Gesù invia in missione gli apostoli: narrazione evangelica e interpretazione artistica

La missione degli apostoli è un tema centrale nei Vangeli, descrivendo l'invio dei discepoli da parte di Gesù per annunciare il Regno di Dio, guarire i malati e diffondere il Vangelo. Questi racconti non solo delineano il ruolo fondamentale degli apostoli nella diffusione del cristianesimo, ma sono stati anche fonte di profonda ispirazione per l'arte sacra attraverso i secoli. Artisti come Ulisse Sartini hanno interpretato queste narrazioni, cercando di cogliere l'invisibile nel visibile e di rendere accessibile la trascendenza divina attraverso l'immagine simbolica.

La prima missione dei Dodici Apostoli

Un giorno, Gesù riunì i suoi dodici apostoli, conferendo loro autorità su tutti i demòni e la capacità di guarire ogni malattia. Li mandò ad annunciare l'arrivo del Regno di Dio e a guarire i malati. Le istruzioni di Gesù furono precise: "Non prendete con voi neppure un bastone, né bisaccia, né cibo e nemmeno denaro. Non prendete abiti di ricambio". Essi dovevano essere ospiti in una sola casa per ogni villaggio. Se la gente di una città non li avesse ascoltati, avrebbero dovuto voltare le spalle e andarsene, scuotendo la polvere dai piedi come segno dell'ira di Dio. Così gli apostoli iniziarono il loro giro per i villaggi, predicando il Vangelo e guarendo i malati.

Gesù invia i dodici apostoli in missione, illustrazione sacra

Il ritorno degli apostoli e l'interrogativo di Erode

Quando il re Erode venne a sapere dei miracoli di Gesù, si preoccupò e si interrogò sulla sua identità. Alcuni dicevano: "Questo è Giovanni Battista risuscitato!", altri: "È Elia o qualche altro antico profeta risorto dai morti!". Erode, dopo aver fatto decapitare Giovanni, si chiedeva chi potesse essere quest'uomo, cercando di vedere Gesù. Tornati dal loro giro, gli apostoli riferirono a Gesù ciò che avevano fatto. Allora Gesù si allontanò con loro in incognito verso la città di Betsàida. Ma la folla lo scoprì e lo seguì. Gesù li accolse tutti di buon grado, parlando loro di nuovo del Regno di Dio e guarendo i malati.

La moltiplicazione dei pani e dei pesci

Nel tardo pomeriggio, i dodici discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero di mandare la gente nei villaggi e nelle fattorie vicine per cercare cibo e alloggio, poiché si trovavano in un luogo deserto. Gesù rispose: "Pensateci voi a dar loro da mangiare!". I discepoli replicarono di avere solo cinque pani e due pesci, chiedendo se si aspettasse che comprassero cibo sufficiente per circa cinquemila uomini. Allora Gesù ordinò ai discepoli di far sedere la gente a terra, a gruppi di circa cinquanta persone. Prese i cinque pani e i due pesci e, alzando gli occhi al cielo, ringraziò di quel cibo; ne fece poi tante parti che diede ai discepoli, perché le distribuissero alla folla. Tutti mangiarono e si saziarono, e furono raccolte dodici ceste di avanzi.

Gesù moltiplica i pani e i pesci per la folla, pittura biblica

La confessione di Pietro e l'annuncio della Passione

Un giorno, mentre Gesù si era ritirato a pregare con i discepoli, domandò loro: "Chi dice la gente che io sia?". Essi risposero che alcuni lo ritenevano Giovanni Battista, altri Elia, o uno degli antichi profeti risuscitati. Poi Gesù chiese: "E voi?… Chi pensate che io sia?". Pietro rispose: "Tu sei Cristo, il Salvatore promesso da Dio!". Gesù ordinò loro severamente di non dirlo a nessuno e aggiunse che il Messia avrebbe dovuto soffrire molto, essere disprezzato dai capi giudei, dagli anziani, dai capi sacerdoti e dai dottori della legge, essere ucciso e risorgere dopo tre giorni.

