Le opere di Fra Angelo da Pietrafitta, frate laico scultore attivo nel XVII secolo, rappresentano un'intensa espressione del Cristus Patiens meridionale, caratterizzata da un realismo drammatico e una profonda capacità di trasmettere pietà e devozione.
Chi era Fra Angelo da Pietrafitta?
Fra Angelo nacque nel 1620 sui monti della Sila, a Pietrafitta o Aprigliano, in Calabria, luogo dove probabilmente morì poco prima del 1699. Sin da giovane entrò nell'Ordine francescano dei frati minori "dell'Osservanza" (successivamente Riformati), dedicandosi all’intaglio del legno. Fu allievo di Fra Umile Pintorno da Petralia Soprana, caposcuola degli scultori francescani, di cui subì l'influsso stilistico.
Insieme a Fra Umile, Fra Angelo peregrinava di convento in convento offrendo la propria opera, ma durante la sua evoluzione artistica si differenziò dal maestro, mostrando una maggiore misurazione nella resa scenica del modellato scultoreo. Le sue opere, come egli stesso asseriva, non destano orrore, ma piuttosto pietà e devozione, rendendo un Cristo che abbraccia e perdona, indicando all’uomo la via della salvezza attraverso il sacrificio.

I Crocifissi di Fra Angelo: Dettaglio e Devozione
Il Crocifisso di Turi
Il Calvario turese, custodito nella Chiesa di San Giovanni Battista a Turi, può, con probabile certezza, essere attribuito a Fra Angelo da Pietrafitta. Al centro, l’imponente figura del Cristo in croce attira l'attenzione per le numerose sottolineature ‘veriste’ su un corpo orrendamente piagato, ferito e cereo, fortemente caricato dal punto di vista emotivo. Lo scultore ha volutamente insistito sulle piaghe, i lividi e i fiotti abbondanti di sangue da ogni ferita aperta, creando una scena di grande impatto. Il volto è sofferente, reclinato dal peso di una corona di rovi spinosi più volte girati intorno alla testa.
Come scrive p. Benigno Francesco Perrone nella sua storia dei ‘Conventi della Serafica Riforma di San Nicolò in Puglia’, nella scultura si riscontrano tutti i connotati che caratterizzano gli esemplari del maestro calabrese: il volto affusolato, la tornitura delle gambe, la discriminazione dei capelli, la conformazione del torace e il particolare disegno del perizoma. Il Perrone assegna a Fra Angelo anche le figure dell’Addolorata e di San Giovanni, datando il tutto attorno al 1697. Tuttavia, egli esclude che la Maddalena, figura assente negli altri Calvari, sia opera del Pietrafitta; è probabile, quindi, che l’aggiunta di questo personaggio sia avvenuta dopo il 1742. Questa ipotesi è supportata dall'Apprezzo del Feudo di Turi, dove il ‘tavolario’ Luca Vecchione, descrivendo la cappella del Crocifisso dei Riformati, menziona solo la Nostra Signora Addolorata e S. Giovanni, senza fare riferimento alla Maddalena, né agli Angeli e al Padre Eterno.

La Leggenda del Crocifisso di Turi
Una leggenda narra che Fra Angelo da Pietrafitta scolpì due Crocifissi: uno per il Convento di Rutigliano e l'altro destinato a un paese della sua Calabria. Durante il trasporto di uno dei due Crocifissi verso le terre calabresi, avvenne un fatto straordinario proprio a Turi. Un forte temporale costrinse il convoglio a riparare presso il convento di San Giovanni. Quando la pioggia cessò, si tentò di riprendere il viaggio, ma ogni volta che si provava a far uscire il Crocifisso di Fra Angelo dalla chiesa, si scatenava un forte acquazzone. Dopo vari inutili tentativi, fu chiaro che il Crocifisso non volesse lasciare Turi. Si decise così di chiedere al Vescovo il consenso a far rimanere la grande Croce sofferente a San Giovanni. Da allora, il Crocifisso dei Francescani è invocato dagli agricoltori turesi durante i periodi di forte siccità, affinché si ripeta il miracolo della pioggia. L’ultima volta è accaduto nel 1990, quando, dopo un lungo periodo asciutto, il 29 marzo si decise di portare in processione - evento che non avveniva da 50 anni - il Crocifisso del frate-scultore. Come è tradizione, l'effige del "miracolo" fece il giro del paese, portata a spalla dai sacerdoti.
Il Crocifisso di Matera
A Matera, il Crocifisso ligneo del XVII secolo, attribuito al frate calabrese Angelo da Pietrafitta, scultore attivo nella provincia dei francescani riformati di San Niccolò di Puglia tra il 1693 e il 1696, è un'altra importante testimonianza della sua arte. Custodito nella chiesa di San Rocco all’ospedale, in piazza San Giovanni, questo Crocifisso colpisce per la forte espressività che contrassegna volto e corpo.
L'opera è stata oggetto di sentita devozione da parte dei materani e di una Confraternita, scomparsa negli anni Cinquanta, che organizzava la festa liturgica e la processione per le vie cittadine il 3 maggio di ogni anno. Grazie a una sottoscrizione popolare e alla cooperativa «Oltre l’Arte», il Crocifisso è stato restaurato da Pino Schiavone. Il progetto di restauro è stato sostenuto anche tramite una raccolta fondi online, esprimendo un gesto di "fede collettiva". Il "volto ritrovato", dopo ben dieci mesi di lavoro, è ritornato nel suo luogo naturale, e l'opera ha segnato il percorso di fede per la «Via Lucis» svoltasi a Matera in occasione di un congresso eucaristico nazionale.

