Gesù Eucaristia: Il Vero Agnello Pasquale e il Suo Significato Profondo

La figura di Gesù Cristo come Agnello, per l'uomo odierno, potrebbe apparire meno ricca di significato rispetto alla sua importanza nella Sacra Scrittura. Tuttavia, essa assume tutto il suo peso e la sua chiara importanza quando ci si chiede cosa significhi più precisamente il fatto che Gesù sia venuto nel mondo come Agnello.

Nel Vangelo, Giovanni Battista non ha mai indicato se stesso, ma ha sempre indicato colui che viene, affermando: "Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo!" (Gv 1,29). Questa immagine dell'Agnello è al centro dell'Apocalisse e rappresenta il cuore della teologia cristiana, richiamando simbolicamente il mistero pasquale di morte e risurrezione, e quindi il grande evento della redenzione.

L'Agnello Pasquale nell'Antico Testamento: Prefigurazione di Cristo

L'origine dell'immagine dell'Agnello è senza dubbio nell'Antico Testamento. L'Antico Testamento parla di agnello soprattutto nel contesto della tradizione della Pasqua: con il sangue dell'agnello pasquale venivano cosparsi gli stipiti delle porte in segno di redenzione del popolo di Israele, e il pranzo pasquale simboleggiava l'uscita del popolo di Dio dalla schiavitù, con l'entrata nella terra promessa. In alcuni testi della tradizione giudaica l'agnello compare come simbolo del capo e del comandante, talvolta anche immagine del futuro Messia.

Il Rituale dell'Agnello Pasquale e la Sua Simbologia

La celebrazione della Pasqua ebraica, con il suo banchetto pasquale, commemora la liberazione degli Israeliti dall'Egitto. L'ultima delle piaghe egizie riguardava il comando di Dio di uccidere un agnello e di ungere le porte delle case degli Israeliti con il suo sangue. Mentre gli Israeliti mangiavano in fretta la carne dell'agnello, l'angelo del Signore colpiva a morte i primogeniti degli Egiziani. Questi eventi spezzarono la resistenza del faraone che ordinò agli Israeliti di partire con tutti i loro beni.

Il Signore disse a Mosè e ad Aronne: "Questo mese sarà per voi l’inizio dei mesi, sarà per voi il primo mese dell’anno. Parlate a tutta la comunità di Israele e dite: Il dieci di questo mese ciascuno si procuri un agnello per famiglia, un agnello per casa." (Es 12,1-3). L'agnello pasquale non aveva un valore di espiazione, ma era il memoriale dell'uscita dall'Egitto.

illustrazione biblica dell'agnello pasquale ebraico con il sangue sugli stipiti delle porte

1. Agnello Puro e Senza Macchia

La Pesach (Pasqua ebraica) commemora il passaggio del Mar Rosso da parte del popolo eletto, in fuga dalla schiavitù d’Egitto. In quell’occasione, il Signore prescrisse a Mosè una cena frugale, costituita da un agnello, erbe amare e pane azzimo, che doveva divenire un rito tradizionale. Nel prescrivere come compiere la cena pasquale, Jahvè diede chiare indicazioni rituali sull’agnello, che poteva essere scelto tra le pecore o tra le capre, ma che assolutamente doveva essere «senza difetto, maschio, nato nell’anno» (Es 12,5).

