Dipinti di Gesù Cristo: Iconografia, Simbolismo e Maestri dell'Arte

Il ruolo di Gesù Cristo nell'umanità è inestimabile, avendo offerto alle persone un percorso verso la luce, l'amore e la bontà. Per i credenti, gli insegnamenti del Salvatore servono come codice morale e la sua immagine agisce come una stella guida nella vita. Ecco perché la cultura mondiale nel corso della storia è stata permeata dalle sue idee, e la pittura non fa eccezione. Nel corso dei secoli, gli artisti si sono rivolti a temi biblici, raffigurando Cristo nelle loro opere d'arte.

Tematica religiosa nell'arte che raffigura Gesù Cristo

La Crocifissione: Diverse Prospettive Artistiche

La scena della Crocifissione è senz'altro una delle più rappresentate nell'arte. L'iconografia si ripete normalmente con uno schema costante e riconoscibile: al centro svetta Gesù crocifisso, mentre ai suoi piedi si dispiegano le figure fondamentali di cui parlano i Vangeli (Maria, Giovanni, Maddalena, le donne, il centurione), ciascuna quasi sempre nello stesso posto, a destra e a sinistra.

La Crocifissione "rovesciata" di James Tissot

C'è invece un acquerello del pittore francese Jacques-Joseph o James Tissot (1836-1902), celebre artista della Belle Époque, che rovescia questo punto di vista: non siamo noi a guardare il Cristo, ma è lui che guarda noi. In quest'opera la crocifissione è rappresentata "all’incontrario": è Gesù che vede dall’alto della croce sua Madre, Giovanni, gli spettatori e tutta l’umanità. Della sua figura si vedono soltanto i piedi, lungo il margine in basso del dipinto, così come nella realtà, nella sua posizione del supplizio, poteva appena vedere di se stesso.

Il paesaggio intorno è quello che l’artista ebbe modo di conoscere molto bene, dal momento che, in seguito a una crisi mistica, visse in Palestina per una decina di anni proprio alla ricerca delle tracce del Cristo. Un panorama popolato da una folla di figure dai volti quasi tutti caricaturali, trasformati dall’odio. Essi ridono, si agitano, sembra di sentire le loro urla. Al centro, proprio di fronte, il sepolcro attende vuoto, vigilato da due figure, le uniche a capo scoperto, forse angeli vestiti di bianco. Ci sono anche alcuni soldati romani accovacciati a terra con le lance pronte a ferire, e anche loro ridono.

Un centurione, con l’elmo e il mantello rosso, sta a gambe larghe, ben piantato, ma l'espressione del suo volto tradisce una sorta di resa e al contempo una riconciliazione. Guarda dritto in faccia il Cristo e ha il volto serio. È evidentemente il centurione dei Vangeli (cfr. Matteo 27, 54; Marco 15,39; Luca 23,47), dentro di lui sta avvenendo quel cambiamento che lo farà esclamare, subito dopo la morte del Signore: “Davvero quest'uomo era il Figlio di Dio”.

Reclinando il capo, Gesù poteva vedere i suoi piedi insanguinati e Maddalena distesa e aggrappata alla croce, con il volto inghiottito dalla disperazione. Al centro del dolore, la Madre: Gesù, al centro della radura bianca, vedeva due donne, Giovanni e, staccata da tutti, immersa nel silenzio, la Madre. Maria porta le mani al petto per trattenere il dolore di una spada invisibile e guarda il Figlio con occhi larghi e liquidi, il suo volto sembra quello di una bambina. Questo aspetto è molto diverso da quelli sofisticati delle belle donne francesi che avevano caratterizzato le precedenti opere di Tissot, prima che si dedicasse a realizzare una serie cospicua di scene tratte dalla Bibbia e dalla vita di Cristo. Le sue donne erano un tempo elegantissime, dalle lunghe ciglia, dalle acconciature raffinate e dagli abiti all’ultima moda; l'artista era celebre per le rappresentazioni di un ambiente ricco e borghese.

