sul monte con Gesù, Mosè può finalmente vedere la gloria di Dio, che è Gesù Cristo, il "Signore della gloria" (1Cor 2,8).

La presenza di Mosè ed Elia suggerisce anche una dimensione più "umana": Gesù stesso necessita di confrontarsi sulla "sua dipartita" (passione-morte-risurrezione), sapendo di non poterlo fare con i suoi discepoli che ancora non comprendono. Così sceglie due "amici" di grande levatura, amici della Scrittura, un modo con il quale Gesù suggerisce che su certe cose bisogna saper scegliere con chi confidarsi e confrontarsi.

Il Superamento della Legge e dei Profeti

La voce dalla nube luminosa, "Questi è il Figlio mio, il mio unico erede, nel quale mi sono compiaciuto. Lui ascoltate", è fondamentale. Essa risponde a un problema inquietante nella primitiva comunità cristiana: dopo la venuta di Gesù, sono ancora valide le leggi e gli insegnamenti dei padri? La risposta di Dio è chiara: né Mosè né Elia saranno il modello del nostro comportamento, ma soltanto e unicamente Gesù. Tutto il precedente va considerato in prospettiva di Cristo e da Lui solo viene portato a compimento. Il comandamento "Ascoltatelo" risuona come un'eco dello Shema’ "Ascolta, Israele" (Dt 6,4) e delle parole di Mosè in Deuteronomio 18,15, indicando Gesù come l'unica Parola vivente da ascoltare.

La Trasfigurazione come Anticipo della Risurrezione e della Gloria

Per i discepoli, la Trasfigurazione è un'esperienza di fede, di coraggio e anche un preludio della Risurrezione di Gesù. Egli fa capire che i nostri corpi mortali sono destinati a essere trasformati nello splendore e nella gloria di Dio, e a questo traguardo bisogna prepararsi accogliendo il Figlio amato. La Trasfigurazione gloriosa di Cristo sul Tabor è anche prefigurazione della sua Risurrezione, dove Cristo glorioso si manifesta agli angeli e agli uomini. La prostrazione dei discepoli di fronte al Cristo trasfigurato è anche quella della Chiesa di fronte al Cristo crocifisso: "Prima che tu salissi sulla croce, Signore, un monte ha raffigurato il cielo, e una nube lo sovrastava come tenda."

L'Esperienza dei Discepoli: Timore e Gioia

All'udire la voce di Dio, i discepoli caddero con la faccia a terra, presi da grande timore. Il timore era un sentimento tradizionale che nell'Antico Testamento coglieva le persone di fronte a una manifestazione divina. Ma Gesù li rassicura: "Alzatevi e non temete". La proibizione di parlare della visione prima della Risurrezione indica che essi non comprendono ancora che la condizione divina passa attraverso la morte, non come una concessione dall'alto, ma attraverso il dono di sé. Solo dopo la morte e resurrezione di Gesù, questa verità sarà chiara.

La Trasfigurazione come Rivelazione della Santissima Trinità

La liturgia bizantina, nel tropario del vespro, vede la Trasfigurazione come una manifestazione della Santa Trinità: "Il Cristo, splendore anteriore al sole, mentre ancora era corporalmente sulla terra... oggi sul monte Tabor misticamente mostra l’immagine della Trinità".

La Redenzione dell'Uomo e la Partecipazione alla Luce Divina

La Trasfigurazione è manifestazione della redenzione dell'uomo operata da Cristo, mostrando la dignità della bellezza archetipa dell'uomo, anche se non nel suo pieno fulgore, per dare certezza ai discepoli. I Padri indicano che l'icona di Cristo trasfigurato è anche icona dell'uomo che un giorno sarà pure lui trasfigurato per partecipare pienamente della luce divina.

"Il suo volto brillò...": la trasfigurazione in Matteo (Mt 17, 1-9).

La Trasfigurazione nella Liturgia

La festa della Trasfigurazione è una delle Dodici grandi feste del calendario bizantino, con un giorno di prefesta e un'ottava. Molti tropari collegano la Trasfigurazione del Signore alla sua Passione, in concomitanza con lo stesso racconto evangelico: in entrambi i passi si tratta di una salita, sul monte nella Trasfigurazione, sulla croce nella Passione.