  • Senza Difetto: L'agnello doveva essere scelto tra quelli che non presentavano difetti, perché altrimenti sarebbe stato "abominio presso Dio" (Dt 17,1). Sebbene per gli ebrei ciò significasse l'assenza di deformità fisiche, simbolicamente indicava la purezza d’intenzione di colui che compiva l’offerta. Il Nuovo Testamento riprende questa questione per indicare come questa simbologia si sia compiuta in Cristo, "agnello senza difetti e senza macchia" (1Pt 1,19). Cristo è l’agnello senza macchia, del tutto privo del peccato e delle sue conseguenze. Non poteva esservi una vittima più degna di Cristo, in quanto Egli eguaglia in purezza e santità Dio Padre stesso.
  • Nato nell'Anno: Meno attenzione si è data al fatto che l’agnello dovesse essere nato nell’anno. Doveva avere alcuni mesi, ma non meno di otto giorni, in quanto doveva essere allattato dalla madre per almeno sette giorni. Questo aspetto può essere letto come un riferimento simbolicamente tenero agli anni passati da Gesù con Maria, al termine dei quali Gesù si consegnò ai suoi "macellatori". La sapienza dell'Altissimo volle che il Verbo Incarnato si incarnasse in un'altra creatura del tutto priva di macchia, Maria, concepita senza peccato. Così, l'agnello "puro e senza macchia" fu "partorito da Maria, l’agnella pura", come recita l’antichissima Omelia pasquale di Melitone da Sardi.

2. Agnello Mite

Tra tutti gli animali possibili, la sapienza dell’Altissimo ha scelto proprio l’agnello come prefigurazione privilegiata di Cristo. Una prima ragione è la purezza dell’agnello: con la sua lana candida e la sua semplicità, l’agnellino è simbolo di purezza e immacolatezza. Tuttavia, una seconda ragione va trovata nella mitezza dell’agnello. Mentre spesso per il Messia viene usata la figura del Leone di Giuda (Ap 5,5), che trionferà sui suoi avversari, nell’Apocalisse è proprio l’Agnello colui che regna sulla Città di Dio ed è in grado di sciogliere i sigilli del libro. Questo è il segno che il dominio e il regno del Verbo Incarnato è più fondato sulla mitezza che sulla forza; la sua forza è proprio la mitezza.

Il trionfo di Cristo è avvenuto sulla croce quando, accettando la morte, la sconfisse. La sua arrendevole mitezza, la sua accettazione pacifica di ogni violenza e umiliazione, sono state il mezzo del suo trionfo, per espiare i peccati umani. Questa mitezza emerge particolarmente nel suo arresto, nel giudizio iniquo e nella Passione. La dolorosa Passione di Cristo era già stata anticipata dalla profezia del profeta Isaia, che dipinge il "servo sofferente" con mirabili tratti poetici: "Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca" (Is 53,7). L’agnello è il simbolo dell’animale pacifico e disarmato, che non si lamenta né si ribella anche di fronte alla morte. Cristo dalla croce non emise una parola di lamento, ma esclamò: "Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno" (Lc 23,33).

3. Agnello Sofferente ed Espiatorio

Nel capitolo 16 del Levitico, il Signore spiega a Mosè l’annuale cerimonia della purificazione, lo Yom Kippur. Sebbene diversa dalla Pasqua, questa cerimonia prevedeva l’uso di due capri o agnelli: uno per l’olocausto e il famoso "capro espiatorio". Quest'ultimo, dopo l'imposizione delle mani del sacerdote per caricare su di esso i peccati del popolo di Israele, veniva spedito lontano dalla città santa, nel deserto, ad allontanare il peccato dal popolo. Il capro espiatorio, durante la sua uscita da Gerusalemme, veniva insultato, sputato e preso a calci, preannunciando il trattamento riservato a Nostro Signore dai Giudei di Gerusalemme.

Questo sdoppiamento allude alle due dimensioni del sacrificio della Croce: da una parte sacrificio espiatorio, per coprire i peccati dell’umanità, dall’altra di sacrificio eucaristico e di lode, che rende gloria a Dio e santifica gli uomini. Il Giusto "morì per i nostri peccati" (1 Cor 15,3), per la remissione dei peccati di tutti: Dio ci ha perdonati e riconciliati a sé per il sangue di Cristo.

4. Il Sangue dell'Agnello

Sia nella cerimonia dello Yom Kippur che nell’uccisione dell’agnello per la cena della Pesach, un particolare rilievo aveva il sangue dell’agnello. Con il sangue dell’agnello si aspergevano gli ambienti del Tempio di Gerusalemme per significare l’espiazione «per l’impurità degli israeliti, per le loro trasgressioni e per tutti i loro peccati» (Lv 16,16). In altre parole, il sangue dell’agnello purificava simbolicamente il popolo di Israele, affinché Dio togliesse da loro i peccati e il sacrificio fosse a Lui gradito.