Gesù Cristo vede tutto questo. Quanto è straziante per una madre essere spettatrice della morte del proprio figlio? E quale dolore inimmaginabile può provare un figlio morente costretto a guardare il dolore della propria madre? La poetessa Anna Achmàtova (1889-1966), di origini russo-ucraine, ebbe una vita segnata dal tormento e dagli eventi, e alcuni suoi versi sembrano riflettersi perfettamente nell’opera di Tissot quasi come in uno specchio, in particolare le strofe che recitano:

  • I. Il coro degli angeli glorificò l’ora solenne / E i cieli si sciolsero nel fuoco. / Al Padre disse: “Perché Mi hai abbandonato?” / E alla Madre: “Oh, non singhiozzare per Me…”
  • II. Maddalena si disperava e singhiozzava, / Il discepolo prediletto era impietrito, / E là dove in silenzio stava la Madre / Nessuno osava neppure volgere lo sguardo.
Acquerello

"Crocifissione Bianca" di Marc Chagall: Un Simbolo Universale

La celebre "Crocifissione Bianca" è un dipinto, eseguito nel 1938, a olio su tela, dal pittore russo naturalizzato francese, di origine ebraica Marc Chagall (1887-1985), e conservato nell'Art Institute di Chicago (USA). Gesù Cristo crocifisso è inchiodato a una grande croce a Tau ed è presentato come un martire ebreo che appare come un'icona sopra la luce che si irradia dalla menorah, il candelabro ebraico. Cristo non è cinto sui fianchi dal perizoma, ma dal tipico scialle di preghiera ebraico, il tallit, e sul capo da un panno invece della corona di spine. Un chiaro raggio di luce penetra dall'alto e illumina la sua figura che, composta, sembra quasi reclini la testa per non guardare.

Ciò che colpisce è il fatto che l'autore di quest'opera è ebreo e unisce in un unico grande dipinto elementi particolari della sua tradizione religiosa e il fulcro del cristianesimo. Infatti, nella tela, mettendo in relazione il Gesù martirizzato con gli ebrei perseguitati e la Crocifissione con eventi contemporanei, Chagall identifica con passione i nazisti e i bolscevichi con i carnefici di Cristo e mette in guardia contro le implicazioni morali delle loro azioni. L'artista vede nella figura del crocifisso, nella passione del profeta degli ebrei, del Dio della cristianità morto come uomo, un simbolo valido universalmente per esprimere la miseria del suo tempo. Tra queste traumatiche esperienze il crocifisso è l'unica speranza che resta all'uomo: per questo viene raffigurato senza i tipici segni di una morte sofferente, e una scala fa da ponte tra l'umano e la luce del divino. Cristo, quindi, è colui che avvicina le sofferenze degli uomini al Trascendente. Per evidenziare il carattere universale della sofferenza, vi è ai piedi della croce il candelabro a sette braccia della tradizione ebraica.

Marc Chagall dipinse quest'opera nel 1938, mentre viveva a Parigi, in risposta alla terribile e brutale Notte dei Cristalli (Kristallnacht), un pogrom anti-ebraico condotto dai nazisti nella notte tra il 9 e 10 novembre 1938: evento che dette l'inizio alla persecuzione degli ebrei in Germania. Il dipinto nel 1946 venne donato all'Art Institute di Chicago da Alfred S. Questa opera è il dipinto preferito di papa Francesco, come egli stesso ha rivelato nel libro-intervista El Jesuita.

Dipinto

"Il Cristo Giallo" di Paul Gauguin: Morte, Resurrezione e Speranza

Paul Gauguin, nato a Parigi nel 1848, dopo un'infanzia trascorsa in Perù e anni di viaggi come marinaio, si dedicò completamente alla pittura dal 1883. In seguito a difficoltà economiche, si trasferì a Pont-Aven, in Bretagna, dove diede vita a una scuola di pittura e perfezionò lo stile "Cloissoniste". I suoi soggiorni nel villaggio di Pont-Aven rappresentarono un'evasione nei momenti di crisi e un'ispirazione per le sue opere religiose.

"Il Cristo giallo", dipinto nel 1889, è una delle tele di soggetto religioso che Gauguin riprende dall’arte popolare bretone. Ispirandosi a un crocifisso del XVII secolo custodito nella cappella di Trémalo, vicino a Pont-Aven, Gauguin realizzò quest'opera. La rappresentazione è ambientata nella Francia dell’artista; il giallo domina sul corpo di Cristo e sui campi di grano, in primo piano tre donne bretoni dai vestiti blu pregano in ginocchio. Questi campi di grano maturo riflettono il paesaggio circostante, simboleggiando la vita che nasce da un chicco che muore, richiamando la storia del chicco di grano e il messaggio di Gesù sul dono di sé e della vita.