La chiamata alla sequela e la Trasfigurazione

Gesù disse poi a tutti: "Chi vuole seguirmi, deve smettere di pensare a se stesso, e deve essere pronto a portare la propria croce ogni giorno, restandomi vicino! Chi perde la sua vita per amor mio la salverà, ma chi vorrà salvare la propria vita la perderà". Otto giorni dopo, Gesù prese Pietro, Giacomo e Giovanni e salì su una collina a pregare. Mentre pregava, il suo viso cominciò a risplendere e i suoi abiti divennero di un bianco abbagliante. Apparvero due uomini, Mosè ed Elia, che parlavano con lui della sua morte a Gerusalemme, secondo il progetto di Dio. Pietro e gli altri, svegliandosi dalla sonnolenza, videro Gesù splendente e glorioso e i due uomini che parlavano con lui. Quando Mosè ed Elia stavano per andarsene, Pietro esclamò: "Maestro, com'è bello stare qui! Facciamo tre tende: una per te, una per Mosè ed una per Elia!". Una nube li avvolse e una voce dalla nuvola disse: "Questo è mio Figlio, che io ho scelto, ascoltatelo!". Dopo la voce, Gesù rimase di nuovo solo con i suoi discepoli, che non dissero a nessuno ciò che avevano visto, se non molto tempo dopo.

Don Gianluca Busi: La Trasfigurazione, contributo teologico-iconografico

Guarigione di un ragazzo posseduto e la lezione sull'umiltà

Il giorno dopo, scendendo dalla collina, una gran folla andò incontro a Gesù. Un uomo gridò: "Maestro, ti prego, vieni a vedere mio figlio, è l'unico che ho, e un demonio continua a prenderlo di mira". Spiegò che il demonio lo faceva urlare, gli provocava convulsioni e bava alla bocca, colpendolo continuamente. Aveva pregato i discepoli di cacciarlo, ma senza successo. Gesù rispose: "Gente testarda e senza fede! Per quanto ancora dovrò stare con voi e sopportarvi? Portami qui tuo figlio!". Mentre il ragazzo si avvicinava, il demonio lo scaraventò a terra con violente convulsioni. Ma Gesù ordinò al diavolo di uscire, guarì il ragazzo e lo restituì al padre. La gente rimase di stucco nel vedere così manifestata la potenza di Dio. Gesù disse ai discepoli: "Ascoltate bene e ricordate ciò che vi dico. Io, il Messia, sto per essere tradito!". I discepoli non capivano quelle parole, ma non avevano il coraggio di chiedere una spiegazione. Sorse poi una questione fra i discepoli per stabilire chi sarebbe stato il più grande nel Regno di Dio. Gesù, conoscendo i loro pensieri, prese un bambino e, tenendolo vicino, disse loro: "Chi accoglie con amore un bambino come questo, accoglie me. E chi accoglie me, accoglie Dio che mi ha mandato. Il vostro amore per gli altri è la misura della vostra grandezza".

Non ostacolare chi opera nel Suo nome

Giovanni, discepolo di Gesù, gli si avvicinò dicendo: "Maestro, abbiamo visto uno che si serviva del tuo nome per cacciare i demòni e noi glielo abbiamo vietato. Dopo tutto, non è del nostro gruppo!". Ma Gesù rispose: "Non avreste dovuto farlo, perché chi non è contro di voi è con voi".

Il viaggio verso Gerusalemme e le sfide della sequela

Poiché si avvicinava il tempo del suo ritorno in cielo, Gesù si mise risolutamente in cammino per Gerusalemme e mandò avanti alcuni dei suoi per cercare alloggio in un villaggio della Samaria. Ma la gente del villaggio non voleva avere a che fare con loro, perché erano diretti a Gerusalemme. Giacomo e Giovanni dissero a Gesù: "Maestro, vuoi che ordiniamo che scenda un fuoco dal cielo che li bruci tutti?". Ma Gesù si voltò verso di loro e li rimproverò severamente. Poi si diressero verso un altro villaggio. Strada facendo, un tale disse a Gesù: "Ti seguirò sempre, ovunque tu vada!". Ma Gesù rispose: "Ricorda, io non possiedo neppure un cuscino su cui appoggiare la testa. Le volpi hanno una tana e gli uccelli hanno un nido, ma io, il Messia, non ho casa qui in terra". Un'altra volta Gesù invitò un uomo a diventare suo discepolo. Quello accettò, ma voleva prima seppellire suo padre. Gesù rispose: "Lascia che siano quelli che sono morti spiritualmente a preoccuparsi di queste cose! Il tuo dovere invece è quello di venire ad annunciare il Regno di Dio a tutto il mondo!". Un altro disse a Gesù: "Sì, Signore, verrò, ma prima lascia che vada a salutare i miei". Ma Gesù gli disse: "Nessuno che ha messo mano all'aratro e poi si volta indietro è adatto per il Regno di Dio!".