Un comando analogo che Dio rivolse agli Israeliti era quello di ungere le porte delle case con il sangue dell'agnello, affinché l'angelo della morte passasse oltre. L'unzione con il sangue aveva il carattere simbolico di identificare gli abitanti della casa. Dopo aver spruzzato la porta, si doveva mangiare la carne arrostita dell’agnello, senza spezzarne alcun osso (Es 12,46). Gli Israeliti, mentre mangiavano l’agnello, dovevano avere i fianchi cinti, i sandali ai piedi e il bastone in mano, a simboleggiare la prontezza nel compiere un’azione, la partenza per un viaggio.

Gesù Cristo: Il Vero Agnello Pasquale e l'Eucaristia

Nel Nuovo Testamento, l’immagine dell’agnello viene riferita a Gesù Cristo, creduto e adorato come l’agnello pasquale sacrificato. La figura dell'Agnello è il richiamo simbolico al mistero pasquale di morte e risurrezione, e quindi al grande evento della redenzione. È comune nella prassi cristiana identificare il Cristo con l'agnello pasquale, come dimostra San Paolo: "Cristo nostra Pasqua è stato immolato!" (1 Cor 5,7).

L’agnello di Dio - Claudio Doglio

L'Identificazione di Cristo con l'Agnello

I profeti avevano già notato un legame fra l’agnello e la condizione di alcune persone particolari, in particolare il Servo di Dio: "Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello" (Is 53,7). All’interno della teologia giovannea questa immagine assume un pregnante significato cristologico. Il Quarto Vangelo si apre con la presentazione di Gesù fatta da Giovanni Battista: "Ecco l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo!" (Gv 1,29.36).

Paolo interpreta le usanze ebraiche associate alla Pasqua in spirito cristiano. Ha chiamato la comunità cristiana "nuova pasta" ed identifica l’agnello pasquale con Cristo. Come il sangue dell’agnello pasquale salvò i primogeniti degli Ebrei dalla spada dell’angelo della morte, così il sangue di Gesù morente sulla croce salverà i credenti in Lui dalla macchia del peccato. Gesù è Colui che ha tolto il peccato del mondo. La finalità della Sua venuta era quella di togliere i peccati del mondo.

L'Ultima Cena e la Frazione del Pane

Nell’Ultima Cena, Gesù invitò i discepoli a mangiare la sua carne, come Dio, un tempo, comandò agli Israeliti di mangiare l’agnello prima di lasciare l’Egitto. Questo significa che l’agnello mangiato dagli Israeliti prima dell’esodo dalla terra di schiavitù era un preludio all'Eucaristia. L’angelo della morte risparmiò le case segnate dal sangue dell'agnello; Gesù ha promesso che chi avrebbe mangiato la Sua carne e bevuto il Suo sangue si sarebbe salvato, vivendo per sempre.

L'immagine dell’agnello nella liturgia eucaristica richiama più precisamente il rito della frazione del pane: come nel pranzo pasquale ebraico l’agnello viene diviso e spartito tra tutti i partecipanti, così, nella celebrazione eucaristica, il pane dell’agnello sacrificato viene spezzato, a simboleggiare il fatto che il corpo stesso del Signore è stato spezzato nella morte in croce. La frazione del pane rende visibile ciò che proclamano le parole d’istituzione "Questo è il mio Corpo offerto in sacrificio per voi". Il pane viene spezzato nell’Eucaristia come è stata spezzata la vita di Gesù sulla croce.