La festa della Trasfigurazione ricorda la dedicazione delle basiliche del Monte Tabor, celebrata già a fine del V secolo. La data, fissata il 6 agosto, quaranta giorni prima dell'Esaltazione della Croce (14 settembre), da cui dipende. La Festa cominciò a essere celebrata anche in Occidente a partire dal IX secolo e venne inserita nel calendario romano da papa Callisto III nel 1457, in memoria riconoscente della vittoria ottenuta l'anno prima contro i Turchi.

La Resurrezione di Gesù: Una Nuova Creazione

L'Alba del Primo Giorno: Il Richiamo alla Genesi

Il Vangelo di Matteo (28) narra: "Passato il sabato, all'alba del primo giorno della settimana, Maria di Magdala e l'altra Maria andarono a visitare il sepolcro". L'espressione "all'alba del primo giorno" è tratta dal libro della Genesi, dove l'autore scrive, nel passo della creazione: "E fu sera e fu mattina: primo giorno" (Gen 1,5). Per l'evangelista, la Risurrezione di Gesù è una nuova creazione, la vera e definitiva creazione da parte di Dio: non un uomo come il primo destinato alla morte, ma un uomo destinato a una vita indistruttibile.

L'Ottavo Giorno: Il "Giorno del Signore"

L'evangelista vede in questo giorno il primo e definitivo giorno della creazione: è "l'ottavo giorno" di cui si parla. La settimana è composta di sette giorni e il primo giorno dopo la settimana è l'ottavo giorno, cioè la domenica, perché il sabato era il giorno del riposo. Questo numero, nella spiritualità dei primi cristiani, ha un'enorme importanza perché è il "giorno del Signore", così chiamato in ricordo della Risurrezione. Le beatitudini di Matteo sono dunque otto, perché l'evangelista vuol indicare che vivendo e praticando queste beatitudini si ha e si è in una vita che è indistruttibile.

Le Protagoniste: Maria di Magdala e l'Altra Maria

Nel brano del Vangelo che narra la Risurrezione, le due protagoniste sono Maria di Magdala e l'altra Maria. "Ed ecco che vi fu un grande terremoto: un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa". Il terremoto, nell'Antico Testamento, è un'immagine che indica sempre una manifestazione divina; quindi l'evangelista vuole indicare che si manifesta Dio, non descrivere un sisma tellurico.

L'angelo del Signore, nel Vangelo di Matteo, appare tre volte: per annunziare la nascita di Gesù (Mt 1,20), per difenderlo dalle trame assassine di Erode (Mt 2,13) e infine per confermarne la vita indistruttibile. La descrizione dell'angelo - "Il suo aspetto era come la folgore e il suo vestito bianco come la neve" - richiama quella di Gesù nella Trasfigurazione.

Il Sepolcro Vuoto e l'Annuncio: "Non È Qui. È Risorto"

Il sepolcro era scavato nella roccia e ogni sepolcro veniva considerato come la bocca dello "Sheol", la spelonca sotto la terra dove andavano a finire le persone morte. Mettere una pietra sopra la tomba significava la fine di tutto. Ma l'angelo disse alle donne: "Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui. È risorto, come aveva detto; venite a vedere il luogo dove era deposto". Chi giace nell'ombra della morte, chi è installato nella sfera del potere, non può percepire le manifestazioni di vita da parte di Dio; per percepirle occorre uscire da questa sfera.

Il Significato del "Crocifisso"

Nella mentalità ebraica, dire "crocifisso" significava dire "maledetto da parte di Dio". I sommi sacerdoti avevano infatti scelto la maniera peggiore di eliminare, e soprattutto di screditare, Gesù, optando per l'unica forma di condanna capitale che secondo la Bibbia era riservata ai maledetti da Dio (cfr Dt 21,22-23).

Sepolcro vuoto all'alba

Le Prime Apparizioni e il Mandato

La Proibizione di Parlare e la Comprensione della Condizione Divina

A questi discepoli, ancora incapaci di seguirlo sulla croce, Gesù proibisce di parlare della loro esperienza della Trasfigurazione, perché non comprendono ancora che la condizione divina passa attraverso la morte, attraverso il dono di sé. Solo quando Gesù sarà morto e quindi risuscitato, tutto questo sarà chiaro e allora potranno parlare di questa condizione di una vita indistruttibile.

L'Invito ad Andare in Galilea: Una Visione Interiore

L'angelo dice alle donne: "Presto, andate a dire ai suoi discepoli: È stato resuscitato dai morti, e ora vi precede in Galilea; là lo vedrete". L'espressione "là lo vedrete" non indica una visione con gli occhi, ma un "intuire interiormente". Chi vuole fare l'esperienza del Risuscitato, deve essere "puro di cuore". Nel mondo ebraico, il cuore non è la sede degli affetti, ma l'intelligenza, la coscienza. Le persone limpide, le persone trasparenti avranno un'esperienza profonda di Dio nella loro vita.