La missione dei settantadue discepoli e il potere sul nemico

A questo punto, il Signore scelse altri settantadue discepoli e li mandò avanti a due a due in tutte le città e i villaggi che stava per visitare. Le istruzioni furono: "Pregate il Padrone del raccolto che mandi ancor più braccianti ad aiutarvi, perché il raccolto è tanto grande, mentre i braccianti sono così pochi! Andate ora! E ricordate che vi mando come gli agnelli fra i lupi. Non prendete denaro con voi, né bisaccia e neppure un paio di sandali di ricambio. E non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada". In qualsiasi casa fossero entrati, dovevano dare la loro benedizione. Se la casa fosse stata degna, la benedizione sarebbe rimasta, altrimenti sarebbe tornata a loro. Non dovevano andare di casa in casa, ma restare in un sol posto, mangiando e bevendo ciò che veniva offerto, perché chi lavora ha diritto di essere pagato. Quando in una città qualcuno li avesse accolti, dovevano mangiare qualsiasi cosa fosse offerta, guarire i malati e dire loro: "Ora il Regno di Dio vi è molto vicino". Ma se in una città nessuno li avesse accolti, dovevano andare per le sue strade e dire: "Ci scuotiamo dai piedi la polvere della vostra città, per annunciare pubblicamente la vostra rovina. Non dimenticate mai quanto vi è stato vicino il Regno di Dio!". Gesù assicurò che nel giorno del giudizio gli abitanti della malvagia Sòdoma sarebbero stati trattati meno duramente della gente di quella città.

Le città impenitenti e il monito di Gesù

"Quali orrori vi aspettano, o città di Corazin e Betsaida! Perché, se i miracoli compiuti fra voi fossero stati fatti nelle città di Tiro o Sidone, da tempo le loro popolazioni si sarebbero pentite, vestendosi di tela di sacco e cospargendosi il capo di cenere per il rimorso. Perciò nel giorno del giudizio gli abitanti di Tiro e Sidone riceveranno una punizione meno dura della vostra. E voi, cittadini di Cafarnao, che dovrei dire di voi? Che sarete innalzati fino al cielo? No, anzi, sarete gettati giù nell'inferno!". Poi disse ai discepoli: "Chi ascolta voi, ascolta me. Chi disprezza voi, disprezza me. E chi disprezza me, disprezza Dio che mi ha mandato".

Mappa delle città bibliche menzionate da Gesù

Il ritorno dei settantadue e la gioia nello Spirito Santo

Quando i settantadue discepoli tornarono, pieni di gioia dissero a Gesù: "Perfino i demòni ci ubbidiscono quando usiamo il tuo nome!". E Gesù disse loro: "Io ho visto Satana cadere dal cielo come un fulmine! Ecco, vi ho dato il potere di calpestare serpenti e scorpioni e di vincere qualunque potenza del nemico. Niente potrà farvi del male! Non rallegratevi però perché i demoni si sottomettono a voi, ma rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti nel cielo". Poi Gesù, pieno di gioia per lo Spirito Santo, esclamò: "Io lodo te, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose agli intellettuali e ai grandi del mondo, e le hai fatte conoscere a quelli che sono come bambini piccoli. Sì, grazie, Padre, perché così tu hai voluto! Mio Padre mi ha affidato tutte le cose; e nessuno conosce appieno il Figlio, se non il Padre, così pure nessuno conosce il Padre, eccetto il Figlio e quelli a cui il Figlio ha scelto di rivelarlo". Rivolgendosi poi ai suoi discepoli, disse loro in disparte: "Beati voi che avete visto tutte queste cose! Molti profeti e re hanno desiderato con tutto il cuore vedere ciò che voi avete visto. Chissà che cosa avrebbero dato per vedere e udire ciò che voi avete visto e udito!".

La Parabola del Buon Samaritano

Un giorno, un dottore della legge di Mosè venne per mettere alla prova Gesù, chiedendogli: "Maestro, che deve fare un uomo per avere la vita eterna?". Gesù gli pose a sua volta una domanda: "Che cosa dice la legge di Mosè sull'argomento?". L'uomo rispose: "Dice: 'Devi amare il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente!' e 'Ama il tuo prossimo come te stesso'". "Ben detto!" approvò Gesù. "Fai questo e vivrai!". L'uomo, volendo giustificarsi, chiese ancora: "Ma chi è il mio prossimo?". Gesù rispose con una parabola: "Un giudeo, durante un viaggio da Gerusalemme a Gerico, fu attaccato dai banditi. Gli tolsero i vestiti e il denaro e lo picchiarono; poi lo abbandonarono mezzo morto sulla strada. Per caso passò di lì un sacerdote giudeo. Quando vide l'uomo in quelle condizioni, attraversò la strada per evitarlo, e proseguì. Passò per quella strada anche un levita, assistente del tempio, vide il poveretto ma, come aveva fatto l'altro, lo scansò e proseguì. Infine passò un Samaritano, vide l'uomo e ne ebbe pietà. S'inginocchiò vicino a lui, medicò le sue ferite e le fasciò. Poi mise l'uomo sul suo somaro e, camminando al suo fianco, lo portò in una locanda, dove si prese cura di lui per tutta la notte. Il giorno dopo, il Samaritano diede all'oste due denari e gli raccomandò di prendersi cura dell'uomo. 'Se il suo conto supera questa cifra', gli disse poi, 'ti pagherò la differenza la prossima volta che passo di qui'. Secondo te, chi di questi tre si comportò da 'prossimo' verso quell'uomo, vittima dei banditi?". Il dottore della legge rispose: "Quello che ha avuto compassione di lui". Allora Gesù disse: "Giusto. Ora va' e comportati così".