Sin dall’origine, la frazione del pane era l’azione più antica e più importante per prepararsi ad accogliere l’Eucaristia, tanto che al tempo degli apostoli essa dette il nome all’intera celebrazione eucaristica. Nella comunità primitiva, lo spezzare il pane divenne il segno decisivo di riconoscimento del Cristo risorto, come mostra il racconto dei discepoli sulla strada di Emmaus (Lc 24,35). Questo gesto si rifà al simbolismo della frazione del pane già presso il popolo di Israele: il pane spezzato è segno della comunità raccolta intorno alla mensa, e ricevendo un pezzetto di pane, il commensale entra a far parte di una comunità benedetta da Dio.

In senso analogo, il pane frazionato durante la celebrazione eucaristica permette di partecipare al Corpo di Cristo, che è il vero agnello pasquale, e, attraverso questa partecipazione, tutti vengono resi partecipi della Chiesa quale Corpo di Cristo. Poiché questo pane viene diviso tra fratelli e sorelle, esso è segno efficace dell’amore fraterno che regna tra coloro che celebrano l’Eucaristia. Il tradimento di Giuda risulta particolarmente spregevole perché avviene dopo che Gesù gli ha offerto un pezzetto di pane, rendendolo così partecipe della comunione con lui.

rappresentazione della frazione del pane eucaristico

Il Compimento delle Scritture nel Sacrificio di Cristo

Le ossa dell’agnello destinato per la Pasqua non dovevano essere rotte. Nemmeno a Gesù morto sulla croce furono spezzate le gambe, come attesta l’evangelista Giovanni: "Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe al primo e poi all’altro che era stato crocifisso insieme con lui. Venuti però da Gesù e vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua. [...] Questo infatti avvenne perché si adempisse la Scrittura: Non gli sarà spezzato alcun osso." (Gv 19,32-37).

L’agnello consumato durante la Pasqua degli Israeliti era per loro nutrimento nel cammino verso la Terra Promessa. Con lo stesso spirito va interpretato ciò che Giovanni Battista e l’apostolo Paolo raccontano di Gesù. L'Ultima Cena, durante la quale Gesù istituì il sacramento dell’Eucaristia, fu un banchetto pasquale. Gli evangelisti e Paolo affermano che Gesù diede agli apostoli se stesso come cibo. Così, l’agnello pasquale dell’Antico Testamento è sostituito dall’Agnello di Dio, Gesù, che è diventato l’Agnello pasquale per tutti i cristiani.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 608) afferma: "Giovanni Battista manifesta così che Gesù è insieme il Servo sofferente che si lascia condurre in silenzio al macello e porta il peccato delle moltitudini e l’Agnello pasquale simbolo della redenzione di Israele al tempo della prima Pasqua. Tutta la vita di Cristo esprime la sua missione: servire e dare la propria vita in riscatto per molti."

San Tommaso nella Summa afferma che "senza la passione di Cristo non ci poté mai essere salvezza [...] di essa nel Vecchio Testamento il simbolo principale era l’agnello pasquale [...] nel Nuovo Testamento doveva subentrare ad esso il sacramento dell’Eucarestia, che è commemorativo della passione avvenuta, come l’agnello pasquale era prefigurativo della passione futura, l’agnello pasquale va considerato come la figura principale dell’Eucarestia".

La Chiesa, docile ai precetti del suo Signore, ha trasformato la Pasqua da commemorazione della liberazione degli israeliti a una celebrazione della morte e Risurrezione di Gesù Cristo e della liberazione dell’umanità dalla schiavitù del peccato. La promessa di Dio di redenzione è disponibile non solo per un popolo, ma per il mondo intero. Papa Benedetto XVI, nell’Esortazione Apostolica “Sacramentum caritatis”, afferma: “Gesù è il vero agnello pasquale che ha offerto spontaneamente se stesso in sacrificio per noi, realizzando così la nuova ed eterna alleanza.”

La Croce diventa così il cuore del mondo, da cui si è innalzata al Padre la preghiera di Cristo per la salvezza di tutti. Il gesto dell’adorazione della croce diventa significativa risposta al dono immeritato, e avveramento della parola profetica: «Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto!» (Zc 12,10; Gv 19,37).

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