Gauguin, in quest'opera, sembra trasformare un evento drammatico come la crocifissione in una raffigurazione solare e positiva. Gesù crocifisso non comunica dolore, sofferenza, morte, ma sembra un Gesù dormiente, già in attesa della risurrezione, un Cristo già trasfigurato che sconfigge e supera la soglia della sofferenza e del dolore. Nel 1891, prima di partire per la Polinesia, Gauguin realizzò l’"Autoritratto con Cristo giallo", opera che dimostra l’importanza che l’artista attribuiva a questo dipinto, portandolo con sé fino alla morte. In questo quadro Gauguin, in primo piano, osserva lo spettatore con uno sguardo intenso, mentre Il Cristo giallo, con la sua croce, domina l’intera tela, come se volesse abbracciare il mondo intero con le braccia, sottili e decisamente spropositate.

Un particolare che può passare inosservato è l’omino di colore nero intento a scavalcare un muretto che divide i campi di grano dai sentieri e dai viottoli nelle campagne. È un contadino che sta raggiungendo due donne. È come se quel muro creasse continuamente un limite, un confine da superare, una barriera, e forse in quell’omino l’artista identifica sé stesso, continuamente sollecitato a passare in una perpetua lotta tra la spiritualità, che tanto lo attrae, e la sua spiccata umanità. Dietro il crocifisso possiamo scorgere un paesaggio essenziale fatto di colline lievi e arrotondate, delle case dei contadini, degli alberi rossi che ricordano il sangue di Cristo versato sulla croce.

L’opera "Il Cristo giallo" di Paul Gauguin è un’opportunità, uno stimolo per approfondire il significato e l’importanza della croce nella chiamata e nell’animazione vocazionale. Il Vangelo di Giovanni (12,20-33) approfondisce il tema dell’attrazione, dove Gesù dice: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome». E ancora: «E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me».

Questa voce non è venuta per Gesù, ma per noi. È il momento del giudizio di questo mondo, e il principe di questo mondo sarà gettato fuori. I Greci che vogliono vedere Gesù rappresentano coloro che hanno desideri profondi e cercano chi può esaudirli. La risposta di Gesù ci parla della sua morte: lo vedranno, lo conosceranno nel momento della sua morte. La vita, se donata, è una vita moltiplicata e infinita; non bisogna avere paura della morte, ma di una vita che non si dona. La morte non è la fine, non è l’annientamento di tutto, ma trasformazione e moltiplicazione di vita.

Come Gesù attrae dalla croce? Forse davanti alla croce a volte si sperimenta più repulsione che attrazione perché essa rappresenta dolore, supplizio, ingiustizia, maledizione, morte. Ma il Crocifisso non ci parla di sconfitta, di fallimento; paradossalmente ci parla di una morte che è vita, che genera vita, perché ci parla di amore, perché è l’Amore di Dio incarnato, e l’Amore non muore, anzi, sconfigge il male e la morte. Il cammino di Francesco verso Cristo parte proprio dallo sguardo di Gesù sulla croce, lasciandosi guardare da Lui nel momento in cui dona la vita per noi e ci attira a Sé.

Dipinto

La "Crocifissione" di Giovanni Bellini

Il dipinto "Crocifissione" di Giovanni Bellini, proveniente dalla Chiesa di San Salvador di Venezia, fa parte della fase giovanile dell'artista, dove sono evidenti le influenze del cognato Andrea Mantegna. Per questo la datazione si colloca al 1460 circa, in coincidenza con un soggiorno di questi a Venezia. La scena è ambientata davanti a un ampio paesaggio con un cielo cristallino, che si perde in lontananza mostrando un orizzonte particolarmente alto, vari dettagli quali un lago con un ponte di legno, una cava, una casetta e varie figurine intente a molteplici attività.

Come descritto nel Vangelo di Giovanni (19,26-27): "Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!»".