Illustrazione della parabola del Buon Samaritano

Marta e Maria

Mentre Gesù e i discepoli continuavano il loro viaggio verso Gerusalemme, giunsero in un villaggio dove furono accolti in casa di una donna di nome Marta. Ella aveva una sorella, Maria, che, dopo essersi seduta ai piedi di Gesù, lo ascoltava mentre parlava.

L'arte come espressione dell'Invisibile: Ulisse Sartini e la narrazione evangelica

Gli artisti, come sosteneva Paul Klee, "non rappresentano il visibile ma l'Invisibile che è nel visibile". L'immagine simbolica diventa nella sua visibilità un rimando alla trascendenza divina, e le Sacre Scritture sono la matrice e la giustificazione dell'arte che da esse è scaturita nei secoli. Ulisse Sartini, nelle pagine di un volume dedicato, ha voluto testimoniare in modo personale la sfida formulata da Paolo VI nel 1964: l'artista cerca di "carpire dal cielo dello spirito i suoi tesori e rivestirli di parola, di colori, di forme, di accessibilità". Questa è la cosiddetta via pulchritudinis, teorizzata dalla teologia medievale, per cui dalla bellezza artistica si ascendeva alla suprema Bellezza divina.

Il percorso artistico di Sartini attraverso il Vangelo

Su questa via, Sartini ha ricomposto l'intera trama narrativa evangelica. È partito dall'annunciazione a Maria, con la futura madre di Gesù e l'angelo messaggero celeste, per entrare poi nello spazio umile e glorioso della natività di Cristo, l'inizio assoluto della salvezza. La presenza degli evangelisti ricorda che è solo attraverso i quattro Vangeli composti da loro che si può costruire una vera "biografia" di Gesù, la cui persona intreccia in sé il Lògos, il Verbo divino e trascendente, e la sarx, la carne dell'esistenza umana e della storia.

Dipinto dell'Annunciazione di Maria, stile contemporaneo

I poli estremi della vicenda terrena di Cristo

La scelta dell'artista nel rappresentare l'arco della vicenda terrena di Cristo è affidata soprattutto a due poli estremi. Da un lato, dopo l'annunciazione e la nascita, il solenne manifestarsi nel battesimo al Giordano, che è l'esordio del ministero pubblico di Gesù fatto di parole e opere, di discorsi come quello intessuto con la Samaritana, e di miracoli, come l'emozionante trionfo sulla morte nella resurrezione di Lazzaro. D'altro lato, a dominare è l'altro estremo, quello delle ultime ore terrene del Maestro, aperte dalla scena sempre amata dagli artisti di tutti i tempi, dell'Ultima Cena, segno della costante presenza di Cristo sotto i segni del pane e del vino, nel flusso dei secoli. È da lì che inizia quel racconto già in sé visivo che gli evangelisti intessono sulla Passione, con la drammatica esperienza del Getsemani, il tradimento degli amici, la tortura da parte dei soldati romani, fino all'apice supremo della crocifissione, col silenzio del Padre e con la successiva deposizione del corpo esanime di Gesù tra le braccia di Maria. La Madre addolorata diventa, agli occhi di Sartini, un simbolo - da lui reiterato a più riprese - della sofferenza umana che attende il riscatto della liberazione. Una redenzione che si compie con la risurrezione: colui che era stato nostro fratello nella morte, depone infatti nella nostra creaturalità caduca un seme di eternità che per lui fiorisce subito, nella risurrezione dell'alba di Pasqua, e che per noi sarà il destino ultimo alla fine dei tempi.