Diffusione dell'opera e altre attribuzioni
L'attività di Fra Angelo da Pietrafitta si estese in diverse regioni del Sud Italia. Dopo un periodo iniziale di minore attività in Calabria, intorno al 1682 la sua presenza è documentata nel Lazio, dove eseguì un Crocifisso per il convento di Subiaco e un altro per il convento di Carpineto, probabilmente sotto la guida del maestro Fra Stefano di Piazza Armerina. In questo periodo, Fra Angelo iniziò a distaccarsi da una rappresentazione puramente oggettiva, infondendo maggiore sensibilità mistica. Da solo realizzò il Crocifisso del convento di Piglio, ultimato nel maggio del 1686 (recentemente distrutto), e nello stesso anno quello della chiesa di San Francesco a Ripa, a Roma.
Per gli anni immediatamente successivi, si ipotizza una ripresa dell'attività in Calabria, anche se le attribuzioni sono complesse a causa della diffusione di uno stile e di un metodo comuni tra i numerosi artisti religiosi calabresi dell'epoca. Similmente, in Lucania, l'attribuzione di opere a Fra Angelo rimane incerta, sebbene il suo arrivo nella regione sia avvenuto in un periodo di crescente interesse francescano per le figure della Passione e del Crocifisso. È noto che nel 1677 realizzò a Forenza, in Lucania, uno dei suoi Crocifissi più espressivi e noti.
L'attività di Fra Angelo è poi ampiamente documentata in Puglia, presumibilmente dal 1693 fino alla sua morte, avvenuta in Calabria poco prima del 1699. Il suo arrivo in Puglia, su richiesta di padre Gregorio Cascione da Lequile, che gli commissionò un calvario, segnò un periodo prolifico. Secondo padre Bonaventura Quarta da Lama, il Crocifisso di Lequile assunse il ruolo di modello per tutti gli altri calvari e Crocifissi intagliati in Puglia, tanto che ogni convento desiderava averne uno. In questo periodo, Fra Angelo scolpì, o quanto meno ne impostò l'esecuzione, circa trenta Crocifissi, tra cui quelli della chiesa francescana dell'Annunziata a Ostuni, di Sant'Antonio a Bari, di San Giovanni di Dio a Taranto, di Martina Franca, di Presicce e di Francavilla Fontana. A lui sono attribuiti anche i gruppi lignei di Santa Caterina a Galatina e di Santa Maria degli Angeli.
Tra le opere del periodo pugliese e lucano attribuite a Fra Angelo figurano anche il gruppo ligneo della Chiesa di Sant'Antonio a Gioia del Colle, quello della Chiesa di Santa Maria di Loreto a Mesagne, il Crocifisso della Chiesa di Sant'Antonio a Stigliano e quello della Chiesa del Crocifisso a Miglionico.

Stile e tecnica scultorea
I Crocifissi di Fra Angelo da Pietrafitta sono caratterizzati da dimensioni quasi a misura reale e da un forte naturalismo nei dettagli. Si notano il rigonfiamento delle vene, il capo sanguinante, la spina sul ciglio sinistro, gli occhi socchiusi, la tensione delle labbra, i tendini tirati e le piaghe su ginocchia, costato, sterno e spalla sinistra. Le braccia non sono parallele al legno, discostandosi dall'iconografia classica seicentesca, e il Cristo appare impregnato di un realismo drammatico, accentuato dal movimento del corpo. Fra Angelo era capace di rappresentare in modo tattile la figura e il corpo del Cristo morente.
Le ferite erano spesso evidenziate con l’uso di vari materiali come stucco, cera di candela, ceralacca e corde, mentre gli occhi erano generalmente di vetro. I segni del martirio e la policromia accentuata del corpo erano rappresentati con tale realismo da suscitare un potente sentimento di pietà. Lo scultore riprendeva e fondeva modelli spagnoli e napoletani, tradizioni artistiche diffuse nel Seicento meridionale, conferendo al Christus Patiens un gusto narrativo spiccato, reso evidente dalla posizione delle palpebre e dalla postura delle membra.
Restaurare un capolavoro antico: La storia del Crocifisso di Sant'Eutizio
Studi e Riconoscimenti
La scultura lignea, spesso considerata più "povera" rispetto a quella in pietra o marmo, ha raggiunto con frate Angelo da Pietrafitta vette di grande espressione artistica, trasmettendo la più difficile delle immedesimazioni. Gli studi di autori come G. Gallo, D. Neri e Anna Maria Luzietti nel Dizionario Biografico degli Italiani hanno contribuito a delineare la figura e l'opera di Fra Angelo, evidenziando le sue origini e le tappe principali della sua attività. Il Padre Benigno Francesco Perrone, nella sua storia dei ‘Conventi della Serafica Riforma di San Nicolò in Puglia’, ha descritto i connotati stilistici che caratterizzano gli esemplari del maestro calabrese.
Padre Bonaventura Quarta da Lama e Ludovico da Modena, nelle loro cronache, hanno fornito testimonianze storiche fondamentali sull'attività del frate-scultore, in particolare riguardo al Crocifisso di Lequile, considerato modello per molti altri. Recenti restauri, come quello del Crocifisso di Matera o del gruppo scultoreo di Santa Maria degli Angeli, hanno permesso nuove attribuzioni e confermato la valenza artistica delle sue opere, rivelando dettagli tecnici e conservativi e contribuendo alla conservazione di questo prezioso patrimonio artistico-religioso.
tags: #crocifisso #di #fra #angelo #di #pietrafitta