Dipinto giovanile

L'Esposizione di Crocifissi lignei a Padova

Un'altra testimonianza della ricchezza iconografica della Crocifissione si trova nell'esposizione, aperta dal 14 settembre al 24 novembre 2013, che ha raccontato la storia attraverso sette crocifissi in legno intagliato e dipinto provenienti da alcune chiese della Diocesi di Padova. Il percorso ha consentito di osservare da vicino le sculture, tre delle quali sono state sottoposte a delicati interventi di restauro. Oltre alle opere d’arte, le parole di scrittori, poeti, teologi e santi hanno tessuto un racconto, creando un percorso estetico e spirituale.

Altri Capolavori che Raffigurano Gesù Cristo

Concentriamoci sui capolavori più rinomati che raffigurano Cristo, esplorando sia opere classiche che moderne.

Opere Classiche

Ci sono oltre 150 capolavori dell'arte classica in tutto il mondo che raffigurano Cristo.

"Salvator Mundi" di Leonardo da Vinci

Il "Salvator Mundi", attribuito a Leonardo da Vinci e datato 1499-1510 circa, è un dipinto a olio su legno (66×47 cm). Oggi, è il dipinto più controverso, con dibattiti sulla sua autenticità in corso da un decennio, e il suo prezzo ha stabilito record assoluti: nel 2017, è stato venduto da Christie's per la cifra record di 450 milioni di dollari. Il Salvatore è raffigurato con le caratteristiche vesti blu dell'era rinascimentale. La figura è ferma, con uno sguardo concentrato rivolto dritto all'osservatore. Nella mano sinistra tiene un globo di cristallo, mentre la mano destra fa il segno della croce. La composizione simboleggia la creazione e la salvezza del mondo.

La collocazione del dipinto è altrettanto incerta: una teoria suggerisce che sia andato perduto, mentre un'altra propone che faccia parte di una collezione privata sullo yacht da 134 metri del principe saudita Mohammed bin Salman Al Saud.

Dipinto

"Cristo portacroce" di El Greco

Il famoso artista del tardo Rinascimento spagnolo El Greco ha creato molti dipinti raffiguranti Gesù Cristo, la maggior parte dei quali sono scene narrative con più figure. "Cristo che porta la croce", tuttavia, è esattamente l'opposto. Dipinto intorno al 1580, all'inizio del suo periodo a Toledo, raffigura Gesù Cristo da solo, che porta la croce al Golgota, compiendo il sacrificio supremo per tutta l'umanità. Le sue mani delicate afferrano una trave di legno piuttosto grande e il suo sguardo distante è rivolto verso il cielo. La notte buia e le nuvole nel cielo, che simboleggiano la sventura imminente, hanno accentuato il dramma del momento. "Cristo portacroce" di El Greco è esposto al Metropolitan Museum of Art di New York.

Dipinto

"Cristo crocifisso" di Diego Velázquez

Gli storici dell'arte considerano l'opera di Diego Velázquez, il principale artista della scuola di Madrid durante l'età dell'oro spagnola, unica nella sua rappresentazione della crocifissione di Gesù Cristo. Questa rappresentazione è il risultato dei suoi studi sul nudo durante il suo soggiorno a Roma, inizialmente catturati nelle opere "Apollo nella fucina di Vulcano" e "La tunica di Giuseppe" (1630), seguiti dall'iconico "Cristo crocifisso" (1632). Il dipinto (170×249 cm) è notevole per la sua dimensionalità, profondità e realismo squisito. La composizione combina magnificamente la bellezza pura del corpo nudo con una calma solenne, dignità e nobiltà.

Il corpo di Cristo appare così sorprendente che potrebbe essere paragonato a una fotografia sulla copertina di una rivista patinata. È una figura nuda frontale a grandezza naturale senza ulteriori elementi narrativi, con uno sfondo scuro che attira immediatamente l'attenzione dell'osservatore sulla figura ben illuminata del Salvatore. L'interazione di sezioni chiare e scure conferisce consistenza al corpo di Cristo, mentre la scena della crocifissione acquista profondità. L'ombra distinta sulla destra indica che la croce con il Cristo crocifisso è posizionata contro un muro. Anche la meticolosa attenzione dell'artista per i dettagli, in particolare nella raffigurazione della testa di Cristo, è impressionante. Il dipinto, noto anche come "Gesù Cristo in croce" o semplicemente "La Crocifissione", è conservato al Museo del Prado di Madrid.