Il Significato della Galilea Contro Gerusalemme

Gesù ripete, per la terza volta in questo Vangelo, l'invito di andare in Galilea per poterlo vedere. Nel Vangelo di Matteo, Gesù non appare mai a Gerusalemme, una città che fin dall'inizio viene messa nell'ombra sinistra della morte e di un'istituzione religiosa che "assassina in nome di Dio". Bisogna lasciare Gerusalemme per andare in Galilea: chi rimane "dentro il tempio, dentro l'istituzione religiosa, non potrà fare mai l'esperienza di Gesù risuscitato. Per sperimentare Gesù risuscitato bisogna andare in Galilea."

Il Messaggio di Gioia: "Rallegratevi"

"Ed ecco Gesù venne loro incontro, dicendo: Rallegratevi". La prima parola che Gesù pronuncia da Risorto è "Rallegratevi". Gesù, che testimonia questa vita che è stata capace di superare la morte, Lui che è stato considerato il maledetto da Dio, quel corpo che è rimasto pendente ad un patibolo, si presenta più vivo e vivificante che mai e dice: "Rallegratevi". Questa è la ricompensa: una vita capace di superare la morte.

I Discepoli Come "Fratelli"

Gesù manda le donne ai suoi fratelli; è la prima volta che nel Vangelo Gesù dichiara i discepoli come suoi fratelli, cioè come suoi consanguinei. Gesù aveva detto: "Chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e madre" (Mt 12,50).

La Comprensione Ritardata dei Discepoli e il Ruolo di Giovanni Battista

I discepoli, condizionati dall'insegnamento teologico degli scribi che proponevano un Messia trionfante e preceduto da Elia, domandarono a Gesù: "Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elia?". Gesù rispose: "Io vi dico: Elia è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, l’hanno trattato come hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro". Gesù sta dicendo che è Giovanni il precursore, colui che doveva preparare la strada al Messia, non attraverso la violenza, ma attraverso un cambiamento di vita.

Fede, Ascolto e Testimonianza

La Resurrezione Come Trasfigurazione della Vita

La resurrezione non è solo un tornare alla vita, quella di sempre, ma una trasfigurazione, è acquisire un di più, è un mondo nuovo nel quale si entra con la fede accompagnata dallo stupore e dalla gioia. "Dio, da morti che eravamo per i peccati, ci ha fatto rivivere con Cristo". Non si può cercare tra i morti colui che è vivo: occorre abbandonare in fretta il sepolcro, altrimenti non si incontra il Signore risorto. Le donne, allontanandosi dal sepolcro, sperimentano una "gioia grande" che prelude all'incontro con Gesù.

L'Ascolto della Parola di Gesù

L'ascolto fattivo è l'apice dell'esperienza: "Ascoltatelo". Non possiamo rimanere sotto la dittatura delle emozioni; esse servono per riscaldare, per ridare slancio, coraggio, ma noi siamo più grandi delle emozioni. L'ascolto è fatto di obbedienza e speranza, richiede intelligenza per comprendere e coraggio per decidersi, perché la Parola ti coinvolge e ti strappa a te stesso.

Il Testimone: Colui Che Ha Visto, Toccato, Udito

Il testimone è colui che ha visto, che ha toccato, che ha udito. Sebbene non abbiamo visto o toccato Gesù duemila anni fa, la Risurrezione di Gesù non è solo un privilegio concesso a pochi, ma un'esperienza possibile per i credenti di tutti i tempi. Il cristiano riesce a far sentire la parola di Dio a chi oggi è "sordo e cieco".

L'Eucaristia Come Presenza del Risorto

La domenica, "il primo giorno della settimana", è il giorno del Signore Risorto. Gesù nell'Eucaristia viene in mezzo a noi, ci parla per mezzo della Parola, attraverso l'Antico e il Nuovo Testamento, e poi, dopo il canto del Santo, c'è il racconto della passione, della morte e della Risurrezione del Signore. Questa "necessità" della passione e resurrezione di cui Gesù parla, non è legata né al caso né a un destino voluto da Dio: Gesù è andato verso la morte nella libertà e per amore.

"Il suo volto brillò...": la trasfigurazione in Matteo (Mt 17, 1-9).

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