Don Gianluca Busi: La Trasfigurazione, contributo teologico-iconografico

L'arte come "Biblia Pauperum"

L'artista ha cercato di sviluppare, secondo il suo sguardo, una sorta di esegesi delle principali pagine evangeliche, confermando così che il testo sacro è "il grande codice" della cultura occidentale. San Giovanni Damasceno (VII-VIII sec.), uno dei primi cantori del valore spirituale delle icone, invitava il non credente desideroso di conoscere la fede cristiana non a un dibattito teologico, bensì a entrare in una chiesa bella e a contemplare i dipinti e le statue. Sartini si rivolge anche e soprattutto ai credenti perché possano contemplare le sue opere, così da incontrare figure e narrazioni, simboli e vicende dei Vangeli perché siano sorgente di speranza. Negli Statuti d'arte dei pittori senesi del Trecento si leggeva questo autoritratto: "Noi siamo manifestatori, agli uomini che non sanno leggere, delle cose meravigliose operate per virtù della fede". Marc Chagall dichiarava che i pittori per secoli hanno intinto il loro pennello in quella sorta di tavolozza dai mille colori che è la Bibbia. Questo è ciò che è confermato anche dalla ricca sequenza di dipinti che Ulisse Sartini ha selezionato all'interno di un'imponente produzione distribuita lungo il percorso della sua vasta ricerca artistica. Egli si è assunto lo stesso programma dei suoi antichi colleghi toscani e ha continuato a realizzare sulla tela tanti fogli ideali di quella Biblia pauperum che nel passato sulle pareti delle chiese apriva davanti ai fedeli le parole e le opere di Cristo.

Il Vangelo per il Giubileo 2025 di Ulisse Sartini

Con un volume simile a un atlante iconografico sacro, si concretizza il messaggio che l'8 dicembre 1965 i Padri del Concilio Vaticano II affidavano a tutti gli artisti: "Il mondo in cui viviamo ha bisogno di bellezza per non oscurarsi nella disperazione. La bellezza, come la verità, è ciò che mette la gioia nel cuore degli uomini, è il frutto prezioso che resiste all'usura del tempo, che unisce le generazioni e le congiunge nell'ammirazione. E questo grazie alle vostre mani". Il Vangelo per il Giubileo 2025, secondo il ritrattista dei Papi Ulisse Sartini, presenta i testi degli evangelisti nella traduzione CEI, corredati da dipinti singolari dove momenti della vicenda terrena di Cristo, inclusi Maria e gli Angeli, prendono vita grazie a una tecnica pittorica capace di creare l'illusione della realtà. Sulla scia di Annigoni e di una tradizione che, come osserva Vittorio Sgarbi, dal Rinascimento arriva all'Ottocento di Hayez o al primo Novecento di Corcos, Ulisse Sartini, il "ritrattista dei papi", ha reso unico questo Vangelo per il Giubileo 2025 in tiratura limitata, arricchito da 35 sue tavole. Quest'opera, il cui primo esemplare è stato donato a Papa Francesco il 30 settembre scorso, "vuole essere un piccolo memoriale e un'occasione di pregare con l'arte nell'anno del Signore". Vittorio Sgarbi ricorda che "ogni volta che Sartini dipinge un soggetto religioso ringrazia Dio per avergli dato la possibilità di farlo in maniera così esaltante".

Il Tributo di Masaccio e la concezione della luce nell'arte

Il Tributo illustra un episodio narrato nel Vangelo di Matteo: a Gesù e agli apostoli fu chiesto da un gabelliere romano di pagare un tributo per accedere al tempio di Cafarnao; Gesù mandò sulla riva del lago di Tiberiade Pietro, che trovò nella bocca di un pesce l'obolo da versare e lo consegnò al gabelliere. Il tema non era molto frequente nell'arte, ma è forse giustificabile in riferimento al dibattito sull'istituzione della tassa del catasto proprio in quell'anno a Firenze. In un unico spazio sono rappresentati tre momenti della vicenda. La contemporaneità delle scene non è stata d'ostacolo a Masaccio nel creare uno spazio reale unificato da una prospettiva unica: il gruppo centrale è disposto in cerchio e scorciato in modo da suggerire la profondità; il paesaggio straordinario è una visione di fine inverno di monti brinati sotto un cielo percorso da nubi, dipinta con colori luminosi che dimostrano una nuova concezione della luce. La luce è infatti un altro elemento unificante: i chiaroscuri sono impostati secondo una fonte di luce proveniente da destra. L'atmosfera è austera e solenne, i gesti misurati ma perfettamente calibrati in modo da collegare le scene.

Il Tributo di Masaccio, affresco rinascimentale

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