Dipinto

"Cena in Emmaus" di Caravaggio

"Cena in Emmaus" fu dipinta dal maestro italiano Caravaggio nei primi anni del 1600 (1601-1602, tela, olio, 141×196,2 cm). Fu commissionata dall'aristocratico Ciriaco Mattei, che pagò Caravaggio solo 150 corone per la sua opera, oggi un tesoro mondiale inestimabile. La scena di Gesù Cristo a tavola è basata su un episodio del Vangelo di Luca (24:13-32). La storia racconta di una cena in una locanda il terzo giorno dopo la crocifissione di Cristo, dove due viaggiatori incontrarono uno straniero ignaro degli eventi recenti. Lo invitarono a unirsi a loro per cena e condivisero con lui il dolore della crocifissione. Lo straniero poi benedisse e spezzò il pane, spiegando ai suoi compagni le scritture che lo riguardavano, e in quel momento, i viaggiatori riconobbero il Messia risorto.

La composizione in "Cena in Emmaus" è dinamica: Gesù sta narrando e il viaggiatore sulla sinistra si alza dalla sedia sorpreso, mentre quello sulla destra spalanca le braccia per lo stupore. Il terzo personaggio, l’oste, rimane ignaro del significato della scena. Questo dipinto raffigurante Gesù Cristo durante la cena fa parte della collezione della National Gallery di Londra.

Dipinto

"La resurrezione di Lazzaro" di Rembrandt

Il dipinto "La resurrezione di Lazzaro", circa 1630-1632, del famoso artista olandese del Secolo d'oro Rembrandt (legno, olio, 96,36×81,28 cm) è un gioiello dell'arte mondiale. Creato nel caratteristico stile chiaroscurale dell'artista, ritrae il momento miracoloso in cui Gesù ordina a Lazzaro, fratello di Maria e Marta, di risorgere dalla tomba. Questo miracolo è stato l'ultimo compiuto da Gesù durante la sua vita terrena. La composizione del dipinto è impeccabile e la divisione di luce e ombra, marchio di fabbrica di Rembrandt, crea un effetto potente. Nella sezione sinistra, illuminata, vediamo gli attoniti testimoni del miracolo, mentre la parte scura raffigura Lazzaro risorto. Gesù Cristo è simbolicamente posizionato al centro, tra luce e ombra. Questo dipinto è esposto al Los Angeles County Museum of Art, USA.

Dipinto

"Testa di Cristo" di Rembrandt

Rembrandt dipinse uno studio della "Testa di Cristo", circa 1648 (legno, olio, 31×36 cm), basato su un modello ebraico. La testa è mostrata in una vista di tre quarti con una leggera inclinazione verso sinistra. Lo sguardo di Cristo è rivolto di lato, conferendo un'espressione contemplativa. L'opera può essere identificata come uno studio perché il modello è ritratto spontaneamente. Il dipinto fonde un impasto spesso nelle aree più scure con strati molto sottili nelle parti più chiare. Il dipinto è conservato nella Galleria di Berlino.

Dipinto

Opere d'Arte Moderna

Un'indagine sulle opere d'arte rinomate raffiguranti Cristo sarebbe incompleta senza menzionare i dipinti moderni. Quelli che seguono sono tra i lavori più popolari e discussi:

  • Paul Gauguin, “Cristo giallo”, 1889. Tela, olio, dimensioni: 91,4×74 cm. (Trattato in dettaglio in una sezione precedente)
  • Salvador Dalí, "Cristo di San Giovanni della Croce", 1950-1952. Tela, olio, dimensioni: 205×116 cm.
  • Francis Bacon, “Crocifissione”, 1933. Tela, olio, dimensioni: 62×48,5 cm.
Dipinto

La Distinzione tra Dipinti e Affreschi

Il tema di Gesù Cristo nell'arte mondiale è inesauribile. Tuttavia, ci si potrebbe chiedere perché "L'Ultima Cena" di Leonardo da Vinci, la più famosa raffigurazione di Gesù, sia assente da questa panoramica. Il motivo è semplice: ci siamo concentrati specificamente sui dipinti. I capolavori dell'arte ad affresco raffiguranti il Salvatore di artisti come Leonardo o Raffaello rappresentano un capitolo completamente diverso, degno di uno studio separato.

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